Dal Vinitaly
Andar per bianchi
 
 
Le cronache
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Andar per bianchi

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Dolciamarone,
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rapporto dalla Val D'Aosta


Viticoltori Caldaro
o dell'aerea eleganza


Barolandia... e dintorni/1
Brovia e F.lli Giacosa

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Marziano Abbona ed Enzo Boglietti

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robusti valligiani


I nuovi bianchi del Castello del Terriccio

Un bianco Friuli

Il mio Friuli:
prima e seconda parte

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Speciale Vinitaly 2000

Friuli, Alto Adige, Trentino... sempre lì andiamo a finire, quando si tratta di bianchi. E invece no, stavolta ci mettiamo d'impegno. Sono certamente quelle le regioni dei grandi bianchi italiani ma stavolta vogliamo fare un giro tra gli stand vinitaliani, in cerca di qualche "perla bianca", con una particolare attenzione ai produttori che non avendo in "dotazione" territoriale vitigni autoctoni di grande lustro, non disdegnano i vitigni internazionali: chardonnay e sauvignon per intenderci.

L'Oltrepò Pavese non è sicuramente una regione secondaria per la produzione di questi vini, e da lì iniziamo la nostra scorribanda, con la cantina Monsupello, di cui assaggiamo lo Chardonnay 2000. Un vino di 13,5% dal colore paglierino carico e cenni carbonici, dal naso mediamente intenso di frutta matura (banana) e dal gusto acidulo. Media la stuttura e buoni il corpo e la grassezza, forse presente un leggero sbilanciamento sovralcolico. Il Pinot Grigio 2000 presenta interessanti profumi di agrumi, infuso d’erbe e cenni di crema pasticcera. Bella coerenza in bocca, piacevole progressione aromatica e di tenore acido, fino ad un finale agrumoso. Meno convincente il Sauvignon 2000 con profumi poco espressivi, fa seguire una bocca corta e carente di acidità. Il Riesling 2000 ha un naso sfaccettato e ricco di note di crema, vaniglia, cenni di idrocarburi ed agrumi maturi; in bocca ci pare un tantino spento anche se di buona struttura. Il Senso 2000, uno chardonnay vendemmia tardiva di dal colore dorato e dalle brillanti venature verdognole, sfoggia 14% di alcol, ci ripropone un discreto corredo aromatico in cui spicca l'ananas, la vaniglia e il biscotto, lo troviamo poi di discreta struttura e segnato da un bel finale, lungo anche se parecchio terziarizzato. Infine il bell'Oltrepo Pavese Pinot Nero Nature, dai profumi intensi di crosta di pane, e dalla bella bocca saporita e coerente.

Dalla Lombardia alle Marche, con l'azienda Villa Pigna, di cui assaggiamo il Trebbiano 2000, un vino dal colore paglierino chiaro e dai tipici sentori di mela. Beverino, poco intenso, con un ritorno fruttato abbastanza piacevole al gusto. Il Falerio 2000 DOC dei Colli Ascolani è prodotto con trebbiano al 70% e poi pecorino e passerina in eguali proporzioni, aggiunti per conferire acidità il primo e amabilità il secondo. Presenta profumi più intensi e complessi del vino precendente, sempre fruttati e con spunti cipriosi e cosmetici. Bocca nuovamente semplice, ma sorretta da una buona vena acida. Due vini onesti, ma dal prezzo molto interessante (sotto i 5€). Il Ruggiasco IGT 1999 è invece fatto con chardonnay (70%) e riesling, tenendo una produzione per ettaro vicina ai 70 quintali. Un vino che ci ha ben impressionato: il colore è paglierino e al naso si sentono banana, pesca matura, albicocca. In bocca ha buona succosità, è complesso, e aggiunge carattere floreale attraverso “ondate” di lavanda, anche se ci pare forse un tantino carente in sapidità. Ma passiamo al Falerio del Colli Ascolani Pliniano 2000, nuovamente un DOC prodotto stavolta da vigne selezionate e con basse rese. Un prodotto più ambizioso per cui si effettuano 12/14 ore di criomacerazione e la cui percentuale di uva pecorino è fermentata in barrique. Dopo l'assemblaggio si fa poi un affinamento di un paio di mesi sulle fecce. Il risultato è un prodotto caratterizzato da profumi floreali abbastanza intensi e da un piacevole gusto fruttato in cui spicca la mela golden. Vivo pieno e dalla bella beva, lo segnaliamo volentieri anche grazie al sempre buon prezzo. E concludiamo con il Colle Malerbi 1999, uno chardonnay in purezza da vendemmia tardiva. Le rese molto limitate in vigna si riflettono nel prodotto che si presenta con bei profumi di banana e frutta tropicale. Etereo e suadente, non è grassissimo al gusto, ma pulito e lungo, segnato da spunti agrumosi e cosmetici. Niente legno in questo vino.

