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Il Prologo
Eh sì, è proprio il caso di dirlo che la storia passa da
Carmignano, soprattutto se di storia del vino si parla, e l'asserto potrebbe
continuare così: la storia del Carmignano passa da Capezzana. Quanto
tempo è trascorso da quando la bellissima dimora che ti si para
davanti agli occhi, se ti inerpichi tra i filari e i cipressi della via
di Capezzana, era villa medicea e da quando i ricchi mercanti di Firenze
si combattevano a suon di danaro ballante quei vini costosi e rari che
provenivano dalle colline lì attorno! Risulta chiaro intanto al
lettore che in Toscana ci troviamo?! perché di storia antica di
Toscana si tratta, anzi di una parte di Toscana, tanto lontana dai riflettori
della ribalta quanto bella e verace, immersa in un paesaggio collinare
intenso che copre il versante del Montalbano opposto a quello di Vinci,
dentro cioè a quello che un tempo veniva chiamato il Barco Reale.
Le fortune e le sfortune del vino di Carmignano sono legate a filo doppio
allo sviluppo del Chianti, che fin dalla sua nascita cominciò a
togliere fiato alla zona, dove di vino si parlava e se ne produceva già
da un pezzo. Da allora la Carmignano vinicola ha vissuto momenti alterni,
fatti più di bassi che di alti, eppure da quei vini corposi e raffinati
che a volte le sue terre sapevano dare, qualcosa di più dovevamo
aspettarci: in continuità, in blasone, in visibilità ....
I fatti, lontani e vicini
Di certo, la fiducia nella riscossa di un vino e di un nome è stata
scelta di vita per la famiglia Contini Bonacossi, e questo fin dagli anni
20 del secolo scorso, da quando cioè mise dimora nella splendida
villa di Capezzana. Di origini nobili, hanno legato la storia avìta
a molti luoghi: con i Contini originari di Mantova, i Bonacossi di Ancona,
con esperienze di vita spagnole, poi romane per approdare infine negli
anni 20 in terra fiorentina ... (ora pratese!)
Nel novembre dell'anno 2000, a quasi ottantanni benissimo portati, il
conte Ugo Contini Bonacossi è ancora guida e nume della sua Tenuta
di Capezzana: la vita intera dedicata al rilancio di un vino e di un terroir
si riflette tutta nella sua figura asciutta, giovanile e dai tratti gentili,
e nei suoi modi, intrisi di simpatia e di affabilità fuori dal
comune nei quali scorgi però tenacità, e certezze, per il
cammino fatto e per i risultati conseguiti.
Attenzione, che non ci troviamo di fronte a un padre-padrone con lo guardo
rivolto perennemente al passato bensì a un sensibile uomo di cultura
che in quanto tale è preparato per sua natura al cambiamento, a
valutare con oggettività le ragioni che possono portare a una svolta,
dare uno scarto in avanti e quella svolta e quello scarto farli propri.
Pensiamo per esempio che in queste terre da tempi immemori si coltiva
l'uva francesca e che l'uva francesca, ossia il cabernet,
da tempi immemori entra nel vino di Carmignano, pensiamo allora alle idee
del conte Ugo che decise ben presto di fare a meno delle uve bianche per
il suo Carmignano, che di sangiovese e cabernet doveva costituirsi, e
che inventò un vino innovativo fatto di cabernet e merlot nel 1979,
in tempi ben aldilà dall'essere considerati sospetti. Pensiamo
agli sforzi rivolti ad ottenere un riconoscimento ufficiale per il territorio
tutto, che grazie alla sua tenacia divenne doc, e pensiamo allo spirito
che ancora lo anima se è vero, come è vero, che ricopre
la carica di presidente della appena nata Strada del Vino di Carmignano.
Ecco perché traspare nitida e naturale in lui la convinzione, e
con essa la soddisfazione, di aver fatto la scelta giusta quando ci parla
del passaggio di staffetta avvenuto a favore dei figli: eh già
perché l'attuale direzione aziendale vede Beatrice alle
pubbliche relazioni esterne, Benedetta dividersi tra cantina e relazioni
con i clienti in fattoria, Filippo nella vigna.
Nella vigna, per modo di dire vigna. Novanta ettari vitati in produzione
sparsi qua e là nei dintorni sono tutto meno che una vigna, sono
un mare di vigne! Gli obiettivi perseguiti poi non sono tra i più
semplici: qualità nella quantità. In suo nome si spendono
le risorse che Capezzana mette in campo ad ogni pié sospinto per
dare visibilità e giusta evidenza ad un territorio (ad uno stile
direi) dalle potenzialità eccezionali e solo intuibili. Sulla loro
scia altri piccoli produttori si sono mossi cosicchè oggi la denominazione
Carmignano (nel frattempo divenuta una docg) per fortuna e finalmente
può vantare una piccola e agguerrita schiera di ottime cantine.
