Azienda Agricola Le Murelle:
"Quei vini bianchi della val Freddana..."
 
 

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All’inizio, almeno per chi vi scrive, l’approccio e la progressiva conoscenza dei vini della cantina di cui oggi vi vogliamo parlare ha "funzionato" così, con un passaparola via via più fitto il cui ritornello diceva pressappoco: "hai assaggiato quei vini bianchi della Val Freddana? Non ricordo il nome della cantina che li produce ma devi assaggiarli!"

Sono passati alcuni anni da quel passaparola, del quale adesso bisogno non vi è più, tanto larghe appaiono le pur giovani spalle sulle quali intende costruirsi il futuro questa dinamica realtà vitivinicola che si trova nei dintorni di Lucca, in Toscana.

Sulla cartina, a volerla cercare, è assai improbabile trovare la località Cappella ma se imbocchi la strada che da Camaiore conduce a Lucca la incontri dopo che, lasciata ormai dietro di te la sommità del Monte Magno, ridiscendi a valle e passi per una gola a tratti assai stretta, caratterizzata da un colore verde lussureggiante e da scorci molto distensivi all’occhio.

Proprio lì, a non più di otto chilometri da Lucca, non puoi non notare sulla tua sinistra un piccolo anfiteatro di vigne (che scoprirai poi essere esposte a mezzogiorno) che dal fianco di una bassa collinetta degrada e prosegue fin giù sul pianoro, a circondare completamente due belle magioni dalla tempra antica e dai muri rossi: sulla strada un cartello di legno ti segnala la presenza della azienda agricola Le Murelle e lì eventualmente dovrai fermarti così come abbiamo fatto noi, ancora una volta, in un giorno di giugno assolato di inizio millennio, per incontrare Giovan Pio Giampi Moretti, l’artefice, il deus ex machina, colui che si cela dietro la frase "... ma quei vini bianchi della Val Freddana ...".

Intanto il nome Val Freddana non è poi così distante dal senso che evoca alla mente: in questa valle in effetti c’è una marcata escursione termica tra il giorno e la notte che ne caratterizza e non poco il microclima, e questo aspetto - è bene dirlo subito - ha costituito uno dei fattori determinanti, dieci anni addietro, per la scelta di ciò che il giovane Moretti di lì a poco avrebbe impiantato su quei terreni; naturalmente tutto questo a seguito della primigenia decisione, fondamentale e di vita, che è stata: "voglio fare qui una produzione di vini qualitativamente degna di tal nome ovvero voglio fare il vignaiolo".

Aggiungiamo pure che questa zona rientra nella denominazione Colline Lucchesi , fatto sta che il progetto che aveva in testa il giovane Moretti ha comportato il totale reimpianto dei vigneti, fin da subito. Eh sì, perché i vitigni da mettere a dimora sarebbero stati chardonnay e sauvignon, e scusate se è poco.
Certo che un idea del genere, su un territorio potenzialmente buono ma non forte in tradizione, andava da subito corroborata con altrettante scelte forti nella conduzione agricola: insomma i vigneti dovevano nascere a regola d’arte.
Per questo è maturata la scelta di adottare sesti di impianto molto fitti, che si aggirassero attorno alle 7000 piante per ettaro, e porta innesti a bassa vigoria, e così è stato.
Quattro i cloni francesi scelti per lo chardonnay delle Murelle, lo stesso dicasi per il sauvignon; ed eccoci ad oggi dove gli stessi sono presenti su una estensione vitata di 2 ettari ciascuno, che costituisce il quanto di questa piccola azienda se si esclude quell’ettaruccio allevato a cabernet sauvignon e ad altre varietà a bacca nera.

La prima vendemmia ufficiale risale al 1993: sette anni sono pochi e sono tanti, pochi certamente per carpire e capire segreti e virtù di un terroir, tanti per cominciare a darsi un metodo e un fine.
A noi pare che questi ultimi non manchino affatto e lo si apprende ascoltando l’eloquio disteso, tranquillo e molto competente di Giampi Moretti, che snocciola le frasi lentamente, quasi a voler fissare i concetti nell’attimo esatto in cui essi diventano parola, con gentilezza e senza concitazione (modi che tradiscono assai la sua natura di buon fumatore, che noi ci immaginiamo sempre un po’ nervoso) e da questi concetti traspare evidente l’intima conoscenza della sua terra, di ogni tralcio di vigna, della sua vigna.

