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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Radici profonde nella Val di Cornia. Verticale di Nardo

di Riccardo Farchioni

Il mondo del vino, specialmente in Toscana, pesca i suoi protagonisti dalle realtà più diverse: sono diventati viticolturi costruttori, disegnatori di moda, industriali di varia estrazione. Nel caso della Azienda Montepeloso, situata nel pieno della livornese Val di Cornia, è andato invece a cercare un intellettuale. O forse (anzi sicuramente) è stato il contrario: Fabio Chiarellotto, studioso di religioni (più precisamente del rapporto tra religione cattolica e sudamerica), ha forse proprio per questo un fare sussurrato, riflessivo, dubbioso. La sua avventura con Montepeloso iniziò con l’assaggio nel 1997 dei vini prodotti dalla precedente proprietà, che portò alla convinzione che fosse proprio quella l’azienda giusta da comprare. L’acquisizione avvenne qualche giorno dopo la vendemmia 1998 ma la vera e propria partenza fu in corrispondenza all’annata 1999, e segnò l’inizio dello stretto sodalizio con l’agronomo ed enologo Fabrizio Moltard.

Da dove nasce il Nardo? Le vigne di sangiovese, che oggi hanno venticinque anni, rispecchiano l'indeterminazione tipica nella Toscana di una volta, dove ad un certo punto si perdeva il filo di cosa ci fosse esattamente; quello che si vedeva chiaramente erano le piante di Montepulciano d’Abruzzo intimamente mescolate, al punto che una sua presenza nell’uvaggio va considerata nelle prime annate anche se, opportunamente censito, vi appare ufficialmente solo nel 2003. Il cabernet sauvignon proviene dalle vigne che danno vita all’altro grande vino prodotto a Montepeloso, il Gabbro. La densità dei vecchi impianti è di circa tremila piante per ettaro, per una resa di 30 quintali per ettaro (800 grammi di uva a ceppo). L’età e la conseguente maggiore acclimatazione conferiscono maggior costanza ai risultati al variare degli andamenti climatici, ed è per questo che i nuovi impianti (7600 piante per ettaro), sebbene abbiano già sei anni, non entreranno nell’uvaggio nei vini neanche nel 2004.

Il Nardo rifugge allo stereotipo dei vini di questa parte di Toscana, spesso alla ricerca di esasperate dolcezze e concentrazioni. Riesce sempre (soprattutto quando la beva si avvia verso il finale) ad acquistare tensione e freschezza, unita ad una profondità che nelle annate più grandi lo rende un fuoriclasse. Profondità forse anche dovuta a quelle vecchie vigne da cui viene tratto, che gli conferiscono equilibrio e carattere al di là del comportamento talvolta estremo delle annate.


Nardo 1997
60% sangiovese, cabernet sauvignon

Dal colore porpora di media intensità, mostra un naso intenso e ampio con una frutta rossa di carattere confetturato, e dove si scorge qualche nota evoluta. Con l’ossigenazione il quadro guadagna in amalgama e viene arricchito da spunti di liquirizia dolce e terra bagnata, risultando in definitiva piacevole anche se in calo di impatto col passare del tempo. La bocca ha carattere, con un attacco scattante e una beva nervosa ricca in acidità. Il finale lascia una lunga scia di frutta fresca.

Nardo 1998
60% sangiovese, cabernet sauvignon

Olfatto inizialmente di media intensità ma che tende ad amplificarsi con l’ossigenazione, e carattere di spiccata eleganza. A belle folate di frutta rossa, cassis, caramella dolce e levigata, ma anche a coloriture di frutta nera si aggiungono contributi minerali e terrosi. Al palato il vino ha passo felpato, e fa di una grande freschezza la sua caratteristica più immediatamente percepibile. Di corpo medio, è saporito, lineare e teso, e dal tannino assai fine.

Nardo 1999
70% sangiovese, cabernet sauvignon

Colore melanzana cupo e naso che fa intravedere subito una diversa profondità rispetto alla due annate precedenti. Di eleganza esemplare, mostra spiccati toni balsamici e di eucalipto; il frutto non ha espressione diretta, ma mediata, tendente all'astrazione e soprattutto molto profonda. Grande prestazione in un palato dalla impressionante progressione e che appare teso ed equilibrato, concentrato e vellutato, di una giusta dolcezza che tende ad accentuarsi verso il finale. Un tannino che accarezza dolce conclude una beva che sfiora la perfezione.

Nardo 2000
70% sangiovese, cabernet sauvignon

Dopo un 1999 di astratte profondità, questo 2000 è più trasparente, ha naso diretto, anche con qualche crudezza e accenni vegetale, espansivo ma anche un tantino superficiale nel suo (comunque piacevole) tappeto di ribes rosso. L’attacco in bocca sconta una certa marcatura legnosa e prelude ad un palato pastoso, dalla trama finissima ma anche dalla dolcezza un pochino uguale a se stessa.

Nardo 2001
70% sangiovese, 20% montepulciano d’Abruzzo, cabernet sauvignon

L’olfatto stenta a distendersi, ma lo si avverte profondo e coinvolgente: mirtillo, ribes nero esposti con grande finezza e compostezza sono accompagnati da una viola inconfondibilmente “sangiovesista”. Ingresso in bocca deciso, fresco ed elegante che mette subito in mostra una compattezza che si accresce con il tempo, senza diventare mai pesante e rivestita di trama vellutata. Finale spettacolare, dai tannini dolci e finissimi, e di lunghezza interminabile.

Nardo 2002
70% sangiovese, 20% montepulciano d’Abruzzo, cabernet sauvignon

Il naso molto persistente mostra un carattere quasi austero, rifuggendo facili dolcezze e mettendo in mostra un bel contributo di frutta nera e intense note mentolate. La prima parte dell’assaggio esprime compattezza e maturità, poi subentra l'acidità che alleggerisce la beva; il frutto diventa croccante e concentrato. Anche qui, tannini dolci e finissimi in un finale di bella luminosità.

Nardo 2003
70% sangiovese, 30% montepulciano d’Abruzzo, cabernet sauvignon

Un campione di botte che mostra un quadro di buona definizione e sufficientemente limpido; sono in vista quelle sensazioni di profondità riscontrate dalle annate migliori. Anche qui, attacco dolce (segnato peraltro dalle note del rovere) che tende ad “alleggerirsi” verso il finale. Cremosità ma nessuna concessione a facili dolcezze.

Degustati il 10 marzo 2005
In collaborazione con la rivista Gola Gioconda

Nelle prime due foto: Fabio Chiarellotto e Fabrizio Moltard

5 settembre 2005

 
 
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