Dall'International Wine Festival di Merano
 
 
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Ricordando il Winefestival


Un assaggio di... Piemonte

Perle del Sud
Villa Matilde: alla ricerca dell'antico Falerno
Puntata a Nord-Est:
i bianchi
e i rossi

Incontro con
Girolamo Dorigo

Piccola incursione nel Soave/1: Pieropan

Piccola incursione nel Soave/2: i fratelli Gini, Anselmi e Suavia
E per finire... uno sguardo oltreconfine

Puntata a Nord-Est: i bianchi


Cominciamo subito disorientando i nostri lettori: inizieremo infatti il nostro percorso fra alcuni dei grandi bianchi del Nord-Est dal... Nord-Ovest, anzi dall'estremo Nord-Ovest, con la visita dello stand di Les Cretes, azienda di punta della Val d'Aosta (e non solo). Il simpatico e pimpante Costantino Charrère ci spiega che le vigne del loro chardonnay derivano da cloni borgognoni importati dopo essere stati accuratamente selezionati e producono in media un chilo d'uva per pianta. La vendemmia avviene generalmente verso il 10 ottobre, in modo da ottenere una maturazione estrema degli acini, anche se nel 2000 come al solito la raccolta è stata anticipata di una settimana circa. Lo Chardonnay Frissonière Cuvèe 1999, che matura in solo acciaio, mostra un colore paglierino carico, al naso esprime profumi di fiori gialli e banana, e in bocca si contraddistingue per una grande grassezza, per la potenza del frutto, e per un finale di media lunghezza. Lo Chardonnay Frissonière Cuvèe Bois 1998, che affina in barrique, sul versante aromatico è diverso dal precedente, presentando caratteri più floreali, note di tè, miele e la speziatura data dal legno. Al palato si presenta di bella grassezza, e la bocca, seppure non brilli troppo per dinamicità e nervosismo, chiude con un finale assai lungo.

Ma eccoci adesso veramente nel Nord-Est iniziando dal Trentino, da dove proviene l'azienda Vallarom. Lo Chardonnay Vigna di Brioni Riserva 1998, che affina in barrique, si presenta con un colore paglierino carico e profumi dolci di fiori di campo, mela e banana. Al palato ha corpo pieno, è assai sapido e speziato, ma presenta un andamento di bocca forse un po' piatto e di non grandissima lunghezza.

Nello stand di Castel Noarna si può ammirare (in cartolina) il suggestivo castello attorno al quale sorgono alcune delle vigne aziendali in produzione. Iniziamo assaggiando la Nosiola Casot 1999, che al naso presenta freschi profumi di mela verde, mentre in bocca ha una buona tenuta, è succosa, alla componente aromatica si aggiungono toni agrumosi nell'ambito di un corpo medio. Il Bianco di Castelnuovo 1999, che si compone di chardonnay e sauvignon (una parte sta in legno usato) e di riesling e traminer, presenta profumi piuttosto intensi e persistenti con carattere prevalente di frutta candita. In bocca ha corpo medio, non eccessiva grassezza, anche se mostra buona concentrazione ed esuberanza di sapore sui toni dolci e aromatici tipici del traminer.

Dal Trentino saliamo in Alto Adige, e passiamo nello stand della Tenuta Manincor per sentire il Sauvignon Liebenaich 1999, che mostra bella varietalità nonostante siano evidenti nello spettro olfattivo gli influssi dell'affinamento in legno, affiancati da profumi di frutta tropicale matura e accenni di fiori gialli. Al palato esplode rapidamente, raggiunge subito una struttura piena, riempiendo la bocca e mettendo in luce una buona complessità e soprattutto un bell'equilibrio fra tutte le componenti. Nel finale sentiamo una nota amarognola.

Ma è ora di entrare in Friuli, terra dai sontuosi bianchi, e c'è davvero da reggersi forte!

Iniziamo da Mauro Drius, simpatico rappresentante di quella figura di "alchimista dei bianchi" che oltre a ottimi prodotti da monovitigno si cimenta in quei vini, frutto di assemblaggi, che possono riuscire davvero magici nella loro complessità e dove le sensazioni date dalle sue componenti si alternano e si accavallano. Partendo quindi dalla perfetta conoscenza di quello che le uve possono dare in fatto di struttura, acidità e naturalmente profumi, l'"alchimista" (che piuttosto è quasi uno scienziato) cerca di realizzare un vino a partire da un progetto che ha in mente: e in alcuni casi, data la terra di cui prendono vita, i risultati possono davvero stupire.

Ecco dunque il Friuli Isonzo Vìgnis di Sìris 1998, assemblaggio di pinot bianco, sauvignon e tocai friulano che presenta bellissimi ed intensi profumi di frutti tropicali e in bocca presenta buona struttura con una sensibile espansione nel finale. Ma ecco, dopo ossigenazione, una seconda olfazione ci porta verso grandi dolcezze, che si esplicitano in note di pasticceria e di frutta secca; del resto, avverte Drius, "nell'assemblaggio il sauvignon contribuisce con la sua fresca acidità, il pinot bianco con la sua eleganza e il tocai cede questi suoi tipici profumi di frutta secca." Ma eccoci all'ultima annata, dunque Friuli Isonzo Vignis di Sìris 1999, che all'inizio si mostra un po' chiuso, ma che dopo ossigenazione libera profumi fragranti di lavanda e mela. In bocca è più pronto, è vivo, fresco grazie alla sua bella componente acida, è nervoso ed ha di nuovo un bel finale ampio.