Rimaniamo nelle Marche per una visita alla Fattoria Il Coroncino. Lucio Canestrari, romano verace operante nelle Marche, condivide lo stand con quel giovane vignaiolo appassionato che è Alessandro Pecorari, invece fiulano verace; sono amici e sono una coppia divertente a vedersi, tanto stridente è la differenza di accenti e di modi d’essere. Il Verdicchio di Jesi Superiore 1999 ci colpisce in bocca per struttura, dolcezza, e bei profumi di frutta gialla e cenni di albicocca. Nel Verdicchio di Jesi Superiore Gaiospino 1998 il 30% sta in legno undici mesi; al naso mostra profumi intensi di fiori gialli; in bocca corpo pieno, acidità pungente, bel velluto; leggerissima speziatura presente nel finale. Infine quello che nella kermesse veronese veniva presentato come un esperimento e che abbiamo poi trovato nelle migliori carte dei vini in zona Conero: il Verdicchio di Jesi Superiore Gaiospino Fumé 1998. L’uva sta sulle fecce 24 mesi in botti da 500 litri. Poi va in tonneau di legno luovo: mai chiarificato, né filtrato, né pompato, si fa apprezzare per profumi di crema, biscotto, cioccolato bianco. Molto dolce in bocca.

Maculan è una reltà assai importante della vitivinicoltura veneta, ben presente sui mercati con una buona varietà di prodotti. Il suo Pino&Toi 2000, IGT Veneto da pinot bianco, grigio e tocai, non è un vino poderoso, ma nel suo genere è pulito e gentile, assai espressivo e marcato da eleganti sentori di fiori, anche se un po' seduto in bocca. Simile il Breganze di Breganze 2000, un tocai con un 15% di pinot bianco. Anche qui percepiamo fiori gialli, agrumi maturi e una bella pulizia su corpo e struttura discreti. Ma passiamo a due Chardonnay, il Riale 1999 e il Ferrata 1999. Il primo, che affina per metà in barrique nuove, è di colore paglierino carico e sprigiona piacevoli profumi di frutta gialla matura di grande persistenza che però fatichiamo a ritrovare al gusto, schiacciati da una presenza del legno piuttosto dominante. Diverso l'effetto della barrique nel Ferrata, nonostante questo passi tutto in legno di primo passaggio. La cessione di aromi terziari è meno smaccata, più delicata e al gusto ritroviamo il frutto che si era perso nel Riale con un'aggiunta di cenni di miele. L'uva dalla quale è tratto questo vino è coltivata in vigne ad alta densità di impianto (10mila ceppi per ettaro), con produzioni di circa 1 kg di uva per pianta. Questo dimostra ancora una volta come i risultati dell'utilizzo del legno dipendano in modo cruciale dalla qualità delle uve e come un buon lavoro in vigna permetta poi di effettuare vinificazioni più spinte senza perdere il contatto col vitigno.

Terminiamo con i passiti: il Dindarello 2000, da uva moscato, è di colore mediamente carico e lo troviamo molto piacevole al gusto. Dolce e sorretto da un buon equilibrio acido-alcolico, presenta una buona beva e un quadro complessivo relativamente semplice, con un finale di ritirata piuttosto rapida. Il Torcolato 1999, vespaiolo passito sui graticci fino al mese di febbraio che va poi un anno in barrique. È di colore ambra e si fa notare per profumi complessi ed eterei di confettura di pesca. Al gusto troviamo qua e là la speziatura, piacevole, su un bel corpo spiccata complessità, assolutamente non stucchevole ed un bel ritorno di frutta gialla matura nel lungo finale. Infine un assaggio di Acini Nobili 1998, ancora vespaiolo passito, che troviamo floreale delicato ed elegante al naso e che ci esplode dolce in una bocca pastosa, dolcissima, con l'acidità a vivacizzare la beva. Il frutto nel finale cede il passo ad un retrogusto assai marcato di tabacco.

