Dall'IWF di Merano

Taccuini meranesi 2002:
I padroni di casa. Alto Adige. Di bianco

Bianchi respiri del Friuli
Panorama bianco del Nord-Est
Nuovo mondo, vicino e lontano
Sud, sud, nuje simm' d'o sud...
Un International Wine festival all'insegna del Montepulciano d'Abruzzo
Molto Piemonte, più qualcosa d'altro
Gli Amarone della Valpolicella

L'Alto Adige e i suoi vini "storici"
Sud Tiroler Montepulcianen? La Cantina Tollo a Merano

Wine Festival di Merano 2002: le conferme e le novità

Le nostre cronache delle edizioni precedenti


Taccuini meranesi 2002. Sud, sud, nuje simm' d'o sud...
di Fernando Pardini

Intro

Piccolo viaggio nel nostro Meridione d'Italia, peninsulare ed isolano, alla ricerca di stimoli o di rotte. Dalla Campania al Molise, dalla Puglia alla Sicilia, in venti vini un'idea, una suggestione di territorio.

A Sud nel frattempo si investe in propositi nuovi, tesi a riscoprire un'anima forse mai rivelata appieno nelle potenzialità sottese. Da più parti la consapevolezza che l'esperienza e la tradizione vadano maritate alla ricerca ed al progresso, nel nome della qualità e della rabbia vignaiola avveduta, per ottenere creature vinose distintive ed ancor di più specchio ("canto"- mi direbbe il Veronelli) della terra. Quelle rotte, a volte, le sento sbiadite o confuse, come in attesa di conferma, o di consacrazione, o di diradar di nebbia. Non ho sufficiente pratica di mare però, e dovrò navigare ancora a lungo per vedere orizzonti e riconoscerli. Pensiamo per esempio alla rivoluzione "aglianica" che attraversa e coinvolge Taburno, Irpinia, Vulture e forse anche più in là: diversissimi gli approcci rispetto alla main stream, se solo ripenso alla mia gioventù neanche troppo lontana. Come se si aprisse un mondo nuovo, fatto di inascoltate, profonde trasposizioni materiche: volume, frutto, sensualità, giovanile esuberanza e dolcezza. Difficile oggi per me identificare la personalità di certi vini. Troppo presto. Troppo recenti. Troppa carne al fuoco. Ma è un gran bene che vi sia tanta carne. Vi percepisco dietro il sommovimento buono che fa muovere le cose verso l'identità e la bellezza. L'esercizio del cambiamento, l'ossessione al meglio- quando sia piena la consapevolezza del presente- sono sinonimo di curiosità, di impegno e di intelligenza.

Eppoi c'è la grande Sicilia, fucina in fermento. Vitigni internazionali che si mescolano ad altri locali, o questi ultimi rivisitati in purezza quali improvvise, inattese rivelazioni fantastiche, ed una sensazione generalizzata negli assaggi: la ricerca dell'equilibrio e della freschezza, con l'idea del terroir che resta appesa alle basi timbriche dolci e calde di quei nasi o alla solarità matura e morbida di quei corpi smaccatamente mediterranei.

Gli assaggi

Villa Matilde

Falerno del Massico Rosso 2000 - (aglianico/piedirosso)

Con quei profumi gioviali di mora, bosco e violetta , suscita d'istinto immedesimazione e pensieri leggeri, e sa far confondere lo sguardo tra le vesti violacee e profonde del suo apparire. Da lui hai poi una bocca accogliente e morbida, di tiepido abbraccio. Chiara la piacevolezza ed il comfort, ma lodevole pure la freschezza, a render la beva ripetuta e mai stancante.

Cécubo 2000 - (piedirosso/primitivo/abbuoto)

Molto affascinante il quadro olfattivo: sfumato, dolce, fragrante di frutti e fiori, elegante. Che piacevolezza! Il palato non ricerca volume nè densità ma dignità e coerenza, quelle, le trova d'incanto. In entrambi i vini - oltre la cura e l'amorevole rapporto qualità/prezzo- la costante della sofficità tannica, che ammicca a raffinatezza. Nuova strada di Campania, lastricata d'antico rispetto.

