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Nel nome del Salco
Azienda Agricola Salcheto - Montepulciano

Poco sotto il bel paese di Montepulciano, la cui struggente skyline si staglia nettissima e vicinissima di giorno e di notte dall'alto dei suoi 600 metri, e tutt'intorno ad una vecchia torre sapientemente ristrutturata, ci stanno i 16 ettari di vigna dell'azienda agricola Salcheto. Li visitiamo -insieme alle anime che li curano- durante la presentazione dei vini nuovi organizzata dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, lo scorso febbraio, attratti -oltre che dai luoghi- dalla qualità del loro Nobile, appena sfiorata negli assaggi mattinieri.

Ci accoglie Cecilia Naldoni che, insieme al marito Fabrizio Piccin, nell'ormai lontano 1983 (giovanissima!) scelse la via della campagna e arrivò ai piedi del bel paese toscano per mettervi fissa dimora. I due acquistarono l'azienda che era tenuta a seminativo e foraggio e si diedero dapprincipio all'allevamento delle pecore. Certo, "purtroppo," come gli disse il precedente proprietario all'atto della vendita "c'era anche la vigna." ...Ebbene, sono passati quasi due decenni e, neanche a dirlo, ora c'è solo la vigna. Già nel 1987 infatti Cecilia e Fabrizio cominciarono ad indirizzarsi verso un idea di vino che abbracciasse la qualità, nel 1990 esordirono con le prime loro bottiglie e con "una precisa idea di prodotto in mente e un punto fermo alla base: la pulizia!"

Salcheto ("dal nome del vicino torrente visto che la località, chiamandosi Acquapuzzola, non ci sembrava adatta...") produce oggi un Chianti dei Colli Senesi (utilizzando anche le uve di 7 ettari e mezzo di vigna in zona a DOC), un Rosso di Montepulciano e tre Nobili: il base, una riserva (che dal prossimo anno sarà sostituita da un crû) e il Salco.
"Tutti i nobili dell'azienda sono prodotti con sangiovese in purezza, o meglio prugnolo gentile, ma nel Salco utilizziamo un particolare clone che abbiamo trovato nelle nostre vigne. E`una pianta che presenta un raspo con striature color rosso foglia d'acero -molto riconoscibili- e contraddistinta da grappoli piccoli e spargoli che reggono bene alla maturazione spinta. Abbiamo fatto una selezione massale e l'abbiamo reimpiantata. La nostra intenzione sarebbe di rendere il Salco un prodotto molto caratteristico e di identificarlo con questo clone."

Passeggiando e chiacchierando eccoci arrivati intanto nella cantina di vinificazione, dove vi troviamo una bella fila di vasi in acciaio e dove Cecilia ci ragguaglia su alcuni particolari del loro lavoro come la pigiatura soffice e su altre piccole attenzioni, quali quelle di non accumulare troppa uva nelle cassette alla vendemmia, per non schiacciare gli acini anzitempo. "In questi tini si fanno le macerazioni, che dipendono molto dall'annata: nel 2000 per esempio abbiamo tenuto il chianti a macerare per 15 giorni e l'anno scorso per 20. Similmente si passa dai 20 giorni del nobile 98 ai 32 del 1997." Il tutto con la consulenza dell'enologo Paolo Vagaggini ma sotto il controllo diretto e costante di Fabrizio, colui che prende le decisioni importanti:"Fabrizio ha la sensibilità e l'esperienza derivategli dai tanti anni di lavoro a tu per tu con queste vigne. Ma dobbiamo dire che siamo sempre alla ricerca della ricetta migliore. Ogni anno cambiamo qualcosa, per esempio ora stiamo pensando alla prima fermentazione in legno, in tino-botte o in barrique con rotatori manuali. Anzi, l'abbiamo già sperimentata: una piccola parte del Salco è stata ottenuta in questo modo."

Risalendo verso la barriccaia incontriamo il terzo socio,il giovane Michele Manelli, entrato "in famiglia" a partire dal 1997 quando l'azienda ha passato una crisi di crescita: "da quel momento abbiamo iniziato con nuovi impianti e nuovi investimenti, che sono ancora in atto." Michele ci accompagna e ci parla della scelta dei legni che vede l'azienda affidarsi ad un tonnelier spagnolo che lavora sia rovere francese sia americano (utilizzato, quest'ultimo, per il chianti). "E comunque, pur sperimentando i legni piccoli, di secondo passaggio sul Nobile e di primo sul Salco, restiamo sempre in prevalenza ancorati alle grandi botti di rovere di Slavonia."

