Ricordando il Winefestival
Un
assaggio di... Piemonte
Perle
del Sud
Villa
Matilde: alla ricerca dell'antico Falerno
Puntata
a Nord-Est:
i bianchi e
i rossi
Incontro
con
Girolamo Dorigo
Piccola
incursione nel Soave/1: Pieropan
Piccola
incursione nel Soave/2: i fratelli Gini, Anselmi
e Suavia
E
per finire... uno sguardo oltreconfine
|
|
Puntata
a Nord-Est: i rossi
Iniziamo questa panoramica di grandi rossi del Nord-Est dalla Valpolicella,
e non si può non commentare, incontrando Marilisa Allegrini,
la decisione di una delle più importanti aziende italiane di uscire
dalla DOC Valpolicella.
Come è successo? "La decisione finale è avvenuta quando,
dovendo impiantare nuovi vigneti, non volevamo mettere altra Molinara".
Come mai? "Nell'uvaggio del Valpolicella ci sono la Corvina che dà
struttura, la Rondinella che dà profumi; la Molinara è un'uva
poverissima. E poi, ci è stata bocciata anche la possibilità
di mettere il Syrah fra le uve rosse facoltative, e il Syrah si sposa
molto bene con la Corvina, meglio del Cabernet e del Merlot."
Ma queste non erano esigenze generali? "Non tutti i produttori perseguono
l'ideale della qualità."
Il fatto di produrre due vini importanti pone all'uno o all'altro qualche
problema di identità o di mercato? "Assolutamente no, perché
sono due prodotti concettualmente diversi: La Poja [corvina in purezza
affinata in barrique, ndr] nasce dalle basse rese, l'Amarone dall'appassimento."
A proposito di Amarone, l'uso della barrique è accettato o suscita
polemiche come è successo nelle Langhe? "Non porrei il problema
dell'uso della barrique per l'Amarone, quanto quello di definire un 'Amarone
moderno': c'erano grossi problemi nella produzione tradizionale di questo
vino: botti vecchie, che spesso puzzavano anche, problemi di l'ossidazione
da prevenire. Noi abbiamo messo in discussione questi metodi tradizionali
(ad esempio il 'ripasso') allo scopo di mantenere integro il frutto e
la capacità di invecchiare."
La
Grola 1997 (ex Valpolicella Classico) è un vino dal consueto
spettro aromatico seducente, fatto soprattutto di fiori (rosa e viola);
in bocca è elegante, di corpo medio e di buona lunghezza finale.
L'Amarone della Valpolicella Classico 1996 al naso mostra
profumi di frutta rossa matura e di confettura di ciliegia; in bocca il
frutto è in primo piano con una purezza straordinaria senza coperture
date dal legno. Di corpo pieno, il vino ha al palato grande vivacità
e un finale contraddistinto da un bel tannino rotondo. La Poja 1996
ci sembra abbia un naso meno marcato dal legno rispetto all'annata precedente,
presentando un melange ben integrato di fiori, frutta rossa e vaniglia.
In bocca appare coerente nel riproporre frutta rossa e note vanigliate,
ed è di corpo pieno.
Passiamo
ai due Amaroni dell'azienda Le Salette: l'Amarone della Valpolicella
Classico La Marega 1997 è da considerarsi l'Amarone "base",
ed è caratterizzato all'olfatto da toni di ciliegia surmatura.
Coerente in bocca, ha corpo pieno e tannini dolci. L'Amarone della
Valpolicella Classico Le Pergole Vece 1997 è il risultato della
selezione delle uve provenienti da tre cru e passa in barrique. Come ci
dice Franco Scamperle, è un Amarone più facile da
bere e da abbinare. Si contraddistingue per un olfatto ancora incentrato
su profumi di ciliegia sotto spirito, nell'ambito di uno spettro olfattivo
più ampio ed elegante. In bocca è ancora pieno, con un leggero
tono speziato a rendere più complesso l'insieme.
Dai vini della Valpolicella veniamo ai grandi tagli bordolesi del Nord-Est
ricordando la nostra sosta allo stand di Serafini&Vidotto mentre
Francesco Serafini, personaggio di vulcanica energia, arringa la
piccola folla che c'è di fronte a lui: "Il taglio bordolese è
un progetto! Noi non facciamo il vino in base ai colpi di fortuna!" (in
realtà lui non usa "fortuna", ma un'altra parola forse più
efficace). E spiega: "Il cabernet sauvignon italiano è più
largo e spesso, ma ha meno aromi di quello francese. Il cabernet franc
è più fresco, più magro; invece il merlot è
più grasso, serve da 'vino base', e 'lega la squadra'. Per fare
un bel vino rosso bisogna unire freschezza e dolcezza!" E poi: "Siamo
assolutamente contrari all'immagine di una azienda legata ad un vino da
tremila bottiglie: quello è hobbismo! Noi, a parte qualche
bottiglia di un bianco in barrique a base di chardonnay, facciamo centomila
bottiglie di Pinot Nero e del nostro Rosso dell'Abbazia, il vino di punta
dell'azienda che facciamo dall'88, produciamo 35 mila bottiglie."
