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La rivincita dello sfuso

Roero Mon Amour. Breve spaccato dedicato a un uomo e alla sua terra

In archivio

 

 


Vignaioli, finalmente!

Confessatelo, quanti di voi, appassionati di vino, hanno sognato e sognano di avere la loro vigna, la cantina con un paio di botti, il vinificatore e tutto il resto, per mettere in pratica tutti i discorsi fatti e sentiti, parlando con amici, esperti e produttori? E quanti magari questa fortuna ce l'hanno!?

Noi de L'AcquaBuona l'abbiamo, da quest'anno (o meglio, per quest'anno, per il futuro si vedrà) siamo vignaioli! Domani vendemmieremo il nostro primo filare d'uva, lo vinificheremo, ne riempiremo un carato e lo seguiremo fino al giorno fatidico dell'assaggio, quasi come un figlioletto.

Bene, è vero, non partiamo proprio da zero, la vigna c'era già, e anche la cantina, ma dell'uva e del vino siamo noi i responsabili. In testa Lamberto, il nostro eno-agronomo, e poi noi tutti, a tentare di mettere in pratica tutte quelle nozioni assorbite, quasi per osomosi, in questi anni a giro per l'italia enologica.

La vigna, e la cantina e tutto il resto, li forniscono due amici, i fratelli Montrasio della Azienda Agricola il Colle, a Porcari, in provincia di Lucca. Lamberto cura la loro cantina dal punto di vista tecnico e quando ha visto quel bel filare di ciliegiolo, troppo poco per pensare a una produzione quantitativa, ha avuto l'idea che Carlo e Alberto hanno subito accettato.

E quindi avanti, con la prima puntata di una serie di articoli che seguirà il nostro vino, la decisioni che prenderemo, e i risultati.

 

Il vigneto è adagiato alle pendici di una piccola collina, ben esposto e coltivato con una densità di 4000 ceppi per ettaro. Le vigne di ciliegiolo sono relativamente giovani, avendo circa quindici anni d'età la tipologia di ciliegiolo coltivato deriva da una selezione massale fatta negli anni 80. Il terreno è mediamente compatto con presenza importante di scheletro e argilla, l'interfilare è inerbito con essenze spontanee e il portinnesto utilizzato è un 420A. Il pH del terreno è sub acido e il contenuto di sostanza organica si aggira sul 1,8%. La giacitura è S-SE e la pendenza è intorno al 10 %.

Siamo alla fine d'agosto e che agosto! L'uva è ben matura, ecco due bei grappoli. Già lo scorso 8 agosto il nostro ciliegiolo spuntava 16-18 brix, ovvero 9-10 gradi di alcool e si prevedeva una vendemmia anticipata. Previsione azzeccata, visto il caldo infernale che continua a arrostire l'Italia, e infatti il 20 scorso eravamo a 12 gradi alcolici. Non si può attendere oltre, domani, giovedì 28 agosto, si vendemmia!

Ciliegiolo, cilegiolo... beh, una scelta fortuita, forse, ma sicuramente in linea con la voglia di ricerca che ci anima e che, a dire il vero, sta prepotentemente venendo alla ribalta in tutta Italia: la valorizzazione dell'autoctono.

Ciliegiolo? Sì, suona bene, niente di esoterico, non un vitigno quasi estinto, ma un'uva da sempre presente nella tradizione toscana, anche se in un ruolo di povero comprimario, schiacciata dal sangiovese. Ne avrà di stoffa per reggere da solo?

Alla prossima, per le impressioni dalla vendemmia, e intanto ecco qualche notizia tecnica sul ciliegiolo.

Le origini di questo vitigno sono incerte; sembra sia stato introdotto in Italia, ed in particolare in Toscana intorno al 1870. Alcuni autori ritengono che sia stato portato da pellegrini di ritorno da San Giacomo di Compostela  in Spagna. Se ne segnala con certezza la presenza dopo il 1925 perché descritto dal Marzotto e successivamente dal De Astis (1937).

La pianta si presenta con portamento mediamente assurgente, con foglia media o grande, penta o tri-lobata, liscia e glabra nella pagina superiore, aracnoidea nella inferiore. Seno peziolare ad U aperta .

Grappolo grosso allungato cilindrico–piramidale, alato, spesso compatto.

Acino grosso arrotondato o subrotondo, buccia molto pruinosa, mediamente spessa, colore nero violaceo.

