Il volo de "Il
Falcone"
di Marco Belleudi e Riccardo Brandi
Rapace
dalle grandi ali, dagli acuti artigli, dal profilo austero, elegante
e nobiliare. In tal modo possiamo descrivere il falcone,
osservandone un esemplare intento a disegnare regolari circonferenze
nel cielo, in paziente attesa di attaccare la preda a terra. Il
Falcone è però soprattutto, per chi ama il buon
vino, il cru di maggior rilievo dellazienda vinicola Rivera.
Il più importante perché rappresenta una specificità
del territorio dove la famiglia De Corato ha riversato la passione
per la vite, alla ricerca di produzioni di alta qualità.
Il
nome Il Falcone è un omaggio allimperatore
Federico II di Svevia e alla passione con cui si dedicava alla
caccia con il falcone nelle campagne che circondano Castel del Monte,
proprio nei luoghi dove oggi si compie il ciclo delluva curata
da casa Rivera. La sede AIS di Roma ha organizzato lo scorso 18 aprile
una preziosa verticale di tale vino, presso la prestigiosa sede allinterno
dellHotel Parco dei Principi. La famiglia De Corato ha voluto
deliziare la platea romana dellassaggio di 10 annate conservate
nelle cantine di famiglia. Come spesso accade quando ad ospitare è
la sede di Roma dellAIS con il contributo del capo-famiglia
Franco Ricci, lassaggio di ottimi vini si accompagna sempre
ad informazioni e suggestioni culturali, che consentono di analizzare
le motivazioni che giustificano la bontà di un vino.
Il
Falcone è lespressione più alta del grande
potenziale enologico delle varietà autoctone della zona d.o.c.
di Castel del Monte. Rapace, austero, elegante, selvaggio: il nome che
contraddistingue tale vino ne identifica alla perfezione anche le caratteristiche,
che scaturiscono dallincontro tra il Nero di Troia (al 70%), che
dona al siero tutto il suo aggressivo e possente contenuto antocianico,
e il Montepulciano (al 30%) che contribuisce allarmonicità,
frenando lalto potenziale tannico del Nero. Un incontro suggestivo
e coraggioso, che evidenzia di per sé la voglia di osare, storica
da parte di casa Rivera.
Il Nero di Troia, per la sua struttura così importante e caratteristica,
rappresenta senza alcun dubbio un rischio enologico. Un
rischio che però si risolve con successo da moltissimi anni.
La storia delluomo in genere, e quella del vino in particolare,
cinsegna che è necessario e doveroso saper rischiare alla
ricerca del meglio. Il Falcone è per le sue caratteristiche
un vino che si presta ottimamente alla valutazione tramite una verticale.
La sua equilibrata instabilità lo rende un perfetto
strumento di confronto tra vendemmie differenti.
Durante
lincontro Sebastiano De Corato (insieme al padre Carlo
intervenuto allincontro) ha giustamente sottolineato come ogni
annata di questo vino rappresenti una lotta per domare lesplosiva
forza tannica delle uve di Troia. E unimmagine colorita,
ad effetto, che esprime però perfettamente il carattere dominante
di un vino così complesso e strutturato. Interessante anche il
contesto del territorio in cui vivono i filari di casa Rivera: Il
Falcone è un vino del Sud che poggia però le sue
radici in un terreno fresco e ventilato; la Murgia barese alle spalle
e il mar adriatico dinnanzi; venti freddi che soffiano dalle terre balcaniche
si alternano ai venti caldi che vengono dal sud del mediterraneo; contrasti
forti che rendono il clima un fattore fondamentale nella maturazione
delle uve presso la zona di Castel del Monte.
Nel corso degli anni lazienda ha inoltre apportato modifiche ai
vigneti, alle strutture produttive, alle pratiche enologiche e anche
alle modalità di affinamento: si è passati ad esempio
dalla pergola alla spalliera a cordone speronato, dalle vasche in cemento
fino allintroduzione delle barrique nel 1995. La grande cura dei
quaderni dazienda con la descrizione di tutte le tecniche di cantina,
lindicazione delle date della vendemmia e dei tagli eseguiti,
consentito unanalisi accurata di ciascun esemplare. Intraprendiamo
ora insieme il viaggio lungo le annate degustate sulle ali de Il
Falcone:
Il
Falcone 2002
Un'annata notoriamente difficile per le abbondanti piogge che, nel ritardare
la vendemmia, ha comunque concesso al nostro palato un vino già
pronto seppure rigoroso nelle sue tradizionali spigolature. Nel bicchiere
il rosso porpora si aggrappa al cristallo discendendo il calice in un
grasso e lento movimento. I profumi intensi, da vino maturo, sono marcati
da note floreali, evolvono in frutta a bacca rossa e nel movimento liberano
terziari speziati. In bocca è caldo e morbido grazie al lavoro
dei polisaccaridi apportati dalle barrique che hanno smussato i tannini.