Tenuta Le Querce

Aglianico del Vulture Rosso di Costanza 2000

Un colore molto sentito ed un quadro aromatico moderno e dolce, giocato sulle evidenze fruttate, non fanno dimenticare al degustatore la freschezza ed il dinamismo,o se volete la sfumatura sfumata. Ha una bocca coerente dove, appena appena, la diffusione tannica si fa polverosa ed asciutta.

Aglianico del Vulture Vigna della Corona 2000

Dal suo naso sfumato e dolce, elegante e sostenuto ne ricavi fruscii di more e mirtilli del bosco, poi viole e liquirizia in orgogliosa mescolanza e latente sinuosità....In bocca mantiene le promesse concedendosi un portamento elegante ed un tannino maturo a grana fina. Ottima la progressione, dove si fa reale la percezione del terroir lucano. Un aglianico di sorprendente finezza, appartenente con pieno merito al filone innovativo di cui tanto si mormora.

D'Angelo

Aglianico del Vulture Riserva Vigna Caselle 1998

Naso ampio e di stampo antico, rarefatto e in odor di terziarizzazione, con evidenze catramose ed umor di prugne, quasi fosse un barolo. Bocca di distesa e dilatata morbidezza, old style e pacata. Dalla sua compostezza traspare una aristocratica dignità, che sa coinvolgere, anche se nulla può contro quella asciugatura montante che segna il suo finale.

Basilicata IGT Canneto 1999 - (aglianico)

Naso caloroso e maturo, di spirito meridionale, dolce nelle sfumature su cromatismi di piena rivelazione rubina. Bocca che sconta -ancora una volta- un incedere asciutto, lineare, nudo. Molto diretto lo stimolo che ne trai: di rigoroso, austero orgoglio. Smoky, mi direbbero d'oltreoceano.

Basilicata Rosso Serra delle Querce 1999 - (aglianico/merlot)

Il quadro ce l'ho intenso in testa, di bella complessità per un approccio antico. Note grafitiche e vegetali corroborano uno spettro mai banale. Percepisco un tannino ben estratto, un rovere integrato, una bocca ampia e di passo largo, solo un pò cadenzata e "monomelodica".

Cantina del Taburno

Aglianico del Taburno Fidelis 1999

Naso serio, carnoso, terragno, di intrigante evidenza. Palato d'astringente tannicità, anche un pò polvirulento. Nitido il frutto così come i rintocchi minerali. Ci sono scorie roverizzate tutt'intorno, senza che si scada però in effetti dark o in eccessive pesantezze. Forse siamo alla base della linea produttiva di questa sorprendente cantina sociale beneventana, ma l'interesse già vi dimora.


Masseria Li Veli

Salice Salentino Pezzo Morgana 2000 - (negroamaro)

Bello e dolce il profilo aromatico, ben sfumato e promettente, ancor da fondersi da che sente il bisogno di bottiglia. Lo stesso dicasi al gusto, dove un palato di dignitoso calor buono riesce oggi ad offrire una sincera diffusione tannica e a far presumere una futuribile accordatura. "E' giovane ma crescerà....." cantava qualcuno. Forse la profondità non è ai massimi livelli, e forse le vigne son da crescere ancora: per adesso danno bella mostra di sè la precisione e la buona "confezione". Quelle ci stanno.

Donnafugata

Milleeunanotte 1999 - (nero d'avola 95% -altre autoctone)

Profumi ragionati e dialoganti ne disegnano un profilo aromatico di rigoroso impegno e da ascolto attento: molto intenso l'umore vegetale, unito d'abbraccio alla bacca selvatica e alla grafite. Bocca fusa e fitta, di ampio respiro e raffinato intreccio. Non lesina in stile perché sento, se non la meraviglia, una forte personalità covare sotto l'evidenza.

