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Taccuini meranesi 2002:
I padroni di casa. Alto Adige. Di bianco
Bianchi respiri
del Friuli
Panorama bianco
del Nord-Est
Nuovo mondo, vicino e lontano
Sud,
sud, nuje simm' d'o sud...
Un International Wine festival
all'insegna del Montepulciano d'Abruzzo
Molto Piemonte, più
qualcosa d'altro
Gli Amarone della Valpolicella
L'Alto
Adige e i suoi vini "storici"
Sud Tiroler Montepulcianen?
La Cantina Tollo a Merano
Wine Festival di Merano
2002: le conferme e le novità
Le nostre cronache delle edizioni
precedenti

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Wine Festival
di Merano 2002: le conferme e le novità
di Riccardo Farchioni
Avere
a disposizione unampia scelta dei migliori vini di qualità
del panorama italiano; venire a contatto con realtà di solito irraggiungibili
come la Tenuta dellOrnellaia o con personaggi ormai nel mito come
Bruno Giacosa; poter assaggiare i prodotti di cinquanta grand cru di Bordeaux;
avere finalmente un quadro sufficientemente ampio della produzione di
Austria, Germania, dellEst europeo e del Nuovo Mondo.
Ecco, in breve sintesi e come ci vengono in mente a caldo, le possibilità
che si è trovato di fronte chi ha visitato il Wine Festival di
Merano nella edizione 2002 appena conclusasi. Possibilità che sono
arrivate ad essere paradossalmente troppe, visto che hanno portato con
sé, al momento di andar via, quel senso di frustrazione di chi
sente di aver perso inevitabilmente qualcosa di importante.
E poi, avere un contatto con quelle realtà del mondo del vino che
sono i Consorzi di tutela: anche qui ci si poteva sbizzarrire, scorrazzando
fra i vini del Collio e dei Colli Orientali del Friuli, sentendo una cinquantina
di Amarone della Valpolicella (al di là dei soliti noti), altrettanti
Brunello di Montalcino (molte anteprima 1998), tastando il polso ad emergenti
di Toscana come le zone di Montescudaio e della Val Di Cornia, o lì
a lato, destreggiandosi fra valenti produttori di Montepulciano dAbruzzo.
Il Festival di Merano di questanno ha registrato il solito grande
afflusso di pubblico senza raggiungere gli eccessi di sovraffollamento
della passata edizione che portarono addirittura alla chiusura anticipata
delle porte dingresso. Lorganizzazione come sempre non ha
lesinato i mezzi: frotte di ragazzi e ragazze con simpatia e serietà
sciamavano continuamente a soddisfare le esigenze dei produttori, servizi
igienici tenuti sempre in ordine.
Azzeccate ci sono sembrate le novità di questanno. Le degustazioni
guidate (i vini altoatesini testati nella loro longevità e comparati
con vini internazionali e con vini di Bordeaux selezionati) ci hanno portato
grandi sorprese, come il sentire splendidi Pinot Bianco 1955 e 1959. E
lidea di presentare, nel solo giorno di lunedì, alcune chicche
che i produttori hanno un certo timore di dispensare a piene mani (un
nome per tutti, il Lupicaia 2000) ha costituito un buon compromesso fra
la ritrosia di certe aziende a concedere i loro top
wines al di là delle ristrette cerchie di eletti e la loro
(benvenuta) voglia di farsi conoscere di più per quello che fanno
sul campo, senza mediazioni
mediatiche.
Come sempre di alto livello la proposta di Culinaria, anche se questa
sì spesso irraggiungibile; ma a soccorrere il degustatore stanco
e in cerca di sostegno alimentare ci hanno pensato i prodotti altoatesini
selezionati presentati in apposita sala: bellissimo speck, formaggi, succhi
di mela dallintensità olfattiva sconosciuta ai prodotti globalizzati
che ci tocca bere tutti i giorni e da far invidia ai più blasonati
cru, tradizionalissimo strudel ed una torta altoatesina invece di recente
confezione.
Il tutto per far venire la voglia di tornare in Alto Adige per il Festival
dellanno prossimo, o magari anche prima.
(14/11/2002)
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