Marasche e more appena colte si riversano nel palato permanendo nel
retronasale con la fioritura del fondo boscoso. Una sorpresa per un
vino così giovane.
Il Falcone 2001
Annata piuttosto secca che ha reso complicato il difficile controllo
dei tannini. Colore concentrato, anche se il rosso porpora comincia
a scaricare un pò sull'unghia, costruendo poi un mosaico di archetti.
Al naso rivela un bouquet floreale variopinto: violetta, iris e rosa
su tutti; mentre la frutta assume connotati più maturi e tra
le note volatili spunta un sentore di pelliccia animale. Affronta il
palato con forza, sgomitando in un trionfo di tannini che solo il tempo
saprà dominare e lasciandoci un polposo gusto di frutta matura
e pepe rosa. Un vino in decisa evoluzione che avrà molto da dire.
Il Falcone 2000
Il nostro viaggio nel tempo ci porta a ripercorrere anche tecniche di
vinificazione diverse, in questo caso attraverso l'utilizzo di vari
vinari della generazione precedente. Il colore vira sul rubino profondo
con qualche indulgenza al granato, specie nell'unghia che, a sua volta,
sembra arricchire il cristallo di un perlage effetto di un ottimo tenore
glicerino. I profumi sono carichi, volgendo decisamente su confettura
di prugna e bacche sotto spirito. All'assaggio è fedele, smodatamente
caldo, ma sorprendentemente fresco al centro bocca con note balsamiche
e di legno nuovo. Fa da contrappunto al quadro generale una sapidità
marcata a fine deglutizione, mentre la coda gusto-olfattiva conferma
la tendenza allo spirito. Nel complesso si apprezza unevoluzione
più avanzata nell'invecchiamento.
Il Falcone 1999
Questa si ricorda come l'annata del passaggio dall'utilizzo del tradizionale
cordone speronato a pergola (o tendone) a quello a spalliera. Un'annata
però critica, con raccolti meno generosi x il Nero di Troia,
ma ciò non ha compromesso la qualità del nostro Falcone.
Si presenta con un cromatismo decisamente evoluto, assumendo tonalità
granate profonde. I profumi dei fiori caratteristici, rosa e violetta,
tendono all'appassimento e si uniscono a sentori di gelso e sambuco.
La componente terziaria ci trasporta in una soleggiata e calda macchia
mediterranea, dove si avvertono le note minerali e salmastre del nostro
mare. Anche in bocca ci sale per via retronasale tutto il suo aroma
suadente; un calore generoso lascia man mano il posto alle composte
di frutta rossa e ad un finale ancora sapido che termina in una liquirizia
anche amarognola. Onesto.
Il Falcone 1998
Annata classica e generosa, per quanto una vendemmia davvero tardiva
(20 ottobre) abbia prodotto un tasso alcolico di solo un decimo oltre
i 13 gradi. Il colore è luminoso, un granato consistente e grasso
che si aggrappa saldo al bicchiere con bel tenore glicerico. A dispetto
del dato strumentale il naso avverte una marcata potenza anche sotto
il profilo alcolico; i fiori sono ormai avvizziti seppur presenti. Le
note balsamiche si avvicendano alle confetture più varie e la
speziatura che si volatilizza nella roteazione risulta interessante
e complessa. Al palato mostra coerenza rispettando appieno il percorso
olfattivo. Un vino complesso, avvolgente, equilibrato ed elegante, che
seduce con tannini perfettamente in armonia con la struttura e la finezza
di tutte le componenti aromatiche. Superbo.
