Taccuini meranesi 2002. Nuovo mondo, vicino
e lontano
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni
Raccogliendo gli appunti relativi alle proposte estere
del festival meranese ci è piaciuto raggruppare in un solo articolo
le degustazioni "bianche" di produttori sloveni con una piccola
carrellata di prodotti esotici assaggiati grazie alla presenza di due
distributori dalle scelte non banali. Vini prodotti sulla soglia di
casa quindi, insieme a vini che hanno visto la luce a non meno di 10.000
chilometri di distanza. D'altronde, la viticoltura slovena ha in comune
con quella del nuovo mondo il grande dinamismo e, ci è
parso di notare, anche una stilistica di impronta internazionale abbastanza
decisa. E poi è ancora così poco conosciuta, in Italia
come nel resto del globo, che non ci dispiace pensare a questo paese
come un piccolo nuovo mondo vinicolo a due passi da casa.
Partiamo
da vicino quindi, con i prodotti dell'azienda Scurek. La sua
Ribolla Gialla 2001 ha un naso reso espressivo da profumi
di fiori gialli e miele e da cenni di fieno; è un po' più
scarna al palato, dove è asciutta e non particolarmente sapida.
Più deciso il Tokaj 2001, dai profumi di fieno
e erba tagliata di fresco percepiti assieme a sentori di fiori gialli
e miele che vanno assieme a comporre un quadro elegante. In bocca il
vino è reso particolare da note pepate e cenni amarognoli di
mallo di noce. Il Pinot Grigio 2001 è ancora
un vino elegante ma con profumi meno ampi dei precedenti, con un bel
corpo ed una discreta sapidità, sorretti da una lunga vena acida.
Passiamo ai prodotti affinati in barrique col Dugo 1998 (40%
chardonnay, 30% pinot bianco, ribolla gialla) che si presenta con un
colore più marcato, al limite del dorato e mostra profumi di
frutta gialla, di latticini e di resina di pesca per un quadro che mostra
una qualche screziatura. Al gusto l'apporto fruttato non è ben
delineato, in bocca non sentiamo la struttura a cui ci eravamo preparati,
e il vino è sorretto principalmente dai contributi terziari.
Lo Stara Brajda 1999 (il nome significa vigna vecchia) ha 13,5%
e passa 24 mesi in barrique. È composto per il 75% da ribolla
gialla e per il resto da varie uve di un vigneto vecchio di 40 anni.
Lo troviamo caratterizzato da profumi eleganti ben legati ai contributi
terziari del rovere a formare un bel melange che si ripropone anche
al gusto, su vivacità aromatiche di medio impatto.
Edy Simcic presenta una produzione assai orientata
verso vini di impostazione stilistica moderna, nella quale l'uso del
legno è una costante sia sulla linea base che su quella superiore
da noi assaggiata. Lo Chardonnay Riserva 2000 possiede
una gradazione alcolica di 14 gradi e passa 10 mesi in botte piccola
dove esegue anche la fermentazione alcolica. Il suo colore è
un dorato marcato con sfumature ramate e i profumi si attestano sui
toni di pasticceria e spezie andando a comporre un quadro di profilo
internazionale che ritroviamo anche al gusto. È questo un vino
che regge la beva bene fino ad un lungo finale retto da note del rovere,
e dove si nota un certo eccesso di alcolicità. Anche il Sauvignon
Riserva 2000 ha un colore abbastanza carico e un profumi nei
quali l'impronta varietale è un poco offuscata dalle note terziarie.
Riconosciamo il sambuco, su sensazioni verdi e, al gusto, pepe bianco
e fiori insieme a cenni vegetali. Proviamo anche l'annata 1999
di entrambi i vini, trovandole un po' meno convincenti, essenzialmente
per una minor vivacità aromatica del frutto. In entrambi la gradazione
alcolica raggiunge i 14,5% e questo contribuisce ad aumentare lo squilibrio
gustativo.
Marian
Simcic è un produttore di Dobrovo del quale sentiamo per
primo il Sivi Pinot 2001, che passa per il 20% della
massa in barrique usate e che presenta una bella frutta bianca intensa
al naso dove si mostra anche alquanto scomposto ma comunque deciso,
quasi prepotente. È in bocca che esibisce meglio alla distanza
le sue qualità e potenzialità, perché se subito
si scorge la buona sostanza, sono soprattutto le belle risonanze fruttate
finali che soddisfano il palato e sono bellissimi i profumi che lascia
nel bicchiere vuoto. La caratterialità dei vini di questo produttore
ci viene confermata dallo Chardonnay 2001 che si contraddistingue
da profumi quasi esplosivi, magari non pulitissimi inizialmente, ma
che si chiariscono e definiscono meglio con l'ossigenazione. Grande
personalità aromatica anche al palato affiancata da buona struttura
ed acidità che spinge.
Lo Chardonnay Réserve 2000 ci appare più appesantito
dal legno attraverso note tostate e di tabacco, nell'ambito comunque
un buon quadro olfattivo complessivo.Al palato sentiamo morbidezza e
cremosità e una "frustata" gustativa finale che porta
ad un finale dolce ed invita al nuovo assaggio. Infine il Teodor
Belo Réserve 2000 (60% ribolla, 20% tocai friulano, pinot
grigio) ha un naso con evidente coperture vanigliata ed è bello
in bocca, una piccola bomba di potenza e concentrazione.
