Andar
per bianchi
Verticali
da brivido
Incontro
con Sergio Molino
Dolciamarone,
Luigi Brunelli e F.lli Tedeschi
Nelle valli del Nord,
rapporto dalla Val D'Aosta
Viticoltori Caldaro
o dell'aerea eleganza
Barolandia... e dintorni/1
Brovia e F.lli Giacosa
Barolandia... e dintorni/2
Marziano Abbona ed Enzo Boglietti
Avanti Roero:
Cascina Ca' Rossa e Cascina Chicco
Valtellina:
robusti valligiani
I nuovi
bianchi del Castello del Terriccio
Un
bianco Friuli
Il mio Friuli:
prima e seconda parte
In archivio:

Speciale
Vinitaly 2000
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Friuli, Alto
Adige, Trentino... sempre lì andiamo a finire, quando si tratta
di bianchi. E invece no, stavolta ci mettiamo d'impegno. Sono certamente
quelle le regioni dei grandi bianchi
italiani ma stavolta vogliamo fare un giro tra gli stand vinitaliani,
in cerca di qualche "perla bianca", con una particolare attenzione
ai produttori che non avendo in "dotazione" territoriale vitigni
autoctoni di grande lustro, non disdegnano i vitigni internazionali: chardonnay
e sauvignon per intenderci.
L'Oltrepò
Pavese non è sicuramente una regione secondaria per la produzione
di questi vini, e da lì iniziamo la nostra scorribanda, con la
cantina Monsupello, di cui assaggiamo lo Chardonnay 2000.
Un vino di 13,5% dal colore paglierino carico e cenni carbonici, dal naso
mediamente intenso di frutta matura (banana) e dal gusto acidulo. Media
la stuttura e buoni il corpo e la grassezza, forse presente un leggero
sbilanciamento sovralcolico. Il Pinot Grigio 2000 presenta
interessanti profumi di agrumi, infuso derbe e cenni di crema pasticcera.
Bella coerenza in bocca, piacevole progressione aromatica e di tenore
acido, fino ad un finale agrumoso. Meno convincente il Sauvignon
2000 con profumi poco espressivi, fa seguire una bocca corta
e carente di acidità. Il Riesling 2000 ha un naso
sfaccettato e ricco di note di crema, vaniglia, cenni di idrocarburi ed
agrumi maturi; in bocca ci pare un tantino spento anche se di buona struttura.
Il Senso 2000, uno chardonnay vendemmia tardiva di dal
colore dorato e dalle brillanti venature verdognole, sfoggia 14% di alcol,
ci ripropone un discreto corredo aromatico in cui spicca l'ananas, la
vaniglia e il biscotto, lo troviamo poi di discreta struttura e segnato
da un bel finale, lungo anche se parecchio terziarizzato. Infine il bell'Oltrepo
Pavese Pinot Nero Nature, dai profumi intensi di crosta di pane, e
dalla bella bocca saporita e coerente.
Dalla
Lombardia alle Marche, con l'azienda Villa Pigna, di cui assaggiamo
il Trebbiano 2000, un vino dal colore paglierino chiaro e dai tipici
sentori di mela. Beverino, poco intenso, con un ritorno fruttato abbastanza
piacevole al gusto. Il Falerio 2000 DOC dei Colli Ascolani è
prodotto con trebbiano al 70% e poi pecorino e passerina in eguali proporzioni,
aggiunti per conferire acidità il primo e amabilità il secondo.
Presenta profumi più intensi e complessi del vino precendente,
sempre fruttati e con spunti cipriosi e cosmetici. Bocca nuovamente semplice,
ma sorretta da una buona vena acida. Due vini onesti, ma dal prezzo molto
interessante (sotto i 5€). Il Ruggiasco IGT 1999 è
invece fatto con chardonnay (70%) e riesling, tenendo una produzione per
ettaro vicina ai 70 quintali. Un vino che ci ha ben impressionato: il
colore è paglierino e al naso si sentono banana, pesca matura,
albicocca. In bocca ha buona succosità, è complesso, e aggiunge
carattere floreale attraverso ondate di lavanda, anche se
ci pare forse un tantino carente in sapidità. Ma passiamo al Falerio
del Colli Ascolani Pliniano 2000, nuovamente un DOC prodotto stavolta
da vigne selezionate e con basse rese. Un prodotto più ambizioso
per cui si effettuano 12/14 ore di criomacerazione e la cui percentuale
di uva pecorino è fermentata in barrique. Dopo l'assemblaggio si
fa poi un affinamento di un paio di mesi sulle fecce. Il risultato è
un prodotto caratterizzato da profumi floreali abbastanza intensi e da
un piacevole gusto fruttato in cui spicca la mela golden. Vivo pieno e
dalla bella beva, lo segnaliamo volentieri anche grazie al sempre buon
prezzo. E concludiamo con il Colle Malerbi 1999, uno chardonnay
in purezza da vendemmia tardiva. Le rese molto limitate in vigna si riflettono
nel prodotto che si presenta con bei profumi di banana e frutta tropicale.
