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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Serralunga Focus

di Fernando Pardini

Da un viaggio voluto e bramato, in compagnia di amici giornalisti voluti e bramati pure loro, la stura per un ulteriore approfondimento, una full immersion nella Langa di sponda serralunghina. Grazie alla voglia e alla capacità organizzativa di un gruppo affiatato di piccoli vigneron, una due giorni di gioiosa, propositiva condivisione di esperienze. A raccontarsi storie, a carpire brandelli di vita, umori di fondo, sensibilità, silenzi e odori. L'idea portante, quella di presentare il lavoro ultimo e vinoso di 8 cantine del territorio, tramutatosi in altrettante verticali delle annate 1999-2000-2001 di un loro cru di Barolo. Ne sono nati 8 piccoli ritratti, nient'affatto esaustivi. Ve li rimetto, con la sottesa speranza che siano forieri - per voi che li leggerete - di nuovi stimoli e nuove partenze. Io, nel frattempo, grazie a loro, è come se fossi di già in viaggio per l'inevitabile ritorno.

Cantine Gemma

Giorgio Barbero (nella foto) è l'anima tecnica (e anche di più) di questa cantina, cantina il cui nome onora uno degli attimi più belli bramati da ogni frutto che verrà: schiudersi per diventare gemma. Da un progetto datato 1978, illuminato dalla presenza del patron Silvano Piacentini, oggi Gemma produce vini curati, di fattura moderna ma mai patinata, che non cedono poi tanto alla vacuità sovraesposta delle avanguardie più oltranziste ma sono semmai in grado -vedi le migliori versioni di Barolo- di forgiarsi un carattere di leale corrispondenza territoriale, senza sperperi o inutili ridondanze. Dal Barolo che vi racconto oggi, che non porta il nome del cru in etichetta (anche se nelle ultime versioni le sue uve sono prepotentemente serralunghine) affiora l'asserto. Sebbene vorresti più leggibile l'identità stilistica anno via anno, assaggiandolo ne registri pure l'inesorabile crescita in compiutezza, complessità e fulgore, chiosata dalla ricca sobrietà del Barolo 2001, vero e proprio punto di partenza per identità ed indirizzi tutti nuovi. Così come non possiamo non registrare la particolare riuscita del Barolo 2002, appena assaggiato, tale da stagliarsi come autentica sorpresa in una annata poco incline alla bellezza, casomai "tutta ombre e umidità".

Barolo 1999

Umori saldi e brillanti rendono il bouquet espressivo, rosso nel frutto, tenero nella carnosità vagheggiata e nella diffusione, sotto l'egida di un timbrica floreale rinfrancante. Dopo quel naso una bocca calda, melodica, nella quale percepisci integra la tessitura, solido il corpo, su fondo di radice di liquirizia. Forza e naturalezza espressiva non mancano, eh no.

Barolo 2000

Naso cupo, poco concessivo, massiccio e boschivo. Bocca d'impatto, matura, senza il sostegno offerto dalle annate migliori; l'alcol ne disegna la strada, strada che ti accoglie larga e amichevole, celando però gli slanci e i pertugi che invece tu ricerchi. Una espressività sotto tono, nella quale non senti particolarmente brillare la coerenza stilistica rispetto a quanto percepito dal millesimo precedente.

Barolo 2001

Bel carattere in questo naso, ch'è naso fine, serrato, di erbe e sottobosco, quale macramé autunnale di rigorosa saldezza. Al palato si concede grintoso e contrastato, ancor da distendersi per gioventù sottesa. Sento umori di foglie, e tensione, e freschezza, fino a farsi bella la definizione, puntuale lo sviluppo, croccante il tannino. E' sobria ricchezza, è nervo reattivo di seducente territorialità.

Giovanni Rosso

Da annoverare fra i barolisti più talentuosi dell'ultima generazione, Davide Rosso (nella foto) , di prim'acchito, potrebbe apparire come costantemente preso dai suoi pensieri. Il suo eloquio pacato e sospeso sembra sempre sul punto di partorire un dialogo introspettivo e cerebrale. Capisci poi, dalla cura dei vigneti e dal suo ricercare, le intenzioni e le potenzialità di cui è capace. Il suo eloquio ponderato, va a vedere, ha una ragion d'essere! I suoi Barolo, anno dopo anno, rispondono agli stimoli con rinfrancante personalità, rendendo per intero - con l'identità e la coerenza stilistica di cui si vestono- i barlumi di un privilegio. Esemplificazione vincente questa verticale del cru Cerretta, che nelle versioni di Rosso compendia mirabilmente le seduzioni fruttate e la potenza tipica del cru con una esemplare finezza nei tratti, suggellata da una estrazione tannica giudiziosa e bella.

Barolo Cerretta 1999

Naso sfumato ed "equilibrista", accattivante e sincero, tonico e interiorizzato, che gioca di tempra e finezza su rivoli sentiti di amarena, risolvendo l'asserto in una bocca decisa e giovanile, energica quanto sussurrata. Bella la nudità, e con essa, la voglia di mostrarsi nudi.