Si adatta a diversi ambienti preferendo terreni collinari non molto fertili e umidi; ottimi risultati si anno in climi temperati, caldi ed asciutti, dove si ottiene un buon equilibrio vegeto produttivo.

Resiste alla siccità, tollera l’oidio, mentre e sensibile alla botrite ed al marciume acido.

Non si presta molto bene a potature corte data la scarsa fertilità delle gemme basali.

27 agosto 2003


Vendemmiato!

La vendemmia si è conclusa alle10,30 di questa mattina con una valutazione dello zucchero probabile con il mostimetro Babo di oltre 21,8 gr/l.,  una completa maturazione degli acini raccolti, selezionati in campo, e un ottima stato sanitario complessivo delle uve: un bell'inizio.

Ecco il nostro ciliegiolo nel vinificatore d'acciaio

28 agosto 2003


La svinatura

Veloci sono passati i giorni, dalla vendemmia il nostro ciliegiolo ha iniziato a 'bollire', ma non da solo. Per il nostro primo vino la tentazione di fare un prodotto contadino, schietto, lasciando lavorare solo madre natura era forte, ma non ci si improvvisa artisti così da un momento all'altro. Nello stesso modo in cui è facile pensare, di fronte a un quadro astratto, che saremo capaci di farlo anche noi, avremmo potuto inseguire la semplicità, forti della bella stagione che ci aveva donato un'uva splendida. Ma dietro la tela astratta stanno anni di tecnica ed esperienza, e non molto diversa è la strada per fare un bel vino.

Ecco così la decisione di fare un vino tecnico, con le risorse che la moderna enologia mette a disposizione. Senza esagerare, senza cercare effetti speciali, ma mirando a pulizia e integrità.

La fermentazione alcolica con macerazione è durata così 9 giorni, a una temperatura controllata che è stata contenuta intorno ai 28-30 C° e, siccome "il vino rosso si fa con le bucce", dalle nostre bucce abbiamo estratto il possibile, con rimontaggi al chiuso e all'aria per permettere una bagnatura completa e prolungata del cappello. Un altro aiuto alla fermentazione lo abbiamo dato suggerendo il lievito: il ceppo utilizzato è stato il qd145 prodotto dalla Lallemand ma commercializzato da Dal Cin (abbiamo deciso, nessun segreto!)

Tutta questa fredda tecnica ci ha portato al giorno fatale, alla svinatura, che abbiamo seguito trepidando. Ma prima di tutto l'assaggio! Un giro di chiavetta ed ecco che il liquido, dal rosso vivissimo, spumeggia nel bicchiere. E' ancora torbido, ovviamente, ma il colore lascia ben sperare. Lo portiamo al naso, evidente è il soffio alcolico, "ma quanto fa?", poi bella la frutta, rossa e matura. E infine in bocca, il vino ha un impatto che ci esalta (certo, non siamo imparziali!) e poi una rotondità che mai ci saremmo aspettati a questo punto. Ma certo, è ancora talmente presto ... su su, smorziamo l'entusiasmo, e travasiamo!


Le analisi non definitive sul vino alla svinatura riportano: grado alcolico 13 °, acidita fissa 6,3 e acidità volatile netta 0,35. Per il contenuto in polifenoli dobbiamo attendere qualche giorno.

Nel frattempo il nostro ciliegiolo riposa in un altro vaso d'acciao, in attesa della barrique, in arrivo dalla Romania!

Nelle foto:

  • Il cappello durante la svinatura.
  • Lamberto e Carlo Montrasio assaggiano il vino.
  • Alberto Montrasio inizia il travaso.

 

5 settembre 2003


In Barrique!

Ahi, ahi, che brutta decisione da prendere...

Ma come, facciamo un ciliegiolo e lo mettiamo in barrique?! Autoctono contro internazionale?

Che colpe che hanno le mode! La barrique non è mica un mostro snatura-vino!

E' solo un botte piccola?

Mah, né questo né quello a veder bene. Certo, l'uso che ne fanno molti, quei vini del falegname che si vendono, ora un po' meno, solo avendo scritto barrique in etichetta... quello è il modo di rendere stucchevole (oltre che il vino) uno strumento e un metodo non moralmente diverso da molti altri utilizzati in enologia. Se ben usata la botte piccola ha un mare di meriti, e secoli di storia, anche italica, se magari la chiamiamo barile.

