Dall'IWF di Merano

Taccuini meranesi 2002:
I padroni di casa. Alto Adige. Di bianco

Bianchi respiri del Friuli
Panorama bianco del Nord-Est
Nuovo mondo, vicino e lontano
Sud, sud, nuje simm' d'o sud...
Un International Wine festival all'insegna del Montepulciano d'Abruzzo
Molto Piemonte, più qualcosa d'altro
Gli Amarone della Valpolicella

L'Alto Adige e i suoi vini "storici"
Sud Tiroler Montepulcianen? La Cantina Tollo a Merano

Wine Festival di Merano 2002: le conferme e le novità

Le nostre cronache delle edizioni precedenti


Un International Wine festival all'insegna del Montepulciano d'Abruzzo
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni

Come abbiamo già avuto occasione di dire, il passato festival di Merano aveva eletto il montepulciano d'Abruzzo tra i vitigni da scoprire. A pieno merito aggiungiamo noi, che non da oggi consideriamo questo tra i più promettenti vitigni a bacca rossa italiani. Un'uva capace di dare vini dal grande corpo e, nello stesso tempo, dai vivaci aromi di frutta rossa. Un vino tipicamente da invecchiamento, ma che riesce a dare forti emozioni anche in età giovanile, specialmente se prodotto con le moderne tecniche di vinificazione che permettono belle estrazioni e maturazioni senza il contrappasso di tannini troppo robusti.

Iniziamo i nostri assaggi con alcuni dei produttori presenti tra I Cento, ossia tra le cento aziende selezionate dagli organizzatori come quelle di punta del panorama italiano.

L'azienda Bosco Nestore (da Nocciano, PE) presenta due Montepulciano d'Abruzzo, la Riserva e il Pan. Si tratta di un produttore di media grandezza, con 700mila bottiglie prodotte di cui 50mila di riserva e 35mila di Pan. Il Montepulciano d'Abruzzo 1998 (13%) si mostra con un colore rubino di media consistenza, ha profumi speziati (sentiamo penetranti note di ginger) e di erbe aromatiche (sedano) a fianco di una fresca ciliegia. Buona pulizia al gusto e conclusione tannica ma corretta. Un vino di bella beva, anche se non particolarmente concentrato e con un alcolicità un tantino sopra le righe e non completamente bilanciata dal corpo. Il Montepulciano d'Abruzzo Pan 1998 (13.5%), pur rientrando nella DOC contiene anche un 10% di cabernet sauvignon e un 5% di sangiovese ed affina per un anno in bottiglia dopo 10-12 mesi passati in barrique. Il suo colore è un rubino che sfuma nel porpora e i profumi sono di fiori, di ciliegia ed amarena espressi con sufficiente eleganza, ed affiancati da caratteri terziari come liquirizia e cioccolato che si ritrovano anche al gusto dove il vino accenna anche a qualche sfumatura pepata, è saporito senza essere eccessivamente grasso o concentrato, esibisce qualche cenno di rusticità e conclude con tannini piuttosto robusti. Ci è parso in linea con quanto dichiarato dai produttori che ci dicono della loro intenzione di fare un Montepulciano d'Abruzzo “tipico” .

L'azienda La Valentina (Spoltore, PE) presenta ben quattro Montepulciano d’Abruzzo. Il Montepulciano d'Abruzzo 2000 (13,5%) vede quasi solamente acciaio (infatti solo il 10% della massa passa in legno); non ci sembra particolarmente intenso al naso ma piuttosto persistente, su toni di buona definizione di stampo floreale e con carattere spiccatamente aromatico (note penetranti di sedano, prezzemolo...) e all'assaggio si mostra di discreta struttura, e di buona freschezza fruttata. Il Montepulciano d'Abruzzo Il Binomio 2000 è ottenuto da una vigna di montagna in cui si coltiva un antichissimo clone di montepulciano, ha 14,5 gradi alcolici e un colore rubino vivo impenetrabile, ottenuto anche grazie ai 15 mesi di barrique di primo passaggio. I profumi non ci raggiungono subito, stentano un po' a dipanarsi, ma poi arrivano mostrando una bella frutta nera, toni minerali e una violetta nitida e spiccata. Al gusto è di buona intensità, ed oltre alla frutta vi percepiamo note di inchiostro e sentori medicinali, ma anche un tannino pungente e ancora piuttosto duro.

