Di
sicuro interesse e dal successo assicurato è stata, nell'ambito
di Vinitaly 2001, la degustazione di vini che con una certa approssimazione
potremmo definire dell'area bolgherese. Tutti vini contenenti cabernet
sauvignon, come si poteva dedurre dal titolo della degustazione: Elogio
del Cabernet: Bolgheri e dintorni. L'evento, svoltosi con in collaborazione
con la Strada del Vino Costa degli Etruschi - Bolgheri, rappresentata
nell'occasione da Paolo Valdastri, ha beneficiato della assistenza
tecnica di impeccabili sommelier dell'AIS.
È stata una bella
iniziativa, che ha consentito ad un pubblico numeroso e una volta tanto
non esclusivo (era sufficiente una prenotazione) di confrontarsi con
realtà enologiche di cui si parla molto ma con le quali poco
di riesce a venire a contatto. A condurre la degustazione è stato
Ernesto Gentili, ora in forza al Gambero Rosso, autentico affabulatore
quando si tratta di parlare di vino toscano; noi riporteremo qui brevi
note degli assaggi effettuati.
Ma intanto una
premessa, sulle ultime annate di questa zona che ormai occupa una posizione
sicuramente preminente nel panorama enologico italiano. I vini assaggiati
appartenevano alle DOC Val di Cornia, Montescudaio, Bolgheri e DOC Bolgheri
Sassicaia, una denominazione ad hoc in onore del celeberrimo
vino. Regioni
che hanno visto una escalation nella qulità delle annate, sempre
in crescita dal '97 al '99 per i vini della costa e con solo un leggero
calo nel 1998 per i vini dell'interno.
Veniamo alle degustazioni,
eseguite in sequenza ma mantenendo i campioni nei bicchieri di fronte
a noi, così da poter meglio comparare i vini. Tra parentesi i
prezzi (quando avevano una certa attendibilità) per meglio completare
la panoramica.
Iniziamo
la degustazione con il Piastraia 1999 di Michele Satta
(Castagneto Carducci), un assemblaggio di sangiovese, merlot, cabernet
sauvignon e syrah in quote approssimativamente paritarie. Il vino si
presenta con un colore rubino fitto tendente al violaceo. Inizialmente
un po' chiuso, si apre poi al naso con profumi dolci e piuttosto intensi
di frutta rossa e nera (ribes e mora) con contributi speziati in cui
riconosciamo preminente il caffè. In bocca ha un attacco di media
forza, una bella tensione gustativa a centro bocca e lascia nel finale
una lunga scia fruttata, accompagnata da tannini vivi ma dolci. (40mila)
Passiamo
al Tassinaia 1999 del Castello del Terriccio (Castellina
Marittima): composto da sangiovese, cabernet e merlot, èanch'esso
di colore rubino-violaceo ma più acceso. L'impatto olfattivo
è maggiormente spostato su note terziarie (cioccolato soprattutto)
e balsamiche, sul muschio e sul mentolato. La struttura non è
imponente, è più ampio e volumetrico del Piastraia ma
meno concentrato: l'attacco e il centro bocca sono belli e intensi,
il finale in calata. (55mila)
Il
Bolgheri Superiore San Martino 1998 dell'Azienda Agricola
Cipriana, cabernet sauvignon 90% e sangiovese 10%, presenta colore
rubino dai bordi granati e profumi un poco evoluti, ricchi di note terziarie
quali tabacco e cuoio e cenni minerali. In bocca mostra un trama non
fittissima, ma piuttosto elegante e matura. Una bella lunghezza, anche
grazie ai tannini ben levigati, e qualche leggera sensazione di riduzione
nel finale. (40mila)
Passiamo al Federico Primo 1998, uvaggio bordolese
dell'azienda Gualdo del Re (Suvereto) che presenta un colore
rubino-violaceo non eccessivamente intenso ma piuttosto fitto e cupo.
I profumi non sono apertissimi e specialmente il frutto è un
po' nascosto, mentre si notano lievi spunti vegetali su una base eterea.