Insomma, Lamberto ci ha detto: "fidatevi di me, non sarà una barrique travolgifrutto", e noi ci siamo fidati, anche perché quello che ci ha proposto non era il solito rovere francese stratostato, ma una barrique rumena e... di rovere e ciliegio!

Ora sì, "Fate il ciliegiolo e lo mettete nel legno di ciliegio?! Ma il ciliegiolo si chiama così per la forma dell'acino, mica per il gusto!!!" Che discorsi, mica il legno di ciliegio dà sapore di ciliegia! Insomma, un attimo di calma... Intanto ecco la nostra barrique: bella vero? Si vede che il legno è misto? Eccola da un altro punto di vista, ora si vedono i legni diversi.

Ma, insomma, perché questa scelta? Beh, intanto perché vogliamo fare un vino particolare, che non deve invecchiare subito. Le analisi ci dicono che il rapporto tra antociani e tannini del nostro vino è vicino ad 8, un valore da invecchiamento medio-lungo, e quindi la scelta del legno era ovvia.

Poi le diverse essenze ci permetteranno di ampliare lo spettro aromatico del nostro ciliegiolo in purezza e, infine, contiamo sui composti aromatici e tannici meno aggressivi del legno di ciliegio, per non sovrastare il frutto. Ecco così che il nostro vino se ne sta buono buono in questa piccola bella botte. Di tanto in tanto un batonnage, per consetire alle mannoproteine presenti nelle fecce di liberarsi nel vino per donargli grassezza e morbidezza. Una pratica che permette anche di ridurre l'uso di anidride solforosa, in quanto mantiene un ambiente riducente e quindi, di per se, protettivo. Poi ci saranno i travasi, qualche rabbocco, e continueremo a seguirlo nella sua evoluzione, e...

E prima o poi lo dovremo pur dare un nome a questo vino, no?! Vorremmo che voi lettori ci aiutaste in questo, presto vi diremo come.

10 ottobre 2003


Il Travaso

Era già un po' che non ci vedevamo, lui se ne stava in barrique, quieto, e noi presi dalla mille emergenze giornaliere. Ma la curiosità era tanta e così, alla fine, pochi giorni prima del primo travaso, siamo andati a trovare il nostro ciliegiolo. Il freddo era intenso, ma dovevamo pur assaggiarlo, e così, premuniti di stufetta a gas, abbiamo atteso pazientemente che la sua temperatura diventasse accettabile. Nel frattempo la delizia era solo visiva, "un ciliegiolo così vivo e intenso non s'era mai visto!", ci dice Alberto, e in effetti l'annata è stata proprio eccezionale per quest'uva.

E' vero, è stata una annata in cui chi ha saputo controllare le maturazioni ha ottenuto corpo e colore in abbondanza, speriamo anche eleganza. Certo, ancora la strada è lunga per questo nostro figlioletto e già ci poniamo il problema: "e se venisse proprio buono, poi mica la ripetiamo una annata così!"

Rimugina rimugina, il vino si è scaldato, e lo assaggiamo. I profumi sono ancora un poco nascosti, ma il vino è sempre freddo, e comunque, sotto alla coltre empireumatica, ecco un delicato floreale, e poi frutta fresca, rossa, un po' acidula. In bocca, infine, e ci guardiamo l'un l'altro, e ci scappa un sorrisetto. Corpo, struttura, un equilibrio già buono visto il periodo, ma soprattutto un frutto pieno, e croccante, sì, croccante, che scoppietta tra lingua e palato. Un bel tenore acido... eh sì, siamo soddisfatti, si può certo travasare, senza urgenza, il vino sta maturando preciso e pulito.

Non tutto il ciliegiolo è finito nella nostra barrique, un po' affina lì accanto, in botte grande, e ci viene la curiosità, confrontiamolo. I profumi sono diversi, era ovvio, quì forse persino più estroversi, senza l'interferenza della tostatura, ma è al gusto che la scelta del legno piccolo si conferma giusta. Questo ciliegiolo è pulito e corretto, ha anch'esso un bel frutto, ma scarseggia un po' in profondità, sembra quasi che qualcosa si sia fermato, che l'evoluzione da succo d'uva fermentato al vino sia rimasta incompleta. Lamberto ci conforta,: "è proprio così, l'utilizzo della barrique ha funzioni multiple: attraverso la penetrazione controllata dell'ossigeno e la successiva formazione dell'etanale si ha il processo di copigmentazione dei tannini e antociani che consente una stabilizzazione degli stessi e una colorazione più profonda del vino; la polimerizzazione dei tannini poi, che avviene in presenza dei tannini ellagici derivati dalla barrique, consente un generale aumento di corpo ed ammorbidimento del vino, insieme ad una elaborazione di aromi secondari evoluti e complessi, con l'apporto dei composti volatili derivati dalla tostatura del legno."

