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I titoli
Aste dei vini, l'Italia segna un gol alla Francia Quasi nove milioni per sei bottiglie "magnum" di Sodi San Nicolò '90. Prezzi alle stelle per la Ùe di Nonino. Ma primo resta lo Chateau Lafite Renzo Ruiffelli MILANO - L'Italia del vino si è presa un'altra piccola soddisfazione nei confronti dei cugini-rivali francesi. All'asta che Finarte ha organizzato questa settimana (la prima che la casa milanese ha dedicato ai vini dal 1982), la cifra più alta in assoluto è stata raggiunta dalle 6 bottiglie magnum (un litro e mezzo) di Sodi di San Nicolò '90, pagate 8 milioni e 850 mila lire. Fra le bottiglie singole, invece, la migliore performance è stata quella della Grappa Ùe Nonino: la bottiglia di cristallo, collezione Venini La Murrina 1984/85 è stata battuta a 4,9 milioni. Ma quotazioni di rilievo hanno raggiunto anche le altre due bottiglie della casa friulana proposte al pubblico da Finarte: la Grappa Ùe Nonino coll ezione Venini 1985/86 (3,1 milioni di lire) e la Grappa Ùe Nonino della collezione Venini 1988/89 (tre milioni.) Fra gli altri vini italiani che hanno spuntato prezzi di tutto rilievo, sono da segnalare i due lotti di 6 bottiglie di Sassicaia Tenuta San Guido '85 (secondo gli intenditori l' annata migliore), acquistati per 6,1 e 5,6 milioni. In genere, comunque, quasi tutte le annate di Sassicaia, Solaia e Tignanello hanno avuto pieno successo, incalzate dai Barolo e dai Brunello di Montalcino. L'appuntamento di Milano è stato una conferma dell' interesse crescente che rivestono oggi le produzioni italiane. Già la scorsa settimana al Park Hotel di Verona una bottiglia di Sassicaia 1998 Imperiale (6 litri) era stata battuta, nel cor so di un'asta alla quale partecipavano i maggiori buyer e collezionisti italiani, a 9.500 euro, cioè a oltre 18 milioni (18.394.565) di lire. Ad aggiudicarsela è stato Julian Downing, noto importatore inglese di vini, presidente della Seckford Wines. Va ricordato, comunque, che in fatto di aste il primato resta ancora saldamente in mano alla Francia. Sono quasi tutte d'Oltralpe, infatti, le bottiglie che nel corso degli anni hanno spuntato le quotazioni maggiori. A cominciare da quella da capo giro dello Chateau Lafite del 1787 (bottiglia da 0,75 litri) venduta nel 1985 al prezzo di ben 310 milioni. La bottiglia più cara venduta in Italia, non ad un'asta ma tra privati, è stata invece un Brunello di Montalcino Biondi Santi Riserva 1888: 40 milioni nel 1988. Ecco, secondo quanto riferito dal sito Internet Wine News, le bottiglie che hanno spuntato nel passato prezzi da record. Al primo posto uno Chateau Lafite 1787 (bottiglia da 75 cl) pagato 310 milioni nel 1985. Seguono poi uno Chateau Mouton Rothschild 1945 (quattro litri e mezzo, 229 milioni nel 1997), uno Chateau d' Yquem 1794 (75 cl., 106 milioni nel 1986) e uno Cheval Blanc 1947 (300 cl, 71 milioni nel 1997). Quinto in classifica uno Chateau Margaux 1784 (33 cl., 53 milioni nel 1987). Wine News ricorda anche che la classifica delle grandi aste in base ai prezzi vede in testa quella del 18-19 settembre a Londra da Christie's: furono venduti vini per sette milioni di s terline, oltre 20 miliardi al cambio attuale. (Il Corriere della Sera, 15/4/2001) Vino: nuova organizzazione di controllo internazionale ROMA - È stata costituita a Parigi la "Organizzazione della vite e del vino", organismo intergovernamentale scientifico e tecnico che sostituisce l'"Office international de la vigne et du vin", la cui istituzione risale al 1924. L'accordo per la creazione dell'Organizzazione, è stato raggiunto dopo un lungo lavoro (è durato oltre tre anni) tra i rappresentanti dei Paesi aderenti all'Oiv. Tra gli obiettivi del nuovo organismo - spiega una nota del Ministero delle Politiche agricole - quello di fungere da referente scientifico per il settore vitivinicolo di altre organizzazioni internazionali e intergovernamentali a carattere normativo, contribuendo all'armonizzazione di norme internazionali per la produzione (esempio: condizioni di produzione viticola, pratiche enologiche, metodi di analisi) e per la commercializzazione (esempio: norme di etichettatura) dei prodotti della vite e del vino. L'attività del nuovo organismo dovrà essere svolta soprattutto attraverso la protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine, la protezione della salute dei consumatori, contribuendo con la propria attività in campo scientifico alla sicurezza alimentare. (La Gazzetta del Sud, 15/4/2001) Umbria.
