Fattoria
Buonamico
Azienda Agricola
Cima
I Vigneti delle
Meridiane
Azienda Agricola
San Gervasio
Graziano Fontana
Flavio Fanti
La Palazzetta
Azienda Agricola
Marchetti
Tenuta di Capezzana
Barone Ricasoli
A. A. Poggio
Salvi
Maso Furli
Abbazia
di Novacella
Azienda Agricola
Le Murelle
Tenuta di Ghizzano
Rocca di Montegrossi
Il
Colle dei fratelli
Montrasio
Ansitz Plattner
Waldgries
In archivio
|
|
Allinizio, almeno per chi vi scrive, lapproccio e la progressiva
conoscenza dei vini della cantina di cui oggi vi vogliamo parlare ha "funzionato"
così, con un passaparola via via più fitto il cui ritornello
diceva pressappoco: "hai assaggiato quei vini bianchi della Val Freddana?
Non ricordo il nome della cantina che li produce ma devi assaggiarli!"
Sono passati alcuni anni da quel passaparola, del quale adesso bisogno
non vi è più, tanto larghe appaiono le pur giovani spalle
sulle quali intende costruirsi il futuro questa dinamica realtà
vitivinicola che si trova nei dintorni di Lucca, in Toscana.
Sulla cartina, a volerla cercare, è assai improbabile trovare la
località Cappella ma se imbocchi la strada che da Camaiore conduce
a Lucca la incontri dopo che, lasciata ormai dietro di te la sommità
del Monte Magno, ridiscendi a valle e passi per una gola a tratti assai
stretta, caratterizzata da un colore verde lussureggiante e da scorci
molto distensivi allocchio.
Proprio
lì, a non più di otto chilometri da Lucca, non puoi non
notare sulla tua sinistra un piccolo anfiteatro di vigne (che scoprirai
poi essere esposte a mezzogiorno) che dal fianco di una bassa collinetta
degrada e prosegue fin giù sul pianoro, a circondare completamente
due belle magioni dalla tempra antica e dai muri rossi: sulla strada un
cartello di legno ti segnala la presenza della azienda agricola Le
Murelle e lì eventualmente dovrai fermarti così come
abbiamo fatto noi, ancora una volta, in un giorno di giugno assolato di
inizio millennio, per incontrare Giovan Pio Giampi Moretti, lartefice,
il deus ex machina, colui che si cela dietro la frase "...
ma quei vini bianchi della Val Freddana ...".
Intanto il nome Val Freddana non
è poi così distante dal senso che evoca alla mente: in questa
valle in effetti cè una marcata escursione termica tra il
giorno e la notte che ne caratterizza e non poco il microclima, e questo
aspetto - è bene dirlo subito - ha costituito uno dei fattori determinanti,
dieci anni addietro, per la scelta di ciò che il giovane Moretti
di lì a poco avrebbe impiantato su quei terreni; naturalmente tutto
questo a seguito della primigenia decisione, fondamentale e di vita, che
è stata: "voglio fare qui una produzione di vini qualitativamente
degna di tal nome ovvero voglio fare il vignaiolo".
Aggiungiamo pure che questa
zona rientra nella denominazione Colline Lucchesi , fatto sta che il progetto
che aveva in testa il giovane Moretti ha comportato il totale reimpianto
dei vigneti, fin da subito. Eh sì, perché i vitigni da mettere
a dimora sarebbero stati chardonnay e sauvignon, e scusate se è
poco.
Certo che un idea del genere, su
un territorio potenzialmente buono ma non forte in tradizione, andava
da subito corroborata con altrettante scelte forti nella conduzione agricola:
insomma i vigneti dovevano nascere a regola darte.
Per questo è maturata la scelta di
adottare sesti di impianto molto fitti, che si aggirassero attorno alle
7000 piante per ettaro, e porta innesti a bassa vigoria, e così
è stato.
Quattro i cloni francesi scelti per lo chardonnay delle Murelle, lo stesso
dicasi per il sauvignon; ed eccoci ad oggi dove gli stessi sono presenti
su una estensione vitata di 2 ettari ciascuno, che costituisce il quanto
di questa piccola azienda se si esclude quellettaruccio allevato
a cabernet sauvignon e ad altre varietà a bacca nera.
La
prima vendemmia ufficiale risale al 1993: sette anni sono pochi e sono
tanti, pochi certamente per carpire e capire segreti e virtù di
un terroir, tanti per cominciare a darsi un metodo e un fine.
