| Dal Vinitaly |
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Andar per bianchi Verticali da brivido Incontro con Sergio Molino Dolciamarone, Luigi Brunelli e F.lli Tedeschi Nelle valli del Nord, rapporto dalla Val D'Aosta Viticoltori Caldaro o dell'aerea eleganza Barolandia... e dintorni/1 Brovia e F.lli Giacosa Barolandia... e dintorni/2 Marziano Abbona ed Enzo Boglietti Avanti Roero: Cascina Ca' Rossa e Cascina Chicco Valtellina: robusti valligiani I nuovi bianchi del Castello del Terriccio Un bianco Friuli Il mio Friuli: prima e seconda parte In archivio: ![]() Speciale Vinitaly 2000 |
Eh sì,
bisogna stare sempre all'erta a Vinitaly, guardare bene cosa c'è
(e cosa succede) negli stand, sui tavoli. Questa vetrina è così
smisurata e le personalità che vi prendono parte così varie
che al di là della "ordinaria" presentazione dei prodotti
spesso ci può essere l'iniziativa originale ed interessante. In
questa tipologia di eventi inseriamo senz'altro due verticali nelle quali
abbiamo avuto la fortuna di "incappare". Non facciamo troppi chilometri verso sud, stesso mare, due regioni che condividono molte cose fra le quali mettiamo anche il Montepulciano d'Abruzzo. Infatti dalle Marche passiamo proprio in Abruzzo, in unazienda che viene considerata un po atipica anche nello stesso panorama regionale. Ci fermiamo nella zona di Torano Nuovo a 15 chilometri da Alba Adriatica, sulle colline della Val Vibrata, a 250 metri d'altitudine in provincia di Teramo. Lo stand è di quelli piccoli, l'azienda familiare e l'accoglienza delle migliori: parliamo dell'Azienda Agricola Emidio Pepe. Una azienda che ha sì solo 8 ettari di vigna, ma che mantiene una cantina con 200mila bottiglie di tutte le annate. Una scelta inconsueta, specialmente pensando che fu iniziata già nel 1967. Da allora in quasi tutte le annate la famiglia Pepe ha messo da parte 30-40mila bottiglie ad affinare, e ora le presenta, giustamente orgogliosa di questa scelta. Grande uva il Montepulciano d'Abruzzo, capace di dare vini corposi e di grande trama tannica, ottimi per l'invecchiamento ma già piacevolissimi in gioventù, col loro floreale spiccato e i larghi sentori di ciliegia.
Passiamo al Montepulciano d'Abruzzo 1983, un po' delusi per non poter assaggiare il 1990 che pare essere una annata grandissima di cui sono rimaste pochissime bottiglie. Il 1983 si presenta con un colore ancora decisamente vivo, e d'altra parte questa annata è stata messa in commercio solo nel 1999. I profumi sono inzialmente minerali, grafitati, poi si sprigionano prugna fresca e bella frutta rossa. Al gusto il vino è nettamente balsamico, fruttato, segnato da spunti un po' acescenti di prugna matura. Ancora ben robusti i tannini. Meno intenso il colore del Montepulciano d'Abruzzo 1982, dai profumi dolci e penetranti, di ciliegia e lacca, molto elegante. Meno complesso al gusto, comunque piacevole nonostante i tannini un po' asciuganti. Ancora diverso il Montepulciano d'Abruzzo 1980, specialmente nel corredo aromatico, dove troviamo sottobosco, funghi, e ciliegia matura, confettura di frutta rossa al gusto. Un miscuglio forse non elegantissimo, specialmente al gusto dove i sentori di fungo secco disturbano il quadro senza comunque rovinare troppo il complesso affresco aromatico. Un'altra grande annata, il Montepulciano d'Abruzzo 1979. Un vino dal colore non vivo, ma di intensità e compattezza impressionante e da profumi egualmente poderosi, che si aprono pian piano su note prepotenti di viola e andrebbero aspettati più di quanto riusciamo a fare noi. Sapido al gusto, etereo e elegante, simile al vino precedente per la complessità aromatica ma pulito e concluso da una carica tannica notevole che si accompagna a spunti di foglia di thè e che è ben sostenuta dal corpo pieno del vino. Più chiaro il colore del Montepulciano d'Abruzzo 1977, ma più acceso. Dopo qualche incertezza iniziale il quadro olfattivo si pulisce su note di caramella di frutta rossa dolcissima. In bocca ha corpo pieno e qua e là ancora qualche sfuocatura sul versante aromatico. Ma i prezzi?, chiediamo. Dipende molto dalle annate, si spazia dai 10 ai 40 euro in vendita diretta, a parte qualche eccezione, come il 1990 che costa infatti 50 euro a bottiglia, più o meno. Già da un po' seguiva attentamente
la figlia servirci in vini, fino al momento si era tenuto in disparte,
ma ecco che ci si avvicina Emidio Pepe, l'artefice di
tutto ciò. Ci si presenta con l'affabilità di contadino
e con l'orgoglio di chi ben conosce i proprio risultati, e col suo piacevole
accento abruzzese risponde alle nostre curiosità. Qual'è
il segreto del suo vino? Come può essere così longevo? "È
il sistema di vinificazione che era già buono, se dopo 25 anni
un vino si beve vuol dire che è fatto bene. Ma si deve anche cercare
l'equilibrio in vigna; la vigna parla il suo linguaggio e va ascoltato!
Dicevano in Regione che il Montepulciano va bevuto giovane e io, per dimostrare
che dicevano fesserie, ho iniziato a mettere bottiglie da parte ... ho
mangiato rabbia, ma ho voluto dimostrare che avevo ragione." È vero, il vino dei Pepe deve essere veramente vivente, e ce lo dimostra il Montepulciano d'Abruzzo 1975, un giovanissimo vecchio, dal colore assurdamente vivo, dai profumi di rosa e dalla bocca fresca di frutta rossa, nera e dalla delicata speziatura. Un altro dei nostri preferiti, intenso e vivace da augurargli altri 25 di questi anni! Luca Bonci
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