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Speciale Vinitaly 2000

La Valle d'Aosta, per quanto piccola e montuosa, possiede una produzione vinicola non trascurabile. Eredità, qui, come in altre valli alpine, della caparbietà con cui per secoli si è lavorato la terra tentando di sfruttarne ogni più piccolo e inaccessibile lembo, e della lunga opera di selezione mirata alla ricerca di viti adattabili alla rigidità climatica. Grazie a ciò la Valle si può ora fregiare dei vigneti più alti d'Europa, quasi 1.200 metri sul livello del mare.

Al Vinitaly, se confrontata coll'immensità delle sezioni dedicate a regioni quali la Toscana o il Piemonte, la microscopica cittadella valdostana sembra veramente poca cosa, ma ripaga largamente il visitatore che vi si inoltra.

Veniamo presi in consegna da Mirko Vevey, produttore valligiano e guardia forestale, che con fare gentile illustra le caratteristiche dei vini suoi e di altri produttori. E si parte dal nord della valle, la regione del Blanc de Morgex e de la Salle, vino prodotto con l'uva omonima da viti talmente resistenti da poter appunto fruttificare oltre i 1000 metri di altezza. Viti dal ciclo vegetativo cortissimo, per sfuttare la breve estate alpina, e molto antiche oltretutto, visto che la fillossera non le attaccò per ragioni climatiche e che, anche oggi, si piantano senza portainnesto.

Il primo vino che assaggiamo proviene proprio da questa zona e dall'azienda Vevey Albert. Il Blanc de Morgex et de la Salle 1999 è l'unico vino prodotto dall'azienda, per un quantitaivo di sole 5000 bottiglie. Al colore è paglierino tenue e sprigiona eleganti aromi di fieno e pepe bianco con qualche spunto agrumoso e citrino. Al gusto lo troviamo fine, non molto strutturato, piuttosto delicato e ancora piacevole sul versante aromatico nel quale si ritrovano ancora spunti floreali, agrumosi, arricchiti da note di frutta tropicale. Un vero gioiellino questo vino, prodotto con ostinazione, diremmo, visto che l'ettaro di vigna che fornisce l'uva è diviso su ben undici appezzamenti diversi! Nonostante la fatica evidente che sta dietro al prodotto, lo si trova a meno di 20.000 lire sullo scaffale.

Passiamo al Blanc de Morgex et de la Salle 2000 di Pavese Ermes, un vino dal color carta, 11% alcolici e profumi abbastanza intensi, più dolci e giocati tra i fiori e gli agrumi. Anche al gusto l'aromaticità è il tratto dominante, dominata dalla frutta matura e sorretta da un corpo medio. L'acidità del vino è assai evidente, conferendo succosità, e qui interviene di nuovo Vevey per manifestare la sua contrarietà ad andare troppo verso i gusti del cliente: "Questa acidità è la caratteristica dei nostri vini, se deacidificassimo perderemmo tipicità e aromi." Magari sentissimo fare queste affermazioni in tutta Italia!

Les Crêtes è sicuramente una delle aziende più famose della valle e assaggiamo due dei suoi prodotti internazionali, Lo Chardonnay 2000 e il Pinot Noire Vigne de la Tour 1999. Il primo vino si presenta paglierino scarico e emana delicati ma penetranti aromi di fiori bianchi, sentori di cipria e note minerali di bella intensità e persistenza; al gusto esplodono gli agrumi dolci e la frutta bianca e gialla matura. Una beva saporita in tutta la sua durata, lunga e elegante. Il Pinot Noire è tipicamente rubino chiaro, anche se assai vivo. È aromaticamente molto intrigante: al naso colpisce per le sue note di caramella di ciliegia molto eleganti e persistenti; si allarga poi al gusto dove dà anche una grande sensazione di morbidezza ma è anche vivo e succoso ed è caratterizzato da un lungo finale che mette in mostra un bel corredo di erbe aromatiche (prezzemolo, basilico) e spezie (pepe).