Passiamo ad un altro vignaiolo friulano di razza, Franco Toros. Nella sua azienda si fa vino fin dal 1700; fino a dieci anni fa tre quarti del prodotto finivano in damigiana. Poi è iniziato un rinnovamento radicale delle vigne che ha portato alla situazione attuale, ormai stabile: 10 ettari coltivati a Guyot con una densità d'impianto di 4500 piante per ettaro, e una resa che varia dai 50 ai 70 quintali di uva per ettaro (e che tenderà a diminuire ancora) per una produzione di sessanta mila bottiglie. Sull'uso della barrique per i vini bianchi, Toros commenta: "rende più grande un grande vino, più piccolo un vino piccolo."


Il suo Collio Pinot Grigio 1999 mostra un colore paglierino tendente al carico, e profumi di frutta tropicale dolce. In bocca ha la potenza che spesso caratterizza questo vitigno, bella polposità ed un finale assai gustoso. Ma eccoci allo strepitoso Sauvignon 1999, un vino che al naso presenta una varietalità smodata, quasi "intossicante" per quanto è intensa e penetrante, e poi profumi di sambuco, erbe di campo... In bocca è stupendo, grasso, pieno e nervoso. Cosa si può dire di più? Solo che è un gran bel vino.




Di Borgo San Daniele sentiamo il Tocai Friulano 1999, che matura in tonneau da 500 litri, contenitore ritenuto più interessante per la qualità della microossigenazione che fornisce al vino in affinamento. Al naso presenta un frutto assai ben espresso, fatto di frutta a polpa gialla (pesca soprattutto) e sensazioni di frutta secca. In bocca abbina pienezza e la freschezza fornita da giusti spunti acidi, e si contraddistingue per un riuscito melange frutto-legno e per una bella ampiezza finale. Proseguiamo con un altro bell'esempio di assemblaggio, il Friuli Isonzo Arbis Blanc 1999 che nasce dall'unione di chardonnay e sauvignon (in legno) e di pinot bianco e tocai friulano (in acciaio). Il naso all'inizio sprigiona le riconoscibili note varietali del sauvignon (fiori di sambuco in testa); con l'ossigenazione vengono fuori prepotenti profumi di frutta tropicale matura, intensi e persistenti. In bocca è fruttato, pieno, grasso, quasi cremoso, anche se con un finale non lunghissimo.




Altro altissimo esempio nell'"arte" del Sauvignon friulano ci viene dal taciturno Paolo Rodaro con il suo Sauvignon 1999, varietalissimo al naso, e che presenta note di sambuco e pesca fresca e pungente. In bocca è iper-espressivo, larghissimo, "piccante" e quasi "tannico". Il finale è di lunghezza solo media, ma questa piccola "caduta" arriva alla fine di un andamento di bocca mantenuto su livelli assai alti. Purtroppo questo bell'assaggio penalizza un po' il successivo Tocai Friulano 1999 che non fa la figura che meriterebbe poiché presenta sia al naso che in bocca un frutto di carattere meno penetrante (note di agrumi dolci e pera matura) ma che colpisce per la sua pulizia di espressione e, soprattutto, per il suo bel finale. Molto buono, infine, il suo bellissimo Picolit 1998.



Di Ronchi di Manzano assaggiamo il COF Rosazzo Bianco 1999, unione di chardonnay, sauvignon, tocai friulano e picolit. L'olfatto, intenso e persistente ci sembra sovrastato dalle note varietali del sauvignon con l'aggiunta di sensazioni agrumose. In bocca, coerente con il naso, non ha l'esplosività di altri bianchi assaggiati, ma si contraddistingue comunque per buona ampiezza e persistenza. Anche di Russiz Superiore sentiamo il Sauvignon 1999, pure lui caratterizzato da profumi intensi e persistenti di sambuco, ananas e leggere sensazioni agrumose. In bocca è meno espressivo di altri prodotti assaggiati, ma si contraddistingue per una esemplare pulizia, pienezza ed equilibrio. Va notato che il 30% di questo vino matura in legno grande, dopo un esperimento di affinamento in barrique subito abbandonato. Il Collio Bianco di Sore 1998 (a base di pinot bianco) ci sembra un prodotto un po' schiacciato da note terziarie di vaniglia e chiodo di garofano. Anche in bocca, dove peraltro è pieno e grasso, ci è parso un po' monocorde e marcato dal legno.

Eccoci infine giunti in Veneto, iniziando con la sosta obbligata da Inama per sentire il Vulcaia Fumé 1998, che è caratterizzato da profumi di frutta matura, e che in bocca è dolce, pieno, anche se non presenta nel finale la vivacità e l'ampiezza che ci sarebbe piaciuto sentire, ma un certo qual tono dimesso.

Passiamo poi ai vini bianchi proposti da Maculan: lo Chardonnay Riale 1998 ci si presenta di colore paglierino piuttosto carico, con profumi intensi di frutta matura, in bocca ha corpo pieno e un finale un tantino piatto e "scivoloso". Il Breganze Torcolato 1998, è frutto di un'uva autoctona della zona di Breganze (ricordiamo, in provincia di Vicenza), la Vespaiola, fatta appassire. Al naso si presenta con bei profumi di confettura di frutta gialla, mentre in bocca, seppur buono, non regge il confronto con i Recioti di Soave che abbiamo sentito, e ci si mostra un po' corto nel finale.

E terminiamo nell'azienda Alessandro Piovene Porto Godi dove sentiamo il Sauvignon Campigie 1999 che affina sei mesi in barrique e che non brilla eccessivamente per varietalità (ma forse è perché si trova nello stand a fianco di Toros...), ma mette in luce altre doti: è infatti quel tipo di Sauvignon che tende alla frutta tropicale matura e molto dolce. In bocca ha una bella struttura, è denso e pieno, anche se forse un pochino molle.

(rf)

 

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