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Le forme di allevamento della
vite
parte quarta
La
carica di gemme per ceppo, definita come numero di gemme ibernanti potenzialmente
fruttifere lasciate dopo la potatura, è uno dei fattori nodali della strategia
della qualità in un vigneto. Essa deve essere strettamente correlata con
la fertilità del vitigno e con la vigoria del ceppo stesso. La carica
di gemme ad ettaro è correlata con la densità di impianto; l'aumento dell
densità stessa fa diminuire la carica a ceppo e viceversa. La carica di
gemme condiziona fortemente il comportamento della pianta, in particolare
il suo potenziale di produzione di uva di qualità. Una carica di gemme
errata induce la vite a comportamenti squilibrati che condizionano pesantemente
le caratteristiche qualitative della produzione.
Le conseguenze vanno dal rapido invecchiamento del ceppo, nei casi di
carica eccessiva, ad una incontrollabile vigoria che obbliga a intervenire
pesantemente e ripetutamente al verde, nei casi di cariche troppo basse.
È importante quindi che la carica di gemme sia proporzionale alla
potenza del ceppo, espressa come la quantità di sostanza secca
prodotta dal germogliamento alla caduta delle foglie, ma anche alla ripartizione
di detta sostanza secca nei grappoli o nei tralci.
Il
metodo empirico per raggiungere questo equilibrio e quello di valutare
la vigoria della pianta e successivamente stabilire la quantità di gemme
da lasciare sulla pianta. Esso presuppone una attenta conoscenza di molti
fattori vegeto produttivi e il comportamento vegetazionale dell'anno precedente
(carica o scarica di frutti, eventi meteorici particolari siccità ecc.)
ed è quindi ad appannaggio degli agricoltori più esperti. Ma in realtà
è sufficiente avere una valutazione del legno prodotto durante l'anno
sia come quantità che come tipologia (lunghezza, ramificazioni, ecc..)
per poter valutare se la carica di gemme lanciata l'anno precedente è
valutabile come adeguata, oltre, ma direi in primis, alla valutazione
qualitativa dell'uva e del vino ottenuto.
Il
metodo canonico prevede il controllo della qualità e della produzione
di una trentina di ceppi sui quali sono state lasciate cariche di gemme
crescenti. In questo modo si ha la possibilità, nel corso di prove ripetute
in più anni, di disegnare una curva di regressione che ci consentirà di
determinare la carica di gemme più idonea per quell'ambiente e per la
tipologia qualitativa del vino ottenuto.
Ci si renderà conto che solo per produzioni molto basse, la variazione
della produzione non influenza il grado zuccherino, ma che successivamente
esso cala progressivamente anche se rimane influenzato principalmente
dal vitigno e dalla forma di allevamento. Ma ancor più dell'accumulo di
zuccheri è la quantità e la qualità degli aromi, degli antociani e dei
polifenoli in generale che viene influenzata negativaente dall'aumento
della carica di gemme e di conseguenza dalla produzione ad ettaro. Aromi
eccessivamente erbacei e tannini particolarmente duri ed amari, e povertà
di antociani nei vini rossi, accompagna generalmente cariche di gemme
eccessive e squilibrate.
Esiste una formula elaborata da Fregoni (1985) che consente, stabilita
una gradazione minima naturale da rispettare, di calcolare la carica di
gemme ottimale per quell'ambiente, essa è così espressa:
Ciò indica la Produzione potenziale
dove:
Ngc = numero di gemme per ceppo
Pmc = peso medio di uva per ceppo
F = fertilità media delle gemme (vedi articolo precedente)
Pmg = peso medio di uva per gemma (numero di grappoli per gemma x peso
medio per grappolo)
A seconda della carica di gemme adottata si definisce il tipo di potatura
come:
- Poverissima se la carica è fino a 5
gemme;
- Povera tra 6 e 10 gemme per ceppo;
- Media tra 11 e 20
- Ricca tra 21 e 40
- Ricchissima oltre 41
Si ricorda che la carica di gemme è correlata alla densità di impianto
e alla distanze: così cariche di gemme basse sono ad appannaggio dell'alberello
e del guyot, mentre quelle più elevate sono ad appannaggio delle forme
espanse. La qualità comunque rimane correlata strettamente alla produzione
a ceppo, la quale rimane il perno su cui ruota la scelta qualitativa del
viticultore.
Lamberto Tosi
(12/10/2001)
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