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di Lamberto Tosi
 
 

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Le forme di allevamento della vite
parte quarta

La carica di gemme per ceppo, definita come numero di gemme ibernanti potenzialmente fruttifere lasciate dopo la potatura, è uno dei fattori nodali della strategia della qualità in un vigneto. Essa deve essere strettamente correlata con la fertilità del vitigno e con la vigoria del ceppo stesso. La carica di gemme ad ettaro è correlata con la densità di impianto; l'aumento dell densità stessa fa diminuire la carica a ceppo e viceversa. La carica di gemme condiziona fortemente il comportamento della pianta, in particolare il suo potenziale di produzione di uva di qualità. Una carica di gemme errata induce la vite a comportamenti squilibrati che condizionano pesantemente le caratteristiche qualitative della produzione.

Le conseguenze vanno dal rapido invecchiamento del ceppo, nei casi di carica eccessiva, ad una incontrollabile vigoria che obbliga a intervenire pesantemente e ripetutamente al verde, nei casi di cariche troppo basse. È importante quindi che la carica di gemme sia proporzionale alla potenza del ceppo, espressa come la quantità di sostanza secca prodotta dal germogliamento alla caduta delle foglie, ma anche alla ripartizione di detta sostanza secca nei grappoli o nei tralci.

Il metodo empirico per raggiungere questo equilibrio e quello di valutare la vigoria della pianta e successivamente stabilire la quantità di gemme da lasciare sulla pianta. Esso presuppone una attenta conoscenza di molti fattori vegeto produttivi e il comportamento vegetazionale dell'anno precedente (carica o scarica di frutti, eventi meteorici particolari siccità ecc.) ed è quindi ad appannaggio degli agricoltori più esperti. Ma in realtà è sufficiente avere una valutazione del legno prodotto durante l'anno sia come quantità che come tipologia (lunghezza, ramificazioni, ecc..) per poter valutare se la carica di gemme lanciata l'anno precedente è valutabile come adeguata, oltre, ma direi in primis, alla valutazione qualitativa dell'uva e del vino ottenuto.

Il metodo canonico prevede il controllo della qualità e della produzione di una trentina di ceppi sui quali sono state lasciate cariche di gemme crescenti. In questo modo si ha la possibilità, nel corso di prove ripetute in più anni, di disegnare una curva di regressione che ci consentirà di determinare la carica di gemme più idonea per quell'ambiente e per la tipologia qualitativa del vino ottenuto.

Ci si renderà conto che solo per produzioni molto basse, la variazione della produzione non influenza il grado zuccherino, ma che successivamente esso cala progressivamente anche se rimane influenzato principalmente dal vitigno e dalla forma di allevamento. Ma ancor più dell'accumulo di zuccheri è la quantità e la qualità degli aromi, degli antociani e dei polifenoli in generale che viene influenzata negativaente dall'aumento della carica di gemme e di conseguenza dalla produzione ad ettaro. Aromi eccessivamente erbacei e tannini particolarmente duri ed amari, e povertà di antociani nei vini rossi, accompagna generalmente cariche di gemme eccessive e squilibrate.

Esiste una formula elaborata da Fregoni (1985) che consente, stabilita una gradazione minima naturale da rispettare, di calcolare la carica di gemme ottimale per quell'ambiente, essa è così espressa:

Ciò indica la Produzione potenziale dove:
Ngc = numero di gemme per ceppo
Pmc = peso medio di uva per ceppo
F = fertilità media delle gemme (vedi articolo precedente)
Pmg = peso medio di uva per gemma (numero di grappoli per gemma x peso medio per grappolo)

A seconda della carica di gemme adottata si definisce il tipo di potatura come:

  • Poverissima se la carica è fino a 5 gemme;
  • Povera tra 6 e 10 gemme per ceppo;
  • Media tra 11 e 20
  • Ricca tra 21 e 40
  • Ricchissima oltre 41


Si ricorda che la carica di gemme è correlata alla densità di impianto e alla distanze: così cariche di gemme basse sono ad appannaggio dell'alberello e del guyot, mentre quelle più elevate sono ad appannaggio delle forme espanse. La qualità comunque rimane correlata strettamente alla produzione a ceppo, la quale rimane il perno su cui ruota la scelta qualitativa del viticultore.

Lamberto Tosi
(12/10/2001)

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