Etereo e suadente, non è grassissimo al gusto, ma pulito e lungo,
segnato da spunti agrumosi e cosmetici. Niente legno in questo vino.
Rimaniamo
nelle Marche per una visita alla Fattoria Il Coroncino. Lucio
Canestrari, romano verace operante nelle Marche, condivide lo stand
con quel giovane vignaiolo appassionato che è Alessandro Pecorari,
invece fiulano verace; sono amici e sono una coppia divertente a vedersi,
tanto stridente è la differenza di accenti e di modi dessere.
Il Verdicchio di Jesi Superiore 1999 ci colpisce in bocca
per struttura, dolcezza, e bei profumi di frutta gialla e cenni di albicocca.
Nel Verdicchio di Jesi Superiore Gaiospino 1998 il 30% sta in legno
undici mesi; al naso mostra profumi intensi di fiori gialli; in bocca
corpo pieno, acidità pungente, bel velluto; leggerissima speziatura
presente nel finale. Infine quello che nella kermesse veronese veniva
presentato come un esperimento e che abbiamo poi trovato nelle migliori
carte dei vini in zona Conero: il Verdicchio di Jesi Superiore Gaiospino
Fumé 1998. Luva sta sulle fecce 24 mesi in botti da 500
litri. Poi va in tonneau di legno luovo: mai chiarificato, né filtrato,
né pompato, si fa apprezzare per profumi di crema, biscotto, cioccolato
bianco. Molto dolce in bocca.
Maculan è una reltà
assai importante della vitivinicoltura veneta, ben presente sui mercati
con una buona varietà di prodotti. Il suo Pino&Toi 2000,
IGT Veneto da pinot bianco, grigio e tocai, non è un vino poderoso,
ma nel suo genere è pulito e gentile, assai espressivo e marcato
da eleganti sentori di fiori, anche se un po' seduto in bocca. Simile
il Breganze di Breganze 2000, un tocai con un 15% di pinot bianco.
Anche qui percepiamo fiori gialli, agrumi maturi e una bella pulizia su
corpo e struttura discreti. Ma passiamo a due Chardonnay, il Riale
1999 e il Ferrata 1999. Il primo, che affina per metà
in barrique nuove, è di colore paglierino carico e sprigiona piacevoli
profumi di frutta gialla matura di grande persistenza che però
fatichiamo a ritrovare al gusto, schiacciati da una presenza del legno
piuttosto dominante. Diverso l'effetto della barrique nel Ferrata, nonostante
questo passi tutto in legno di primo passaggio. La cessione di aromi terziari
è meno smaccata, più delicata e al gusto ritroviamo il frutto
che si era perso nel Riale con un'aggiunta di cenni di miele. L'uva dalla
quale è tratto questo vino è coltivata in vigne ad alta
densità di impianto (10mila ceppi per ettaro), con produzioni di
circa 1 kg di uva per pianta. Questo dimostra ancora una volta come i
risultati dell'utilizzo del legno dipendano in modo cruciale dalla qualità
delle uve e come un buon lavoro in vigna permetta poi di effettuare vinificazioni
più spinte senza perdere il contatto col vitigno.
Terminiamo
con i passiti: il Dindarello 2000, da uva moscato, è di
colore mediamente carico e lo troviamo molto piacevole al gusto. Dolce
e sorretto da un buon equilibrio acido-alcolico, presenta una buona beva
e un quadro complessivo relativamente semplice, con un finale di ritirata
piuttosto rapida. Il Torcolato 1999, vespaiolo passito sui graticci
fino al mese di febbraio che va poi un anno in barrique. È di colore
ambra e si fa notare per profumi complessi ed eterei di confettura di
pesca. Al gusto troviamo qua e là la speziatura, piacevole, su
un bel corpo spiccata complessità, assolutamente non stucchevole
ed un bel ritorno di frutta gialla matura nel lungo finale. Infine un
assaggio di Acini Nobili 1998, ancora vespaiolo passito, che troviamo
floreale delicato ed elegante al naso e che ci esplode dolce in una bocca
pastosa, dolcissima, con l'acidità a vivacizzare la beva. Il frutto
nel finale cede il passo ad un retrogusto assai marcato di tabacco.