Vigneti pregiati colpiti da gelo e grandine
Vigili del Fuoco e addetti delle squadre
del Cantiere della Provincia sono stati impegnati ieri dalle prime luci
dell'alba in interventi per controllare e rimediare le numerose frane
che si sono verificate. Le abbondanti piogge durante la notte hanno
accentuato i movimenti franosi in atto non solo nell'assisano, ma anche
nel comprensorio eugubino. I pericoli maggiori, oltre a quelli nella
zona di Assisi che hanno interessato le località di Palazzo e di Tor
di Betto, sono stati segnalati lungo la Strada Provinciale 208 di San
Bartolomeo, al chilometro 600 e al chilometro 15,500, sulla Strada Provinciale
204 di Nogna, dove erano già stati riscontrati due fenomeni franosi,
e lungo la Strada Provinciale 240 di Casacastalda. Allagamenti di scatinati
e di impianti di riscaldamento hanno richiesto altri interventi anche
a Petrignano, a Torchiagina, in zona Cipresso, a Bastia e Santa Maria
degli Angeli. (Il Messaggero, 18/4/2001) Chianti
Classico. Distrutto dal freddo fuori stagione fino all 60% dei pregiati
vigneti del "docg"
Verrà chiesto lo stato di calamità
naturale. Il gelo fuori stagione sta distruggendo il 60% dei pregiati
vigneti del Chianti Classico. Sotto accusa in specie la notte della
Pasqua. Ieri mattina il telefono della scrivania del sindaco di Greve
Paolo Saturnini ha squillato spesso. Dall'altra parte della cornetta
scattava sempre lo stesso disco: abbiamo le viti bloccate dal ghiaccio.
Quel ghiaccio che d'inverno, a parte la neve di fine febbraio, raramente
si è fatto vivo. Poi con la primavera le viti hanno preso a vegetare,
e la mannaia del crudele aprile è giunta senza lasciare possibilità
di appello. Saturnini ha ascoltato i tristi rapporti di celebri firme
del vino Chianti Classico: Neri Capponi, Nunzi Conti, Verrazzano. Il
comune di Greve raccoglierà i dati, stimerà i danni (ingenti,
lo si può già affermare fin d'ora), muoverà
i suoi passi verso Provincia e Regione per chiedere lo stato di calamità
e ottenere i risarcimenti danni.
Gelo guastafeste ovunque. Tanti danni ai vigneti CHIANTI -Un disastro. Temuto, per certi
versi atteso, il freddo di aprile ha colpito con una mannaia anche i pregiati
vigneti del Chianti Classico. Soprattutto quelli più vicini ai
fondovalle. L'annata vinicola sarà caratterizzata dal motto 'poco vino ma buono'. Una pianta su quattro danneggiata dalle gelate ROMA - Il Consiglio nazionale delle ricerche fa un primo bilancio dei danni provocati dal gelo pasquale. E sulla vendemmia 2001 si azzardano le prime stime: avremo probabilmente poco vino ma buono. L'altalena caldo-freddo delle ultime settimane ha giocato un brutto scherzo alle piante da frutto che con la gelata pasquale hanno subito una vera e propria decimazione: secondo gli esperti dell'Istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze, infatti, il 25% delle piante fruttifere hanno avuto danni di varia entità per la rilevante diminuzione di temperature - fino a meno 4 C - verificatasi nella notte tra sabato 14 e domenica 15 aprile in particolare nell'Italia centrale. "Per le nostre stime - spiega Giampiero Maracchi, direttore dell'Istituto di Biometeorologia - ci siamo basati sulla distribuzione delle temperature minime e sulla morfologia del terreno: in questo modo abbiamo potuto ricostruire la superficie totale nella quale, in Toscana, Umbria, Marche e Lazio, il freddo ha causato danni alle foglie di nuova formazione, specie per le piante di albicocco, pesco e vite, arrivando ad una percentuale complessiva, in media, del 25% con punte sino al 50%". Quanto all'uva, la vendemmia di settembre si preannuncia già da ora meno abbondante del solito, ma probabilmente di buona qualità: "È ancora troppo presto per dirlo - precisa Maracchi - ma l'annata vinicola 2001 potrebbe essere caratterizzata dal motto poco vino ma buono, se l'estate non riserverà ai viticoltori altre brutte sorprese". L'anticipazione a febbraio della "primavera biologica" unita al ritardo, peraltro previsto dai biometeorologi del Cnr di Firenze, della circolazione di aria fredda proveniente dalla Siberia, ha creato una situazione di instabilità che è sotto gli occhi di tutti e alla quale comunque