Andar
per bianchi
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Dolciamarone,
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Nelle valli del Nord,
rapporto dalla Val D'Aosta
Viticoltori Caldaro
o dell'aerea eleganza
Barolandia... e dintorni/1
Brovia e F.lli Giacosa
Barolandia... e dintorni/2
Marziano Abbona ed Enzo Boglietti
Avanti Roero:
Cascina Ca' Rossa e Cascina Chicco
Valtellina:
robusti valligiani
I nuovi
bianchi del Castello del Terriccio
Un
bianco Friuli
Il mio Friuli:
prima e seconda parte
In archivio:

Speciale
Vinitaly 2000
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Il
percorso
Continuiamo ordunque, per terminarlo alfine, il personale viaggio primaverile
in terra "virtuale" di Friuli presentando tre vignaioli con i quali abbiamo
inteso spostare il baricentro geografico, che ha dimorato nel Collio per
tutta la prima puntata, fin nell'Isonzo e nei Colli Orientali. Di nuovo,
sono cantine queste con le quali ci è piaciuto particolarmente
soffermarci, per ascoltare, annusare, imparare una volta di più
la variegata proposta vinicola e umana offerta dalle terre che soglion
rappresentare, ancora una volta rivelate nella loro veste più nuova:
presente e futuro di vigna.
Mauro Drius
La cantina
ha sede a Cormons, celebre spartivigna tra le zone del Collio e dell'Isonzo
e Drius per di più non sfugge alla regola di possedere qualche
ettaro nel Collio, alle pendici del Monte Quarin, e qualche altro nell'Isonzo,
nella fascia pedecollinare di Cormons appunto, per un totale di circa
11 ettari vitati. Mauro Drius è ancora giovane, ed anche simpatico,
e riprende la tradizione familiare di viticoltore, alla ricerca costante
della tipicità e del carattere per i propri vini ai quali - ci
confessa - gli piace conferire soprattutto piena riconoscibilità
aromatica, che io definirei - visti gli assaggi - aerea soavità,
senza spingere troppo sull'acceleratore delle iper concentrazioni, delle
struttura marcate, dei grandi numeri da competizione.
Qui ci guida ad un'assaggio che, almeno per una volta, nonostante il tempo
(sempre sul collo e tiranno) posso definire variegato ed esaustivo, più
che in altre occasioni. La piacevolezza di tale compagnia, umana e vinosa,
non si pu˜ di certo negare. L'Isonzo Tocai Friulano Drius 2000
è nitido e assai denso nel suo giallo paglierino. I profumi sono
intensi, ben disegnati sulle note fruttate - vi scorgi la mela - e sui
risvolti minerali, con striscia di lievito presente. In bocca è
coerente, saporito, sapido e regala sensazioni gustative "dolci". Non
molto caldo né possente gode di estremo equilibrio e regala un
bicchiere piacevole, già in beva.
L'Isonzo Pinot Bianco Drius 2000 è giallo nitido e luminoso,
di media densità. Ai profumi netti e precisi, con fragranze di
pesca e fiori bianchi, finanche vegetali e sui lieviti, unisce una bocca
sapida, di medio corpo, composta, pulita e pure saporita. Un vino che
non richiama possanza, ma vuole delicata, spensierata e leggera beva.
Solo un po' sottile. Invece l'Isonzo Sauvignon Drius 2000 ha un giallo
non tanto carico ma profumi invitanti, su base composita ed amalgamata,
fini nel loro complesso. Belle le nuances minerali. In bocca è
salino e saporito ma mancano la continuità, lo spessore, la piena
avvolgenza gustativa che gli esempi migliori del genere sanno offrire.
Di certo, aromaticamente è molto buono.
Piccola
verticale poi per quanto riguarda l'Isonzo Bianco Vignis di Siris,
un uvaggio a base tocai (50%) pinot bianco e sauvignon, che deriva dal
toponimo Siris - il posto in cui sorgono i vigneti - e di cui una parte
di massa affina nel rovere per un tempo di circa 5 mesi. Il Vignis
di Siris 2000 è giallo chiaro e abbastanza denso. Al naso è
elegante di spettro e abbastanza equilibrato nella proposta, giocata com'è
su un fitto melange di frutta a polpa bianca e gialla, essenze vegetali
e minerale. In bocca è sapido e secco, non tanto comunicativo né
espansivo, quasi dovessimo attenderlo ancora per avere rotondità
e avvolgenza. Buoni i ritorni sul frutto. Rovere pochissimo influente.