A noi pare che questi ultimi non manchino affatto e lo si apprende ascoltando
leloquio disteso, tranquillo e molto competente di Giampi Moretti,
che snocciola le frasi lentamente, quasi a voler fissare i concetti nellattimo
esatto in cui essi diventano parola, con gentilezza e senza concitazione
(modi che tradiscono assai la sua natura di buon fumatore, che noi ci
immaginiamo sempre un po nervoso) e da questi concetti traspare
evidente lintima conoscenza della sua terra, di ogni tralcio di
vigna, della sua vigna.
Il vigneto, si sa, ha i suoi tempi e luomo in qualche modo a quei
tempi deve sapersi adattare: alle Murelle da sempre si adottano diradamenti
precoci dei tralci, alla ricerca di quell equilibrio vegetativo
tanto atteso, e le rese ormai non superano 1 chilo di uva per pianta,
che è già un viatico.
Concimazione oculata e attenta, uso dellinerbimento pure, sempre
con locchio attento a monitorare ogni "sussulto" e variazione,
consapevole che le basi ci vogliono ma che solo lesperienza in vigneto,
o meglio, su quel vigneto, potrà dare i frutti sperati.
Intanto questanno la maturazione
sta procedendo ottimamente e la natura precoce dei vitigni verrà
quasi certamente rispettata in tempo di vendemmia (che potrebbe assestarsi
sulla fine di agosto), certo è che Giampi pare tradire una
frenetica attesa quando ti mostra lequilibrio vegetativo che in
molte parti di vigneto sembra finalmente raggiunto e ti dice che per la
prima volta, con la vendemmia 2000, si procederà di lì a
qualche giorno al diradamento dei grappoli.
Sarà fatto su un
25-30% di vigneto, tanto per cominciare, e con questo partirà un
altro test sul campo: provare a vinificare separatamente le uve provenienti
dalle singole parcelle ed iniziare a monitorarne i risultati.
Naturalmente però
con il vigneto dovevano essere modificate le vetuste cantine padronali
ed ecco che con metodo si è proceduto alla risistemazione, adattando
una moderna cantina entro le sicure e fresche stanze di una magione dalla
tempra antica (settecento?) e dalle mura di colore rosso.
Oggi danno bella mostra
di sé i vasi vinari dacciaio inox termo-condizionati, la
pressa pneumatica, e nellaria cè il buon odore del
rovere proveniente dalle barriques francesi ordinatamente disposte in
una parte di cantina dedicata allaffinamento, dove ci si avvale
anche di un impianto di condizionamento dellaria.
Nella
foga del racconto forse non si è ancora capito quali siano quei
vini bianchi della Val Freddana: sono lo Chardonnay Le Murelle
e il Sauvignon Le Murelle (che sono pure IGT Toscana) come
forse era sottinteso e poi, in costante via di definizione, un vino rosso
a base prevalente di cabernet sauvignon che si chiama Niffo e di
cui parleremo sicuramente nel futuro (ci sta un vigneto nuovo nuovo di
recente acquisizione impiantato a merlot che potrebbe concorrere a definirlo
meglio!)
Lo
chardonnay intanto, dopo vendemmia rigorosamente manuale e leggera criomacerazione,
subisce una pressatura soffice a non più di 15° di temperatura
seguita da un raffreddamento fino a 5°C che ha il duplice scopo di
ritardare la fermentazione e di ottenere una prima chiarifica.
La fermentazione alcoolica e il successivo
affinamento avvengono invece nei legni: la vendemmia 1999 ad esempio ha
interessato tutta la massa.
La scelta dei legni è tesa
ad utilizzare barriques di 1° passaggio (ricordiamoci che il 99 ha
fatto 9 mesi di legno) a cui seguiranno ricomposizione della massa e imbottigliamento.
Tutte in acciaio invece le fasi di
fermentazione e affinamento del sauvignon Le Murelle dove limperativo
è quello di "toccare il meno possibile, travasare il meno
possibile" .
Ottima (e da tenere
a mente, di questi tempi) la scelta dellattesa che vede commercializzare
le bottiglie solo quando ritenute pronte e quindi quasi sempre in ritardo
rispetto alla media dei vini bianchi del territorio (e non solo): basti
pensare che una annata come il 1996 uscì nel gennaio 1998 mentre
il 1999 uscirà a fine settembre 2000.
Ma le degustazioni in cantina
che cosa ci hanno riservato?
