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La lotta alla mosca dell'olivo
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La lotta alla mosca dell'olivo

Questo articolo prende spunto da un interessante intervento di Paolo Rossi, un lettore che scrive:

Caro signor Tosi,
le scrivo per una questione pratica, riguardante l'olivicoltura. Ma la mia richiesta nasce, voglio dirlo, dall'apprezzamento delle sue pubbilicazioni su L'AcquaBuona in merito alla viticoltura. Non è facile trovare indicazioni tecniche così precise e utili su qualsiasi pubblicazione di editoria enogastronomica. Per questo vorrei davvero farle i complimenti.
Vengo al punto: in questi giorni (io abito a Camaiore) mi sto chiedendo quale sia il periodo più indicato per la lotta alla mosca olearia tramite il dimetoato. L'estate è stata atipica, molte delle procedure fatte ogni anno come consuetudine, credo non siano più adatte...
Il rischio è quello, comune a molti coltivatori non professionisti, di irrorare indiscriminatamente prodotti dannosi nell'ambiente, senza che essi agiscano nel periodo utile.
Vorrei chiederle: sarebbe possibile aprire su L'AcquaBuona uno spazio di chiarimenti e approfondimenti anche sul mondo dell'olivicoltura, in modo da seguire l'andamento delle stagioni e affiancare l'opera dei piccoli produttori?

In margine a questo volevo anche chiederle un parere; sono alcuni anni che mi domando perché nel comune che organizza Enolia non siano presenti aziende che producono olio da vendere imbottigliato, di buono standard qualitativo. Certo, il frazionamento dei poderi, l'eccessiva pendenza degli oliveti impediscono la possibilità di un reale sviluppo economico del settore oleario qui a Camaiore. Ma è proprio vero che è impossibile creare reddito dall'olio qui? Lei cosa ne pensa? Credo che le possibilità qualitative ci siano.
Di molte altre cose vorrei parlarle, ma temo di dilungarmi troppo. Spero di conoscerla di persona prima o poi; nel frattempo continuerò a seguire L'acquabuona e i suoi articoli.

Con stima,
Paolo Rossi

Gentile lettore,

il suo invito ad aprire una sezione della "parola all’agronomo" sull’olivo e l’olio non andrà deluso dato il movimento, Veronelli in testa, che si sta creando sulla rivalutazione ed evoluzione del consumatore nei confronti di questo prodotto. Cercheremo di uscire a cadenza mensile con un articolo sull’argomento.

Affrontando l’argomento da lei proposto precisiamo subito che la Bactrocera oleae (mosca dell’olivo) ha una distribuzione che nella nostra regione è molto elevata nella zona costiera e che diminuisce di intensità spostandoci verso l’interno, fino ad non essere quasi mai dannosa nelle zone aretine e fiorentine più orientali.

Questo è dovuto principalmente a due fattori:

  1. il clima più mite che si riscontra lungo le coste toscane dove si hanno inverni più caldi, ma soprattutto estati con temperature medie meno elevate
  2. La maggiore vigoria delle piante e la minore sofferenza per la siccità che, particolarmente in Versilia e sulla costa livornese, da origine a ripetute generazioni di mosca capaci di attaccare il frutto.
Deve essere infatti chiaro che le condizioni predisponenti l’attacco della mosca delle olive sono:
  • Il nocciolo dell’oliva deve iniziare a indurirsi (divenire legnoso)
  • Le olive devono essere turgide e non secche e asciutte
  • Le temperature massime e minime del giorno devono essere comprese tra i 30 e i 16 °C.
In queste condizioni l’attacco della mosca dell’olivo, nelle zone dove essa è diffusa, risulta molto probabile e alcune varietà di olivo (quelle da mensa e con molta polpa) sono attaccate prima delle altre. Il danno della mosca è particolarmente deleterio in prossimità della raccolta quando, oltre che alla perdita di peso delle olive e alle ossidazioni della polpa, è l’insorgenza di muffe ed alterazioni batteriche, in particolare durante la conservazione delle olive, che apporta gusti e odori anomali all’olio prodotto con le olive attaccate.

La lotta alla mosca dell’olivo col metodo curativo, come da lei adottato si basa sul decidere una soglia di intervento e sulla capacità di stabilire il grado di infestazione delle olive stesse. Per stabilire il grado di infestazione delle olive bisogna analizzare 100 olive per ettaro, prese a caso nell’oliveto e sottoposte ad un controllo con microscopio binoculare per stabilire la presenza di larve di prima, seconda e terza età e di pupe o uova. Con questa analisi si stabilisce la quota di infestazione attiva (data dalla somma delle uova, larve di prima e seconda) e si confronta con la soglia di intervento (valutabile intorno al 10-12%); se tale soglia non è superata si ripete il campionamento dopo 7 gg. altrimenti si interviene con dimetoato, come da lei suggerito, curando l’infestazione in atto e assicurando una copertura per i successivi 15-20 gg.

Dopo tale data, se le condizioni ambientali sono ancora favorevoli è opportuno ripetere il campionamento e monitorare con questo metodo fino al successivo superamento della soglia. Il dimetoato non è un prodotto innocuo. Esso ha un tossicità acuta per l’uomo molto elevata ma, essendo più idrosolubile che liposolubile, gli eventuali residui si ritrovano quasi solo nelle acque di vegetazione dei frantoi. Ha anche una persistenza abbastanza lunga dato che il tempo minimo che deve intercorrere tra l’ultimo trattamento e la raccolta è di 21 gg.

Sperando di aver risposto almeno in parte alle sue domande la invito a riscrivermi per ulteriori chiarimenti e necessità e le consiglio la pubblicazione dell’ARSIA "La mosca dell’olivo" da cui sono tratte le foto allegate.

Il sito dove richiedere la pubblicazione è www.arsia.toscana.it

Lamberto Tosi - Agronomo
(22/8/2002)

   

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