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Eh sì, bisogna stare sempre all'erta a Vinitaly, guardare bene cosa c'è (e cosa succede) negli stand, sui tavoli. Questa vetrina è così smisurata e le personalità che vi prendono parte così varie che al di là della "ordinaria" presentazione dei prodotti spesso ci può essere l'iniziativa originale ed interessante. In questa tipologia di eventi inseriamo senz'altro due verticali nelle quali abbiamo avuto la fortuna di "incappare".

Ed è sempre bello poter eseguire degustazioni verticali, sentire come un vino evolve, riconoscere come il clima segna le annate, è forse una delle cose più affascinanti e, purtroppo, meno consuete per l'appassionato. Ma al Vinitaly succede di tutto, anche di trovarsi di fronte a 22 anni di Montepulciano d'Abruzzo o a 13 di Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Il Verdicchio di Jesi dei Fratelli Bucci, risultato dell’assemblaggio di uve provenienti da cinque vigne (21 ettari in tutto; la vigna Villa Bucci sta in zona Montecarotto, le altre in zona Serra de' Conti) è realizzato in acciaio prima e successivamente in botte grande ed è ormai una istituzione: è un vino di grande personalità, perché di grande personalità sono le idee di chi lo fa. L’idea di base, piuttosto controcorrente in Italia, è quella di realizzare un bianco che sappia invecchiare e che con l’età diventi più interessante offrendo un quadro non scontato che vada al di là dei profumi primari.

Addirittura, Ampelio Bucci, uomo dall'autentico aspetto di gentiluomo del vino, ci rivela non essere un entusiasta dei profumi estroversi che sono in generale un punto di forza dei vini bianchi, anzi di considerarli quasi banali. Un vino bianco diventa interessante dunque quando il suo quadro olfattivo si arricchisce di note peculiari date dal tempo rendendolo distinguibile e da ricordare, anche perché l’unica strada percorribile per il piccolo produttore è di rendere il proprio vino riconoscibile.

Naturalmente, questo accade se il punto di partenza è di grande qualità: e questo requisito, non siamo i primi e non saremo neanche gli ultimi a dirlo, nel caso dei Fratelli Bucci, è abbondantemente soddisfatto. Tant’è vero che i loro vini sono garantiti (in senso commerciale) per dieci anni.

Il Verdicchio di Jesi 1999 presenta profumi pungenti di carattere balsamico e di canfora; dopo ossigenazione compaiono più decisi fiori e frutta gialla. In bocca ha bella struttura, è coerente con quanto sentito al naso e di buon dinamismo. Il Verdicchio di Jesi Riserva Villa Bucci 1997 mette in mostra come caratteristica assai evidente una grande complessità del quadro olfattivo che spazia dai fiori bianchi agli agrumi, con profumi dolci e di grande ampiezza. In bocca è di grande grassezza, dolce, pastoso ma anche succoso e fresco.

Ancora indietro nel tempo con un'altra Riserva, il Verdicchio di Jesi Riserva Villa Bucci 1995 con un quadro olfattivo più fruttato e meno floreale che negli assaggi precedenti. Il naso è pervaso di profumi di pesca matura, crema, miele con una nota di canfora sullo sfondo. In bocca è morbido, sicuro nel suo andamento, ricco di freschezza, e si allarga portando ad un finale di grande espressività. Infine, grande sorpresa dal Verdicchio Riserva Villa Bucci 1988, dal colore paglierino carico e dagli intensi profumi di erbe aromatiche, agrumi, note minerali e di idrocarburi; in bocca è vivo, dalla struttura possente e di grande succosità.

Non facciamo troppi chilometri verso sud, stesso mare, due regioni che condividono molte cose fra le quali mettiamo anche il Montepulciano d'Abruzzo. Infatti dalle Marche passiamo proprio in Abruzzo, in un’azienda che viene considerata un po’ atipica anche nello stesso panorama regionale. Ci fermiamo nella zona di Torano Nuovo a 15 chilometri da Alba Adriatica, sulle colline della Val Vibrata, a 250 metri d'altitudine in provincia di Teramo. Lo stand è di quelli piccoli, l'azienda familiare e l'accoglienza delle migliori: parliamo dell'Azienda Agricola Emidio Pepe. Una azienda che ha sì solo 8 ettari di vigna, ma che mantiene una cantina con 200mila bottiglie di tutte le annate. Una scelta inconsueta, specialmente pensando che fu iniziata già nel 1967. Da allora in quasi tutte le annate la famiglia Pepe ha messo da parte 30-40mila bottiglie ad affinare, e ora le presenta, giustamente orgogliosa di questa scelta. Grande uva il Montepulciano d'Abruzzo, capace di dare vini corposi e di grande trama tannica, ottimi per l'invecchiamento ma già piacevolissimi in gioventù, col loro floreale spiccato e i larghi sentori di ciliegia.

