| Dal Vinitaly |
rapporto dalla Val D'Aosta |
Andar per bianchi Verticali da brivido Incontro con Sergio Molino Dolciamarone, Luigi Brunelli e F.lli Tedeschi Nelle valli del Nord, rapporto dalla Val D'Aosta Viticoltori Caldaro o dell'aerea eleganza Barolandia... e dintorni/1 Brovia e F.lli Giacosa Barolandia... e dintorni/2 Marziano Abbona ed Enzo Boglietti Avanti Roero: Cascina Ca' Rossa e Cascina Chicco Valtellina: robusti valligiani I nuovi bianchi del Castello del Terriccio Un bianco Friuli Il mio Friuli: prima e seconda parte In archivio: ![]() Speciale Vinitaly 2000 |
La Valle d'Aosta, per
quanto piccola e montuosa, possiede una produzione vinicola non trascurabile.
Eredità, qui, come in altre valli alpine, della caparbietà
con cui per secoli si è lavorato la terra tentando di sfruttarne
ogni più piccolo e inaccessibile lembo, e della lunga opera di
selezione mirata alla ricerca di viti adattabili alla rigidità
climatica. Grazie a ciò la Valle si può ora fregiare dei
vigneti più alti d'Europa, quasi 1.200 metri sul livello del
mare. Ringraziamo il gentile Vevey che ci lascia nelle mani di un nuovo cicerone, Renato Anselmet titolare dell'omonima azienda. Ci siamo spostati ancora più a sud e qui inizia il regno dei pinot neri, così assaggiamo il Vallée d'Aoste DOC Pinot Noir 1999. Prodotto in 25.000 bottiglie da vigne che sfiorano i 750 metri di altezza questo vino è il frutto di una precisa scelta aziendale, iniziata 12 anni fa con l'impianto di tre diversi cloni su vigne ben esposte a sud. Impianti coraggiosi, che ci piacerebbe veramente visitare: 10.000 piante per ettaro su terreni con pendenze del 45%! Il colore del vino è rubino deciso, a testimonianza dei due rimontaggi giornalieri in fermentazione e del passaggio di 8 mesi in barrique. Il colore è rubino di media intensità e brillantissimo; i profumi sono discretamente varietali con supremazia dei toni floreali tra cui riconosciamo evidente la rosa. Non sarà certo di un Pinot di Borgogna, visto che specialmente dal punto di vista aromatico notiamo una complessità limitata ed espressività solo media, ma il vino è ben elegante al gusto, di medio corpo, di piacevole nota acida, e chiuso da tannini veramente levigati. E si trova sulle 25.000 lire al dettaglio. Altro Pinot Noir 1999,
quello di Gros Jean. Lo troviamo cromaticamente meno acceso del
precedente ma più maturo dal punto di vista aromatico, con belle
note di rosa e di caramella di frutta rossa. Al gusto è morbido,
elegante e succoso e in evidenza riconosciamo sentori di sambuco e ancora
rosa. Della stessa azienda assaggiamo il Fumin 1999, prodotto
dal'omonimo vitigno autoctono, recuperato in questi ultimi anni. Il
colore non è fitto, ma assai vivo, con sfumature purpuree e i
profumi sono intensi, vegetali, di erbe aromatiche. Una grande carica
aromatica che si ritrova al gusto, su un corpo medio concluso da tannini
corretti. Nel frattempo chiacchieriamo con Anselmet
che ci racconta i problemi dovuti alla grande frammentazione delle proprietà
nella valle. "Per fortuna che il rinnovato successo dei vini valdostani
sta salvando molte vigne che altrimenti sarebbero state abbandonate,
ed è in corso un riordino fondiario con l'acquisizione da parte
delle aziende più promettenti di molti piccoli lotti in disuso."
E mentre assaggiamo il nostro ultimo vino, il Petit Rouge Torrette
1999 di Costantino Praz, ascoltiamo il progetto dei piccoli
viticoltori valdostani: "vogliamo procurare un'emozione nel visitatore,
associando al vino i castelli e le nostre stupende montagne."
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