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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Il volo de "Il Falcone"

di Marco Belleudi e Riccardo Brandi

Rapace dalle grandi ali, dagli acuti artigli, dal profilo austero, elegante e “nobiliare”. In tal modo possiamo descrivere il falcone, osservandone un esemplare intento a disegnare regolari circonferenze nel cielo, in paziente attesa di attaccare la preda a terra. “Il Falcone” è però soprattutto, per chi ama il buon vino, il cru di maggior rilievo dell’azienda vinicola Rivera. Il più importante perché rappresenta una specificità del territorio dove la famiglia De Corato ha riversato la passione per la vite, alla ricerca di produzioni di alta qualità.

Il nome “Il Falcone” è un omaggio all’imperatore Federico II di Svevia e alla passione con cui si dedicava alla caccia con il falcone nelle campagne che circondano Castel del Monte, proprio nei luoghi dove oggi si compie il ciclo dell’uva curata da casa Rivera. La sede AIS di Roma ha organizzato lo scorso 18 aprile una preziosa verticale di tale vino, presso la prestigiosa sede all’interno dell’Hotel Parco dei Principi. La famiglia De Corato ha voluto deliziare la platea romana dell’assaggio di 10 annate conservate nelle cantine di famiglia. Come spesso accade quando ad ospitare è la sede di Roma dell’AIS con il contributo del “capo-famiglia” Franco Ricci, l’assaggio di ottimi vini si accompagna sempre ad informazioni e suggestioni culturali, che consentono di analizzare le motivazioni che giustificano la bontà di un vino.

“Il Falcone” è l’espressione più alta del grande potenziale enologico delle varietà autoctone della zona d.o.c. di Castel del Monte. Rapace, austero, elegante, selvaggio: il nome che contraddistingue tale vino ne identifica alla perfezione anche le caratteristiche, che scaturiscono dall’incontro tra il Nero di Troia (al 70%), che dona al siero tutto il suo aggressivo e possente contenuto antocianico, e il Montepulciano (al 30%) che contribuisce all’armonicità, frenando l’alto potenziale tannico del Nero. Un incontro suggestivo e coraggioso, che evidenzia di per sé la voglia di osare, storica da parte di casa Rivera.

Il Nero di Troia, per la sua struttura così importante e caratteristica, rappresenta senza alcun dubbio un rischio “enologico”. Un rischio che però si risolve con successo da moltissimi anni. La storia dell’uomo in genere, e quella del vino in particolare, c’insegna che è necessario e doveroso saper rischiare alla ricerca del meglio. “Il Falcone” è per le sue caratteristiche un vino che si presta ottimamente alla valutazione tramite una verticale. La sua “equilibrata instabilità” lo rende un perfetto strumento di confronto tra vendemmie differenti.

Durante l’incontro Sebastiano De Corato (insieme al padre Carlo intervenuto all’incontro) ha giustamente sottolineato come ogni annata di questo vino rappresenti una lotta per domare l’esplosiva forza tannica delle uve di Troia. E’ un’immagine colorita, ad effetto, che esprime però perfettamente il carattere dominante di un vino così complesso e strutturato. Interessante anche il contesto del territorio in cui vivono i filari di casa Rivera: “Il Falcone” è un vino del Sud che poggia però le sue radici in un terreno fresco e ventilato; la Murgia barese alle spalle e il mar adriatico dinnanzi; venti freddi che soffiano dalle terre balcaniche si alternano ai venti caldi che vengono dal sud del mediterraneo; contrasti forti che rendono il clima un fattore fondamentale nella maturazione delle uve presso la zona di Castel del Monte.

