Dal Vinitaly
Vinitaly come occasione d'incontro:
incontro con l'enologo Sergio Molino
 
 
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Incontro con Sergio Molino

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Un bianco Friuli

Il mio Friuli:
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Speciale Vinitaly 2000

Può sembrare strano parlare ancora di qualcosa accaduto a Vinitaly 2001 quando l’edizione 2002 è alle porte. Ma in realtà al centro di questa cronaca non c’è tanto un vino o una serie di vini, o meglio non c'è solo quello, c'è più che altro il racconto di un incontro: e proprio l’incontro a nostro parere incarna lo spirito della manifestazione veronese. Sì, perché a Vinitaly gli spazi sono dilatati, si cammina molto, altre manifestazioni sono più “compatte” e magari meglio congegnate per assaggi “a raffica”, qui conta molto anche il semplice girarsi attorno e la pausa, durante la quale ci può scappare appunto l’incontro interessante, che se per il produttore può essere un nuovo cliente più o meno importante, per noi è ascoltare una voce in più del corale mondo del vino.

E davvero interessante è stato per noi l’incontro con l’enologo piemontese Sergio Molino. Un incontro che si è sviluppato in tre momenti: il primo, casuale, quando abbiamo chiesto di sentire qualche vino attratti anche dal banco ricco di leccornie che lì vicino era stato organizzato. Il secondo ha visto una cavalcata fra vini e prodotti alimentari, che però ha impedito un meditata riflessione sul “re” Barolo. E dunque si è reso necessario un terzo momento, nel quale la cavalcata è stata stavolta fisica ed ha seguito il filo delle aziende seguite più o meno direttamente da questo appassionato “winemaker”, la cui attività sperimentale (si veda anche il sito www.molino.ws) è veramente vulcanica, e ideale per risvegliare una regione, il Piemonte, che a fianco dei grandi risultati che la terra generosamente consente, presenta ancora delle vaste “zone d’ombra” culturali.

"Il mio tentativo è di portare nel bicchiere tutta la qualità dell'uva, perdendo il meno possibile in fase di vinificazione ed affinamento”: così si potrebbe riassumere la filosofia di Molino, e sembra una frase fatta, mentre invece si traduce in mille conseguenze ed azioni: innanzitutto nel maniacale controllo della maturità, delle modalità e dei tempi di trasporto dell’uva, della sua cernita e pigiatura. In vinificazione poi significa superare mille momenti critici, minimizzando i travasi, le chiarifiche, i filtraggi...; alla lunga richiede pignole vinificazioni separate a seconda delle esposizioni e dei terreni anche nell'ambito di uno stesso vigneto. Ma non basta: arriva ad esigere una accurata selezione massale di nebbioli dalle doti particolari, trattamenti delle botti innovativi e studiati al millimetro, addirittura la cura di enzimi scoperti nei vigneti o in cantina e riprodotti...

Ma ripartiamo dal primo incontro: chiediamo di sentire la Barbera 1999 di Franco Conterno e ne sentiamo l’olfatto caratterizzato da profumi di frutta cotta con qualche accenno di rusticità; al palato percepiamo ancora toni confetturati e note di cioccolato, in una bocca che è comunque densa e strutturata. Le caratteristiche di grande maturità espresse dal frutto di questo vino sono il segnale della scelta di raccogliere l’uva a maturazione piuttosto spinta. Il secondo vino che assaggiamo è il Langhe Nebbiolo 1999, dello stesso produttore: ancora frutta matura (non surmatura stavolta) bene evidenziata al naso, bella morbidezza in bocca. “I toni di grande maturità in bocca tendono a stemperarsi con l’invecchiamento”, ci spiega Molino: al momento di assaggiare il Barolo Riserva Munie 1996 ci diamo appuntamento per l’indomani.

E l’indomani, con più calma, seduti, abbiamo una vivida percezione della multiforme attività di Sergio Molino, perché siamo circondati da produttori di vino, ma anche di ottimi salumi, di prodotti alimentari di qualità e dolci dai sapori intensi. Certo, ognuno ha il suo carattere e la sua vivacità un po’ “verace” che rischia di entrare in conflitto con i discorsi sul vino che cercano per quanto possibile di andare al cuore delle cose. Tutto quello che ci ruota attorno si riassume nell’Associazione Le Tre Colline (che quest’anno parteciperà al Pro-Wein di Dussendorf, al Vinova di Vienna ed al Salone del Vino di Torino), sotto la quale vengono presentati vini di aziende quali Franco Conterno, Penna Luigi e Figli, Francone, e prodotti alimentari (salumi e formaggi piemontesi, torte di nocciola tonda gentile "senza farina", cugnà e confetture prodotte dagli Agriturismo Gallo di Cortemilia e Il Portichetto di S. Damiano d'Asti).

Ma andiamo avanti, assaggiando per iniziare il Langhe Arneis 2000 di Penna Luigi e Figli. È un vino fresco, fruttato, semplice e leggero. Dall’Azienda Agrituristica Il Portichetto sentiamo poi un vino a base di Roero e Favorita, più espressivo, dolcemente aromatico nei suoi sentori di fiori gialli, thè e camomilla; ricordiamo poi una bellissima mostarda di frutta. Molto soddisfacente ricordiamo poi il Langhe Chardonnay Gallina Vigna delle Rose 1999 di Antichi Poderi dei Gallina, dall’olfatto fresco e penetrante di fiori e di mela, in bocca strutturato e saporito. Altro Langhe Chardonnay 1999 è quello di Franco Conterno, dal colore paglierino carico, con un naso ed una bocca marcati dalle speziature del rovere. Più fresco ed equilibrato ci è sembrato il suo Langhe Chardonnay 2000.