Il Falcone 1997
Splendida annata caratterizzata da un ottimo equilibrio tra temperatura
e umidità; ne scaturisce un vino che dopo quasi 10 anni rappresenta
al meglio lo spirito Falcone. Colore granato carico e brillante con
unghia che vira sull'aranciato. Profumi evoluti dove l'alcol sale intenso
e progressivo, e si avverte una buona acidità. La confettura
si concentra per effetto di una maturità acquisita che conferisce
alla complessità degli aromi equilibrio e finezza. Assolutamente
coerente in bocca, dove ci invade con tutta la sua austerità;
una morbidezza pienamente conseguita grazie alla sinergia acido-tannica;
l'ottimale polimerizzazione dei tannini ce li lascia percepire abbracciati
ad una struttura completa. Lunghissima la persistenza dove il cuoio
e il tabacco assestano l'ultimo decisivo colpo. Poesia suggestiva, vino
perfetto.
Il Falcone 1996
Annata piovosa e difficile che ha coinciso con il passaggio ad un affinamento
diverso, dove le barrique diventano dominanti rispetto alle tradizionali
botti, che da qui verranno usate solo per il 30% del prodotto. Ne esce
un vino di aspetto concentrato e dal cromatismo consono all'età.
I profumi di frutta surmatura rivelano note mentolato-balsamiche, tracce
minerali e terziari animali. Il tutto si traduce all'assaggio in una
tessitura meno fine del solito; i tannini aggrediscono un pò
e l'equilibrio viene meno in favore di un aspetto alcolico più
marcato. Potenza senza controllo.
Il Falcone 1995
Annata molto calda, con una vendemmia precoce, che si ricorda per la
prima esperienza con le botti piccole (barrique) utilizzate su una quantità
minoritaria del prodotto (30%). Alla vista il vino è di colore
granato tendente al mattone, ma la concentrazione è meno carica
e consente dei giochi di luce che ricordano il tramonto. L'amalgama
dei profumi, ormai consolidati, ci restituisce il calore accumulato
dalla terra delle murge tufacee di Castel del Monte. L'assaggio, nel
più tradizionale stile Falcone, ci racconta di un'estate calda,
di una terra arsa, di un gusto pieno, di un vino potente, armonico e
struggente.
Il Falcone 1991
L'esperienza sensoriale di questa verticale ci regala anche questo confronto
con un vino vecchio stile. 16 anni ben portati, si offre in un luminoso
colore granato/aranciato ancora cupo e fitto. Il naso rivela note di
riduzione e surmaturazione; prugna cotta e caramello con tracce boisè.
Il primo sorso ci intriga con calore e morbidezza; il secondo, più
pieno, accarezza il palato con la dolcezza di una confettura abboccata.
Nel finale la liquirizia e il tabacco si avvicendano al mallo di noce
e nell'ultimo respiro ci sembra di aver appena deglutito un sorso di
buon Porto. Stile e rigore.
Il Falcone 1983
Degustare un vino prossimo alle nozze d'argento ci emoziona ancor prima
di assaporarne l'anima. Guardare il calice e riconoscere i colori ancora
vivi di un robusto Falcone illumina gli occhi. Ancora concentrato e
carico, cupo e bronzeo come una statua preziosa. Gli archetti prima
ampi sinfittiscono nella lenta discesa verso la pancia del bicchiere.
La complessità olfattiva tiene alla grande, una buona spalla
alcolica sostiene i profumi di confettura cotta di fresco, l'impronta
vegetale di alloro ed un terziario di ebanisteria e legno di rosa. La
bocca si avvicina con rispetto all'orlo di cristallo e socchiudendo
gli occhi ci lasciamo trasportare nella storia. Avvertiamo un elegante
declivio del corpo, ma una struttura ancora valida ed espressiva del
territorio. Tannini fluidi e dolci avvolgono le papille e lasciano a
lungo un'impronta forse morente, ma ancora capace di stupire. Complimenti.
Le annate de Il Falcone hanno regalato ai partecipanti unesperienza
degustativa interessante ed emozionante; il vino di casa Rivera ha in
particolare dimostrato le grandi potenzialità che le terre pugliesi
possono esprimere nel panorama enologico italiano.
Le immagini sono tratte dal dito www.rivera.it
Nella seconda immagine: Sebastiano e Carlo De Corato: le due generazioni
di casa Rivera
Nella terza immagine: Castel del Monte: simbolo mistico dellarea
Doc
Nella quarta immagine: i vigneti di casa Rivera
24 maggio 2006