Ma torniamo ad uve meno conosciute, col Petite Arvine 2000 dell'Institute Agricole Regional. Un bianco da 13% prodotto intorno ad Aosta a partire da un vitigno svizzero. Di colore paglierino tenue, sprigiona intensi profumi di fiori e erbe, con coloriture vegetali. Al gusto è aromaticamente meno esaltante, comunque è un vino dolce, morbido e pulito.

Discendendo la valle assaggiamo il Vin de la Sabla 1999 di Costantino Charrere composto da un uvaggio che vede predominante il petit rouge. Questo rosso, tipico di una piccola area, è di un bel colore rubino limpido e brillante ed emana accattivanti profumi vinosi ricchi di sfumature (lampone, caffè) e speziati. In bocca il vino ha buona struttura, qualche tono vegetale, una beva gagliarda e succosa caratterizzata da una certa zuccherosità. Bella la morbidezza e la rotondità dei tannini e particolari i toni tostati che sono tipici delle uve, considerando che il vino non vede legno.

Ringraziamo il gentile Vevey che ci lascia nelle mani di un nuovo cicerone, Renato Anselmet titolare dell'omonima azienda. Ci siamo spostati ancora più a sud e qui inizia il regno dei pinot neri, così assaggiamo il Vallée d'Aoste DOC Pinot Noir 1999. Prodotto in 25.000 bottiglie da vigne che sfiorano i 750 metri di altezza questo vino è il frutto di una precisa scelta aziendale, iniziata 12 anni fa con l'impianto di tre diversi cloni su vigne ben esposte a sud. Impianti coraggiosi, che ci piacerebbe veramente visitare: 10.000 piante per ettaro su terreni con pendenze del 45%! Il colore del vino è rubino deciso, a testimonianza dei due rimontaggi giornalieri in fermentazione e del passaggio di 8 mesi in barrique. Il colore è rubino di media intensità e brillantissimo; i profumi sono discretamente varietali con supremazia dei toni floreali tra cui riconosciamo evidente la rosa. Non sarà certo di un Pinot di Borgogna, visto che specialmente dal punto di vista aromatico notiamo una complessità limitata ed espressività solo media, ma il vino è ben elegante al gusto, di medio corpo, di piacevole nota acida, e chiuso da tannini veramente levigati. E si trova sulle 25.000 lire al dettaglio.

Altro Pinot Noir 1999, quello di Gros Jean. Lo troviamo cromaticamente meno acceso del precedente ma più maturo dal punto di vista aromatico, con belle note di rosa e di caramella di frutta rossa. Al gusto è morbido, elegante e succoso e in evidenza riconosciamo sentori di sambuco e ancora rosa. Della stessa azienda assaggiamo il Fumin 1999, prodotto dal'omonimo vitigno autoctono, recuperato in questi ultimi anni. Il colore non è fitto, ma assai vivo, con sfumature purpuree e i profumi sono intensi, vegetali, di erbe aromatiche. Una grande carica aromatica che si ritrova al gusto, su un corpo medio concluso da tannini corretti.

Nel frattempo chiacchieriamo con Anselmet che ci racconta i problemi dovuti alla grande frammentazione delle proprietà nella valle. "Per fortuna che il rinnovato successo dei vini valdostani sta salvando molte vigne che altrimenti sarebbero state abbandonate, ed è in corso un riordino fondiario con l'acquisizione da parte delle aziende più promettenti di molti piccoli lotti in disuso." E mentre assaggiamo il nostro ultimo vino, il Petit Rouge Torrette 1999 di Costantino Praz, ascoltiamo il progetto dei piccoli viticoltori valdostani: "vogliamo procurare un'emozione nel visitatore, associando al vino i castelli e le nostre stupende montagne."
Il Torrette, dai 12,5% alcolici, è di un bel color rubino, al naso ha toni quasi aggressivi nel suo carattere speziato e si distingue per l'ottima beva associata a una discreta aromaticità. Il finale è fine, chiuso da una tenue trama tannica.


Luca Bonci e Riccardo Farchioni
(7/12/2001)

 

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