Torniamo ora a Penna Luigi e Figli, del quale sentiamo il Dolcetto D’Alba Galante Superiore 1999, dai bei profumi di viola, amarena matura e prugna. In bocca ha un bel frutto concentrato ma non è grassissimo, con un tannino ancora da smussare. Nel 2000 un 10% di massa fatta maturare in legno conferisce al vino maggiore morbidezza e rotondità, in un ambito di bei profumi di frutta rossa e nera matura. La Barbera d’Alba N’Giolina 1999, affinata in barrique, ci si presenta con un olfatto incentrato sui registri floreali e della amarena matura, elegante e con qualche cenno di austerità. Molto bella anche la Barbera d’Alba N’Giolina 1998, ancora dalle belle note di amarena matura e dolce e con qualche sfumatura liquiriziosa.

Torniamo ai vini di Franco Conterno con la Barbera d’Alba Vigna Pugnane 1999, dai profumi di ciliegia molto matura ed una bocca morbida; il Langhe Nebbiolo Vigna Mesdì 1999 si beve molto bene, con la sua rosa appassita e la ciliegia dolce che pervade un naso molto espressivo. Il Barolo 1997 presenta gli stilemi dell’eleganza, con ampii profumi di rosa, e una freschezza in bocca con qualche tannino ancora da arrotondare. Il Barolo Vigna Bussia Munie 1996 ha colore più fitto, i profumi hanno qualche cenno maggiormente evoluto e con note di frutta rossa molto matura: è sicuramente più pieno e concentrato. Ricordiamo poi con piacere il Barbaresco I Patriarchi 1997 di Francone dalla grande ampiezza e dalla piacevolezza immediata fatta di una frutta rossa fresca soprattutto all’olfatto.

Ma è al terzo incontro che ci facciamo una bella cavalcata alla ricerca del re dei vini piemontesi, magari con qualche digressione. E qui ci sarebbe da sbizzarrirsi, visto il numero di aziende seguite da Molino: oltre a quelle già citate c’è il “fiore all’occhiello” Andrea Oberto, ci sono Enzo Boglietti da La Morra; Cascina Adelaide, Cascina Ballarin e Cascina Morassino da Barolo, La Morra e Barbaresco rispettivamente; l’azienda Le Baccanti di Franco Cazzulo, produttore di un Erbaluce che ci dicono veramente notevole; i giovani da tener d’occhio Gianni Doglia (Castagnole Lanze), Giuseppino Anfossi (azienda Ghiomo), Osvaldo Viberti (La Morra), Enrico Rivetto da Alba, Mario Gagliasso ancora da La Morra; i Fratelli Viberti autori di belle Barbere, i Viticoltori Associati di Calamandrana, che, pur essendo una grande realtà, riescono a sfornare prodotti di buon livello. E l’elenco potrebbe ancora continuare.

Ma la fretta è purtroppo tiranna, e iniziamo il nostro tour da Enzo Boglietti, che ci presenta, sempre sotto la guida di Molino, due impostazioni di Barolo: il Barolo Brunate 1997, che va in botte da 20 ettolitri, ed ha un colore rubino abbastanza fitto e suadenti profumi di rosa appassita e fiori secchi; in bocca ha anche una bella frutta rossa fresca, un tannino vivo e di bella grana in un finale ampio anche se non lunghissimo. Il Barolo Vigna Case Nere 1997 ha colore più cupo, meno fiori e più frutta matura al naso. In bocca è concentrato, prestante sul versante aromatico, e lungo su una bella scia finale fatta di frutta fresca.

Passaggio da Cascina Adelaide, dalla quale sentiamo il Langhe Rosso 2000, 60% nebbiolo e 40% barbera, parte in botte grande e parte in barrique. Al naso ha profumi compatti ma un po’ restii ad aprirsi di frutta rossa, soprattutto amarena. Anche in bocca mette in evidenza un bel frutto, è concentrato su note di frutta molto fresca. Il Barolo Cannubi Preda 1997 ha colore rubino di media intensità e delicati caratteri floreali e minerali al naso. In bocca non mostra grande struttura, comunque un bel corredo fruttato.

Cascina Ballarin ci propone il Barolo Bricco Rocca 1997, con un bel colore granato di media intensità e tipico esponente vino elegante che proviene dalla zona di La Morra: fiori e frutta rossa di grande persistenza ed ampiezza sia al naso che in bocca. Molto buono è il Barolo Bussia 1997, floreale con bella dolcezza, complesso, con note di ciliegia e in bocca bel corpo, dolcezza e carattere.

E terminiamo nel sorvegliatissimo “bunker” di Langa In, dove incontriamo i bei vini di Andrea Oberto, come si diceva prima fiore all’occhiello della nostra “guida” dal 1996: il Barolo Vigneto Rocche 1997 ha un olfatto di grande piacevolezza ed estroversione, fatto di viola ed amarena con una velatura dolce. In bocca è fruttatissimo, con una tenuta aromatica costante fino ad un finale ancora fruttato, fresco e di grande ampiezza. Il Barolo Vigneto Albarella 1997 è ancora piuttosto chiuso all’olfatto, anche se con l’ossigenazione si apre su note dolci di bella ciliegia. In bocca è succoso, di grande bevibilità con bei toni di caramella di frutta rossa, anche se con meno struttura e concentrazione dalla sua.

Ed il saluto a Sergio Molino costituì la chiusura della nostra Vinitaly 2001; ricordando il suo incontro attendiamo l'edizione 2002.

Riccardo Farchioni
(13/3/2002)

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