Il
sauvignon Le Murelle 1999 intanto, che si presenta di un giallo
paglierino non carico, lucido e di discreta densità.
I profumi sono intensi, aromatici, su spettro
fine, dove riconosci in degna progressione frutta a polpa bianca seguita
dalle note di sambuco, dalle resine boschive, dal sottobosco.
La bocca è sapida, fresca e comunque
abbastanza equilibrata, con la verve acida che dona contrasto ad
uno sviluppo gustativo di sostanziale coerenza con quanto appreso al naso,
a regalare una bocca sostanziosa e senza cedimenti che conduce a un finale
non lungo ma abbastanza caldo.
Le sensazioni gusto-olfattive finali portano
con sé una nota pungente e saporita che ricorda la varietà
e per questo piacevole.
Vino non del tutto armonico
nelle varie componenti ma che in divenire potrà diventarlo, non
possiede estrema concentrazione e peso e si gioca le carte migliori sulla
finezza e sulla eleganza, caratteristiche queste che ripetuti assaggi
nel tempo hanno mostrato essere il tratto distintivo di uno stile.
Il Sauvignon Le Murelle 1998 non
si discosta molto nellaspetto visivo dal fratello più giovane.
I profumi qui sono ancora di buona
intensità e senza dubbio più evoluti e mischiano sensazioni
abbastanza persistenti di sottobosco e resina a note più metalliche
e da idrocarburo compresi toni di gomma bruciata non propriamente fini,
su quadro di composta eleganza.
La bocca mostra assai più bilanciamento
ed equilibrio nel confronto con il 1999; qui la vena acida si affievolisce
un po ma la morbidezza dellimpianto è più marcata
e con essa il calore e la personalità, che rimane anche nel finale.
Ripescando nella storia di questa cantina
eccoci portato allassaggio il primo sauvignon mai prodotto: Le
Murelle 1993.
Intanto il colore è giallo netto
di bella cromaticità e consistenza, che è tutto dire.
Al naso regala profumi di ottima intensità
e buona persistenza con esaltazione delle note resinose, della gomma, della
nafta, della frutta secca in equilibrio olfattivo rimarchevole e peculiare.
In bocca la sostanza, la lunghezza,
il peso vengono meno rispetto a quanto lolfatto suggerisce: certo
però che questo vino, fin dalla nascita scalpitante e nervoso, non
può non sorprendere nel piglio e nella sostanziale buona evoluzione
che non lascia tracce di spossatezza eccessive bensì lascia immaginare
un senso, senso che indica nella longevità un altro tratto distintivo,
ancora da appurare certo, ma che potrebbe essere altamente significativo
e caratterizzante.
Cambiando registro e vino
lo Chardonnay Le Murelle 1999 si propone allocchio con un
bel giallo netto assai denso.
I profumi sono suadenti e di bel
portamento anche se non molto intensi e compongono un quadro olfattivo
fine ed elegante.
Caratteristiche le note balsamiche
e resinose che avvicinano lapproccio a quello del sauvignon di pari
annata, pur nella diversità evidente.
La bocca si mostra coerente e riprende
la nota balsamica (legata ad un dosatissimo e dolcissimo rovere) che ne
caratterizza lo sviluppo, non lunghissimo, ma estremamente equilibrato.
Il vino è morbido e cremoso,
abbastanza sapido, e ci lascia un finale piacevole marcatamente "aromatico".
Lo Chardonnay 1998 (di
cui una buona parte è maturato nei legni di secondo passaggio)
è ancora giallo paglia netto e di buona consistenza.
Anche qui lolfazione sottolinea
più il vegetale che non il fruttato, con quelle note di sottobosco
e balsamiche ripetute e assai persistenti.
La bocca mostra meno sostanza del
1999, scivola via con minor concentrazione, e tutto sommato è ancora
coerente con il naso, equilibrata di per sé, peculiare e di discreta
qualità, come il finale.
E il finale del nostro
incontro sta nel capire quale sia il desiderio del produttore, così
Giovan Pio, con calma e pesando le parole (come suo solito), ce lo tratteggia:
"fare dei vini "terroir-dipendenti", che riescano a
caratterizzarsi per diversità di approccio e di stile proprio perché
provengono da quei terreni, e allo stesso modo questa diversità
possa costituire tassello e nuova linfa per una zona viticola da far emergere
e valorizzare".
Quei bianchi della Val
Freddana hanno strada diritta davanti a loro, e noi di AcquaBuona
con affetto li salutiamo.
[fp]
|
|