Bene, bene, si travasi!

Travasato il 4 febbraio 2004, dopo circa 4 mesi di affinamento.


Un nome e una faccia

Era il momento, da tanto tempo dovevamo scegliere un nome e una etichetta. E alla fine ci siamo risolti a chiderlo anche a voi, lettori.

Ecco così cosa abbiamo scritto il 21 giugno 2004, solstizio d'estate.

Cari lettori, il nostro ciliegiolo sta maturando, e ci soddisfa sempre piu'. E' arrivato il momento di dargli un nome, e una etichetta.

Noi qualche idea l'abbiamo, ma ci rivolgiamo anche a voi, per una specie
di concorso. Un concorso di idee che faccia di questo vino il vino di tutta L'AcquaBuona, sia di chi la scrive sia di chi la legge.

Scriveteci allora. Suggeriteci un nome, un'idea di etichetta. Mandateci
i vostri elaborati grafici. E diamo un nome e una faccia al nostro vino.

Concorso di idee, ma anche concorso a premi. Come non ringraziare la lettrice o il lettore che ci abbia indicato il miglior nome e/o la migliore etichetta? Non mancheremo certo di inviargli la giusta dose di ciliegiolo!

Aspettiamo i vostri suggerimenti su info@acquabuona.it .

E i suggerimenti sono arrivati e stanno arrivando... ne diamo conto man mano che arrivano. Presto dovremo decidere, intanto oggi, 25 giugno, abbiamo spedito i nostri campioni alle guide... ci siamo rimessi all'altrui giudizio, ché il nostro non fosse troppo benevolo!


Ultime notizie!

Che il tempo è tiranno si sa, ma quasi non ci crediamo che siano successe tutte queste cose riguardanti il nostro vino e che fin'ora non ne abbiamo dato conto. Proprio oggi per esempio è uscita una delle guide dei vini, quella dell'Espresso, che un po' di soddifazione ce l'ha data! Ma procediamo per ordine.

Chiarificare o non chiarificare? Un bel dilemma vero? Eppure quando Lamberto ci ha portato due campioni di vino, uno così come era uscito dalla botte e l'altro dopo avervi inserito una piccola quantità di albume d'uovo, eravamo quasi convinti: la bocca del secondo era più rotonda, morbida... Era già deciso, tre o quattro bei chiari d'uovo nella barrique e il nostro ciliegiolo sarebbe stato pronto per concludere l'affinamento e andare in bottiglia senza altri trattamenti. Tra l'altro a noi l'idea di usare un bel chiaro d'uovo ci piaceva, per la naturalezza e la semplicità del metodo che si giustifica con le proprietà dell'albume di legarsi a una certa classe di tannini, quelli più ruvidi, e a molte delle impurità che possono rendere problematica la stabilizzazione del prodotto in vista dell'imbottigliamento, e che a noi dava il buon sapore di quelle cose tradizionali, che si possono fare in casa, senza bisogno di chiamare un perito chimico.

Insomma, ci eravamo quasi decisi. Quasi... perché in effetti quel chiaro d'uovo qualche altra modifica l'aveva fatta: così come aveva lavato via il tannino più ruvido, in maniera simile aveva ripulito l'olfatto, rendendolo forse più elegante, ma diminuendone la complessità. E poi a farne le spese erano stati quei sentori un po' più rustici, animali, terrosi che in Toscana rappresentano un po' il marchio di fabbrica. Il nostro Ciliegiolo, anzi il nostro Sorriso Rosso, che ormai si chiama così, diventava più elegante, ma meno toscano. E poi, mica eravamo tutti d'accordo. Noi uomini sì, ma le nostre donne dicevano il contrario. Certo, chi è il degustatore in famiglia?! Ma una pulcetta nell'orecchio ce l'avevano messa. Due settimane di incertezza, assaggi e discussioni e poi... e poi ci siamo trovati in azienda per la vendemmia e la decisione è stata presa lì, all'ultimo momento.