Il Vignis di Siris 1999 mostra un colore più vivido e carico
rispetto al fratello minore nonché una discreta consistenza visiva.
Sicuramente più ampio e disteso lo spettro aromatico che ti si
offre, variegato, non banale ma peculiare a cui aggiungiamo un palato
sapido, ancora fresco, coerente e di peso, con ritorni ed accenti roverizzati
ben fusi e mai ammiccanti.
Infine eccovi un vino da tenere a mente, per il quale mi sono opposto
con fermezza - quasi che il mio parere contasse più di tanto! -
all'idea di Mauro che il vitigno che lo anima potesse essere il primo
ad essere estirpato per contenere la varietà della proposta, una
delle caratteristiche, la varietà (nel bene e nel male), della
produzione vinicola friulana tutta. Ma bisogna dire che d'altra parte
è stato Mauro stesso che mi ha spinto all'assaggio, forse conscio
in cuor suo che la cosa non s'avrà da fare. Tant'è. Me ne
rallegrerei. Il Riesling Drius 2000 si presenta giallo paglia scarico
e ci regala un'approccio olfattivo pregnante e fine, ben legato tra la
base vegetale, un po' acerba ancora - pensate che io ci sento odor di
basilico - ed il fruttato tipico del vitigno, leggi la pesca.
In bocca è di bella presenza, secco, fresco, balsamico, con un
corpo da mostrare. Lì offre sviluppo dignitoso e sensazione di
generalizzata gradevolezza, non così usuale da incontrare nei riesling
italiani. E per questo mi piace. Certo che i cugini alsaziani forse gli
rimprovererebbero uno stile fatto per piacere, per neofiti e non per puristi,
per coloro cioè che idolatrano il riesling di terroir, dal portamento
regale, dalla eleganza infusa, magari da scoprire ed ammirare con gli
anni e l'affinamento. Signori, comunque la pensiate, questo è un
riesling giovane e bello, ora, che resta e resterà da buon ricordo,
come la stretta di mano e il sorriso gentile di Mauro Drius. Semplicemente.
Daniele Zof
Ancor più
giovane ci appare Daniele Zof, autoctono di stirpe secolarmente stanziale,
che su al Corno di Rosazzo fin dal 1985 coltiva e coccola 15 ettari di
vigneto per dare vita, linfa e storia all'azienda omonima. Tre espressioni
vinose per tre percorsi nei Colli Orientali ho voluto intraprendere e
ascoltare, con la possibilità, simpatica ed istruttiva, di assaggiare,
volendo, due annate consecutive di uno stesso vino.
Il Tocai Friulano Zof 2000 è di un giallo assai nitido e
bello, con riflessi verdognoli che rimandano al topazio. I profumi sono
ben espressi, di discreto frutto, con impulsi verdi di salvia e di uva
matura, fini. In bocca è coinvolgente e gentile allo stesso tempo,
pieno nel corpo e comunicativo nell'approccio e si concede con degna espressione
aromatica, dal retrogusto ammandorlato tipico e soave. Buon vino. Il COF
Tocai Friulano Zof 1999 invece è più nitido nel giallo
paglia con cui ti si presenta all'occhio. Intenso al naso, offre spunti
peculiari su striscia di lievito ancora presente, che rimandano al fiore
di ginestra selvatica, alla frutta secca, al minerale. In bocca è
preciso, netto, pulito, molto accattivante e saporito: c'è coerenza
oltre la nitida espressione varietale. Da rimembrare.
Il COF Pinot Bianco Zof 2000 è giallo/verdolino lucido e
regala profumi limpidi di fiori bianchi e frutto di pesca, di buone espressione
e gentilezza, che si addicono ad un vino delicato. In bocca è fresco,
equilibrato, di medio corpo e portamento, comunque di precisa armonia.
Da sorseggio leggero e leggiadro, io lo vedo così, senza miracoli.
Il giallo paglierino del COF Sauvignon Zof 1999 invece non è
carico ma limpidissimo e abbastanza consistente, quello sì. I profumi
intensi e pungenti sono nitidi e fini e vi riconosci frutto e vegetale
in convincente melange, pure elegante. In bocca ben si esprime, di finezza
sua propria, di delicata ma sentita spalla, ché lo senti spingere
ancora. Possiede dei numeri. Il fratello minore, con cui chiudiamo la
partita, e che si chiama COF Sauvignon Zof 2000, offre un quadro
aromatico meno espressivo e comunicativo giocando più in profondità.