Il Montepulciano d'Abruzzo Belloverde 2000, tratto da vigne con rese di 40 quintali per ettaro, ha di nuovo 14,5 gradi alcolici ed affina per ben 24 mesi in barrique nuove, affinamento preceduto da fermentazione in tini di rovere tronco-conici. I profumi sono austeri, profondi, di ciliegia nera, liquirizia, ancora viola, inchiostro e goudron. Al gusto predominano i toni laccati e cosmetici donati dal legno e una imponente massa tannica ben imbrigliata chiude una bocca nella quale il frutto si mostra persistente anche se non troppo intenso. Chiude la serie il Montepulciano d'Abruzzo Spelt 1998. Di "soli" 13,5 gradi alcolici, è un vino sicuramente più maturo. Viene affinato per un anno in bottiglia dopo 15 mesi in legno piccolo di secondo passaggio e botte grande. Il colore è rubino di media fittezza e i profumi ci mostrano un frutto dolce e aperto. Profumi fini ed intensi di china e rabarbaro, oltre che di ciliegia matura, e anche una pungente pepatura. Concentrazione media al gusto e leggera diluizione non sciupano il quadro pulito e beverino di questo vino. Quadro conlcuso da tannini “alla Montepulciano”.

Dai produttori selezionati dagli organizzatori per l’eccellenza passiamo a quelli presenti nello spazio riservato ai Consorzi. Pur non esistendo un Consorzio di tutela per questo vino (fatto di per sé sorprendente...) alcune aziende si erano infatti riunite in una squadra esponendo i loro prodotti a fianco dei Consorzi dei Vini Valpolicella, del Brunello di Montalcino, della Costa degli Etruschi.

Di Cataldi Madonna (provenienza Ofena, AQ) ecco il Montepulciano d’Abruzzo 2001 dal colore rubino cupo, profumi di frutta nera matura che eccedono forse un tantino in dolcezza e che sono seguiti da un palato di maggiore freschezza ma anche alquanto sfuggente e con poca personalità dal punto di vista aromatico. L’Azienda Vitivinicola Lepore ci propone il Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Re 2000, che presenta anch’esso un bel colore rubino cupo, ed esibisce profumi di frutta nera di buona compostezza e profondità. L’ingresso in bocca del vino è all’insegna della grande morbidezza e dell’impatto dolce. Il corpo può essere considerato pieno e la frutta è presente in buona quantità anche se al palato più che al naso mostra qualche tono di surmaturazione.

Il Montepulciano d’Abruzzo Riserva Inferi 1997 di Marramiero (Rosciano, PE) si propone come un vino improntato più che sulla dolcezza e sulla maturità del frutto, su una finezza ed eleganza piuttosto spiccate con un olfatto di impostazione prevalentemente floreale con qualche venatura vegetale. In bocca queste caratteristiche si ripropongono accompagnate da una buona tensione gustativa e piacevole freschezza di beva. Di Filomusi Guelfi (una decina di ettari coltivati a vigneto nei comuni di Tocco di Casauria e Popoli in provincia di Pescara) sentiamo un Montepulciano d’Abruzzo 2000 che ci colpisce per la sua eleganza e freschezza, confermate da una bella beva succulenta e siglate da una rimarchevole eleganza. Il Montepulciano d’Abruzzo Riserva Vigna Fonte Dei 1998, prodotto solo in annate favorevoli, ci sembra presentare nel quadro olfattivo toni surmaturi un tantino rustici confermati al palato, dove comunque si trovano ad essere espressi in una bocca di bello spessore e polposità.

Nel Montepulciano d’Abruzzo La Regia Specula 2000 di Orlandi Contucci Ponno sentiamo un bel prodotto insieme dolce ed elegante, nel quale una impostazione “moderna” della vinificazione mette da parte le rusticità che talvolta si ravvisano restituendoci un vino fresco, composto, dal bel contenuto di frutta rossa e nera e dall’innegabile fascino.

L’ultima azienda della nostra rassegna abruzzese è l’Azienda Vitivinicola Scialletti da Roseto degli Abruzzi (Teramo) fondata dal Cavalier Pancrazio Scialletti nel 1884: si contraddistingue per una produzione “fuori dal coro” caratterizzata da uvaggi piuttosto peculiari e che hanno come effetto una visibile uscita dalla tipicità attraverso l’inserimento nel bouquet di toni freschi che spingono i prodotti verso il raggiungimento di una certa eleganza. Il Sammarco Rosso 1997 (montepulciano, sangiovese, malbech) ha un bel naso fatto di frutta rossa matura (ciliegia ma anche ribes e mirtillo) con aggiunta di eleganti note di erbe aromatiche, ed è fresco e di beva saporita in bocca, senza avere peso particolarmente imponente. Il Sammarco Oro 1997 (affinamento in tonneau) ha un uvaggio diverso e piuttosto variegato (montepulciano, cabernet sauvignon, malbech, barbera) ed si caratterizza per un olfatto molto intrigante nel suo ampio spettro che va dal floreale della rosa alla frutta rossa dolce, proponendo anche note balsamiche e mentolate; al palato è snello ed elegante, con buona coerenza e tenuta aromatica.

21 marzo 2003


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