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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Il fascino di un cru antico. Verticale di Chianti Rufina Riserva Bucerchiale

di Riccardo Farchioni

Il Chianti Rufina Riserva Bucerchiale della Fattoria Selvapiana è uno dei grandi classici toscani. Il suo fascino deriva da più di un fattore. Prima cosa, proviene da un territorio, quello della sottozona del Chianti detta Rufina oggi fuori dai riflettori dello “star system” e nell’ambito del quale è un assoluto “unicum”. Questo territorio è, inoltre, una sorta di frontiera, è il Chianti che guarda dritto verso l’Appennino, e per questo ha caratteristiche climatiche tutte particolari: basti pensare che la gelata che tanto contribuì alla “mitica” vendemmia 1997 con la sua “selezione naturale” in vigna, gli è stata fatale. Infine, è quasi inutile dirlo, ha il fascino del “cru”, anzi di uno dei più antichi cru toscani. Ossia, di un vino tratto da una vigna ben precisa che è stata individuata, in qualche modo studiata, e della quale è stato riconosciuto il valore. Il merito di tutto ciò va assegnato sicuramente a Franco Giuntini Antinori, e chi lo ha seguito nella cura di Selvapiana, ossia Federico e Silvia Giuntini Masseti, ma soprattutto a Franco Bernabei, enologo che ha fatto della individuazione e salvaguardia delle specificità e dei patrimoni “interni” dei vigneti aziendali una sorta di religione.

La Riserva Bucerchiale è capace di far esprimere in modo fedele e rispettoso un territorio peculiare, che lo ricambia rendendolo grande. Da qui uno stuolo di tenaci ammiratori, che è quasi una setta, ammiratori di un sangiovese che raggiunge livelli di eleganza unica, favorita proprio anche dalle temperature mai troppo alte, e al tempo stesso indubitabilmente toscana. Nella versione “attuale” la sua vinificazione avviene in vasche d'acciaio termoregolate, la macerazione dura 20-25 giorni. Dopo la fermentazione malolattica affina in barriques e botti di rovere di media capacità per 15 mesi.


La verticale

Chianti Rufina Riserva 1948

Il naso si annuncia subito vivo, molto ampio ed intenso: intrigante, e lieve nelle tonalità, si articola su note di frutta confetturata (soprattutto ciliegia), sottobosco, spunti balsamici, leggere note metalliche, vegetali e animali. Con il passare del tempo, emerge sempre più netta la componente balsamica e di eucalipto che si addolcisce nel bicchiere. In bocca l’attacco è subito molto gagliardo, con una acidità che aggredisce quasi la bocca risolvendosi in una spiccata succosità. Un vino freschissimo, che è riuscito a preservare una buona vividezza di frutto e che chiude con un finale lungo e dominato dalla componente balsamica.

Chianti Rufina Riserva 1958

Il colore è il più fitto delle prime sei annate assaggiate (che arrivano alla fine degli anni settanta), e sempre dominato da tonalità granate-aranciate. Il naso è molto maturo, con un frutto esposto in modo levigato e dolce. Più spigolosa la bocca, anche se di discreta pienezza: non riesce ad espandersi o a progredire, anzi appare un pochino rattrappita e chiude rapidamente lasciando la bocca avara di sensazioni.

Chianti Rufina Riserva 1964

Inizialmente poco preciso e con più di una incertezza, il naso migliora molto con l’ossigenazione mostrando un quadro sufficientemente nitido, con tracce di caramello e una bella linea “malinconica” di frutta rossa matura e di sottobosco. In bocca ancora una forte personalità acida, discreta struttura e levigatezza nell’esposizione aromatica, ma anche scarsa propensione ad espandersi terminando comunque con un finale piuttosto lungo e dalla più spiccata dolcezza.

Chianti Rufina Riserva 1965

Naso di straordinaria eleganza, che ammicca a levità da pinot nero, dalla eterea freschezza e dalle belle sensazioni di tabacco, sottobosco, liquirizia dolce. Più deciso e concreto in bocca, dove esibisce un attacco che sa di tè al limone e di foglie bagnate. Di acidità più contenuta, mostra uno sviluppo della beva netto e riconoscibile, concluso da tannini di buona fattura.