Il Rosso dell'Abbazia 1998, taglio bordolese, si presenta di rosso
rubino cupo e al naso, all'attacco, piuttosto dolce e marcato da sensazioni
vanigliate e solo successivamente sensazioni di frutta rossa si fanno
strada mostrandosi in evidenza. In bocca il vino ci pare un po' magrino,
e anche qui il frutto stenta a farsi strada. È comunque un vino
molto "franco", di beva saporita e non pesante. Finale un pochino astringente.
Siamo
allo stand di Vignalta, dove incontriamo Franco Zanovello,
figura gentile e affabile di produttore che, assieme a Lucio Gomiero,
è a capo di questa azienda del padovano nata ufficialmente nel
1990.
Il Rosso "Gemola" è ormai una celebrità a livello nazionale
e ci incuriosisce il fatto che sia catalogato come Colli Euganei doc:
non c'è il rischio di vederlo sottovalutato sotto una denominazione
certo non cos“ famosa? "A comportarci in questo modo ci spinge, diciamo
cos“, un senso civico, che è quello di lavorare anche per la nostra
zona. E poi..." Leggero sorriso: e poi? "E poi quando la domanda supera
di molto l'offerta è possibile fare questa scelta con serenità."
Da cosa deriva il suo nome? "Da un vigneto che è stato progettato
a tavolino in tutti i suoi aspetti e poi piantato. Contiene merlot al
70% e cabernet franc al 30%. È perfettamente controllato e dunque
non ha generalmente bisogno di aggiustamenti. Per esempio, non sono stati
necessari diradamenti negli anni dal 1996 al 1999."
Come mai la scelta del cabernet franc? "Sui colli Euganei il cabernet
franc è coltivato dal 1800, dunque è un'uva che ha duecento
anni di acclimatamento nella nostra zona. Inoltre, appesantisce meno e
caratterizza di più."
E poi, immaginiamo, passaggio in barrique... "No. Prima un mese di botte
grande, poi tonneau nuovi da 500 litri. Siamo partiti da contenitori da
350 litri e ci siamo poi spostati sui 500. Secondo noi questo tipo di
botti vanno meglio per le nostre varietà che maturano presto, preferiamo
tenerci il vino sei mesi in più che usare il legno sbagliato."
Iniziamo assaggiando il Colli Euganei Rosso 1998 (merlot 60%, cabernet
franc 40%), molto piacevole con i suoi profumi floreali, di ciliegia e
leggere sensazioni vegetali. In bocca ha una gran bella beva. Il Colli
Euganei Rosso Gemola 1998 è caratterizzato da profumi prevalentemente
floreali di buona dolcezza. In bocca è un vino pieno, ampio, dove
compare anche la frutta rossa; ha un tannino assai dolce ed è lungo
nel finale. Complessivamente colpisce per la sua bella bevibilità.
Ed
eccoci da Maculan dove assaggiamo un gran bel vino, il Fratta
1998, che con molta precisione ci viene specificato essere composto
da 69% di cabernet sauvignon e da 31% da Merlot. Presenta colore rubino-violaceo
piuttosto fitto, e i 18 mesi di barrique non marcano eccessivamente lo
spettro olfattivo, che si caratterizza per profumi intensi di frutti di
bosco, leggere e non coprenti note vanigliate, una punta vegetale e liquirizia
fresca. È un vino che anche in bocca mostra la sua grande eleganza
e complessità, e chiude con tannini soffici e setosi anche se il
finale è un po' appesantito da toni cioccolatosi. Il Fratta
1999 presenta un colore più scuro, un violaceo quasi impenetrabile.
I profumi sono anche qui intensi ma stavolta con qualche crudezza vegetale.
In bocca è più pieno e polposo rispetto all'annata precedente,
con tannini già piuttosto ammorbiditi.
Terminiamo
questo piccolo excursus di rossi del Nord-Est con due Merlot.
Il primo è il Merlot 1997 di Franco Toros.
La sua azienda produce, oltre ai bei bianchi di cui abbiamo già
parlato, vini rossi per un 25% del totale. Il Merlot 1997, realizzato
da vigne con una resa di 40 quintali per ettaro, figlio di una grande
annata, quindici giorni di macerazione, affina venti mesi in barrique.
I profumi sono intensi, dolci, in cui si sentono la frutta rossa assieme
ad una punta vegetale, evidenti note speziate e di liquirizia. In bocca
attacca su note vegetali, è molto elegante e presenta successivamene
sentori dolci di cioccolato nell'ambito di un corpo medio. Nel finale
è leggermente astringente e lunghissimo.
Il secondo è il Merlot Frà i Boli 1998 di Piovene
Porto Godos, che affina un anno in barrique. È un vino fresco,
meno marcato dal legno rispetto al prodotto di Toros. Anch'esso in bocca
presenta note vegetali e dolci di cioccolato, all'attacco appare un po'
sottotono, ma poi si riprende, ha bella beva e un finale sufficientemente
ampio.
(rf)
|