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Il
Conero è una zona molto importante dal punto di vista vitivinicolo.
Qui il vitigno montepulciano d'Abruzzo si è acclimatato molto bene
dando origine ad un rosso di grande importanza, il Rosso Conero, il cui
disciplinare attuale prevede montepulciano e sangiovese fino ad una percentuale
del 15% e che sta riscuotendo un successo sempre crescente fra i palati
italiani. Sicuramente l'azienda più nota della zona è la
Umani Ronchi, e via via sono emersi o stanno emergendo altri produttori,
specialmente piccoli, che propongono prodotti di grande interesse. Il
pensiero va per esempio a Moroder, al quale si stanno affiancando altri
soggetti che gradualmente imbottigliano una parte sempre più rilevante
del loro prodotto, gradualmente e compatibilmente con le loro forze e
con l'andamento del mercato. È uno di questi produttori che abbiamo
deciso di andare a trovare.
Incontriamo Maurizio Marchetti subito dopo che sul Conero si è
abbattuta una vera e propria tempesta estiva. Questo evento meteorologico
è venuto ad interrompere un lungo periodo di siccità che
ha provocato qualche preoccupazione fra i produttori italiani e quindi
in particolare fra quelli marchigiani. Chiediamo dunque subito come sta
andando la stagione: "sì, in effetti sono un po' preoccupato per
i nuovi impianti, e della parte più vecchia del vigneto che risente
di più della siccità e tende ad appassire". Comunque, al
di là di questo probabilmente non c'è da drammatizzare:
"No, quest'anno andrà bene... sono annate come quella scorsa, veramente
tremenda, che fanno penare: quando non hai colore e concentrazione cosa
fai? Non c'è niente da fare..." E ci indica come come l'acquazzone
appena passato non abbia sortito effetti particolarmente profondi sul
terreno, di natura cretosa: le spaccature dovute alla mancanza d'acqua
si vedono ancora tutte, sono state appena inumidite.
Maurizio Marchetti è persona simpatica, e la sua espressione si
colora spesso di un sorriso che ha qualcosa di sornione e che tende a
smorzare ogni enfasi che il suo lavoro di produttore può indurre
nei discorsi e nelle domande che gli vengono poste. La sua azienda nasce
alla fine del secolo scorso nella zona di Varano, paese prossimo al mare
all'interno del Parco del Conero a pochi chilometri da Ancona. Poi una
bomba della seconda guerra mondiale rese necessario il trasferimento nella
attuale posizione, più interna e alle porte del capoluogo, nella
zona detta "la Baráccola". Prima dell'istituzione della DOC queste
zone erano grandi fornitrici della Toscana dove gran parte del vino giungeva
in caratelli sotto il nome "Chianti". La prima annata prodotta dalla "nuova"
azienda risale al 1968, azienda che è arrivata a possedere dieci
ettari e mezzo circa (più nove nella zona di Jesi, presso Maiolati
Spontini a produrre verdicchio) e l'anno prossimo ne andranno in produzione
tre.
I vini prodotti sono, dalla parte del Conero, il rosato Candia,
un Rosso Conero e una Riserva chiamata Villa
Bonomi. Dalla parte di Jesi, un Verdicchio Classico
e un Verdicchio Classico Superiore Villa Bonomi. Nel primo dei
Rosso Conero è presente, oltre naturalmente al montepulciano, che
fornisce al vino grande colore e struttura, un 10% di sangiovese, che
gli aggiunge un tocco di fruttato e di brillantezza in più e lo
"alleggerisce" un po', mentre la Riserva Villa Bonomi
è un montepulciano in purezza. Comunque, ci pare di capire, anche
quel poco sangiovese presente nei vini sarà gradualmente eliminato:
"Qui il sangiovese non viene bene, il nostro stile è fare rossi
'duri'". Che comunque sono in sintonia con i gusti di oggi... "Infatti,
e lo stanno capendo, purtroppo, anche nel Piceno, dove stanno aumentando
la percentuale di montepulciano a discapito del sangiovese perché
hanno capito che i vini che piacciono oggi sono quelli potenti e concentrati.
Quello che succedeva in passato era il contrario: quando andavano di moda
i vini bianchi avevano più successo rossi più 'leggeri'
come appunto il Rosso Piceno". Comunque i vostri vini ormai hanno un buon
riscontro di critica e di pubblico ... "Sì - ci risponde Maurizio
Marchetti - fino all'anno scorso il Rosso Conero ha avuto un grande exploit
anche grazie ai prezzi altissimi che aveva raggiunto il Chianti. Ma ora
i prezzi del Chianti stanno scendendo... comunque è stato in ogni
caso è stato un momento positivo, perché molta gente ha
avuto occasione di conoscere i nostri vini."
E anche se il montepulciano è un vitigno che dà grandi soddisfazioni
e viene guardato con invidia da molte parti d'Italia, anche qui, come
è successo in altre regioni, la speranza dei produttori è
di riuscire a far modificare il disciplinare dando la possibilità
di inserire, diciamo, un 5% di vitigni quali cabernet o merlot: "È
innegabile che migliorano, che conferiscono quel tocco di eleganza ai
nostri vini, ai quali non mancano certamente struttura e potenza grazie
proprio al montepulciano." Torniamo a parlare della sua azienda: si avvale
della collaborazione di un enologo? "Beh, io sarei agronomo ed enologo...
e diciamo che faccio più o meno tutto io, anche se mi avvalgo di
qualche valida consulenza esterna locale. Avere consulenze degli enologi
- specie di quelli toscani, che stanno arrivando da questa parti - sarebbe
veramente troppo costoso..."