Buona la struttura di bocca che si adagia forse troppo sui toni morbidi,
senza spinta né contrasto come ci si attenderebbe.
Questo ultimo assaggio, inferiore alla media, non ci sconforta affatto
ché abbiamo scoperto e intuito passioni, estro ed anima di vignaiolo,
che si traducono spesso, e si tradurranno- ne siamo convinti- in crescente
visibilità ed apprezzamento per i propri vini, che in buona sostanza
aspirano, anzi ammiccano di già, allo spirito di terra.
Masut Da Rivè
Simpatico
davvero, e non scontato, nominare l'azienda agricola con il soprannome
popolare della famiglia. Così han fatto i Gallo, storici di Mariano,
in pieno Isonzo friulano. Inutile rimembrare le ragioni ed i perché:
il nome e l'intento ci appaiono belli così. Eppoi a ben vedere,
assolutamente non scontato è pure l'indice di gradimento mio personale
che vi esprimo d'appresso, sia pur mutuato da assaggi parziali e non esaustivi:
eccelso! Scomodo l'aggettivo perché sono stato fulminato, e quando
uno rimane fulminato, in senso buono, scomoda aggettivi. Anche pesanti.
Il giovane Fabrizio Gallo, che conduce enotecnicamente l'azienda e rappresenta
il futuro, mi guida all'assaggio su percorso da me suggerito, e il padre
Silvano, iniziatore della Masut "moderna" fin dal 1979, si inserisce sovente
con bonario e placido eloquio, mai sopra le righe, dal garbo contadino.
Il
primo lampo ti arriva quando ammiri il Pinot Grigio Masut Da Rive 2000
scorrere e placarsi nel bicchiere: giallo di veste, nitido, di percepibile
densità. Al naso sprigiona intensità e fragranza innegabili
con frequenti rimandi verdi e balsamici di sentita presenza e freschezza.
In bocca si concede stupendo e vivido nella progressione, lungo, pregnante,
dai riflessi dolci e dall'incedere sicuro, strutturato, armonico, di già.
Il lampo da ko segue di poco il primo lampo: il Pinot Grigio Masut
Da Rive 1999 è uno dei migliori pinot grigi da me assaggiati
negli ultimi anni di viaggi e meditazioni consapevoli attorno al vino:
il suo giallo alla luce assume sfumature verdognole, è nitido,
riflettente, assai denso. I profumi inebriano per straordinaria fittezza
e profondità, per carattere, freschezza balsamica, calore. In bocca
ha passo superiore, è sostanzioso, vegetale, terroso, vivido, eccezionalmente
varietale. Rotondo e bellissimo.
Il Pinot Bianco Masut Da Rive 2000 è giallo paglia netto
e sfodera gamma aromatica un po' troppo sfumata e sfuggente su impronta
floreale di media gamma ed intensità. In bocca si rifà ampiamente
concedendosi pieno, sapido e dolce con finale dignitoso su retrogusto
di mandorla . Fine, pur senza risplendere. Il Pinot Bianco Masut Da
Rive 1999 è più espressivo e composto nei profumi, oltremodo
eleganti e fragranti nella base floreal fruttata, con toni di lievito
ancor presenti. In bocca è gentile ed aggraziato, e pur non potendo
contare su una struttura superiore nè grassa trova passo e continuità
che non fanno dimenticare affatto questo buon bicchiere friulano. Forse
non è estremamente focalizzato, né focalizzabile.
Il Sauvignon Masut Da Rive 2000 è giallo/verde nel suo apprezzabile
cromatismo, di sentita densità. Al naso è intenso ed elegante,
estremamente suadente e convincente nella proposta e nella progressione:
frutta matura, nuances vegetali mai statiche eccetera. In bocca è
sapido e di corpo, di grande e sostenuta struttura su nerbo acido vivido.
La spalla, ovviamente, è larga. Evolverà molto bene. L'Isonzo
Sauvignon Masut Da Rive 1999 è più equilibrato e disteso
nel quadro olfattivo e per tal ragione più nitido è l'approccio,
oltremodo complesso ed intrigante. Qui non vi percepisci alcuna smaccatezza
né ingessamento varietale troppo spinto bensì melange fitto
di erbe, ortica e peperone. In bocca procede continuo e vivo, con sostanza
tendenzialmente morbida, con persistenza aromatica lodevole ed affascinante.
Vola alto questo bianco isontino, vola accanto al cielo. Anzi, insieme
ad esso.
fp
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