Di cambiamenti e sommovimenti nella storia recente di Capezzana ne sono
avvenuti, soprattutto negli ultimi anni, da quando la responsabilità
della conduzione agronomica ed enologica è stata affidata al giovane
di bella speranza Stefano Chioccioli, coaudiuvato sia chiaro dalla linea
giovane della famiglia Contini Bonacossi.
La selezione massale già operata da tempo sulle vigne di proprietà
ha così portato, nelle progressive operazioni di reimpianto, alla
individuazione dei cloni migliori e che meglio si adattano alle caratteristiche
del terreno. Il reimpianto stesso ha portato ad un infittimento del sesto
sia per il sangiovese che per il merlot: nel prossimo futuro ad esempio
cabernet e merlot saranno via via piantati più fitti per arrivare
agli 8000 ceppi/ettaro e anche oltre, attualmente sono 6300. Le tecniche
agronomiche hanno visto l'abbandono della concimazione azotata al piede
per contenere lo sviluppo vegetativo, la zonazione per poter decidere
su oculati inerbimenti, l'adozione di potature verdi e diradamenti successivi
al fine di provocare un adeguato stress soprattutto al sangiovese (si
lascia 1 grappolo per gemma) che qui il cabernet fa 3 etti per pianta!.
Eppoi, udite udite, si fa l'analisi pre-vendemmiale secondo i metodi della
maturazione fenolica, che porta a campionamenti esasperati in vigna (qui
la vigna più grande è 4 ettari) ma a risultati ottimi, a
sentir Filippo.
In cantina c'è stato il progressivo abbandono delle botti grandi
a favore di carati e tonneaux (ce ne sono ormai 600) per i vini più
rappresentativi che sono tra l'altro pochissimo filtrati. Molto attrezzata
la cantina nella parte vinificazione, con vasi in acciaio inox termocondizionati
e una situazione logistica generale che consente i vari passaggi del mosto
e del vino sempre e solo per caduta.
Ma i vini, comprimari di lusso di questa storia, quali sono? È
presto detto: il Vin Ruspo doc, che è un rosato
ottenuto con la tecnica del salasso da sole uve rosse che vengono sottratte
al Carmignano o al Barco; il Barco Reale doc, rosso con
uvaggio assai simile al Carmignano ma che vien fatto per bere bene e subito,
i Carmignano docg Villa di Capezzana e Trefiano
(quest'ultimo dalla azienda omonima), rossi composti essenzialmente da
sangiovese e cabernet (fino a un 20%) più piccole aggiunte di altre
uve (canaiolo su tutte); l'ex vino da tavola ora IGT Ghiaie della
Furba, il vino nuovo nato nel 1979, creatura fino a poco
tempo fa bordolese nella composizione e nei fatti, a cui ora si aggiunge
sirah; il Vinsanto DOC ottenuto da uve bianche e caratelli secondo il
metodo tradizionale.
Il presente e gli assaggi.
Intanto c'è il Vin Ruspo 2000 , con il suo colore rosato
limpidissimo e mediamente denso. I profumi, abbastanza intensi e mediamente
persistenti, sono assai fini, giocati su lievi toni fruttati e soprattutto
floreali. Gentile e vivo in bocca , fresco e lievemente acidulo, ha tannini
soffusi e lievi, di buona morbidezza e uno sviluppo di caratura e peso
non superiori. Restano la coerenza, il buon frutto e l'estrema gradevolezza.
Il Barco Reale 1999 è di colore rosso rubino marcato e a
tratti scuro, soltanto limpido e di consistenza palpabile. I profumi sono
abbastanza intensi, eccessivamente erbacei e minerali, fruttati, con riconoscimenti
di cuoio e pelliccia bagnata, e regalano un quadro aromatico abbastanza
fine e di discreta persistenza. La bocca è ancora ruvida, con angoli
da smussare, la trama tannica è abbastanza matura e morbida , lo
sviluppo contenuto. Sicuramente caldo e di corpo non trova ancora equilibrio
tra le parti ma lo stato evolutivo giovane, la sostanza fruttata ed il
peso dovrebbero consentirgli di trovarlo nel prossimo futuro. Arriveranno
migliori armonia e piacevolezza.
Si cambia passo però quando all'assaggio ci arriva il Carmignano
Villa di Capezzana 1998, a pochi giorni dalla commercializzazione.
Si presenta di un rosso rubino carico, netto, limpido e di sentita consistenza.
Al naso sviluppa profumi di bella profondità seppur non ancora
nitidissimi, fruttati (vi riconosci piccoli frutti neri del bosco), lievemente
erbacei, con accenni di cuoio e tabacco dolce, abbastanza intensi e già
discretamente persistenti, su quadro di futura finezza. Bocca sostanziosa
e piena, morbida, con equilibri gustativi in corso di formazione ma già
di estrema coerenza. Lì il vino ha peso e dinamismo, è caldo
e di corpo e scopre a tratti una massa tannica di caratura superiore.
