La lotta alla mosca dell'olivo La nutrizione fogliare della vite Rapporto da Olea Lunae 2002 Vendemmia2001: non tutti i mali... Vite 2001: i cloni di chardonnay i cloni di sangiovese Un po' di chiarezza sull'olio di oliva Nuova DOC per la Toscana? Vino fragolino:
il fuorilegge |
La lotta alla mosca dell'olivo
Caro signor
Tosi, Gentile lettore, il suo invito ad aprire una sezione della "parola all’agronomo" sull’olivo e l’olio non andrà deluso dato il movimento, Veronelli in testa, che si sta creando sulla rivalutazione ed evoluzione del consumatore nei confronti di questo prodotto. Cercheremo di uscire a cadenza mensile con un articolo sull’argomento. Affrontando l’argomento da lei proposto precisiamo subito che la Bactrocera oleae (mosca dell’olivo) ha una distribuzione che nella nostra regione è molto elevata nella zona costiera e che diminuisce di intensità spostandoci verso l’interno, fino ad non essere quasi mai dannosa nelle zone aretine e fiorentine più orientali. Questo è dovuto principalmente a due fattori:
Deve essere infatti chiaro
che le condizioni predisponenti l’attacco della mosca delle olive sono:
In queste condizioni l’attacco
della mosca dell’olivo, nelle zone dove essa è diffusa, risulta
molto probabile e alcune varietà di olivo (quelle da mensa e con
molta polpa) sono attaccate prima delle altre. Il danno della mosca è
particolarmente deleterio in prossimità della raccolta quando,
oltre che alla perdita di peso delle olive e alle ossidazioni della polpa,
è l’insorgenza di muffe ed alterazioni batteriche, in particolare
durante la conservazione delle olive, che apporta gusti e odori anomali
all’olio prodotto con le olive attaccate.
Dopo
tale data, se le condizioni ambientali sono ancora favorevoli è
opportuno ripetere il campionamento e monitorare con questo metodo fino
al successivo superamento della soglia. Il dimetoato non è un prodotto
innocuo. Esso ha un tossicità acuta per l’uomo molto elevata ma,
essendo più idrosolubile che liposolubile, gli eventuali residui
si ritrovano quasi solo nelle acque di vegetazione dei frantoi. Ha anche
una persistenza abbastanza lunga dato che il tempo minimo che deve intercorrere
tra l’ultimo trattamento e la raccolta è di 21 gg.Sperando di aver risposto almeno in parte alle sue domande la invito a riscrivermi per ulteriori chiarimenti e necessità e le consiglio la pubblicazione dell’ARSIA "La mosca dell’olivo" da cui sono tratte le foto allegate. Il sito dove richiedere la pubblicazione è www.arsia.toscana.it Lamberto Tosi - Agronomo |
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