Sofia Pepe, figlia del proprietario, radiosa e dai bellissimi colori, ci inizia alla lunga carrellata, partendo, come d'uopo, dall'ultima annata, il Montepulciano d'Abruzzo 1997, di 12%. Il vino è di color rubino-porpora vivo ed è vivo aromaticamente. Speziato e pungente al naso con le sue note di erbe aromatiche e di pepe, ed espressivo in bocca, dove il frutto, vivo e rustico (sentiamo una ciliegia con qualche tendenza alla surmaturazione), è sostenuto da una bella massa tannica, sicuramente presente, ma dalla trama morbida in un bel finale lungo. Passiamo al Montepulciano d'Abruzzo 1995 e già ci imbattiamo in una delle annate che più ci è piaciuta, dal colore un po' meno vivo ma più concentrato. Un'annata sicuramente caratterizzata dal caldo notevole, a giudicare dalla ciliegia che è sotto spirito e dalla prugna cotta che percepiamo al gusto; il tutto messo in mostra con grande classe, piena e piacevole. Diverso, più floreale e balsamico, segnato da note minerali e di ciliegia fresca il Montepulciano d'Abruzzo 1994, che però troviamo anche più astringente e marcato da sentori vegetali meno eleganti.

Chiediamo qualche nota tecnica a Sofia, che ci spiega come le macerazioni varino da anno ad anno in un intervallo che va dai 7 a 14 giorni sulle bucce e come l'affinamento si faccia in cemento. "Poi si va in bottiglia, ad invecchiare, e alla fine si stappa, si travasa per eliminare il fondo e si seleziona il vino migliore."

Passiamo al Montepulciano d'Abruzzo 1983, un po' delusi per non poter assaggiare il 1990 che pare essere una annata grandissima di cui sono rimaste pochissime bottiglie. Il 1983 si presenta con un colore ancora decisamente vivo, e d'altra parte questa annata è stata messa in commercio solo nel 1999. I profumi sono inzialmente minerali, grafitati, poi si sprigionano prugna fresca e bella frutta rossa. Al gusto il vino è nettamente balsamico, fruttato, segnato da spunti un po' acescenti di prugna matura. Ancora ben robusti i tannini. Meno intenso il colore del Montepulciano d'Abruzzo 1982, dai profumi dolci e penetranti, di ciliegia e lacca, molto elegante. Meno complesso al gusto, comunque piacevole nonostante i tannini un po' asciuganti. Ancora diverso il Montepulciano d'Abruzzo 1980, specialmente nel corredo aromatico, dove troviamo sottobosco, funghi, e ciliegia matura, confettura di frutta rossa al gusto. Un miscuglio forse non elegantissimo, specialmente al gusto dove i sentori di fungo secco disturbano il quadro senza comunque rovinare troppo il complesso affresco aromatico.

Un'altra grande annata, il Montepulciano d'Abruzzo 1979. Un vino dal colore non vivo, ma di intensità e compattezza impressionante e da profumi egualmente poderosi, che si aprono pian piano su note prepotenti di viola e andrebbero aspettati più di quanto riusciamo a fare noi. Sapido al gusto, etereo e elegante, simile al vino precedente per la complessità aromatica ma pulito e concluso da una carica tannica notevole che si accompagna a spunti di foglia di thè e che è ben sostenuta dal corpo pieno del vino. Più chiaro il colore del Montepulciano d'Abruzzo 1977, ma più acceso. Dopo qualche incertezza iniziale il quadro olfattivo si “pulisce” su note di caramella di frutta rossa dolcissima. In bocca ha corpo pieno e qua e là ancora qualche sfuocatura sul versante aromatico.

Ma i prezzi?, chiediamo. Dipende molto dalle annate, si spazia dai 10 ai 40 euro in vendita diretta, a parte qualche eccezione, come il 1990 che costa infatti 50 euro a bottiglia, più o meno.

Già da un po' seguiva attentamente la figlia servirci in vini, fino al momento si era tenuto in disparte, ma ecco che ci si avvicina Emidio Pepe, l'artefice di tutto ciò. Ci si presenta con l'affabilità di contadino e con l'orgoglio di chi ben conosce i proprio risultati, e col suo piacevole accento abruzzese risponde alle nostre curiosità. Qual'è il segreto del suo vino? Come può essere così longevo? "È il sistema di vinificazione che era già buono, se dopo 25 anni un vino si beve vuol dire che è fatto bene. Ma si deve anche cercare l'equilibrio in vigna; la vigna parla il suo linguaggio e va ascoltato! Dicevano in Regione che il Montepulciano va bevuto giovane e io, per dimostrare che dicevano fesserie, ho iniziato a mettere bottiglie da parte ... ho mangiato rabbia, ma ho voluto dimostrare che avevo ragione."

E che ragione!, aggiungiamo noi, ma cosa ci dice dell'affinamento? "Lu vino non va bene nelle botti d'acciaio, ci sta male, per isolarsi dall'acciaio si spoglia. Al primo travaso si leva la giacca, poi la camicia, poi resta nudo. Nella botte di cemento si forma uno strato racioso, che resta e fa la casa al vino. Lu vino è nu figlio che nun parla e nun strilla, bisogna saperlo ascoltare. Il vetro poi è l'habitat naturale, la casa justa, il vino è un essere vivente, dalla parte della luce fa lo strato scuro, la racia, è questa che lo protegge."

È vero, il vino dei Pepe deve essere veramente vivente, e ce lo dimostra il Montepulciano d'Abruzzo 1975, un giovanissimo vecchio, dal colore assurdamente vivo, dai profumi di rosa e dalla bocca fresca di frutta rossa, nera e dalla delicata speziatura. Un altro dei nostri preferiti, intenso e vivace da augurargli altri 25 di questi anni!

Luca Bonci
Riccardo Farchioni
(27/3/2002)

 

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