Il vigneto, si sa, ha i suoi tempi e l’uomo in qualche modo a quei tempi deve sapersi adattare: alle Murelle da sempre si adottano diradamenti precoci dei tralci, alla ricerca di quell’ equilibrio vegetativo tanto atteso, e le rese ormai non superano 1 chilo di uva per pianta, che è già un viatico.
Concimazione oculata e attenta, uso dell’inerbimento pure, sempre con l’occhio attento a monitorare ogni "sussulto" e variazione, consapevole che le basi ci vogliono ma che solo l’esperienza in vigneto, o meglio, su quel vigneto, potrà dare i frutti sperati.

Intanto quest’anno la maturazione sta procedendo ottimamente e la natura precoce dei vitigni verrà quasi certamente rispettata in tempo di vendemmia (che potrebbe assestarsi sulla fine di agosto), certo è che Giampi pare tradire una frenetica attesa quando ti mostra l’equilibrio vegetativo che in molte parti di vigneto sembra finalmente raggiunto e ti dice che per la prima volta, con la vendemmia 2000, si procederà di lì a qualche giorno al diradamento dei grappoli.

Sarà fatto su un 25-30% di vigneto, tanto per cominciare, e con questo partirà un altro test sul campo: provare a vinificare separatamente le uve provenienti dalle singole parcelle ed iniziare a monitorarne i risultati.

Naturalmente però con il vigneto dovevano essere modificate le vetuste cantine padronali ed ecco che con metodo si è proceduto alla risistemazione, adattando una moderna cantina entro le sicure e fresche stanze di una magione dalla tempra antica (settecento?) e dalle mura di colore rosso.

Oggi danno bella mostra di sé i vasi vinari d’acciaio inox termo-condizionati, la pressa pneumatica, e nell’aria c’è il buon odore del rovere proveniente dalle barriques francesi ordinatamente disposte in una parte di cantina dedicata all’affinamento, dove ci si avvale anche di un impianto di condizionamento dell’aria.

Nella foga del racconto forse non si è ancora capito quali siano quei vini bianchi della Val Freddana: sono lo Chardonnay Le Murelle e il Sauvignon Le Murelle (che sono pure IGT Toscana) come forse era sottinteso e poi, in costante via di definizione, un vino rosso a base prevalente di cabernet sauvignon che si chiama Niffo e di cui parleremo sicuramente nel futuro (ci sta un vigneto nuovo nuovo di recente acquisizione impiantato a merlot che potrebbe concorrere a definirlo meglio!)

Lo chardonnay intanto, dopo vendemmia rigorosamente manuale e leggera criomacerazione, subisce una pressatura soffice a non più di 15° di temperatura seguita da un raffreddamento fino a 5°C che ha il duplice scopo di ritardare la fermentazione e di ottenere una prima chiarifica.
La fermentazione alcoolica e il successivo affinamento avvengono invece nei legni: la vendemmia 1999 ad esempio ha interessato tutta la massa.
La scelta dei legni è tesa ad utilizzare barriques di 1° passaggio (ricordiamoci che il 99 ha fatto 9 mesi di legno) a cui seguiranno ricomposizione della massa e imbottigliamento.
Tutte in acciaio invece le fasi di fermentazione e affinamento del sauvignon Le Murelle dove l’imperativo è quello di "toccare il meno possibile, travasare il meno possibile" .

Ottima (e da tenere a mente, di questi tempi) la scelta dell’attesa che vede commercializzare le bottiglie solo quando ritenute pronte e quindi quasi sempre in ritardo rispetto alla media dei vini bianchi del territorio (e non solo): basti pensare che una annata come il 1996 uscì nel gennaio 1998 mentre il 1999 uscirà a fine settembre 2000.

Ma le degustazioni in cantina che cosa ci hanno riservato?