Barolo Cerretta 2000

Naso dolce e melodico, di bella reattività e freschezza, per una bocca tesa, senza che senta l'alcol, pervasa da una trama ispirata, irradiata, pervasiva. Una volitiva finezza ricca di messaggi, una inconsuetà vivacità nonostante il millesimo.

Barolo Cerretta 2001

Da quel naso trapela senza sforzo una naturale propensione al dialogo, dialogo ricco di costrutto, sfumature e ragioni. Da quella bocca intrico e vibrazione, e una sensibilità espressiva, una sapidità, un'unione di intenti manifeste, a giocar di rimandi fra la cremosità del frutto e l'asperità tannica. C'è saldezza nei paraggi, questo c'é, e un soffio sincero di territorialità. Poi, quel timbro tannico come un marchio, a parlarci - senza bisogno di parole - di appartenenze.

Vigna Rionda Massolino

Raro trovare una gamma di vini tanto compattamente qualitativa quale quella offerta da questa solida cantina di Serralunga, capitanata dai giovani Franco e Roberto Massolino(nella foto accanto, a destra, Roberto Massolino) . Già nel nome aziendale c'é una evocazione indiscutibile (e impegnativa) verso il cru dell'eccellenza, dei quali i Massolino ne posseggono uno spicchio. Insieme al Vigna Rionda però, capace spesso di toccare vertici assoluti, ci stanno due barolo importanti, a sottolineare le potenzialità di altrettanti cru indubbiamente espressivi: Parafada e Margheria. E proprio di quest'ultimo ne assaggiamo in verticale tre annate, che dimostrano una felicità espressiva ed una sensibilità interpretativa di classe certa. Dalle sabbie del Margheria avrete tutte le seduzioni di un vino solido e aggraziato, che fa della finezza tannica il suo marchio per stagliarsi sempre più come uno dei Barolo di riferimento dell'intera area. Da un '99 arioso e coinvolgente, al caloroso 2000, per passare ad un giovanissimo ed eclatante 2001, ecco tre risposte concrete per ricavarne una idea di bellezza.

Barolo Margheria 1999

Molta gioventù nel mio bicchiere di oggi. Vivacità aromatica, leggiadria di viola, sensualità di bosco umido, intrico suggestivo, intimo conforto, balsamo lieve. La bocca è sinuosa ed infiltrante, d'animo bello e sabbioso, laddove indiscutibile ho la finezza, con il soffio territoriale conclamato e la struggente volontà di esserci. Grande.

Barolo Margheria 2000

Naso terroso, ammonitore, più carico e volitivo del '99. Lo attendo, e puntuale mi rinfranca la sua florealità. Qui hai una bocca ancora sensuale ma più verace, selvatica, calorosa nell'abbraccio. Qui la trama alcolica si fa più evidente e lo slancio meno irresistibile, ma ci stanno tutte le attenzioni amorose di una succosità sincera, e una sobrietà di fondo pervasiva ed aggraziata.

Barolo Margheria 2001

Naso ritroso, riflessivo, che stenta a concendersi. E' una implosione di umori buoni tutti da attendere, ecco cos'é; così al palato, di freschezza étonnante, dove sento uva sotto ai denti, e impressionante forza tannica. In lui la scalpitante gioventù serralunghina, la materia di prim'ordine, la sfumatura d'agrume, il frutto maturo e ben impresso. In lui le avvisaglie certe di un futuro radioso. Grande.

Luigi Baudana

Presenza timida e silenziosa quella di Luigi Baudana (nella foto sullo sfondo), che nella sua piccola cantina sita in contrada omonima persegue con impegno una idea di vino curata, destreggiandosi efficacemente fra le tentazioni di una vinificazione moderna tesa alla ricerca di densità e frutto e i richiami ammonitori di un terroir che cerca e vuole austerità e portamento. A larghi sprazzi ci riesce, con una gamma di Barolo ineccepibili dal punto di vista esecutivo, ai quali semmai possiamo rimproverare una certa dipendenza dalla metodologia, apportatrice sana di morbidezza e cremosità, con conseguente sensazione di compressione della più libera espressività. Voluttuosi ed accoglienti, i Barolo di Luigi mantengono una piacevole bevibilità, questo sì, e qui forse sta il maggior pregio di oggi: l'equilibrio appunto, senza troppe ostentazioni e vacuità, a disegnare un percorso che sarà capace - ne siamo certi - di ulteriori sviluppi che vadano nel segno di una più spinta caratterizzazione.

Barolo Cerretta 1999

Grintoso, "uvoso", fresco e sanguigno, con note vagamente tostate in retrovia. Bocca succosa, sfumata, di sicura bevibilità e trasporto.

Barolo Cerretta Piani 2000

Frutto maturo e concentrazione, rovere nei paraggi, senza troppo disturbare, a tradire una fattura moderna, mentre di rimando ecco rassicuranti i riflessi balsamici e incensati. Bocca calda ed accogliente, abbracciante e confortevole, in debito semmai di slancio e progressione.