gli italiani dovranno abituarsi: "Fenomeni come le piogge intense, i venti forti, le slavine o le ghiacciate improvvise sono entrati ormai a far parte prepotentemente della nostra vita quotidiana - conclude Giampiero Maracchi - e sono determinati dal cambiamento del regime stagionale di circolazione atmosferica governato dalle condizioni energetiche dell'Atlantico, del Golfo di Guinea e del Mediterraneo che modificano sensibilmente la distribuzione delle perturbazioni ed il regime termico stagionale". Una soluzione a questi problemi potrebbe venire, oltre che dai sistemi di monitoraggio e di previsione, dallo studio di forme assicurative specifiche oltre a quelle già esistenti, con un intervento pubblico come avviene in molti paesi industrializzati, quali il Canada, la Francia, la Germania e la Svizzera. E a proposito di biotecnologie una notizia interessante giunge dagli Stati Uniti. È stato scoperto nelle piante infatti un meccanismo naturale di difesa contro la siccità basato su un ormone, che potrebbe aiutare ad ottenere colture geneticamente modificate capaci di crescere in climi aridi. La ricerca, pubblicata sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Science", è stata condotta negli Usa, presso la Rockefeller University. L'ormone anti-siccità si comporta come un efficientissimo sensore in grado di rilevare le condizioni climatiche esterne prima di dare alla pianta il via libera per cominciare a germogliare. Se quindi il clima è particolarmente arido, l'ormone agisce ritardando nella pianta lo sviluppo di nuovi germogli. L'esistenza di questo sistema naturale di controllo rappresenta una scoperta rilevante anche perché fino ad oggi si riteneva che il processo di sviluppo del seme, una volta iniziato, proseguisse inevitabilmente fino alla fioritura. Forte l'interesse per le potenziali applicazioni di questa scoperta, ad esempio con la possibilità di mettere a punto nuovi metodi di modificazione genetica in grado di rendere le piante più resistenti alla siccità e meno sensibili a condizioni ambientali sfavorevoli, come quelle caratterizzate da un clima particolarmente arido o da terreni con alte concentrazioni di sale. (La Gazzetta del Sud, 19/4/2001) Gli agricoltori si aggrappano a una speranza "Come nel '97 il vino sarà poco ma memorabile" CHIANTI - Il precedente dell'aprile 1997, con neve e gelo decisamente fuori tempo massimo, è per certi aspetti incoraggiante. Il ghiaccio in quella occasione aveva compromesso buona parte della potenzialità dei vigneti, ma la modesta quantità di vino della vendemmia '97 si rivelò di qualità eccelsa. Poche bordolesi di Chianti Classico '97, ma annata memorabile. Oggi più che mai ricercata. Tra gli agricoltori c'è chi si aggrappa a questa speranza. In questo caso entra in gioco un'altra statistica: di solito, il Chianti raggiunge vette alte di qualità quando la quantità è limitata. E' sempre il terreno dei "se", delle ipotesi. La realtà indica che coi dati meteo disponibili degli ultimi anni si dovranno studiare strategie di coltivazione delle viti per non incorrere in altri disastri come questo: ad esempio coltivare nei fondovalle i vigneti meno pregiati. (La Nazione, 19/4/2001) Chianti. Il gelo sta uccidendo tra il 60 e il 70% dei vigneti. Queste le prime stime
dei danni del ghiaccio notturno fuori tempo massimo. Qualche agricoltore
lamenta l'80%, ma sono poche voci fuori dal coro. Colpite le vigne
più vicine ai fondovalle di Pesa, Greve e dei corsi d'acqua
minori. Esattamente come accadde nell'aprile del '97. Gli agricoltori
più attenti infatti hanno preso a coltivare nei fondovalle viti
di minor pregio (quelle che non danno luogo al Docg Chianti Classico)
o comunque dal ciclo vegetativo più breve e che pertanto si avvia
dalla tarda primavera. Frattanto la tramontana non dà tregua: se
di giorno le temperature sono primaverili, anche nella notte tra martedì
e ieri nelle vallate la colonnina di mercurio è scesa di nuovo
sotto lo zero. Il Consorzio del Chianti Classico non perde d'occhio
la situazione. Greve sta pensando di chiedere lo stato di calamità
naturale. La perturbazione da nord attesa per il fine-settimana è
un motivo in più di preoccupazione.
