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Podere Marella: nel bosco |
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La nostra visita la facciamo nel giorno di Cantine Aperte e troviamo l'appassionata proprietaria, la signora Fiammetta Inga, a ricevere la piccola folla di visitatori. Il tempo che ci può dedicare non è così molto, ma abbastanza per dirci della sua filosofia e dell'amore che ha per questa sua creatura umbro-toscana (la tenuta si trova infatti a cavallo delle tre provincie di Perugia, Arezzo e Siena) che da pochi anni segue la strada del vino di qualità, con una produzione in crescita ma che al momento raggiunge appena le 6500 bottiglie annue. Intanto l'azienda ha da tempo certificato la sua produzione biologica con certificato Bioagricop, ma questo risultato rispecchia una vecchia tendenza, iniziata negli anni settanta con la produzione di grano e farro. Più recente e ancora in evoluzione la storia vinicola, anzi ancora in buona parte sperimentale visto che sussistono piccole produzioni come quella di grechetto, che la signora Fiammetta ha innestato al posto della malvasia e delle vecchie viti di uve bianche preesistenti, insieme a vigne di gamay, trebbiano, sangiovese e a un progetto di recupero che potremmo definire archeologico. La signora Inga vanta infatti origini siciliane e parentele arabe e spagnole, e ci racconta che ha saputo da un suo zio che la sua bisnonna aveva in Sicilia una tenuta, con viti vecchissime che ora lei vorrebbe selezionare e recuperare... lo annotiamo perché ci piacerebbe sapere cosa ne verrà fuori. Ma torniamo al presente, i vini prodotti dall'azienda, con la consulenza di Paolo Salvi e di Joan Natoli da Montpellier, sono prodotti che cercano ancora la via dell'eccellenza e ci colpiscono per le loro caratteristiche assolutamente non omologate ai gusti dominanti. D'altra parte questo è il frutto di una ricerca esplicita, che mira a valorizzare la propria specificità in un contesto comunque europeo, anche per differenziarsi dal gusto internazionale che, a dire della proprietaria, non avrà lunga vita. Assaggiamo così i bianchi, il Marella Bianco 1999, da trebbiano a grechetto, dal colore paglierino carico e aromi poco intensi di mela e spunti floreali. Un vino sorretto da una discreta acidità ma poco strutturato e un poco ridotto. Più interessante il Grecale 2000, solo 700 bottiglie da uva trebbiano. Il colore vira al verdognolo e la concentrazione e discreta, sui toni di mela tipici dell'uva. Buona la vena acida che guida a un finale di discreta persistenza.
Ma eccoci al gran finale, col Podere Marella Riserva 1995, dove il Gamay era presente al 30%. Veramente una buona annata questo '95, maturato per 18 mesi in legno grande. Molto netta la ciliegia matura in un naso pulito e fine; il colore è rubino con una leggera scoloritura e al gusto il vino è elegante, di media struttura, giustamente tannico e con un buon finale etereo in cui percepiamo dei sentori di erbe (sedano e menta). Vino prodotto solo in annate particolamente buone, dopo il 1995 ci sarà forse il 2000. Come avevamo preannunciato,
una produzione complessivamente onesta, senza picchi ma con buone potenzialità,
specialmente per quanto riguarda i rossi, come ci conferma Fiammetta il
cui sogno è di arrivare a un sangiovese in purezza. Un futuro comunque
ancora da ben definire, che vedrà forse l'introduzione della barrique
e la fermentazione in legno piccolo per il grechetto. Ancora tanti forse,
ma non per quello che riguarda la via verso la qualità, via anche
rischiosa, come ci dice la proprietaria: "l'ultima vendemmia l'abbiamo
fatta il 12 di ottobre, e dal giorno seguente iniziò a piovere
senza tregua. Ma ora ho capito e ho meno ansia, e sono disposta a rischiare
visto quanto può dare al mio vino l'ultima settimana di maturazione."
Luca Bonci |
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