Vendemmia? E' sì, perché mica volevamo che questo Sorriso rimanesse l'unico. Dopo tutta questa fatica per trovare il nome. Anche il 2004, se tutto va come si deve, vedrà il suo Sorriso Rosso. Ed eccoci così, a rimirar le vigne, nei primi giorni di ottobre, con un po' di preoccupazione per questa annata, che è stato sì bella, ma un po' piovosa, almeno dalle nostre parti, e il ciliegiolo si sa, se gli date acqua non la rifiuta certo. Gli acini un po' grossi, il contenuto di zucchero un po' minore, ma certo il 2003 era stata un'annata ben eccezionale. Cosa fare allora? Ne parliamo mentre attraversiamo le belle vigne ordinate.

Beh, intanto una bella selezione delle uve non guasta, tanto il ciliegiolo presente in azienda è assai di più di quello che va nel Sorriso, e poi mica qualcuno ci obbliga a fare tutti gli anni lo stesso vino. Il 2003 è stato in purezza, e ne siamo rimasti contenti, ma perche' in quest'annata che per il nostro ciliegiolo sembra (poi si vedra'...) minore non azzardare un uvaggio? Non siamo qui per sperimentare?

Ma ne riparleremo, anche perché ora bisogna finire il discorso, si chiarifica o no? Dopo la visita alle vigne siamo tornati in cantina, per l'ultimo assaggio del vino che riposa ancora in barrique. E no, non si chiarifica! I tannini si sono ammorbiditi ancora un po', e il naso è proprio bello così, non tocchiamolo. Ancora un po' in botte e poi saremo pronti a imbottigliare. E anzi, già che siamo in argomento, due nuovi suggerimenti per l'etichetta sono arrivati, e uno dei due ci piace assai, guardateli, e diteci la vostra.

Beh, per questa volta abbiamo detto tutto, o no, aspettate, non è uscita la guida Vini d'Italia 2005 dell'Espresso?

"Non ci sono bottiglie spettacolari tra i vini di Montrasio, ma una pregevole compattezza qualitativa. Non manca qualche elemento di curiosità, con l'esordio del Sorriso Rosso, un Ciliegiolo di buona personalità prodotto sperimentalmente con numeri davvero amatoriali."

Quattordici punti e mezzo, ovvero due bottiglie, al nostro vino. Ci dichiariamo soddisfatti.


In bottiglia

Oggi, 16 novembre, abbiamo imbottigliato il famoso Sorriso Rosso. Con oggi si conclude anche il sondaggio per l'etichetta, che ha ricevuto una bella attenzione da parte di voi lettori. Ecco i risultati che consideriamo definitivi:

Totale voti: 92

  1. voti 28
  2. voti 37
  3. voti 23
  4. voti 4

E quindi la scelta è fatta: l'etichetta sarà questa:

Alcuni dei commenti che hanno accompagnato la scelta dell'etichetta:

  • Quella "pennellata" evoca la mia seconda (la prima è ovvia) passione: i peperoncini piccanti...e poi i caratteri delle scritte: essenziali, ruvidi
  • Etichetta semplice e stilizzata (rosso e sorriso)
  • Direi che è quella che mi colpisce di più, semplice ma raffinata.

Ora provvederemo a realizzare l'etichetta in versione definitiva, ma abbiamo pensato che un vino con una storia, come è il Sorriso, debba avere anche una retroetichetta, per la quale ci ispireremo al suggerimento di Mario Crosta: "Vignaioli finalmente ...". Ancora un po' di riposo, due o tre mesi, e poi il vino sarà pronto per voi, e per noi. Alla salute!!!



Il prezzo del vino

E' stato bello fare il nostro vino. Ci ha avvicinato alla pratica di un mondo che conoscevamo bene, ma dall'esterno. Ci ha fatto capire la prassi quando conoscevamo più che altro la teoria. Una esperienza formativa e a tutto campo, che non si è fermata alla cura della vigna, alle tecniche di vinificazione, alla sorveglianza paziente del vino che affina, ma che ci ha portato a contatto con un aspetto certamente più misterioso, quello del prezzo del vino.

Tanto se ne è parlato, e se ne parla, dell'aumento sconsiderato dei prezzi, con uno scaricabarile tra produttori e ristoratori che, al di là della brutta figura che procura a tutto il comparto, non aiuta certo il consumatore a chiarirsi le idee. Idee che, a dire il vero, non sono chiare neppure per chi del vino ne scrive, visto che se è facile parlare con un produttore di come coltiva la vigna o della temperatura della fermentazione, è ben più complesso farsi spiegare come si arriva al prezzo di vendita di un vino.