Altra calamità, altri danni: prorogati i termini per le domande di risarcimento in seguito alle alluvioni del novembre scorso (colpita l'Alta Valdipesa). "Imprese e privati cittadini che per effetto delle calamità idrogeologiche dello scorso autunno hanno sub'to gravi danni ai beni di proprietà avranno tempo fino al prossimo 30 aprile per presentare le domande di contributo" recita il portavoce della Regione. Decisione della giunta regionale su istanza dell'assessorato alla protezione civile. Il precedente termine era il 13 aprile. "La stessa agenzia nazionale per la protezione civile - prosegue la nota della Regione - in riferimento a nuove disposizioni integrative per il settore agricolo, aveva raccomandato un'adeguata dilazione del termine per i soggetti interessati". di Andrea Ciappi (La Nazione, 19/4/2001) Le gelate degli ultimi giorni... Le gelate degli ultimi giorni hanno provocato forti danni alla nostra vitivinicoltura tanto da far ritenere che esistano le condizioni per la richiesta di stato di calamità. "Le associazioni di categoria degli agricoltori devono intervenire per attivare i meccanismi necessari. Le viti nelle diverse parti della Regione e della nostra provincia sono state attaccate dal gelo degli scorsi giorni, dalla forte instabilità, dalla pioggia e dal vento - dice Roberto Bruchi direttore dell'A.pro.vi.to, l'Associazione produttori vitivinicoli toscani, che vede insieme migliaia di associati. Le perdite sono state anche più gravi perché il clima è cambiato in un decisivo periodo fenologico, quello del germogliamento della vite, intaccando i germogli appena formati ed il cui sviluppo condiziona i successivi processi. In questa fase, difatti, le piante sono più vulnerabili anche alle minacce degli agenti atmosferici". I danni maggiori, va avanti Bruchi, "si sono avuti nelle superfici vitate a bassa altitudine, al di sotto dei duecento metri, per la minore ventilazione esposte ai rischi dell'umidità. Anche se i fenomeni hanno interessato con diversa intensità le varie zone ed i differenti vitigni, dalle prime verifiche si può ritenere che possano esistere le condizioni per avviare il riconoscimento dello stato di calamità naturale. In alcune località, la forte escursione termica, anche di venti gradi in poche ore, ha inevitabilmente attaccato le viti". Un definitivo bilancio delle perdite è, comunque, rinviato ai successivi giorni quando la situazione delle diverse zone sarà testata e monitorata: brina e gelo hanno, difatti, danneggiato in modo non uniforme ma, per la combinazione di diversi elementi, a macchia di leopardo. Questi eventi atmosferici potranno pesare tanto di più in una provincia come la nostra dove la vitivinicoltura assicura grande ricchezza. La superficie vitata per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata e controllata garantita, denunciata dalle iscrizioni all'Albo vigneti della Camera di Commercio, poneva recentemente Siena al primo posto tra le province toscane. Le cifre parlano chiaro: nel territorio senese, da recenti indagini risultava che la vite copriva ben il 57 per cento della superficie per coltivazioni legnose. Ed ancora, i vigneti senesi contribuiscono mediamente per il 35 per cento alla produzione vinicola toscana. Bruchi chiede un generale coinvolgimento. I tempi imposti dalle verifiche determinano un allungamento dei termini. Saranno le associazioni degli agricoltori a presentare, dopo i controlli dei danni, la richiesta di stato di calamità alla Regione, che 'delegherà' ai tecnici degli uffici provinciali dell'agricoltura i controlli. Così, l'eventuale riconoscimento dello stato di calamità è condizionato dagli iter da seguire: i tempi inevitabilmente rinviano i fondi che possono essere riconosciuti agli agricoltori per recuperare ai danni dell'instabilità climatica". Il