In Azienda I Vigneti delle Meridiane:
i bianchi hanno bisogno di tempo
 
 

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Cosa accade quando un'azienda commercialmente rilevante incontra dei piccoli produttori e si propone come un mezzo per portare questi all'attenzione del mercato? Non si tratta di un percorso comune, né in Trentino, dove hanno grande forza le imprese cooperative, né altrove, dove è più comune che la grande azienda si compri le piccole tenute e produca in proprio.

L'azienda I Vigneti delle Meridiane è un esempio di quanto detto, anche se sinceramente non abbiamo ben capito quali siano le relazioni commerciali tra l'azienda che possiede un rilevante impianto di vinificazione e stoccaggio al Casteller, immerso tra il verde della collina di Trento, a pochi passi dal centro, e le famiglie che conferiscono le proprie uve per creare dei cru identificati col nome della singola vigna. Ma quello che più ci importa è la qualità dei vini e, da questo punto di vista, l'idea ci è apparsa vincente. Ricapitolando, Le Meridiane porta sul mercato cinque vini ottenuti dalle uve di piccoli produtori selzionati sulla collina di Trento: lo Chardonnay della vigna Fontana Santa prodotto della famiglia Von Lutterotti; il Sauvignon Bianco proveniente dalla vigna Al Poggio, della famiglia Segata; il Merlot di San Raimondo della famiglia Scotoni; il Cabernet San Bartolomeo dei Brugnara e, infine un'eccezione, il Teroldego Cernidor di produttori vari. A parte Cernidor, che indica appunto la cernita, tutti gli altri nomi indicano le vigne delle rispettive famiglie.

In effetti questo prologo è d'obbligo, per non restare stupiti, come è successo a noi, per l'incongruenza tra il tipo e la quantità delle bottiglie prodotte e la struttura che iniziamo a visitare accompagnati dal responsabile commerciale dell'azienda. Proprio sopra alla vigna che produce il sauvignon arriviamo in un ampio piazzale che fronteggia una ampia costruzione. Entriamo e ci troviamo di fronte una linea di imbottigliamento con potenzialità ben superiori alle 50.000 bottiglie dichiarate, per non parlare poi dei due piani seminterrati, dove contiamo un settantina di vinificatori in acciaio da 75-100 hl e un numero impressionante di barrique e tonneau. Insomma, diciamo che ci troviamo di fronte a una grande azienda che ha deciso di commercializzare una linea di vini di qualità che rispecchi la tipicità locale, e tanto basta.


Ma come avviene questa ricerca di qualità? "I nostri vini provengono dalle uve di cinque-sei agricoltori che si sono staccati dalla cantina sociale; dietro c'erano anni di esperienza di viticultori e di enotecnici e vigneti selezionati da anni. Ogni socio ha contribuito con un'uva, la sua migliore, e tutti risiedono nella collina di Trento: le Novaline, Cognola Martignano (bianchi); San Bartolomeo sud-Mattarello (più vocate per i rossi). Tutti i produttori hanno selezionato i loro migliori vigneti e sono soddisfatti di vedere valorizzato il proprio prodotto, anche perché da parte loro la filosofia dei diradamenti era recepita meglio di altri anche prima di fondare l'azienda e anche se in prevalenza si ha la pergola, le vigne sono molto vecchie e poco vigorose e quindi poco produttive. Ovviamente abbiamo ulteriormente selezionato con cura le vigne della zona, e abbiamo scelto le migliori disponibili. In vigna abbiamo ridotto la produzione, che si aggira sui 90-95 quintali per ettaro e in cantina sono seguiti i dettami della moderna vinificazione."

La prima uscita è avvenuta nel 1994 per i rossi e nel 1995 per i bianchi. "Il Teroldego dell'azienda è IGT perché siamo fuori della zona di denominazione; il nostro teroldego è un'uva di collina, e la zona è mite, calda, coperta, dove non ci sono gelate;" va ricordato che il Trentino è una regione di microclimi molto variabili e nello spazio di un chilometro ci sono escursioni di sei gradi. Infine, c'è stato un solo anno di produzione di Müller Thurgau, poi abbandonata. Leggiamo dalle complete schede che accompagnano i prodotti e capiamo la voglia di fare dei vini di corpo e struttura, non certo per un facile mercato. Primo passo, vendemmie il più possibile ritardate. Per i bianchi, dopo la diraspatura vengono fatte delle macerazioni che passano le 12 ore a 12 gradi di temperatura. Pressatura pneumatica e fermentazione a bassa temperatura, poi separazione della massa, di cui una parte, variabile a seconda del vitigno, affina in acciaio sulle fecce e l'altra fa malolattica in barrique. Per i rossi invece, dopo la fermentazione che avviene con energici rimontaggi e follature, si passa per 14-16 mesi in botte piccola (tonneau e anche barrique per il Cabernet) e di nuovo in acciaio a riposare. Tutti vini in cui si cerca la complessità e che vengono messi in commercio solo dopo un periodo abbastanza lungo di affinamento in bottiglia.