Torniamo in centro Italia, col laziale Castel de Paolis, rinomato produttore di Frascati che risiede in quel di Grottaferrata. Partiamo subito assaggiando qualche vino, impreziosito dalle etichette disegnate da Umberto Mastroianni. Il Frascati Superiore DOC Campovecchio 2000 è il prodotto più semplice di quelli in assaggio. Dal colore paglierino mediamente carico, si nota per profumi puliti al naso di infusi d’erbe, thè, cenni di miele. Piacevole in bocca. Più intenso il Frascati Superiore Castel de Paolis 1999 dai profumi intensi di fiori bianchi e gialli, thè, camomilla, cenni di miele e dal gusto pulito, elegante e fresco essendo segnato da una piacevole acidità, e discretamente lungo. È di medio corpo, asciutto e presenta piacevoli ritorni floreali nel finale. Ancora in crescita col Frascati Superiore DOC Vigna Adriana 1999, composto da malvasia puntinata e viognier al 65%. Dal colore paglierino tenue e dai bei profumi intensi. Molto elegante al gusto con spunti di fiori bianchi e frutta nel retrogusto.

Ci intratteniamo con i proprietari dell'azienda Giulio Santarelli e la sua signora, Adriana, resi piuttosto inquieti dalla scarsa attenzione che la rappresentanza politica della Regione Lazio, contrariamente ad altre realtà italiane, stava loro dedicando nel contesto della manifestazione veronese. Ci parlano della loro collaborazione con Bernabei (chiamato familiarmente "er professore") e Scienza e delle scelte aziendali, che senza naturalmente abbandonare il Frascati, puntano anche alla sperimentazione. Ecco così il Selve Vecchie 1999, un vino fermentato in barrique che troviamo intenso e maturo olfattivamente, caratterizzato da note di frutta gialla matura e lievito. In bocca è potente e concentrato ma anche di buona finezza, asciutto, etereo, non grasso. Ma è da un viaggio a Sauternes che nacque l'ispirazione per un altro buon prodotto, il Lazio IGT Muffa Nobile 1999. Un vino di 15% gradi prodotto con semillon botritizzato e passato per 9 mesi in barrique nuove. Il vino è di colore dorato e si presenta con profumi intensi marcati dalla vaniglia e da toni balsamici. Non è un vino corposissimo, né particolarmente grasso, ma di discreta eleganza e bevibilità.

"Andai a Sauternes e mi accorsi che il loro clima è peggiore del nostro, la loro concentrazione zuccherina è inferiore del 7% rispetto alla nostra, e quindi... mi venne l'idea mentre sorvolavo il Michigan. Da allora abbiamo avuto molti riconoscimenti, e poi dalle nostre parti già si faceva il Cannellino in maniera simile." Ma non è finita con le sorprese, ecco il Rosathea 1999, un moscato rosa di 15%. "Il vitigno arrivò dal Caucaso e quindi nel Lazio poteva venire meglio che in Trentino. Nelle annate pessime abbiamo concentrazioni zuccherine del 25%, ma si arriva anche al 30%, con produzioni molto basse, di circa 35 quintali per ettaro, a causa dell'aborto floreale." Il colore è rubino spento e nei profumi troviamo la rosa e un piacevole corredo speziato e cenni di cuoio. Al gusto il vino non è troppo dolce, ma ben complesso, etereo, alcolico, veramente a metà strada tra un vino passito e un rosso corposo.

Chiudiamo con una domanda che riguarda il Vigna Adriana: può a rigore essere DOC con tutto quel viogner? "A stretto rigore di bazzica il Vigna Adriana non sarebbe un DOC, e infatti pensiamo di farne un IGT." Il nuovo Vinitaly e' alle porte, chissa' che Vigna Adriana troveremo...

 

Luca Bonci
Riccardo Farchioni
(27/3/2002)

 

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