gelo degli ultimi giorni ridurrà la quantità delle uve della prossima vendemmia ma i risultati non sono, comunque, compromessi. Inoltre, per poter definitivamente affermare come nelle diverse zone dal Chianti al Brunello, dal Nobile alla Vernaccia, e nelle altre località, sarà la vendemmia 2001, "occorrerà attendere l'evoluzione: la fioritura, l'allegagione, l'invaiatura, il completamento della vegetazione per arrivare, infine, alla raccolta _ spiega Bruchi _. Le brusche inversioni climatiche non sono una novità. Nella primavera del 1997 il clima subì un forte cambiamento con il gelo e la brina che provocarono una riduzione delle quantità delle uve senza compromettere il pregio dei nostri vini. Nevicò dopo che il termometro era già notevolmente salito anche l'anno successivo senza, comunque, abbassare la qualità della vendemmia". (La Nazione, 20/4/2001) Il vino finanzia la musica. Gara di vip per l'asta che aiuta il Comunale di Firenze. Bottiglie pregiate donate da filantropi verranno vendute da Pandolfini il 4 maggio in teatro: ecco i pezzi più importanti MARA AMOREVOLI UN'ASTA per il Maggio. Per coniugare due godimenti: quello della musica del Maggio Musicale Fiorentino e quello di pregiatissime annate di vino che saranno battute all'incanto per beneficenza la sera del 4 maggio. Per raccogliere fondi per realizzare un'opera nel cartellone 2002 del festival. L'idea è venuta a Duccio Corsini e ad un gruppo di amici riuniti nel Comitato «Maggio diVino»: un appello a tutti i più importanti produttori di vini italiani, ed ecco costituita una cantina unica al mondo, con un migliaio di bottiglie straordinarie, in tutto circa 150 lotti milionari che saranno battuti da Pandolfini nel ridotto del Teatro Comunale dopo la prova generale del «Trovatore» diretta da Zubin Mehta. La carta dei vini con donazioni illustri di Solaia e Tignanello firmate Antinori, di rare annate di Sassicaia di Incisa della Rocchetta, di Luce di Frescobaldi, di rare bottiglie di Brunello di Montalcino e svariate bottiglie di Chianti Classico offerte dai più famosi produttori della zona. Riserve e vini «in future», ancora nelle cantine a stagionare e che saranno consegnati tra un anno o due, con prezzi che variano dalle 100300600 mila lire (i prezzi sono quelli di mercato fissati dagli stessi produttori) fino a toccare cifre milionarie. E' il caso di alcuni vini francesi donati dai baroni Rotschild e da Bernard Arnault patron di Louis Vuitton e Moet et Chandon insieme che, ad esempio, ha offerto sei Dom Pérignon Millésimé con base d'asta di 1 milione e 800 mila lire. In lista anche i siciliani Planeta, cantina che lo scorso anno ha guadagnato i tre bicchieri del Gambero Rosso, che hanno inviato bottiglie della loro prima annata di produzione, oggi introvabili. Ed ecco anche i Brunelli di Banfi e Biondi Santi, di Donatella Cinelli Colombini con etichette tutte al femminile e firmate dai vincitori del premio «Casato Prime Donne». E, dulcis in fundo, tre bottiglie di Marsala vecchio superiore di fine ‘800, con l'etichetta ormai quasi illeggibile firmata Giuseppe Scale Florio, priva di stima e affidata all'estro di qualche collezionista. Molti i lotti misti, con etichette di varie zone geografiche, vini premiati o oggetto di seminari in rinomate edizioni della rassegna alla Corte del Vino. «La posta è molto alta» dicono gli organizzatori, sicuri del successo, che con un ristretto numero di invitati si sono dati appuntamento a Palazzo Corsini al Prato per una cena di fine asta. (La Repubblica - Firenze, 20/4/2001) Un successo linaugurazione di ieri al Sociale e in piazza Medford. Alba ha «stappato» Vinum 2001. Oggi a Grinzane convegno sulla biodiversità Ieri a Rocca dArazzo convegno dellOicce. Il mondo del sughero dialoga con lenologia ROCCA DARAZZO. Vino e tappi, «matrimonio» a