Torniamo
in centro Italia, col laziale Castel de Paolis, rinomato produttore
di Frascati che risiede in quel di Grottaferrata. Partiamo subito assaggiando
qualche vino, impreziosito dalle etichette disegnate da Umberto Mastroianni.
Il Frascati Superiore DOC Campovecchio 2000 è il prodotto
più semplice di quelli in assaggio. Dal colore paglierino mediamente
carico, si nota per profumi puliti al naso di infusi derbe, thè,
cenni di miele. Piacevole in bocca. Più intenso il Frascati
Superiore Castel de Paolis 1999 dai profumi intensi di fiori bianchi
e gialli, thè, camomilla, cenni di miele e dal gusto pulito, elegante
e fresco essendo segnato da una piacevole acidità, e discretamente
lungo. È di medio corpo, asciutto e presenta piacevoli ritorni
floreali nel finale. Ancora in crescita col Frascati Superiore DOC
Vigna Adriana 1999, composto da malvasia puntinata e viognier al 65%.
Dal colore paglierino tenue e dai bei profumi intensi. Molto elegante
al gusto con spunti di fiori bianchi e frutta nel retrogusto.
Ci intratteniamo con i proprietari dell'azienda
Giulio Santarelli e la sua signora, Adriana, resi piuttosto inquieti dalla
scarsa attenzione che la rappresentanza politica della Regione Lazio,
contrariamente ad altre realtà italiane, stava loro dedicando nel
contesto della manifestazione veronese. Ci parlano della loro collaborazione
con Bernabei (chiamato familiarmente "er professore")
e Scienza e delle scelte aziendali, che senza naturalmente
abbandonare il Frascati, puntano anche alla sperimentazione. Ecco così
il Selve Vecchie 1999, un vino fermentato in barrique che troviamo
intenso e maturo olfattivamente, caratterizzato da note di frutta gialla
matura e lievito. In bocca è potente e concentrato ma anche di
buona finezza, asciutto, etereo, non grasso. Ma è da un viaggio
a Sauternes che nacque l'ispirazione per un altro buon prodotto, il Lazio
IGT Muffa Nobile 1999. Un vino di 15% gradi prodotto con semillon
botritizzato e passato per 9 mesi in barrique nuove. Il vino è
di colore dorato e si presenta con profumi intensi marcati dalla vaniglia
e da toni balsamici. Non è un vino corposissimo, né particolarmente
grasso, ma di discreta eleganza e bevibilità.
"Andai a Sauternes e mi accorsi che il loro clima è peggiore
del nostro, la loro concentrazione zuccherina è inferiore del 7%
rispetto alla nostra, e quindi... mi venne l'idea mentre sorvolavo il
Michigan. Da allora abbiamo avuto molti riconoscimenti, e poi dalle nostre
parti già si faceva il Cannellino in maniera simile." Ma non
è finita con le sorprese, ecco il Rosathea 1999, un moscato
rosa di 15%. "Il vitigno arrivò dal Caucaso e quindi nel Lazio
poteva venire meglio che in Trentino. Nelle annate pessime abbiamo concentrazioni
zuccherine del 25%, ma si arriva anche al 30%, con produzioni molto basse,
di circa 35 quintali per ettaro, a causa dell'aborto floreale." Il
colore è rubino spento e nei profumi troviamo la rosa e un piacevole
corredo speziato e cenni di cuoio. Al gusto il vino non è troppo
dolce, ma ben complesso, etereo, alcolico, veramente a metà strada
tra un vino passito e un rosso corposo.
Chiudiamo con una domanda che riguarda
il Vigna Adriana: può a rigore essere DOC con tutto quel viogner?
"A stretto rigore di bazzica il Vigna Adriana non sarebbe
un DOC, e infatti pensiamo di farne un IGT." Il nuovo Vinitaly e'
alle porte, chissa' che Vigna Adriana troveremo...
Luca Bonci
Riccardo Farchioni
(27/3/2002)
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