Nel corso degli anni l’azienda ha inoltre apportato modifiche ai vigneti, alle strutture produttive, alle pratiche enologiche e anche alle modalità di affinamento: si è passati ad esempio dalla pergola alla spalliera a cordone speronato, dalle vasche in cemento fino all’introduzione delle barrique nel 1995. La grande cura dei quaderni d’azienda con la descrizione di tutte le tecniche di cantina, l’indicazione delle date della vendemmia e dei tagli eseguiti, consentito un’analisi accurata di ciascun esemplare. Intraprendiamo ora insieme il viaggio lungo le annate degustate sulle ali de “Il Falcone”:


Il Falcone 2002

Un'annata notoriamente difficile per le abbondanti piogge che, nel ritardare la vendemmia, ha comunque concesso al nostro palato un vino già pronto seppure rigoroso nelle sue tradizionali spigolature. Nel bicchiere il rosso porpora si aggrappa al cristallo discendendo il calice in un grasso e lento movimento. I profumi intensi, da vino maturo, sono marcati da note floreali, evolvono in frutta a bacca rossa e nel movimento liberano terziari speziati. In bocca è caldo e morbido grazie al lavoro dei polisaccaridi apportati dalle barrique che hanno smussato i tannini. Marasche e more appena colte si riversano nel palato permanendo nel retronasale con la fioritura del fondo boscoso. Una sorpresa per un vino così giovane.

Il Falcone 2001

Annata piuttosto secca che ha reso complicato il difficile controllo dei tannini. Colore concentrato, anche se il rosso porpora comincia a scaricare un pò sull'unghia, costruendo poi un mosaico di archetti. Al naso rivela un bouquet floreale variopinto: violetta, iris e rosa su tutti; mentre la frutta assume connotati più maturi e tra le note volatili spunta un sentore di pelliccia animale. Affronta il palato con forza, sgomitando in un trionfo di tannini che solo il tempo saprà dominare e lasciandoci un polposo gusto di frutta matura e pepe rosa. Un vino in decisa evoluzione che avrà molto da dire.

Il Falcone 2000

Il nostro viaggio nel tempo ci porta a ripercorrere anche tecniche di vinificazione diverse, in questo caso attraverso l'utilizzo di vari vinari della generazione precedente. Il colore vira sul rubino profondo con qualche indulgenza al granato, specie nell'unghia che, a sua volta, sembra arricchire il cristallo di un perlage effetto di un ottimo tenore glicerino. I profumi sono carichi, volgendo decisamente su confettura di prugna e bacche sotto spirito. All'assaggio è fedele, smodatamente caldo, ma sorprendentemente fresco al centro bocca con note balsamiche e di legno nuovo. Fa da contrappunto al quadro generale una sapidità marcata a fine deglutizione, mentre la coda gusto-olfattiva conferma la tendenza allo spirito. Nel complesso si apprezza un’evoluzione più avanzata nell'invecchiamento.

Il Falcone 1999

Questa si ricorda come l'annata del passaggio dall'utilizzo del tradizionale cordone speronato a pergola (o tendone) a quello a spalliera. Un'annata però critica, con raccolti meno generosi x il Nero di Troia, ma ciò non ha compromesso la qualità del nostro Falcone. Si presenta con un cromatismo decisamente evoluto, assumendo tonalità granate profonde. I profumi dei fiori caratteristici, rosa e violetta, tendono all'appassimento e si uniscono a sentori di gelso e sambuco. La componente terziaria ci trasporta in una soleggiata e calda macchia mediterranea, dove si avvertono le note minerali e salmastre del nostro mare. Anche in bocca ci sale per via retronasale tutto il suo aroma suadente; un calore generoso lascia man mano il posto alle composte di frutta rossa e ad un finale ancora sapido che termina in una liquirizia anche amarognola. Onesto.

Il Falcone 1998

Annata classica e generosa, per quanto una vendemmia davvero tardiva (20 ottobre) abbia prodotto un tasso alcolico di solo un decimo oltre i 13 gradi. Il colore è luminoso, un granato consistente e grasso che si aggrappa saldo al bicchiere con bel tenore glicerico. A dispetto del dato strumentale il naso avverte una marcata potenza anche sotto il profilo alcolico; i fiori sono ormai avvizziti seppur presenti. Le note balsamiche si avvicendano alle confetture più varie e la speziatura che si volatilizza nella roteazione risulta interessante e complessa. Al palato mostra coerenza rispettando appieno il percorso olfattivo. Un vino complesso, avvolgente, equilibrato ed elegante, che seduce con tannini perfettamente in armonia con la struttura e la finezza di tutte le componenti aromatiche. Superbo.