cui farebbe bene una «carta didentità» del sughero che ne certifichi ogni passaggio produttivo. Si è parlato anche di questo ieri, allhotel «Conte Riccardi», nel convegno organizzato dallOicce di Canelli, ente che si occupa di divulgazione enologica. Interventi di esperti italiani, francesi e spagnoli: in platea enologi, manager, produttori di tappi e di vino giunti da tutta Italia. Molti esperti hanno segnalato possibili «reazioni negative» dei vini anche con tappi sintetici. «Per ridurre i problemi è necessario usare materie prime certificate e di qualità» ha spiegato Pierstefano Berta, direttore Oicce che con Mauro Spertino ed Elena Vallini ha presentato una ricerca sui tappi sintetici. «La certificazione sulla filiera sughero, proposta dallUe, darebbe stabilità al settore» ha detto. Stabilità di cui il comparto sembra avere bisogno, dopo i forti rincari denunciati da produttori della zona: in due anni il prezzo sarebbe aumentato di 5 volte (fino a un milione e 400 mila al quintale). E sullo sfondo lannuncio, giorni fa, della chiusura,del sugherificio Careddu di Canelli, fondato oltre 60 anni fa, con la messa in mobilità di 16 addetti. (La Stampa, 21/4/2001) Una «griffe» per 18 comuni del Sud Astigiano. Stamane il convegno sulla nuova sottozona "Nizza" della Barbera d'Asti «Quando l'eccellenza diventa Nizza» è il titolo del convegno che stamane farà entrare nel vivo la fiera del Santo Cristo, quest'anno dedicata alla sottozona della Barbera che porta il nome della città. Approvata l'estate scorsa dopo un lungo e travagliato iter, la denominazione interessa Barbere selezionate con un rigido disciplinare sia di produzione in vigneto, sia in cantina. E' stata scelta per ora da settanta produttori, sparsi in diciotto Comuni del Sud Astigiano. Sono, oltre a Nizza, Agliano, Belveglio, Bruno, Calamandrana, Castel Boglione, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea, Castel Rocchero, Cortiglione, Incisa, Moasca, Mombaruzzo, Mombercelli, Rocchetta Palafea, San Marzano, Vaglio Serra e Vinchio. L'incontro sarà moderato da uno dei «padri» della Barbera d'Asti, l'enologo nicese Giuliano Noè. Al tavolo dei relatori, l'assessore all'agricoltura del Comune Nino Baldizzone (è lui stesso un produttore a Cascina Lana), il giornalista specializzato in enogastronomia Paolo Massobrio, il sindaco Flavio Pesce, Lorenzo Giordano, enologo e sindaco di Vinchio, Gianni Fabrizio di Slow Food, Michele Chiarlo dell'omonima casa vinicola di Calamandrana. Al convegno ci sarà anche Andrea Drago, primo cittadino di Cortiglione e presidente del consorzio Valli Belbo e Tiglione, tra i primi ad aver creduto nel progetto della sottozona: «Mi pareva quasi un sogno, l'estate scorsa - racconta - quando da Roma arrivò la notizia che la denominazione era stata approvata. Erano trascorsi quasi dieci anni dai primi abboccamenti e dai primi incontri per definire un disciplinare». I requisiti della sottozona, simili alle altre due «sorelle» di Colli Astiani e Tinella, sono strettissimi: dodici gradi e mezzo alla produzione, tredici al consumo, 70 quintali ettaro di resa massima che si trasforma in 49 ettolitri, viti allevate con controspalliera e potatura Guyot, piante con non più di dieci gemme per ceppo in media. Per il «Nizza» la zona di imbottigliamento è l'intero Piemonte, per le altre due, le provincie di Asti, Alessandria e Cuneo. Mentre la denominazione «Nizza» in poche (per ora) bottiglie, arriverà sul mercato a luglio del 2002, per degustare Colli Astiani e Tinella occorrerà attendere fino al capodanno del 2003. Per questo, la possibilità che oggi e domani viene offerta dalla fiera del Santo Cristo ha una valenza unica: l'assaggio di quello che diventerà vino da collezione. (La Stampa, 21/4/2001) |
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