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Risalendo l'Adige, Trento
appare adagiata alla base e sul lato di alti colli che per la loro esposizione,
sud/sud-est, subito ci immaginiamo interessanti per i nostri scopi. Basta
infatti lasciare il centro cittadino e risalire per pochi chilometri in
direzione est, per trovarsi immersi tra le vigne dei numerosi piccoli
produttori che in gran parte conferiscono il frutto del loro lavoro alle
cantine cooperative della zona.
Graziano
Fontana da Faedo è uno di questi piccoli, ma la sua azienda
familiare, fu suo nonno a iniziare la produzione, da tempo ha scelto la
strada dell'autonomia. Infatti la collaborazione con la Cantina Sociale
di Mezzacorona è terminata da quasi venti anni e il primo imbottigliamento
in proprio risale al 1989: 1.500 bottiglie di Mueller Thurgau e 1.000
di Schiava, quasi una prova per gli amici. Da allora non sono mancati
i riconoscimenti e la produzione è aumentata, anche se anche oggi
il totale delle bottiglie supera di poco le 40.000. Poche decine di migliaia
di bottiglie quindi, ma una buona varietà di prodotti che, oltre
ai già citati, oggi comprende anche Traminer, Chardonnay, Sauvignon,
Pinot Nero e Lagrein. Tutti imbottigliati come vini tipici della zona,
senza lanciarsi in assemblaggi e sperimentazioni improvvisate.
All'arrivo ci riceve la signora Fontana, che ci fa accomodare nella cantina
sotto casa in attesa che Graziano arrivi e, per metterci a nostro agio,
si ripresenta dopo pochi istanti con un bel panierino di pane e formaggi.
L'ambiente è sobrio, un bel tavolone in legno massiccio e due panche,
tutt'intorno i cartoni dei vini pronti per le spedizioni. Inizia così
una mattinata molto cordiale con il signor Fontana, prodigo di spiegazioni,
e con la nostra curiosità per questo tuffo tra i vini più
tipici della zona. Iniziamo subito discutendo gli aspetti positivi e negativi
delle realtà cooperative: l'indubbio sostegno alla viticoltura
e la spinta a un certo livellamento verso il basso, anche dovuto alla
mano larga dei disciplinari che in queste zone permettono produzioni spropositate;
per fare un solo esempio si pensi che si possono produrre 170 quintali
per ettaro di uva teroldego o 150 quintali per ettaro di uva chardonnay
e anzi, grazie alla possibilità di declassare dalla DOC un 20%
della produzione, si arriva a superare i 200 quintali per ettaro!
"La Cantina Sociale non faceva distinzioni fra qualità alta e bassa,
fra pianura e collina. Poi l'uva migliore veniva rivenduta a Pojer e Sandri,
ma non veniva valutata di più a chi la forniva. Con una politica
del genere è chiaro che chi vuole migliorare la qualità
non viene premiato, infatti, anche se diminuendo la produzione riesco
ad ottenere un contenuto zuccherino migliore e quindi a spuntare un miglior
prezzo con la cooperativa, alla fine incasso meno." Ecco quindi l'uscita
dalla cooperativa, scelta quasi obbligata per chi vuole lavorare duro
in vigna e dirada i grappoli anche due volte a stagione come Fontana.
Certo, non dimentichiamo i vari esempi positivi di aziende cooperative,
anche nella stessa zona i cui ci troviamo, ma d'altra parte è chiaro:
fare il vino da soli dà un'altra soddisfazione. "Dunque, dopo essere
uscito per un po' ho fornito direttamente le uve bianche a Pojer e Sandri,
e le rosse per lo più in Alto Adige. Poi, come si diceva all'inizio,
nel 1989 ho iniziato a vinificare in proprio, producendo 1500 bottiglie
di Mueller Thurgau e 1500 di Schiava."
Questa
ricerca della qualità si riflette anche sui metodi di coltivazione,
e già da un paio di anni nell'azienda Fontana si sta progressivamente
abbandonando la produttiva pergola trentina per il guyot, che permette
una maggior riduzione del numero di gemme per ceppo. A questo si associa
una ricerca clonale per la scelta delle piante giuste. Grossi problemi
ci sono stati col Pinot Nero: "venticinque anni fa non si trovavano
le piante, riuscii a farmele procurare in Germania. Quattro anni fa Pojer
e Sandri mi consigliarono un altro Pinot Nero, i cloni 115-116 francesi,
ma furono una delusione, e infine ho scelto come migliori i cloni selezionati
all'istituto sperimentale di Laimburg." E il grosso problema per
il Pinot Nero è la preservazione dei profumi; le ultime annate
sono state difficili. Anche in cantina non mancano le attenzioni per preservare
la qualità ottenute in vigna: per i bianchi pigiatura soffice e
veloce macerazione, utilizzo di lieviti selezionati e controllo della
temperatura, tutto sotto la supervisione dell'enologo Francesco Pollastri,
che sconsiglia passaggi in legno, fa perdere in tipicità. Ancora
più complicata la storia dei rossi che dopo una fermentazione alcolica
in acciaio con controllo della temperatura (quasi trenta gradi, per estrarre
il colore, ma attenzione, temperature troppo alta per più giorni
dà luogo a tannini amari), tre follature e tre rimontaggi al giorno,
passano in barrique dove eseguono la malolattica con batteri selezionati
e vi affinano per 12 mesi, da vendemmia a vendemmia. Si ripassa poi in
acciaio a maturare per sei mesi e infine in bottiglia a maggio. Faedo
è una zona fresca, non si può puntare sulla struttura nei
rossi, ma sui profumi; per esempio il cabernet sauvignon non verrebbe
bene, il merlot forse in bassa collina. Insomma, per essere un piccolo
produttore Graziano Fontana non si spaventa di fronte alle complicate
tecniche enologiche del momento, anzi, capitalizza i successi e di anno
in anno si espande acquistando nuove barrique o vasi in acciaio.