Strategia che porta anche a qualche problema di commercializzazione, visto che non è facile fa capire che un bianco del 1997 non è vecchio quando esce nella primavera del 2000. L'azienda ha iniziato questa produzione solo da pochi anni, nel 1994, guidata da Paolo Inama come enologo, ed ha già un discreto mercato, che oltre all'Italia del centro nord, si estende in tutta l'Europa (soprattutto Inghilterra, Svizzera e Austria) con importanti propaggini anche in Canada e Giappone. Un mercato che premia in maniera diversa i prodotti, in generale i rossi hanno una marcia in più e col Merlot che rappresenta il più richiesto e il Teroldego che rimane un vino poco conosciuto al di fuori del Trentino anche se il nostro Teroldego è comunque una curiosità perché è fuori zona ed è di collina. Anche se far uscire tardi i bianchi è una scelta molto difficile, è confortata dal fatto che il mercato estero, specialmente quello della Germania, chiede vini strutturati e anche vecchi, mentre in Italia si chiede anche, o forse soprattutto, il bianco "fresco".


Finito il nostro giro delle ampie cantine passiamo all'assaggio con una bella e interessante verticale di Sauvignon. Il Sauvignon Bianco Vigneto del Poggio 1997 è di colore giallo dorato limpido e sprigiona aromi dolci di agrumi maturi (mandarino) sovrapposti al varietale sambuco e a note abbastanza nette di vaniglia; con l'ossigenazione si aggiungono sentori di biscotto. Al gusto lo troviamo di media struttura e giustamente acido, con un andamento di bocca un pochino uniforme ma che si conclude molto bene con un finale in risalita di grande ricchezza dal piacevole retrogusto di miele.

Colore simile per il 1996, che però già al primo impatto mostra un'elegante evoluzione dal floreale a note più minerali e salmastre. Bella la bocca, molto dolce e con sentori di foglia di fico e agrumi. Il vino è succoso, più varietale al gusto e ci sembra più corposo del precedente.

E infine il 1995, che esemplifica alla perfezione la filosofia aziendale per i bianchi. Una bella evoluzione che non distrugge il frutto, un passaggio dai fiori ai minerali nel quadro di una buona varietalità e sempre con sensazioni gustative di grande dolcezza affiancata a giusta succosità, e un tenore acido che rende anche il prodotto più vecchio molto equilibrato e vivo seppure privo, come del resto il 1996, di quella bella risalita finale che ci aveva colpito nella versione 1997. Tutti questi vini hanno una gradazione alcolica del 12,5 per cento.


Passiamo allo Chardonnay Vigneto Fontana Santa 1997. Ancora 12,5% e un colore paglierino mediamente intenso. Molto elegante olfattivamente, con la speziatura del legno che si amalgama ai sentori di banana e albicocca di media intensità. Ottima partenza in bocca, dove è grasso e pieno, cenni di anidride carbonica appena accennati. Corpo pieno, buonissima tenuta aromatica, speziatura piuttosto evidente (più che al naso), solo un tantino troppo asprigno per i nostri gusti, e un finale molto ampio anche se cortino per un prodotto sicuramente da tenere d'occhio.


Il Merlot Riserva Vigneto San Raimondo 1996 (13%) possiede un colore rubino violaceo quasi impenetrabile. Molto varietale, percepiamo note vegetali, paglia e pepatura, poi frutta rossa e nera e cuoio. Il frutto è assai vivo, ma il vino ci sembra troppo astringente e terziarizzato nel finale, da riassaggiare. Dopo l'ossigenazione e il riscaldamento rimane ancora in bocca la tostatura e al naso sopravvengono note di cioccolato e liquirizia.

Il Cabernet Riserva Vigneto San Bartolomeo 1995 è un uvaggio Franc-Sauvignon al 50%. Il colore è rubino fitto e gli aromi erbacei col peperone verde in evidenza. Sapido al gusto e secco, con un corpo che ci convince più che nel Merlot. Bel finale in cui ai toni erbacei si sostituisce un frutto più elegante.

Ed eccoci infine al Teroldego IGT Cernidor 1996. Prodotto con le uve di cinque piccoli appezzamenti. È di colore rubino intenso e brillante. Olfattivamente ci sembra il più chiuso dei vini assaggiati e forse anche quello in cui il terziario del legno, specialmente cuoio, resta in eccesso rispetto ai toni varietali, ferrosi in questo caso, dell'uva. Al gusto l'impressione è migliore e il frutto la vince sul legno. Spunti dolci e lunghezza tagliata dal finale nuovamente terziarizzato. Anche per questo vino ci piacerebbe conoscere l'evoluzione.

La visita è conclusa e l'impressione complessiva, se si eccettua lo straniamento iniziale per l'ampiezza degli impianti, è sicuramente positiva, con un apprezzamento particolare per i vini bianchi, di grande struttura e di impostazione coraggiosa.


Vigneti delle Meridiane S.r.l.
Località Casteller n. 6
38100 Trento
Tel-Fax 0464 419343

(rf&lb)

 

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