Ma ora che il vino lo abbiamo fatto, e che dobbiamo venderlo, questa misteriosa catena dei costi che porta al prezzo finale l'abbiamo dovuta affrontare, ed è nostra intenzione rendervene partecipi, farvi conoscere il prezzo sorgente del nostro vino. Certo, il nostro è un caso piuttosto particolare, le bottiglie sono proprio poche, e molti costi ci restano comunque sconosciuti nel dettaglio visto che risulteranno accorpati nel costo del vino fattoci dall'azienda, ma crediamo che comunque quello che segue sia un buon esercizio contabile, in grado di fare da spunto anche per una discussione che esuli dal nostro particolare.

Ecco quindi, in breve, i numeri (tutte le cifre, se non indicato diversamente, sono IVA esclusa).

Le 300 bottiglie di vino ci sono costate 900 Euro. Si tratta di una cifra che comprende una moltitudine di elementi, dalla mano d'opera, al costo delle attrezzature, dall'ammortamento delle spese fatte per impiantare le vigne, ai costi di materiale di consumo come i concimi, i lieviti, le botti, le bottiglie, i tappi... senza poi dimenticare i costi contabili per la gestione dell'azienda. Insomma, 3 euro + IVA a bottiglia è quanto, più o meno, i fratelli Montrasio chiedono per uno dei loro vini di punta se si considera il prezzo dello sfuso e il costo di imbottigliamento. E' tanto? E' poco? Diciamo che è quanto serve all'azienda (che, ricordiamo, produce circa 70.000 bottiglie l'anno) per prosperare.

L'etichetta la paghiamo noi. Per una tiratura così bassa tra etichetta e contro-etichetta spenderemo circa 50 centesimi a bottiglia. Ci sono poi i costi per le analisi del vino, un totale di 150 Euro che carica altri 50 centesimi a bottiglia, e il costo della (unica, nel 2003) barrique: circa 300 Euro, ossia un altro euro a bottiglia.

Totale: 5 Euro a bottiglia.

Una volta capite le spese abbiamo dovuto decidere quanto il vino lo pagherete voi e crediamo di aver trovato un buon compromesso tra i vostri interessi e la nostra ambizione di produrre un vino di qualità. Chi comprerà il vino in azienda lo potrà avere a 8,50 Euro IVA compresa. Un prezzo inferiore sarà dedicato alle poche enoteche che abbiamo selezionato, in modo che possano vendere il Sorriso Rosso a un prezzo non troppo superiore di quello in azienda. Infine il Sorriso lo potrete ordinare anche tramite L'AcquaBuona, aggiungendo le spese di spedizione agli 8 euro e mezzo. Appena pronte le bottiglie vi daremo tutti i dettagli.

Non importa essere esperti in matematica per capire che non diventeremo ricchi, e anzi, il guadagno previsto lo investiremo in una nuova barrique, che abbiamo già acquistato, nelle nuove analisi ecc. Tutte voci, comunque, che contabilmente graveranno sul prezzo della prossima annata, in cui il numero di bottiglie sarà almeno raddoppiato.

Certo, se con 300 bottiglie non si diventa ricchi, diverso sarebbe stato se le bottiglie fossero state 30.000. Alcuni dei costi che abbiamo discusso sarebbero diminuiti per ovvie economie di scala, altri magari aumentati un poco: pensiamo solo alla maggior difficoltà nel movimentare decine di barrique invece che una. Comunque sia, considerando il costo per unità di prodotto, si sarebbe trattato di variazioni limitate e quindi di un guadagno di qualche decina di migliaia di euro, non male per una piccola azienda. Abbastanza per pagare un bravo enologo (Lamberto non l'abbiamo certo pagato) e anche per fare un po' di promozione, fermo restando che tutte le altre spese, e anzi, anche margini di profitto, sono già contenuti nel costo del vino, in quei 3 Euro a bottiglia.

Non vogliamo spingerci molto oltre, è chiaro che esistono territori più costosi, barrique più pregiate, tappi e bottiglie più cari, enologi di grido, spese promozionali non trascurabili, ecc. ecc. ma un'altra ovvietà è che, comunque la si metta, tutti i vignaioli di qualità producono una bottiglia (poco più, poco meno) per metro quadrato di vigneto, e che i costi di gestione di vigna e cantina possono variare ma non decuplicarsi da un caso all'altro.