Eccoci infine nella bella stanza della torre adibita alla degustazione, dove ci troviamo un Alessandro Masnaghetti già impegnato ad assaggiare le numerose bottiglie preparate per l'occasione e a discutere di stili ed intendimenti; noi ne vogliamo fissare qualcuno nei ricordi, trasposto in vini come il Vino Nobile di Montepulciano 1999 ed i suoi 13 gradi e mezzo: intenso al naso con cenni di lacca e dotato di un bel frutto maturo, ci appare denso, sapido, asciutto al palato, sfoderando un finale saporito e amarognolo.

Oppure in vini come il Nobile di Montepulciano Salco 1999 : che dire? Bello il connubio frutto/rovere per una articolazione olfattiva di buona profondità. In bocca procede saporito, sapido, con lodevole integrità fruttata. Corpo e sostanza ci sono tutti, con propensione sincera all'equilibrio e alla sfumatura. Bella la tenuta all'aria. Tra i migliori vini di territorio nell'annata ultima che sta affacciandosi sul mercato or ora.

Il Vino Nobile di Montepulciano 1997 invece è rubino vivo e sprigiona profumi dolci e fusi di ciliegia, di spezie (cannella) e di erbe aromatiche, a donare un risultato di sottile eleganza. Al gusto è rotondo, mediamente sapido e leggermente sovralcolico, con substrato ed incedere sfumati e minerali; chiude e si acquieta su un lungo finale adornato da tannini molto morbidi,a sottolinearne una prova giocata all'insegna di una sussurrata raffinatezza.

Il Vino Nobile di Montepulciano Riserva 1995 ha un colore che ammicca a vivacità anche se un pò più chiaro del 97 e si presenta con un naso dolce, un frutto spiccato ma gentile e una leggera tostatura, quasi un soffio. Ampio lo spettro, di bella tenuta aromatica. Una sensazione che non ritroviamo in bocca, dove il vino non è intensissimo ma largo. Scorrevole ed equilibrato, gli manca forse il sostegno del frutto per corroborare il finale, laddove la fulgida, essenziale matrice tannica, che non morde ma accarezza, tende ad asciugarne la trama. In ogni modo non puoi, ancora una volta, non rimarcarne l'eleganza espositiva.

E concludiamo col Vino Nobile di Montepulciano 1990, un salto indietro di anni e di filosofia, anni - e filosofia - che a parer nostro non gli hanno pesato affatto. Il colore è rubino con lievissimi accenni di decolorazione ai bordi mentre i profumi si concedono intensi, fruttati, eterei, penetranti: ciliegia sotto spirito, ghianda, tabacco, humus. Lo sviluppo al palato offre equilibri e rigore ineccepibili, ottima souplesse, leggibile ampiezza aromatica, continuità, progressione ed immancabile eleganza nella trama. Nell'aria, con l'aria, ci restano struggenti l'umor di bosco e di foglie secche.

Meno struggenti ed evocativi dei bicchieri che bevi ma importanti pur'essi da ricordare, anche se nel loro sintetico pragmatismo di numero, sono i prezzi: sullo scaffale si va dai 9-10 Euro del Chianti e del Rosso di Montepulciano ai 17 del Nobile fino ai 25 della Riserva e del Salco.

E a proposito di Salco, ci piace concludere rilevando come nel suo nome si persegua oggi qui a Salcheto un approccio alla terra ragionato e futuribile -soprattutto per la Toscana attuale- a tal punto da far dimorare in questa vallata estro e stile sicuri, rigore e caparbietà.La ricerca rabbiosa dell'anima di quelle vigne, senza ammiccamenti o scorciatoie di comodo, offre oggi cento ragioni in più per credere nei frutti e mille altre domani -ai curiosi, ai sognatori e agli scrittori- per raccontare o ricordare le durature suggestioni, uniche, che quei frutti -di sicuro- saranno in grado di regalare.

Azienda Agricola Salcheto
Via di Villa Bianca, 15
Tel. +39 0578 799031
Fax +39 0578 799749
53045 Montepulciano (Si)

Luca Bonci
Fernando Pardini
(30/7/2002)


 

 

   

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