Ricordando il Winefestival
Un
assaggio di... Piemonte
Perle
del Sud
Villa
Matilde: alla ricerca dell'antico Falerno
Puntata
a Nord-Est:
i bianchi e
i rossi
Incontro
con
Girolamo Dorigo
Piccola
incursione nel Soave/1: Pieropan
Piccola
incursione nel Soave/2: i fratelli Gini, Anselmi
e Suavia
E
per finire... uno sguardo oltreconfine
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Piccola
incursione nel mondo del Soave, seconda parte:
i fratelli Gini, Anselmi e Suavia
I giovani e simpatici fratelli Claudio
e Sandro Gini sono entrambi presenti allo stand. Parliamo con Sandro,
che è anche l'enologo, chiedendo come al solito notizie sulla azienda:
"La nostra è una azienda storica nel senso che ci si faceva vino
da sempre. Il primo prodotto imbottigliato risale al 1980. E dobbiamo dire
di essere partiti proprio da zero..."
In che senso? "Nel senso che la situazione era di un Soave che secondo noi
andava male, e ci chiedevamo come fare a dimostrarne le potenzialità
che secondo noi aveva."
Dunque ci sembra di capire che vi trovavate in una situazione di relativo
isolamento: che tipo di strategia avete usato? "Noi avevamo nei nostri vigneti
un patrimonio genetico straordinario, con vigne di un'età che va
dai 40 agli 80 anni. Semplicemente, non abbiamo toccato nulla."
Avete potuto sfruttare i risultati di ricerche clonali? "Mah, in realtà
i ricercatori che quindici anni fa dovevano fare questo tipo di indagine
hanno fatto il loro lavoro selezionando i cloni più produttivi. Per
fortuna le ricerche clonali le hanno fatte per noi i nostri nonni."
Immaginiamo che conoscerete tutte le vostre vigne a memoria... "Certo, noi
adottiamo in pieno la filosofia del cru: il nostro Contrada Salvarenza
è diverso dal vigneto La Froscà che peraltro comprende vigne
di 70 anni; e il nostro uso del legno è graduato sulla qualità
dell'uva: il La Froscà va una parte in acciaio e una parte in legno,
mentro il Contrada Salvarenza otto mesi in barrique. Ah, non facciamo uso
di Solforosa."
Quale è la vostra posizione nei riguardi dei vitigni bianchi internazionali?
"Ci sono serviti e ci servono per fare esperienza in cantina e per imparare
dalle esperienze estere, non sono il nostro interesse principale."
Per concludere, l'inevitabile domanda sulla doc... "Diciamo che ci danneggià
un po'. Addirittura nel 1985 ci hanno detto: vi diamo 500 lire in più
a bottiglia per il La Froscà se uscite dalla doc. Ma non ci è
sembrato giusto."
Eccoci ai vini presentati qui a Merano da Sandro e Claudio Gini: il Soave
Classico Superiore La Froscà 1999 ha colore paglierino carico,
profumi di fiori e frutta matura a polpa gialla. In bocca fin dall'attacco
si mostra di grande struttura, di corpo pieno e grande ampiezza. Il Soave
Classico Superiore Contrada Salvarenza Vecchie Vigne 1999 mostra profumi
intensi e persistenti in cui ai fiori e alla frutta si aggiungono sensazioni
dolci di biscotto. La bocca conferma le sensazioni del naso, forse stenta
un po' ad espandersi, ma poi si apre e si ispessisce, mostrandosi piena
e polposa sempre su note biscottate; alla fine il vino si presenta ampio,
con una nota acida che conferisce freschezza al tutto, e lunghissimo. Terminiamo
col bel Recioto di Soave Renoblis 1996, vino da dessert da uve attaccate
da muffa nobile che viene prodotto solo nelle annate in cui il clima rende
ottimali le condizioni di maturazione (le precedenti sono state 1991 e 1993),
e che presenta profumi penetranti di confettura di albicocca e arancia candita.
In bocca è pieno e dolce.
Continuiamo
la nostra piccola rassegna sul mondo del Soave ricordando la sconfortate
parole di Lisa Anselmi, figlia di Roberto, che ha da poco deciso
di non far rientrare più i suoi vini nelle rispettive doc. "Dopo
che è stato votato il nuovo disciplinare per il Soave, ancora più
permissivo del precedente, abbiamo deciso di uscire. Mio padre ha combattutto
nel mondo per convincere la gente che il Soave non era qul vino dozzinale
che si pensava, ha lottato tanto per fargli conquistare una buona fama.
E dopo venti anni di battaglie, ecco il risultato. Che cosa dovevamo fare?"
Di Anselmi assaggiamo il Capitel Foscarino 1999 (ex Soave Classico
Superiore), di colore paglierino di media intensità. Sia al naso
che in bocca si mostra fresco e fruttato, anche se di non grandissimo "peso"
e dal finale di media lunghezza. Molto buono l'ex Recioto di Soave I
Capitelli 1998, che al naso mostra eleganti anche se non intensissimi
profumi di agrumi canditi e frutta secca, mentre al palato è buonissimo,
pastoso e incolla letteralmente la bocca.
E
per finire in bellezza eccoci ai vini di Suavia, i cui vigneti sono
posti alle massime altitudini per la zona del Soave (300 metri sul livello
del mare). La produzione di vino di questa azienda risale al 1880 circa,
ma l'imbottigliamento e la ricerca della qualità sono venuti nel
1983. Vengono qui presentati i due prodotti importanti, provenienti da due
vigne particolarmente felici, uno fatto maturare esclusivamente in acciaio
e l'altro otto mesi in barrique nuove. Andando per ordine, il primo è
il Soave Classico Superiore Monte Carbonare 1999 che presenta un
colore giallo carico e profumi freschi ed eleganti, anche se un po' timidi
ad aprirsi, di fiori gialli e miele, a cui si aggiungono sentori balsamici
e resinosi. Al palato ha bella struttura, forse un calo a centro bocca,
ma poi si riprende bene in un finale ampio e fruttato.
Il secondo è il Soave Classico Superiore Le Rive 1999,
paglierino carico, che presenta profumi (ancora di fiori gialli affiancati
ad accenni di lievito) che risultano ancora un po' "compressi"
ed hanno bisogno di tempo per aprirsi. Al palato, nell'ambito di un corpo
medio-pieno, troviamo di nuovo un frutto molto ben espresso (appaiono
caratteri agrumosi che conferiscono grande succosità al vino) anche
se qui la marcatura data dal legno è evidente, nelle sue note di
cuoio e chiodo di garofano.
(rf)
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