Il sauvignon Le Murelle 1999 intanto, che si presenta di un giallo paglierino non carico, lucido e di discreta densità.
I profumi sono intensi, aromatici, su spettro fine, dove riconosci in degna progressione frutta a polpa bianca seguita dalle note di sambuco, dalle resine boschive, dal sottobosco.
La bocca è sapida, fresca e comunque abbastanza equilibrata, con la verve acida che dona contrasto ad uno sviluppo gustativo di sostanziale coerenza con quanto appreso al naso, a regalare una bocca sostanziosa e senza cedimenti che conduce a un finale non lungo ma abbastanza caldo.
Le sensazioni gusto-olfattive finali portano con sé una nota pungente e saporita che ricorda la varietà e per questo piacevole.

Vino non del tutto armonico nelle varie componenti ma che in divenire potrà diventarlo, non possiede estrema concentrazione e peso e si gioca le carte migliori sulla finezza e sulla eleganza, caratteristiche queste che ripetuti assaggi nel tempo hanno mostrato essere il tratto distintivo di uno stile.


Il Sauvignon Le Murelle 1998 non si discosta molto nell’aspetto visivo dal fratello più giovane.
I profumi qui sono ancora di buona intensità e senza dubbio più evoluti e mischiano sensazioni abbastanza persistenti di sottobosco e resina a note più metalliche e da idrocarburo compresi toni di gomma bruciata non propriamente fini, su quadro di composta eleganza.
La bocca mostra assai più bilanciamento ed equilibrio nel confronto con il 1999; qui la vena acida si affievolisce un po’ ma la morbidezza dell’impianto è più marcata e con essa il calore e la personalità, che rimane anche nel finale.

Ripescando nella storia di questa cantina eccoci portato all’assaggio il primo sauvignon mai prodotto: Le Murelle 1993.
Intanto il colore è giallo netto di bella cromaticità e consistenza, che è tutto dire.
Al naso regala profumi di ottima intensità e buona persistenza con esaltazione delle note resinose, della gomma, della nafta, della frutta secca in equilibrio olfattivo rimarchevole e peculiare.
In bocca la sostanza, la lunghezza, il peso vengono meno rispetto a quanto l’olfatto suggerisce: certo però che questo vino, fin dalla nascita scalpitante e nervoso, non può non sorprendere nel piglio e nella sostanziale buona evoluzione che non lascia tracce di spossatezza eccessive bensì lascia immaginare un senso, senso che indica nella longevità un altro tratto distintivo, ancora da appurare certo, ma che potrebbe essere altamente significativo e caratterizzante.

Cambiando registro e vino lo Chardonnay Le Murelle 1999 si propone all’occhio con un bel giallo netto assai denso.
I profumi sono suadenti e di bel portamento anche se non molto intensi e compongono un quadro olfattivo fine ed elegante.
Caratteristiche le note balsamiche e resinose che avvicinano l’approccio a quello del sauvignon di pari annata, pur nella diversità evidente.
La bocca si mostra coerente e riprende la nota balsamica (legata ad un dosatissimo e dolcissimo rovere) che ne caratterizza lo sviluppo, non lunghissimo, ma estremamente equilibrato.
Il vino è morbido e cremoso, abbastanza sapido, e ci lascia un finale piacevole marcatamente "aromatico".

Lo Chardonnay 1998 (di cui una buona parte è maturato nei legni di secondo passaggio) è ancora giallo paglia netto e di buona consistenza.
Anche qui l’olfazione sottolinea più il vegetale che non il fruttato, con quelle note di sottobosco e balsamiche ripetute e assai persistenti.
La bocca mostra meno sostanza del 1999, scivola via con minor concentrazione, e tutto sommato è ancora coerente con il naso, equilibrata di per sé, peculiare e di discreta qualità, come il finale.

E il finale del nostro incontro sta nel capire quale sia il desiderio del produttore, così Giovan Pio, con calma e pesando le parole (come suo solito), ce lo tratteggia: "fare dei vini "terroir-dipendenti", che riescano a caratterizzarsi per diversità di approccio e di stile proprio perché provengono da quei terreni, e allo stesso modo questa diversità possa costituire tassello e nuova linfa per una zona viticola da far emergere e valorizzare".

Quei bianchi della Val Freddana hanno strada diritta davanti a loro, e noi di AcquaBuona con affetto li salutiamo.

[fp]

 

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