| Appunto (d)al Vinitaly di Fernando Pardini |
Dolciamarone: |
Andar per bianchi Verticali da brivido Incontro con Sergio Molino Dolciamarone, Luigi Brunelli e F.lli Tedeschi Nelle valli del Nord, rapporto dalla Val D'Aosta Viticoltori Caldaro o dell'aerea eleganza Barolandia... e dintorni/1 Brovia e F.lli Giacosa Barolandia... e dintorni/2 Marziano Abbona ed Enzo Boglietti Avanti Roero: Cascina Ca' Rossa e Cascina Chicco Valtellina: robusti valligiani I nuovi bianchi del Castello del Terriccio Un bianco Friuli Il mio Friuli: prima e seconda parte In archivio: ![]() Speciale Vinitaly 2000 |
L'ultimo sussulto dalla ribalta veronese, quando ormai calavano le luci della sera, me lo ha provocato - guarda un po' - la squadra di casa, scaligera ospitante, che io comprendo in un sol nome, che è nome di terra: Valpolicella, ossia valle di celle, intese come cantine. Di questo incontro e dei sussulti vi voglio qui raccontare. Per chiudere il percorso, l'ennesimo, ancora una volta denso di sorprese, conferme, ammiccamenti e amori, passeggeri o duraturi, che trovano oramai nella kermesse "vinitaliana" la vetrina più insigne per quantità e qualità di occasioni. E che sussulto! di quelli che più ci penso e più mi par di aver scoperto un mondo nuovo, ancor oggi che son passati sei mesi da quei giorni là. Un mondo di cui fino ad allora ne avevo soltanto percepito la presenza, annusato gli umori; mai propriamente conosciuto, tanto meno fatto proprio. E pensare, rilassato com'ero, che neanche mi immaginavo di sussultare!
Alla luce dei fatti accorsi e delle sensazioni provate vi dirò che tal mondo neanche adesso mi appare adeguatamente compreso e conosciuto, ci mancherebbe altro (anche se i sussulti restano, eccome!), ma è pur vero che un flash potente e suadente come quello avuto quel giorno mantiene tracce profonde, oltre che memorie, nell'animo del piccolo degustatore errante. Soprattutto da che quella sera - dopo tanto tempo - il piccolo degustatore errante ha riassaporato la meraviglia. È stato così che, all'improvviso - io solo soletto a meditar di vini di Valpolicella, accomodato e rilassato in climi accoglienti che vi immaginate - una luce si è accesa: vivida, clarissima, brillante, assolutamente pura e trasparente, era l'aura del vino perfetto, che ti seduce e ti rapisce, beatamente ti inquieta, ti circuisce e ti trasporta là dove parole come rotondità, armonia e sfericità sono - finalmente - concetti della mente e non astruse elucubrazioni; là dove - parrebbe impossibile - le sensazioni dello straneamento e del piacere, forti e prepotenti, attinenti sia alla nostra animale fisicità che al nostro intimo di psiche, non riesci più ad esprimerle con le parole e i suoni (o forse che gli straneamenti e i piaceri veri non vogliono parole e suoni?) eppure sono tutte lì per te. Così, niente di più bello e calzante, per sintesi e significato, per intimità diffusa - non suono di parola ma immagine, badate bene! - ho pensato trasporsi in quel vino se non la pacifica figura di un cerchio. Sì, un semplice cerchio, nella apparente fredda sua rappresentazione geometrica quale luogo di punti (infiniti a ben vedere!) che "girano intorno" - stessa distanza - ad un punto fisso chiamato centro. Sei tu il punto fisso, greve eppur pensante, ricettivo e sensibile quanto basta per apprendere e farti confondere; è lui, con le infinite sue sfumature, equidistanti nel senso di "paritariamente meravigliose e pregnanti", a girarti intorno, a confonderti. Nell'approssimazione approssimativa dell'occhio, del naso e della bocca te lo immagini, te lo odori e te lo gusti come un unicuum, come una linea sola, circolare e continua, fatta di sensazioni minute ma compiute, a disegnarti l'elezione e il privilegio di un assaggio, di un vino, che mai smetteresti di incontrare e reincontrare, oggi come domani, per solo riprovare a disegnare un nuovo cerchio, rosso vivo, nelle pagine dei sensi. Ancora tu al centro, ancora lui tutt'intorno, diverso e nuovo: una geometria liquida dissolta in un sorriso. Senza tempo. Ma che vino è - vi domanderete!? - da spingerti a biascicar di sentimenti e zoppicante poetare? Beh, per arrivarci vi devo raccontare il percorso vinitaliano, affrontato insieme ad alcuni dei protagonisti dell'enologia veneta che più hanno contribuito al blasone e al mito amarone. Per arrivarci vi devo fornire frammenti di un viaggio che definirei iniziatico. È stato un apprendimento condensato, lesto ma toccante; fulminante quanto basta per suscitare ammirazione e curiosità, sfiorare sensibilità e predisporre gli animi (le menti) a saperne di più. A confondersi cioè. Ricordo molto bene che è stata una delle poche volte - da quando assaggio vini in maniera consapevole - in cui la percezione che ho tratto dall'incontro con il vignaiolo (la vignaiola), intuibile dai modi, dai gesti, dallo sguardo, dalla predisposizione alla comunicazione e al trasporto che vedi in lui (in lei), si è tramutata in altrettante limpide caratteristiche, corrispondenti, nei vini che ho bevuto.
Forse sarà che il ghiaccio si era rotto, o che Luigi Brunelli, da Corte Cariano, due o tre parole le ha dette, fatto sta che altro effetto ha sortito ai miei sensi l'Amarone Classico Campo Inferi 1997: composito, fitto e peculiare nel quadro aromatico, molto comunicativo nella sostanza. Ad una bocca potente e arcigna per materia e concentrazione, ho scoperto corrispondere un incedere elegante e sfumato, sì da compiacermi a lungo in quelle pieghe, sia pur avendo a compagna quella austerità di fondo che, a questo punto, non posso non definir tipica, impronta della casa, o di terroir, o chissà cos'altro ancora. Ho compreso comunque la serietà e la determinazione, soprattutto in vigna, nel trattar di corvina, rondinella e pure molinara. Ho imparato il vigore e la forza, finanche gli spigoli, di quei vini caratteriali e potenti. Forse, solo un po' troppo silenziosi.
Fernando Pardini
|
| Prima pagina | L'articolo | L'appunto al vino | Rassegna | In dettaglio | Sottoscrivi | Collaboriamo |