Il Falcone 1997

Splendida annata caratterizzata da un ottimo equilibrio tra temperatura e umidità; ne scaturisce un vino che dopo quasi 10 anni rappresenta al meglio lo spirito Falcone. Colore granato carico e brillante con unghia che vira sull'aranciato. Profumi evoluti dove l'alcol sale intenso e progressivo, e si avverte una buona acidità. La confettura si concentra per effetto di una maturità acquisita che conferisce alla complessità degli aromi equilibrio e finezza. Assolutamente coerente in bocca, dove ci invade con tutta la sua austerità; una morbidezza pienamente conseguita grazie alla sinergia acido-tannica; l'ottimale polimerizzazione dei tannini ce li lascia percepire abbracciati ad una struttura completa. Lunghissima la persistenza dove il cuoio e il tabacco assestano l'ultimo decisivo colpo. Poesia suggestiva, vino perfetto.

Il Falcone 1996

Annata piovosa e difficile che ha coinciso con il passaggio ad un affinamento diverso, dove le barrique diventano dominanti rispetto alle tradizionali botti, che da qui verranno usate solo per il 30% del prodotto. Ne esce un vino di aspetto concentrato e dal cromatismo consono all'età. I profumi di frutta surmatura rivelano note mentolato-balsamiche, tracce minerali e terziari animali. Il tutto si traduce all'assaggio in una tessitura meno fine del solito; i tannini aggrediscono un pò e l'equilibrio viene meno in favore di un aspetto alcolico più marcato. Potenza senza controllo.

Il Falcone 1995

Annata molto calda, con una vendemmia precoce, che si ricorda per la prima esperienza con le botti piccole (barrique) utilizzate su una quantità minoritaria del prodotto (30%). Alla vista il vino è di colore granato tendente al mattone, ma la concentrazione è meno carica e consente dei giochi di luce che ricordano il tramonto. L'amalgama dei profumi, ormai consolidati, ci restituisce il calore accumulato dalla terra delle murge tufacee di Castel del Monte. L'assaggio, nel più tradizionale stile Falcone, ci racconta di un'estate calda, di una terra arsa, di un gusto pieno, di un vino potente, armonico e struggente.

Il Falcone 1991

L'esperienza sensoriale di questa verticale ci regala anche questo confronto con un vino vecchio stile. 16 anni ben portati, si offre in un luminoso colore granato/aranciato ancora cupo e fitto. Il naso rivela note di riduzione e surmaturazione; prugna cotta e caramello con tracce boisè. Il primo sorso ci intriga con calore e morbidezza; il secondo, più pieno, accarezza il palato con la dolcezza di una confettura abboccata. Nel finale la liquirizia e il tabacco si avvicendano al mallo di noce e nell'ultimo respiro ci sembra di aver appena deglutito un sorso di buon Porto. Stile e rigore.

Il Falcone 1983

Degustare un vino prossimo alle nozze d'argento ci emoziona ancor prima di assaporarne l'anima. Guardare il calice e riconoscere i colori ancora vivi di un robusto Falcone illumina gli occhi. Ancora concentrato e carico, cupo e bronzeo come una statua preziosa. Gli archetti prima ampi s’infittiscono nella lenta discesa verso la pancia del bicchiere. La complessità olfattiva tiene alla grande, una buona spalla alcolica sostiene i profumi di confettura cotta di fresco, l'impronta vegetale di alloro ed un terziario di ebanisteria e legno di rosa. La bocca si avvicina con rispetto all'orlo di cristallo e socchiudendo gli occhi ci lasciamo trasportare nella storia. Avvertiamo un elegante declivio del corpo, ma una struttura ancora valida ed espressiva del territorio. Tannini fluidi e dolci avvolgono le papille e lasciano a lungo un'impronta forse morente, ma ancora capace di stupire. Complimenti.

Le annate de “Il Falcone” hanno regalato ai partecipanti un’esperienza degustativa interessante ed emozionante; il vino di casa Rivera ha in particolare dimostrato le grandi potenzialità che le terre pugliesi possono esprimere nel panorama enologico italiano.

Le immagini sono tratte dal dito www.rivera.it
Nella seconda immagine: Sebastiano e Carlo De Corato: le due generazioni di casa Rivera
Nella terza immagine: Castel del Monte: simbolo mistico dell’area Doc
Nella quarta immagine: i vigneti di casa Rivera


24 maggio 2006

 
 
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