Spadafora

Rosso Virzì 2001 - (sirah/nero d'Avola)

Qui i profumi, ben arrangiati, intriganti, freschi e speziati, hanno soltanto bisogno di tempo e di riposo per rivelarsi armonici ed in maniera più compiuta. Il palato è ben sostenuto e sa trasmettere buone vibrazioni perché ordinato, diretto, estremamente rigoroso ed identificativo. Senza ridondanze, sa farsi apprezzare.

Cabernet Sauvignon Schietto 2000

Bell'impasto al naso, di sana e mai smaccata vegetalità, dove è bello sentirci la terra. Bocca ben impressa, morbida, di distensione tannica garbata nonostante i numeri e la potenza. Ci stanno il peperone ed una striscia di vaniglia affatto stucchevole a disegnare la scia.

Sirah Schietto 2000

Scorgo una esemplare profondità nei ripetuti stimoli fruttati di cui mi fa partecipe; è succoso e varietale, accogliente e caldo. Al palato sfodera una stoffa fina, molta souple e tanto coinvolgimento. Veramente una bella creatura.

Cottanera

Fatagione 2000 - (nerello mascalese/nero d'Avola)

Il naso è quieto, rarefatto, leggermente dilatato così come la sua veste. In bocca è variato ma pure legnoso e secco, di trama asciutta e poco propenso alla conversazione o alle facilonerie fruttate. Piuttosto diretto nel proseguio, ti lascia sabbia nei ricordi e un'idea di frutto "compresso" da troppo sole. Personale la traccia.

Grammonte 2000 - (merlot)

Qui senti stimoli nuovi trapassare il bicchiere fin dall'olfazione. Le scie aromatiche si vestono di nudità e nelle loro naturali, aeree evoluzioni ti rivelano tutto l'attaccamento a quelle terre laviche. Rifulgono le spezie ed i minerali a rendere identificativo il quadro. In bocca è un concentrato di grafitica e ventosa consistenza, in cui la materia prima - piena- si piega e si plasma di fronte al mare e ti regala una progressione all'insegna della classe e del rigore. Un merlot diverso ed affascinante che potrebbe indicare una strada, o lui stesso - senza saperlo, dal solo inchinarsi alla forza del terroir- averla intrapresa.

Feudo Prìncipi di Butera

Merlot Calat 2000

Molto riconoscibile nei profumi suoi varietali, di cui ancor rammento la nitida esposizone, palesa una bocca suadente e fresca, con evidenze empireumatiche a screziare. Vuole tempo. Ben realizzato l'impasto, non superiori stile ed impronta.

Cabernet Sauvignon San Rocco 2000

Un naso preciso e di non banale eleganza, nonostante l'ostentato frutto, prelude ad un palato morbido e ricco, d'afflato tannico sentito e sicuro. Corposo e concentrato, mi piace perché non vi percepisco nè smaccate ridondanze nè stucchevolezza alla beva.

Nero d'Avola Deliella 2000

Il naso questo, dei tre vini assaggiati del Feudo, che più mi ha lasciato suggestioni profonde per personalità ed intriganza, per dichiarato equilibrio ed intuitiva finezza. La bocca è sostenuta, tesa e ben tessuta. Molto, molto lungo il finale, che si fa invito alla riprova. Ne conserverò un ricordo distintivo e bello, come di caldo abbraccio isolano.

Tasca D'Almerita

Contea di Sclafani Rosso del Conte 1999

Chiudo il conto con il Conte, estendendo e dilatando ancor più parole e sensazioni. Compatto e denso, impositivo alla vista, vi scorgi un naso di grande fragranza, fruttato e speziato, su fruscii aromatici di legno buono. Con l'aria se ne escono dapprima l'amarena e la visciola, quest'ultima matura e rossa, laccata e fresca. Seguono la mora di rovo e l'umor di sottobosco su crescendo esotico di noce moscata e cannella. La bocca è cremosa e di assoltuo equilibrio. Enorme la piacevolezza sia pur su corpo evidentemente volumico. Un tannino maestoso e stratificato ti spiaggia su un finale impegnato, da cui ne trai spunti sicuri, e desideri, per il prossimo bicchiere. Naturalmente di Rosso del Conte.

21 marzo 2003


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