Chianti Rufina Riserva 1979

Eccoci all’inizio dell’era Bernabei, già percepibile nel cambiamento dei registri olfattivi. Profumi più riconoscibili e netti, floreali, già eleganti, più imbrigliati in un quadro coerente fatto anche di prugna e frutti di bosco seguiti da sfumature di sudore. Di medio corpo al palato, fa di una espressione grintosa e decisa il suo tratto caratterizzante, così come di una buona tensione che conduce ad un tannino “sgranato” ma non astringente.

Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 1981

L’era del “Bucerchiale” si apre con vino dal naso molto bello, compatto, serrato nelle sue sensazioni floreali e fruttate, e dolci, di menta-liquirizia. Un naso che riflette i nuovi indirizzi del “nuovo” vino italiano, confermato in una bocca che si esprime coerente con discreta maturità di frutto, e supportata da decisa acidità, ampia e dalla consueta grinta e tensione. Conclude bene, lungo, anche se leggermente astringente.

Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 1990

Gli anni novanta del Bucerchiale si aprono con un colore ancora molto fitto e cupo. Il naso è piuttosto restio a concedersi, e se non avesse quasi quindici anni avremmo meno timore a pensare che è ancora da aspettare. Seppure si esprima sulle tonalità della frutta nera accompagnata da note balsamiche e toni acri, non riesce ad aprirsi neanche dopo lunga ossigenazione, mostrando tratti muscolari esposti con più chiarezza in un palato spesso, inchiostroso, dalla materia ragguardevole e forse un tantino avaro di articolazioni.

Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 1993

Ancora un naso di eleganza esemplare, che sconfina forse anche in una certa composta “freddezza” di espressione. Ma comunque una bella viola e frutti di bosco, assieme a qualche spunto laccato e cosmetico (soprattutto a bicchiere fermo) vanno a comporre un quadro olfattivo intenso e penetrante. La bocca mostra qualche limite in più: dopo un attacco sufficientemente pieno, una linea astringente accompagna una beva che tende a sfaldarsi e a svuotarsi, arrivando affaticata ad un finale piuttosto corto e un tantino astringente.

Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 1995

Olfatto elegante, ma anche dalla diretta espressione fruttata, espressa con dolcezza trattenuta e affiancata da un pizzico di menta; il quadro risultante è di bella compattezza, molto suadente a bicchiere fermo. La bocca è bella e coinvolgente: vellutata, ancora elegante nei suoi tratti di mora matura, diventa densa e pastosa in una progressione nella quale la proposizione del frutto diventa sempre più decisa e marcata. Finale lungo e tannino scintillante.

Chianti Rufina Riserva 1997

In pressoché tutta l’Italia questa fu indicata come grande annata, anche grazie a delle gelate primaverili che selezionarono l’uva nella direzione della qualità. Queste stesse gelate furono invece disastrose a Selvapiana. Il risultato fu la produzione di un solo vino (di carattere naturalmente molto diverso) che raccolse tutte le uve aziendali, comprese quelle “alloctone”. Di colore violaceo fitto, ha un naso “dolcione” rotondo e un tantino caffeoso, dal frutto molto maturo, terroso, più mediteraneo che preappenninico, dall’approccio forse un tantino più “omologabile”. L’attacco in bocca è cioccolatoso, e prelude ad una beva pastosa, molto matura, un pochino pesante e conclude penalizzata da un finale dai tratti amarognoli.

Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 1999

Naso caratterizzato da un frutto nero dolce e maturo (anzi con qualche sorprendente accenno di surmaturazione un po’ rusticheggiante) accompagnato da sensazioni di torrone e gianduia, spunti mentolati e un tocco di inchiostro. Coerente in una bocca potente, pastosa e vellutata, con una dolcezza che tende ad appesantire la beva.

Chianti Rufina Riserva Bucerchiale 2001

Assaggiato in anteprima sull’uscita, ha colore cupo e naso segnato da toni laccati ma molto elegante, con una impostazione (che si ricollega idealmente ad annate come la 1993 e 1995) levigata ed impeccabile, anche se con l’ossigenazione si avverte maggiormente qualche dolcezza dovuta ad un contributo del rovere, ribadito chiaramente in un palato ancora da assestarsi ma comunque snello, agile e scevro di pesantezze.


Degustati in azienda il 3 novembre 2004
In collaborazione con la rivista Gola Gioconda

Nella seconda foto: Franco Bernabei alla degustazione
Nell'ultima foto: olio extra vergine d'oliva (frantoio 90%, moraiolo)

1 ottobre 2005

 
 
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