Di fronte a tutto questo eccoci ai prodotti, tutti monovitigno, non pretenziosi
e a prezzi decisamente interessanti. Assaggiamo per primo il Sauvignon
Bianco di Faedo 1998. Dal colore paglierino chiaro e 13,5 gradi alcolici.
Abbastanza varietale, con spunti floreali di sambuco, biancospino e cenni
di frutti tropicali mediamente intensi. Un prodotto molto pulito sia all'olfatto
che al gusto dove è succoso, aggiunge note di pompelmo ma perde
un po' in varietalità. In definitiva lo troviamo ben bilanciato
ma un po' corto. Notiamo anche un leggero spunto carbonico, indice della
freschezza del vino, e un retrogusto in cui la varietalità dell'uva
torna evidente e piacevole.
Il Muller Thurgau di Faedo 1998 è più giallo e molto
interessante aromaticamente, con spunti di fiori gialli e bianchi mediamente
intensi. Visivamente mostra una certa densità anche se il contenuto
alcolico è più normale, 12%. Rotondo e mediamente lungo,
lo troviamo veramente fine, secco, con spunti di mela acerba e un bel
finale.
Passiamo
ai rossi, con un vino che a dire il vero non ci saremmo aspettati: il
Pinot Nero di Faedo 1997. La croce e delizia dei produttori, quest'uva
dalle forti emozioni che dà buoni risultati nella regione, ma assai
più a nord, dai cugini altoatesini. Non sapremmo bene come valutare
il Pinot di Fontana, sicuramente un prodotto interessante, ma sempre in
relazione alla zona. Sarebbe chiaramente punitivo un confronto coi vini
di Borgogna: il vino che assaggiamo è sì varietale, ma non
esprime certo tutta quella gamma di profumi che si può trovare
nei prodotti francesi e, raramente, in qualche vino italico. Se lasciamo
da parte, e giustamente, ogni tentativo di confronto, possiamo dire che
il Pinot di Faedo (a proposito, Fontana vorrebbe l'introduzione della
sottozona), dal colore rubino chiaro non troppo acceso, è un vino
di buon corpo, con profumi floreali, accenni vegetali (rabarbaro) e di
ribes poco intensi. In bocca mostra sensazioni ben più interessanti:
sentiamo infatti la frutta rossa matura e spunti chinati. Mentre all'ingresso
il vino si allarga bene, poi notiamo una certa asprezza nel finale, con
un retrogusto amarognolo non del tutto elegante.
Molto
di più ci convince il Lagrein di Faedo 1997; 13% gradi come
il Pinot e un colore violaceo impenetrabile. Questo vino è entrato
nella gamma aziendale solo nel 1994 ma ha subito avuto un bel successo,
ci dice Fontana, "e ci aspettiamo delle soddisfazioni dall'annata 1999,
che è stata buona così per il Lagrein che per i bianchi."
Aromaticamente intenso, con evidenti note di frutta nera (mora e mirtilli)
caffè, cioccolato di liquirizia e frutta nera. In bocca si mostra
denso, molto vivo e fresco. Notiamo nel finale un eccesso tannico che
però è sicuramente accettabile, anche perché non
grossolano, e crediamo in una futura evoluzione positiva.
La degustazione è conclusa, almeno per quel che riguarda i prodotti
in bottiglia, e visto che si avvicina l'ora di pranzo, il signor Fontana
scappa al piano superiore e torna con una salamella nostrale morbida e
saporita, giustamente affumicata e muffata. Inizia ad affettarla e noi
tentiamo di frenarlo dopo le prime fette, ma deve essere evidente che
stiamo parlando per cortesia, Graziano resta completamente sordo ai nostri
inviti e prepara un abbondante vassoio che, neppure a dirlo, verrà
completamente finito, riassaggiando i vari vini ancora nei bicchieri.
Dopo questo piacevole intervallo facciamo due passi tra le vigne e raggiungiamo
la nuova cantina da poco costruita e ancora non terminata. Al suo interno
le botti e i vasi in acciaio da cui Graziano ci spilla un Pinot Nero 1998,
che troviamo più floreale e fresco del 1997. Spiccano sentori di
iris e rosa canina e il vino ci sembra meno amarognolo dell'annata precedente,
anzi ci colpisce per il finale dolce. Concludiamo col Lagrein 1998, di
nuovo un prodotto impenetrabile con un frutto molto vivo, ed anche questo
ci sembra superiore al 1997, ci sentiamo anche lampone e, specialmente,
lo troviamo già più morbido al gusto e di maggior struttura,
benché, ovviamente, i sentori del legno siano ancora troppo evidenti.
Ci accomiatiamo e, in automobile, diamo un'occhiata al listino prezzi:
dalle 6.400 lire per la Schiava, a 12.000 lire per il Lagrein 1998. Prezzi
in azienda, IVA compresa. Non c'è che dire, anche considerando
il ricarico dell'enoteca, un bel rapporto qualità prezzo!
Azienda Agricola Fontana Graziano 38010 Faedo (Trento)
Via Case Sparse, 9
Tel e Fax 0461 650400
(rf&lb)
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