Concluso l'assaggio dei bianchi sloveni è con la
distribuzione Vino & Design
di Reggio Emilia che salpiamo per il nostro rapido viaggio nel nuovo
mondo.
A
presentarci i vini è Dick ten Voorde, olandese con moglie
italiana, come precisa subito con un simpatico accento nordico-emiliano,
che mira subito a colpirci e ci serve il vino più giovane tra
quelli in assaggio. Il Sauvignon 2002 di Saint Clair,
azienda neozelandese. I profumi che ci investono sono vivacissimi, una
macedonia di frutta e agrumi in cui spiccano mela verde, ananas e frutto
della passione, limone e pompelmo. Oltre a tutto questo non mancano
i cenni floreali, in particolare biancospino, e vegetali con il tipico
varietale del sauvignon. Ma non è finita, ed anche al gusto restiamo
sorpresi, perché ci troviamo, insieme ai ricordi della frutta,
cenni balsamici e di erbe aromatiche: prezzemolo e sedano. Cosa si richiede
ancora a un vino? Certo il corpo non è da record, la grassezza
è media, ma con questa freschezza e questa tensione gustativa
non rimpiangiamo una maggior struttura, questo vino è sicuramente
da inchino!
Dopo tanta esuberanza assaggiamo il Riesling 2000
di De Radcliffe, prodotto, come il precedente, nella zona denominata
Marlborough, nell'isola sud delle due principali che compongono la Nuova
Zelanda. Qui gli aromi principali sono decisamente quelli minerali,
nafta e roccia, e solo dopo ci accorgiamo di piacevoli sfumature di
fiori bianchi. All'assaggio il vino è piacevole ma non troppo
composto; percepiamo una leggera diluizione e l'impianto del vino si
regge più che altro su un sottofondo dolce che accompagna la
beva.
Restiamo nell'emisfero sud con lo Chardonnay 1998
di Meerlust, un produttore sudafricano che si cimenta con vini
di stile francese come questo, che assomiglia sì a uno Chablis,
ma con una predominanza del legno sul frutto e un eccesso alcolico che
ce lo fanno considerare riuscito solo in parte.
Ancora un altro continente, ma senza cambiare vitigno
stavolta. Lo Chardonnay 1997 di Sebastiani è
prodotto nella californiana Sonoma Valley e si presenta con un colore
mediamente carico e profumi mielati e agrumosi, di media intensità.
Non male la grassezza all'assaggio, e la persistenza aromatica che si
gioca su vaniglia e spezie, per un legno evidente ma ben miscelato.
Lasciamo
il nostro anfitrione olandese per un'altra distribuzione, la bolognese
Godot Wine Trade (filiazione,
come tradisce il nome, del "mitico" Godot Wine Bar di Bologna),
il cui rappresentate ci guida in una altrettanto interessante scorribanda.
Prima di tutto un vino base, lo Chardonnay 2001 dell'azienda
cilena Carmen nel quale troviamo un naso di media intensità
a base di frutta, agrumi e pepe bianco. Olfattivamente mediocre, il
vino migliora al gusto, specialmente per la sapida vena acida che guida
la bocca verso un lungo finale. Di maggior soddisfazione il sudafricano
Sauvignon Blanc 2001 di Neil Ellis, dai profumi intensi
molto puliti e varietali, austeri, senza addolcimenti e con sfumature
vegetali che vengono confermati al gusto con grande, quasi disturbante
intensità. Un prodotto di grande pulizia che piacerà a
chi nei vini cerca una precisa riproposizione degli aromi primari del
vitigno, anche se mostrati in questo caso in una veste un po' cruda.
Approdiamo
all'Australia col The Last Ditch 2001, un viognier in purezza
dell'azienda D'Aremberg con il quale siamo di nuovo di fronte
a un prodotto molto aromatico, dai profumi accattivanti che spaziano
dal pepe e la grafite, dalle spezie accompagnate da un sottofondo fruttato
ai cenni di crosta di pane che percepiamo anche al palato, dove troviamo
un vino di corpo medio, non concentrato, ma morbido e beverino. Sempre
in Australia, troviamo un vino di altro stile, lo Chardonnay The
Garden 2002 prodotto nella Barossa da St. Hallet. Al colore
già si intuisce dove andiamo a parare, visto il liquido dorato
intenso che ruota nel bicchiere, e i profumi lo confermano, con la predominanza
di creme e spezie, toni minerali e di pane di segale. Un vino dunque
in cui l'apporto terziario è posto in primo piano, ma ben supportato
da un corpo di discreta grassezza e struttura. Un buon prodotto per
chi gradisce questa filosofia di vino.
Filosofia
che viene riproposta a più alto livello dallo Chardonnay Red
Shoulder 2000 di Shafer (proposto dalla distribuzione Orchestra),
un vino della Napa Valley di 14% che propone un'ampia gamma di sensazioni
ai limiti dell'eccessivo. Profumi di pompelmo, susine e nespole mature,
biscotto e vaniglia. Un mix di rovere e frutto di grande intensità
e ampiezza che si conferma in una bocca grassa e piena, lunga e suadente,
dove i toni dolci sono via via rimpiazzati da una persistente tonalità
fumé che chiude la lunga e piacevole serie sensoriale.
7 marzo 2003