Fattoria
Buonamico
Azienda Agricola
Cima
I Vigneti delle
Meridiane
Azienda Agricola
San Gervasio
Graziano Fontana
Flavio Fanti
La Palazzetta
Azienda Agricola
Marchetti
Tenuta di Capezzana
Barone Ricasoli
A. A. Poggio
Salvi
Maso Furli
Abbazia
di Novacella
Azienda Agricola
Le Murelle
Tenuta di Ghizzano
Rocca di Montegrossi
Il
Colle dei fratelli
Montrasio
Ansitz Plattner
Waldgries
In archivio
|
|
Preambolo
Questo articolo intende parlare di vino parlando del vignaiolo, ma può
valere anche il contrario. Precisiamo meglio: degusteremo qui appresso
cose di vignaiolo vero, inteso come uomo di vigna, o di campo, artigiano
e bricoleur, di quelli che del vino curano tutto o quasi in prima
persona, e che magari ti firmano anche la bottiglia!
Flavio Fanti e La Palazzetta possono essere assunti ad emblema
di questa filosofia di vita e di mestiere: il vigneto come laboratorio
quotidiano, storia, fonte, traguardo e orizzonte. Se poi il vigneto ha
la fortuna di trovarsi in territorio ilcinese e lì mi si produce
Brunello e rosso di Montalcino allora il carattere vigneron può
assumere certo valenza poetica e mitica, ma senza dimenticare la responsabilità
e la fatica, l'impegno e la volontà, che occorrono estremi. Flavio
Fanti
lavora 5 ettari di vigna (e saranno 9 tra un po') attorno a Castelnuovo
dell'Abate, e dalla sua Palazzetta domina una vallata da sogno: di fronte,
le case arroccate del castrum con le mura spesse del palazzo vescovile;
di dietro, i picchi chioccia dell'amiatino, più in basso, solitaria
e splendente, l'abbazia di Sant'Antimo, che ha in sé la magia di
far meditare un pochino anche chi non crede in Dio. Tutt'attorno è
filare, cordone speronato e ulivo. Tutt'attorno è cartolina.
La cartolina lascia il tempo che trova se parli di mestieri e di vita
quotidiana: l'estro, la caparbietà, la pazienza, le attenzioni
e la cura, la conoscenza e la curiosità concorrono di certo al
successo e al sorriso del vignaiolo-artigiano ma di scorta si portano
appresso esasperazione, cadute, arrabbiature, attese e speranze non riposate
per il tempo che sarà, per l'uva che verrà e per quella
che è già vino , tanto che il vignaiolo-artigiano non nasconde
timore e riverenza al momento del travaso, negli attimi intensi di un'assaggio,
nel toccare o nel rimuovere , quasi che quel liquido scuro possa rivoltarsi
e tradirlo, giocargli un brutto scherzo per le maniere non garbate che
gli sono state riservate o per le attenzioni disattese.
Ecco
allora che quando tu, esterno interlocutore, ti trovi ad osservare quei
gesti di vita quotidiana, intrisi di precisione e cautele, e tra quei
gesti cerchi l'approccio e l'approfondimento con colui che li compie,
vi scorgi fin da subito, se vi sono, i caratteri e i modi di un vero uomo
di vigna. Quando li scorgi allora sì che ti riavvicini al senso
vero delle cose, come alla terra, e apprezzi l'uomo che ti sta di fronte,
come la terra, per quello che è.
Flavio Fanti è persona semplice, sincera e rispettosa del prossimo
così come del proprio lavoro e si fa apprezzare per quello che
è, pane al pane e vino al vino. Diretto, schietto e umorale, con
battuta a volte fulminea da vero toscano, affettuoso con chi entra discretamente
nella sua vita e discretamente vuole sapere, con un senso della accoglienza
mai invadente ma spiccato, tanto quanto la sua "mania" della precisione.
I vini che seguono sono i suoi vini, il presente e il futuro, e ci parlano
di lui. Gli assaggi sono stati effettuati nel mese di novembre dell'anno
2000 con il contorno di un giorno tiepido e limpido, come non è
usuale incontrare in autunno inoltrato. Quel giorno ci ha regalato, insieme
al vino, calore, tranquillità e colori indimenticabili da profonda
Toscana.
Gli assaggi
Intanto il presente richiede l'ascolto del Brunello di Montalcino La
Palazzetta 1995 , l'ultimo nato (in senso commerciale), che si è
fatto oltre tre anni di botte. Il colore è rubino scuro a tratti
impenetrabile, dalla unghia violacea e dalla sentita consistenza. Al naso
la gamma aromatica non manca di intensità e persistenza a discapito
però di una incerta definizione e di un'amalgama da attendersi
ancora: richiami evidenti al sottobosco, al frutto della ciliegia, alla
violetta fanno da contorno ad uno spettro assai ampio, diretto e varietale.
Più convincente in bocca, che mostra tipicità e coerenza,
buon dinamismo ed intensità, con tannino maturo e potente, terroso
e caratteriale, assai riconoscibile nell'impronta. Per il resto non sconta
oggi equilibri ottimali e la definizione del frutto anche qui è
incerta, non nitida. Struttura ed incedere lo fanno assomigliare e non
poco al Rosso 1998 di cui vi dirò qui sotto. Insomma, un vino da
sbrigliare e lasciare riposare per un bel po'.