In vigna? "Attualmente parte delle vigne sono archetto capovolto e parte
cordone speronato, e ho in media circa tremila piante per ettaro. Mi piacerebbe
aumentare questa densità, e abbassare la prima impalacatura da
120-130 cm ad 80 cm. Le rese sono di circa 70-80 quintali per ettaro nei
vecchi impianti, e 110-115 i nuovi. Io non sono affatto un fanatico delle
rese bassissime, che secondo me alla lunga stressano le piante." Veniamo
alla vinificazione: "La prima fase avviene in cemento vetrificato, anche
se spero prima o poi di passare all'acciaio. Verso gennaio - febbraio
faccio una scelta, un taglio che equilibri struttura e profumi e questa
parte va in legno; il resto lo vendo sfuso." Legno grande o piccolo? "Prima
usavamo solo legno grande. Mio padre è stato uno dei primi, se
non il primo, a tenere il Rosso Conero due anni in legno, andando contro
corrente, quando negli anni ottanta si preferivano i rossi leggeri. Io
ora uso anche il legno piccolo, l'ho introdotto nel 1986 o 1987."
Facciamo un giro nella cantina, e, scendendo giù da una botola,
diamo un'occhiata nell'ambiente che contiene le barrique. Che momento
sta attraversando la vitivinicoltura marchigiana? "Di grande fermento,
direi. Purtroppo abbiamo pochi aiuti dalla regione, che invece di aiutare
i piccoli produttori magari organizza inutili degustazioni in Canada ed
è un po' troppo condizionata dalle cantine sociali. E poi c'è
poco coordinamento tra produttori. Venendo alla nostra zona, quella del
Conero, quando a capo del Consorzio c'era l'amministratore delegato della
Umani Ronchi le cose andavano meglio, potevamo riuscire ad avere quella
modifica del disciplinare di cui parlavo prima..." Concludiamo con le
ambizioni per il futuro: "Imbottigliare tutta la produzione è sicuramente
un sogno, ma ci vogliono energia e forti investimenti."
Ed eccoci all'assaggio dei vini.
Il
Verdicchio di Jesi Classico 1999 mostra colore giallo-verdolino,
translucido e non tanto denso. I profumi, intensi anche se non persistentissimi,
rendono il quadro olfattivo franco e fragrante, se vi comprendiamo i toni
fruttati "dolci" come di frutta a polpa bianca, i sentori floreali e lo
"spirito" d'agrume. La bocca sorprende assai per le inaspettate concentrazione
e grassezza e si fa apprezzare, per la coerenza con l'olfatto, gustativamente
abbastanza intensa e di media persistenza, ancora piacevolmente fresca
e con un ritorno varietale nel finale. Finale che concede nel retrogusto
peculiari sentori vegetali e balsamici, e lì si sofferma, un pochino.
Un vino che, seppure non trascendentale, fornisce a chi lo beve un buon
giovamento, perché si ravvisa un bell'equilibrio delle parti e
pulizia nell'esecuzione.
Il
Rosso Conero 1998 presenta un colore rubino cupo; l'approccio
aromatico vuole debita ossigenazione e ci mostra un vino molto fruttato
(lodevole il fine tappeto di piccoli frutti rossi, lamponi su tutti) e
di discreta profondità, ma qualche tono va fuori registro, con
qualche nota un po' pungente che ne rende il quadro solo abbastanza fine
e non totalmente accattivante. La bocca è sapida, con minor frutto
rispetto all'olfatto, e lì la massa tannica, con l'effetto del
rovere tende a irrigidire lo sviluppo e l'impianto, e ne intacca la comunicabilità,
non certo il carattere e il vigore, che non mancano. Un vino dagli equilibri
ancora non risolti ma che sottintende una mano e un estro da tenere veramente
in considerazione.
Il
Rosso Conero Villa Bonomi 1997 fa di colore rosso rubino netto
con tendenze marroncine qua e là, in più è limpido
e di sentita densità. L'approccio olfattivo necessita tempo, forse
anche troppo, perché il quadro si focalizzi: allora il frutto viene
fuori in modo abbastanza netto e il vino si caratterizza per una certa
austerità ma anche eleganza, dovuta alla profondità dei
sentori che col tempo esprimono un frutto rosso di peculiare fragranza
(che ricorda da vicino il "base" 1998). Si avvertono sempre in modo percepibile
note eteree e alcoliche. In bocca mostra più carattere, e con esso,
piacevolezza, pur permanendo l'aurea di austerità e una certa ritrosia
a comunicare apertamente, con il frutto composto, la discreta sapidità,
la nota alcoolica sovrabbondante. Ci sta però la massa tannica,
distesa e morbida, a regalare eleganza a tutto l'impianto. Il finale è
di giusta lunghezza ed il vino, che è pronto, qui sa distinguersi
da par suo. Potrebbe nel futuro far parlare di sé, magari già
dalla vendemmia successiva.
Azienda Agricola Marchetti
via Pontelungo, 166
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Tel.: ++39.071897386
Fax: ++39.0717450122
(Visitata il 24/8/2000)
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