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Taccuini meranesi 2002:
I padroni di casa. Alto Adige. Di bianco
Bianchi respiri
del Friuli
Panorama bianco
del Nord-Est
Nuovo mondo, vicino e lontano
Sud,
sud, nuje simm' d'o sud...
Un International Wine festival
all'insegna del Montepulciano d'Abruzzo
Molto Piemonte, più
qualcosa d'altro
Gli Amarone della Valpolicella
L'Alto
Adige e i suoi vini "storici"
Sud Tiroler Montepulcianen?
La Cantina Tollo a Merano
Wine Festival di Merano
2002: le conferme e le novità
Le nostre cronache delle edizioni
precedenti

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LAlto
Adige e i suoi vini "storici"
di Riccardo Farchioni
Poche regioni possono esibire un repertorio di vini così completo
come lAlto Adige che, se storicamente è stata sempre considerata
terra di grandi bianchi, oggi vede i rossi affiancarsi loro nella considerazione
dellesperto e dellappassionato. E quale regione può
vantare vitigni "internazionali" così ben adattati
e con così lunga tradizione locale, e vitigni autoctoni che sono
arrivati ad eguagliarli nei risultati?
Nel momento in cui la consapevolezza di questa grande vocazione è
raggiunta e metabolizzata, si può lanciare la sfida finale: quella
della longevità. Si può cioè orgogliosamente cercare
di dimostrare che si hanno "in cantina" vini molto vecchi
e ancora integri, facendo capire chiaramente due cose: primo, che le
potenzialità del territorio riescono a dare risultati non solo
importanti ma che reggono e vincono il passare del tempo; secondo, che
queste potenzialità sono state intuite e sfruttate per fare vino
di qualità in periodi nei quali questo era un obbiettivo di pochi.
LAlto Adige ospita una delle più importanti kermesse in
ambito enologico, lInternational Wine Festival che si tiene ormai
da dieci anni allinizio di Novembre nella graziosa città
di Merano. Non deve sorprendere, visto quanto abbiamo scritto pocanzi,
che nella edizione 2002 lorganizzazione, in collaborazione con
i simpatici sommelier della locale sezione dellAIS, abbia messo
in programma una degustazione dal titolo "Rarità
altoatesine degli anni 50 e 60": sì,
avete letto bene le date, anni cinquanta e sessanta, e il bello era
che non si trattava solo di vini rossi, ma anche di bianchi. Anzi, diremo
di più: alla fine sono stati proprio i bianchi a fare la figura
migliore: prodotti vivi, sorprendenti, di tenuta eccezionale a dimostrazione
del fatto che comunque, e come si diceva allinizio, lAlto
Adige è storicamente (il termine giusto è proprio questo)
regione di grandi bianchi.
Ma è il momento di parlare dei vini: la batteria dei bianchi
iniziava col Pinot Bianco 1959 della Cantina Produttori
Terlano, che sfoggiava colore giallo piuttosto carico e limpido,
molto bello a vedersi. I profumi erano intensi e mettevano in evidenza
una frutta gialla viva, cenni di tè, frutta tropicale, roccia
progressivamente affiancati da agrumi e marmellata di pera. Al palato
il quadro si riproponeva con bella coerenza anche se quello che sorprendeva
di più era una acidità ancora viva che sosteneva il vino
mantenendolo vivo in modo esemplare. Nella seconda metà della
bocca si delineava una nota spiccata di mela golden cotta, in un contesto
di bella cremosità.
Sempre della Cantina Produttori di Terlano abbiamo
poi sentito il Pinot Bianco 1955, dal colore paglierino più
scarico del vino precedente e meno brillante, e dal quadro olfattivo
più essenziale, meno giocato sui rimandi di frutta e più
su quelli della crema e della vaniglia sebbene apparissero anche qui
note di mela cotta. Al palato trovavamo buona struttura e discreta succosità,
pur non essendo in presenza di una bella spina acida come nellannata
1959.
Infine, il Gewürztraminer 1966 di Schloss Schwanburg
aveva colore giallo carico ed esibiva toni olfattivi di buona intensità
e di grande persistenza, mielati e caratterizzati da mela e pera dolci
e da toni fumé. Al palato era dolce e cremoso, vivo, dallingresso
bello e pieno, mentre era visibile una caduta di tensione nella seconda
parte della bocca.
Il primo vino rosso propostici è stato un Pinot Nero, uno dei
vanti dellenologia altoatesina visto che poche zone del nostro
paese possono vantare riuscite altrettanto buone nella vinificazione
di questa uva scorbutica. Il Pinot Nero 1959 di Popphof-Andreas
Menz aveva colore granato scarico con unghia decolorata. Lolfatto,
inizialmente incerto, si chiariva progressivamente su note convincenti
di frutta rossa caramellata e cenni di fiori secchi. Lattacco
in bocca era dolce e morbido e si percepivano sufficiente ampiezza e
tenuta aromatica, anche se nel finale il tannino risultava essere un
tantino secco.
Secondo vino, il Cabernet Sauvignon 1967 di Schloss
Schwanburg: colore rubino fitto con unghia decolorata e naso
molto bello, caratterizzato da frutta rossa rotonda e nobile che veniva
affiancata da note vegetali, di china e rabarbaro. In bocca aveva poca
spinta, risultando alla fine un vino alquanto "seduto".
Il Cabernet Sauvignon 1955, di nuovo di Popphof-Andreas
Menz aveva olfatto piuttosto chiuso, con tonalità vegetali,
e qualche incertezza nel quadro aromatico che comunque si chiariva progressivamente
acquistando una buona pulizia. Al palato mostrava buona verve, una discreta
presenza di frutto anche se il tannino risultava essere un tantino secco
ed asciugante.
28 gennaio 2003
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