Il Rosso di Montalcino La Palazzetta 1998 , la cui massa in parte
ha scontato un passaggio in tonneaux di circa 9 mesi, deriva da una selezione
di uve sangiovese provenienti dai vari vigneti a Brunello, di cui circa
6000mq censiti solo ed esclusivamente a rosso di Montalcino. Il colore
è rubino netto e limpido, di bel cromatismo e apprezzabile consistenza.
Intensa la proposta aromatica, e molto fine, perlomeno al primo approccio,
visto che poi tende a "perdere" in continuità con l'ossigenazione.
Frequenti i richiami ai frutti rossi del bosco, alle prugne, al muschio,
ai funghi. Al palato è da subito poderoso e fitto poi sconta una
certa indefinitezza a centro bocca, dove ne apprezzi il calore. Tannino
vivo, maturo e disteso, austero, che richiama fortemente la terra e rende
preciso e assai brillante lo sviluppo. Il finale è lungo e persistente,
caratteriale, giocato su toni muschiati e di bacca, che abbisognano però
di migliori nitidezza e focalizzazione.
Un
appunto merita il Brunello di Montalcino La Palazzetta 1996, assaggiato
ad un sol giorno di distanza dalla creazione della massa, e per questo
gioco forza non ancora apprezzabile per compostezza ed amalgama. Però
ci piace rammentarlo per ricordare che, nonostante si parli di annata
non incredibile qui a Montalcino, questa creatura di Flavio Fanti si è
fatta tutti tutti i quattro anni di rovere, disciplinare o non disciplinare.
Il colore è solo limpido (qui filtrazioni non se ne fanno) e vira
su toni granati mentre sentita è la densità. Buona tutto
sommato la compostezza aromatica e la spinta del frutto che regalano un
quadro ancora in disequilibrio ma intenso con quelle intriganti e promettenti
suggestioni di frutti rossi, amarena, bacca, sottobosco e lieve pepatura
per approdare poi ad un palato sapido, asciutto e pieno, con massa tannica
imperiosa e vigorosa, senza irrigidimenti né asprezze amare, un
frutto coerente ovviamente non focalizzato, con tipici rimandi muschiati
e terrosi ed accenni floreali di violetta. Rispecchia assai nell'incedere,
per quanto assaggiato, i caratteri tannici e terrosi dei brunelli di casa
Fanti, che regalano stoffa, ardore e poche sottigliezze o sfumature.
Buone
nuove invece dai campioni di botte per il Rosso di Montalcino La Palazzetta
1999 che offrono ventaglio di suggestioni che opportunamente composte
regaleranno vino importante e piacevolissimo: l'estrema nitidezza della
gamma aromatica, che spazia dalle essenze floreali ai frutti rossi, da
suggestive speziature a rimandi balsamici e laccati fa da apripista ad
una bocca di bella progressione, coerente e fine, contrastata e brillante,
promettente e longeva, oltremodo dolce e garbata, anche nelle nuances
vanigliate di certi legni piccoli che via via si vanno introducendo in
cantina.
Per finire, da colpo al cuore mi è sembrato l'assaggio del
Brunello di Montalcino La Palazzetta 1997, che pur se non meditato
opportunamente, nel campione preso in esame ha proposto finezze aromatiche
e gustative di livello superiore, un incredibile carattere e ottime godibilità,
fittezza e sviluppo. Lo attendiamo con ansia.
La fine
Carattere e tipicità, ardore, potenza e longevità sono tratti
distintivi che accomunano i vini di Flavio Fanti, e gli fanno richiedere
e desiderare tempo per aprirsi, focalizzarsi ed equilibrarsi, alla faccia
di chi dice che il sangiovese oggi deve essere fruttato, fresco e da bersi
nei primi tre o quattro anni di vita. Qui il sangiovese è grosso,
e "grossi" sono anche i vini che ne derivano, perseguendo una tradizione
consolidata fatta anche di pazienza.
Ma nel vignaiolo-artigiano serio c'è anche curiosità e,
con essa, ricerca: la sfida in corso qui alla Palazzetta starà
nel proporre vini ilcinesi riconoscibili e più pronti, magari già
all'atto della commercializzazione. In questo senso vanno gli sforzi attuali
di Flavio, che passano attraverso una meditata rivisitazione dei legni
di cantina con un apporto più sentito di quelli piccoli (tonneaux)
ma anche attraverso la preziosa collaborazione enologica di un uomo che
di nome fa Maurizio Castelli, sola ed esclusiva concessione da parte di
un one man band.
Lo studio attento quindi nelle fasi di vinificazione ed affinamento, insieme
ai sistematici diradamenti, agli inerbimenti oculati, alle morigerate
concimazioni organiche, agli adeguati livelli di stress apportati alle
uve, finanche, sia chiaro, ai terroirs che dimorano attorno all'abbazia,
condurranno questa piccola cantina toscana verso un futuro luminoso. Qui
il connubio uomo-vigna è appieno realizzato, consumato, vissuto.
Giorno per giorno. La strada dunque è tracciata e, con essa, il
futuro che viene.
La Palazzetta
Via Borgo di Sotto,40
Castelnuovo dell'Abate - Montalcino (Si)
(fp)
|
|