Concentrato è il frutto. Ha soltanto bisogno di tempo ma questo
è un signor vino, che sa di toscano, con portamento ed eleganza
sue proprie.
Direttamente dai terreni alluvionali del torrente Furba ecco presentarsi
alla vista il Ghiaie della Furba 1998, che colpisce e non poco
per l'aspetto cromatico: rosso-violaceo carico e denso. Molto ampio il
quadro aromatico, che sfiora la complessità, non ancora la chiarezza
nelle sfumature e l'equilibrio, e dove si rincorrono aspetti varietali
tipici del cabernet, leggermente verde con quei toni erbacei, e belle
nuances speziate e cuoiose, il tutto su spettro di estrema finezza
e fragranza, abbastanza intenso e persistente. In bocca ha un che di esplosivo:
la sostanza in bella mostra e le sensazioni tattili fruttate e speziate
insieme al tannino, maturo e morbido, danno ritmo ad un vino da competizione
e dal futuro promettente. È caldo, di corpo, elegante, dinamico
e, diciamolo, estremamente giovane ed aitante. Crescerà molto e
si armonizzerà. Aspettiamo volentieri perché lo merita.
Il Vinsanto Villa di Capezzana 1993 è giallo dorato-ambrato
translucido e denso. Aromatico e lievemente etereo è lo spettro
olfattivo, che rimanda alle bacche selvatiche, alla macchia, alla nocciola,
in sottofondo alla frutta candita, con intensità e lodevole persistenza.
La bocca, quasi secca, è brillante e di buon contrasto acido-frutto,
coerente con quanto appreso all'olfatto e bellamente ammandorlata. Ci
regala un vino di apprezzabile tipicità, non densissimo né
complesso ma di discreta avvolgenza, che si prolunga assai nel finale.
Pochi i cedimenti nello sviluppo, che è quello di un vinsanto non
superiore.
Il futuro e, con il futuro, il finale.
Il titolo non tragga in inganno chè non abbiamo di certo capacità
tali da predire il futuro per questa bella casata ne tanto meno un finale:
qui li intendiamo riferiti semplicemente ai nostri amati vini, e all'articolo.
Cosa c'è di meglio allora di un giro panoramico-didattico tra barriques
e tonneaux insieme a quel paziente uomo del vino che risponde al nome
di Ugo Contini Bonacossi? (della cui pazienza e ascoltare attento sempre
lo ringrazierò)
Girando qua e là tra i legni si scorge il futuro che intendiamo
noi: lo percepisci nelle sensazioni suscitate dal cabernet 2000,
non tanto e non solo quello proveniente dal Vigneto Sant'Alessandro quanto
l'altro, di estremo equilibrio, di ottime intensità aromatica e
gustativa, dal grande estratto (prelevato da una Jacques Charriere per
la precisione). Lo senti bello e prossimo a venire nel Carmignano
1999: elegante, raffinato, dallo spessore e dalla precisione
rimarchevoli.
Lo senti un pochino più lontano, ma altrettanto bello, nel Ghiaie
della Furba 1999 per via della sostanza, della speziatura, della
pienezza, che vanno oltre le attuali spigolature amarognole ed empireumatiche.
Il futuro lo misuri poi nelle atipicità, nelle scommesse: come
quella espressa dal Sirah 2000 con i suoi tannini maturi
e le sue spezie peculiari, come quella espressa dal bellissimo Sirah
1998, ultimo residuo rimasto di una vendemmia particolare, che
ha contribuito e non poco al sostegno strutturale ed aromatico del Ghiaie
di pari annata. Qui si potrebbe scomodare la parola grande e chiedersi
il perché non aver tentato un sirah in purezza.
Le ombre della sera nel frattempo si sono allungate in fretta, solo i
quattro giovani marmorei ed aitanti che fronteggiano la bella facciata
medicea lavorano ancora con il carico sulle spalle: compito delicato il
loro, sorreggere e tramandare la storia (il tempo) che passa ...
Eh sì, è proprio il caso di dirlo che la storia passa da
Carmignano, soprattutto se di storia del vino si parla, e l'asserto potrebbe
continuare così: la storia del Carmignano passa da Capezzana.
Piccole note sparse
La visita è stata compiuta nel mese di novembre dell'anno 2000
grazie soprattutto allo spirito di coinvolgimento di due attenti uomini
del vino: Roberto e Pierangelo Novi, padre e figlio, che dalla loro base
operativa di Viareggio (Magazzino del Vino) regalano da molto tempo spunti
e stimoli al nostro appassionante lavoro di cronisti del piacere, alla
nostra ricerca del gusto, alla vita materiale tutta. A loro il grazie
più sincero.
(fp)
Tenuta di Capezzana
Via Capezzana, 100
50042 Carmignano (FI)
Tel: +39 55 8706005; Fax: +39 55 8706673
http://www.capezzana.it
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