Il Sorriso Rosso è stato prodotto con cura, con selezione delle uve, con l'utilizzo di piccoli legni nuovi e con tutta una serie di cure degne di un vino di qualità. Quanto tutto ciò a noi è costato lo sapete, ulteriori considerazioni le lasciamo a voi.

Buon anno!



La vernice

Un vino che abbiamo visto crescere insieme non volevamo battezzarlo da soli e così siete tutti invitati a Porcari! Il prossimo 12 febbraio, un sabato, dalle ore 14,30 fino al tramonto. Ci saremo noi de L'AcquaBuona e ci saranno Alberto e Carlo Montrasio, vignaioli. Ci sarà il Sorriso Rosso 2003, da assaggiare e, se volete, da acquistare, e ci saranno anche gli altri vini dell'azienda.

Attendiamo i nostri lettori e i loro amici, e gli amici degli amici. E se sarà una bella giornata potremo non solo brindare insieme, ma anche camminar le vigne dove il Sorriso nasce.

Vi aspettiamo quindi, per un pomeriggio conviviale. Noi metteremo il vino e qualche assaggio di gastronomia locale, ma qualunque contributo da amanti della terra (il proprio vino contadino o un formaggio del pastore vicino di casa o chissà cosa altro...) sarà benvenuto.

L'AcquaBuona

Ecco la mappa e le istruzioni per raggiungere l'Azienda Agricola Il Colle.

Per raggiungere l'azienda lasciare l'autostrada A11 Firenze Mare all'uscita di Capannori. Raggiunto il centro del paese di Porcari imboccare via Sbarra, che è la strada che collega Porcari a Montecarlo. Dopo 500 metri sulla sinistra troverete l'azienda, adagiata su un piccolo colle. L'ingresso, una piccola strada sterrata, è segnalato dal cartello col nome dell'azienda.

Azienda Agricola Il Colle
Via Torre, 17
55016 Porcari (LU)
Tel/fax 0583 298062
www.vinimontrasio.net


Il Sorriso prende la sua strada

E quindi, sabato 12 febbraio, lo abbiamo assaggiato. In realtà si dovrebbe meglio dire "inaugurato", visto che si è trattato di un nuovo vino presentato per la prima volta. Lo abbiamo assaggiato in compagnia di chi non conoscevamo e che si è incuriosito (grazie!) e degli amici che ci sono venuti a trovare, uno fra tutti l'enologo Roberto Olivieri, un "virtuoso" delle Barbere (si vedano i magnifici esempi di Costa Olmo, Pico Maccario, Cossetti)

Non ne dovremmo parlare troppo noi, speriamo lo faranno altri; ci limitiamo a dire che a parer nostro il Sorriso Rosso 2003 riesce ad essere un vino elegante nonostante l'annata calda (ma la lucchesia è terra fresca). Ampio nei profumi di ciliegia nera, ha un palato lineare e sufficientemente teso che termina compatto e con un tannino che, rispetto a qualche tempo fa, è apparso decisamente arrotondato. E noi lo abbiamo "abbinato" a soppressata e salame di cinta senese e mucco pisano (una varietà autoctona frutto di un incrocio fra le razze chianina e bruna pedemontana), a pecorino sardo, e a torte salate, dirette emanazioni della nostra "Cucina del Gallo".

Nelle incursioni attraverso vasche, botti e barrique dell'azienda Il Colle, abbiamo scoperto assieme ai nostri ospiti che il 2004 promette benissimo, in linea con una annata molto favorevole, ma ci sarà tempo per parlarne. Intanto, già qualche cartone di Sorriso ha già preso la strada che lo porterà nelle tavole ad accompagnare pranzi e cene, ossia alla sua naturale destinazione. E presto vi diremo come fare per "regalarvi un Sorriso".


Sorrisi al Vinitaly...

Siete curiosi di assaggiare il Sorriso Rosso e passate "per caso" da Verona dal sette all'undici di aprile?

Lo troverete al Vinitaly, presentato dai fratelli Montrasio dell'Azienda il Colle. Nello spazio della Provincia di Lucca: Padiglione 8 - stand C11/C12/C13.

E chissà che non ci si incontri lì!


 

   

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