Al gusto il vino pecca un po' in ampiezza ma risulta assai lungo con
tannini ancora di una certa rudezza. Lo avremmo preferito più
grintoso. (55mila)
Della Tenuta dell'Ornellaia
sentiamo poi Le Serre Nuove 1998, 80% cabernet sauvignon e 20%
merlot, ottenuto dalle vigne più nuove dell'azienda; un secondo
vino con la stessa composizione del più famoso fratello, secondo
l'uso bordolese. Al naso si mostra compatto ma monolitico e con sfumature
vegetali di buona eleganza, serioso e reticente, bisogna farlo soggiornare
nel bicchiere per capirlo completamente. Concentrato e perentorio al
gusto, con il cabernet che, probabilmente perché di vigne giovani,
apporta di nuovo note verdi. Carica tannica notevole, ma ben integrata.
Nel complesso non troppo espressivo. (50mila)
Dalla
Tenuta Belvedere arriva il Bolgheri Superiore Guado al Tasso
1998 (60% cabernet sauvignon, 30% merlot, 10% syrah); cupissimo
il colore rubino purpureo, mostra frutta nera, terra, cioccolato, e
cenni mentolati al naso. La vaniglia e la frutta che tende alla confettura
lo rendono accattivante. In bocca è assai ben bilanciato, con
un grande ingresso, ampio e grasso. Vellutato e lungo il finale, anche
se ancora asciugante. Fatto stare nel bicchiere un po' a lungo si mostra
ancora più aperto e dolce. (90mila)
L'IGT Toscana Fidenzio
1998 del Podere San Luigi (Val di Cornia) è composto
da cabernet sauvignon al 90% e cabernet franc al 10% e si presenta
con un colore ancora più cupo del precendete. Olfattivamente
mostra profumi compatti e penetranti ma non apertissimi, con chiari
cenni vegetali. Discreto il frutto e poi vaniglia e cipria. Al gusto
rileviamo uno sbilanciamento sui toni minerali e una tostatura fin troppo
evidente su un corpo concentrato ma non complesso. Lungo e setoso il
finale. (40mila)
Veniamo
al Bolgheri Sassicaia 1998 della Tenuta San Guido: annata
questa che ha prodotto un vino di grande eleganza. Il colore è
rubino vivo, meno cupo dei precedenti e il naso si apre su note di frutta
rossa, accanto a cenni di caffè ed erbe aromatiche, rosmarino
in testa. È un vino intenso e già aperto, non esplosivo
al gusto ma continuamente cangiante passando dalla ciliegia e dai cenni
di vaniglia al floreale, poi addolcendosi di nuovo. Impressionante la
persistenza aromatica.
Il
Bolgheri Superiore Grattamacco 1998 del Podere Grattamacco
è composto da un 60% di cabernet sauvignon, 25% di merlot e 15%
di sangiovese. Rubino vivo, mette in mostra un naso ricco di grande
frutto e di essenze balsamiche (eucalipto), nonché di contributi
terziari. La bella progressione gustativa e la prontezza al gusto fanno
di questo vino un prodotto di buona personalità, bevibilità
e godibilità, e, soprattutto, di una tensione gustativa che porta
con sé il desiderio di berne ancora.
(90mila)
Terminiamo
con il Bolgheri Rosso Superiore Paleo 1997, cabernet sauvignon
85%, cabernet franc 5% e sangiovese 10% dell'Azienda Agricola Le
Macchiole. Un vino naturalmente più evoluto, sia al colore,
meno intenso, che al naso dove lo troviamo ben aperto e intenso, con
note speziate, cuoio, liquirizia e frutta rossa e nera. Al gusto è
bella la crescita, pieno e fruttato il centrobocca,
e lungo ed etereo il finale. Morbidi i tannini e buona la bevibilità.
(100mila)
La carrellata è finita, ma ci
resta ancora la curiosità di riodorare i campioni rimasti nei
bicchieri di fronte a noi. È veramente interessante l'effetto
che una prolungata ossigenazione può produrre, specialmente su
vini di questa complessità e struttura. Ed ecco così che
nel Piastraia e nel Grattamacco troviamo più esaltate le note
terziarie date dal legno quali i sentori di caffè, mentre si
confermano eleganti e profondi i profumi del Guado al Tasso e del Sassicaia.
Un po' attutito troviamo
l'impatto aromatico de Le Serre Nuove e decisamente minerale anche se
al tempo stesso ancora con un grande frutto al naso il Fidenzio. In
linea restano anche il San Martino e il Paleo (ma è quello che
si è ossigenato meno), mentre troviamo assai cambiati il Tassinaia,
nel quale ora si percepiscono odori di sambuco e gomma, e il Federico
Primo, dai profumi ricchi di note ferrose.
Riccardo Farchioni
e Luca Bonci
(21/12/2001)