Barolo Cerretta 2001

Ritrosità propositiva, pienezza latente, supposta sfumatura in questo naso. Molto contratto al palato ma bella forza, tannini sentiti ed energetici.Finale amarostico, in attesa di distensione.

Luigi Pira

Giampaolo Pira (nella foto accanto) cura con slancio (e rigore) tutto giovanile vigneti di proprietà siti in alcuni rinomatissimi cru di Serralunga, per ricavarne altrettanti Barolo dalle ambizioni conclamate. Persegue vinificazioni moderne ed una viticoltura molto attenta alle basse rese e all'ottenimento di una perfetta maturità del frutto, seguendo le orme del celebre Roberto Voerzio. Nei suoi vini, ineccepibili dal punto di vista tecnico, un disegno e una "flessuosità" che emergono solo dopo anni, ma in cui rifulge chiara fin da subito la monumentale trama tannica di Serralunga, solida e sfaccettata, ad individuarne la presumibile profondità. Oggi assaggiamo in verticale il celebre Marenca, dall'omonimo, emblematico vigneto, che con la sua dolce schiena d'asino domina il panorama bello e contundente dell'area classica di Serralunga.

Barolo Marenca 1999

Naso "corposo", sanguigno, ricco. Bocca giovane e sontuosa, strutturata e densa, con tannini di razza. Granitico, moderno ma verace, non ti regala oggi la melodia gustativa ma grinta e forza lo innervano. C'è slancio e progressione, lo senti, ed il futuro dalla sua.

Barolo Marenca 2000

Un profilo aromatico ampio ed accogliente rivela fra le maglie una certa larghezza e rilassatezza di umori; la bocca pare risentire assai delle bizzarrie di un'annata "calorica", presentandosi con tatto un po' sfuggente, tenore alcolico evidente ed una matrice tannica sostanzialmente rigida.

Barolo Marenca 2001

Terroso, umorale, viscerale, potente, serrato negli umori fruttati. C'è pienezza nell'aere, e granitica presenza scenica, così come colore accentuato e sfumature solo immaginabili. Qui stanno di casa tutti i legami affettivi verso una vinificazione moderna. Poi spunta l'agrume, e mi rilasso. Vino con attributi certi, ha vita lunga davanti a sè, a delineare più "libere" armonie d'insieme.

Schiavenza

Realtà contadina non proprio in punta di penna della critica imperante, la Cascina Schiavenza, capitanata dall'animo gentile e appassionato di Luciano Pira (nella foto), si staglia come una delle sorprese più intriganti del mio ultimo pellegrinare in terra di Langa. Nella certezza che potrà ben dimostrare nel prossimo futuro le cose belle di cui è già capace ( leggi Barolo Bricco Cerretta e Barolo Prapò 2001), nei suoi vini registriamo una sensibilità espressiva degna di nota, una rassicurante fedeltà territoriale, un attaccamento viscerale alla tradizione la più autentica, perseguita però con animo curioso e allo stesso tempo pacifico. Dai cru Prapò, Broglio e Cerretta derivano altrettante selezione barolesche. Dal più giovane Broglio la proposta di oggi, dalla quale poter intuire le ragioni di un percorso, percorso che saprà partorire vini di ancor più conclamata identità, solidi e stilizzati, ad arricchire un panorama ampio ma nient'affatto stanco di protagonisti nuovi.

Barolo Riserva 1999

Un naso da rhum, a suo modo intrigante, riesce a mantenere equilibrio ed interesse aromatico; dopo di lui una bocca eterea, di aulica classicità e struggente naturalezza, che si dipana su trama morbida, sussurrata e intensa, solcata da umori di carta da sigaro e terra. E' questo un vino diverso e circuitore.

Barolo Vigneto Broglio 2000

Naso intrigante, sinuoso, teso e sensuale nella sua libera trasposizione di umori terragni. Bocca sapida e terrosa, in cui scorgi foglia macerata e terra calda, agrumi e sentimento, per una una freschezza d'impianto altisonante.

Barolo Vigneto Broglio 2001

Tenero e dolce, "incipriato" ma per fortuna minerale, giovanile e ingenuo, un po' asprigno e indietro nello sviluppo, svela una certa larghezza di trama da cui spunta l'alcol, ciò che ci riporta sulla terra dopo l'esaltante luminosità del 2000.

Ettore Germano

Errore dello spirito, più che strategico, perdersi i vini di un produttore così. Sergio Germano tramuta integralmente i genuini suoi slanci passionali nelle cose che fa. E i vini rispondono da par loro, con una fierezza e una presenza scenica da non scendere mai a compromessi, tanto che è impossibile trovarvi ovvietà ed edulcorazioni. Soprattutto nei suoi Barolo, derivati da vigneti emblematici quali Prapò e Cerretta, stanno di casa un rigore, un'energia, quand'anche una ruvida consistenza, che se da un lato potranno far storcere il naso ai sostenitori della pulizia a tutti i costi, dall'altro rendono per intero tutto il carisma delle terre d'appartenenza, secondo un coté "d'artigiana fattura" che ancor più li esalta. Qui d'appresso una piccola verticale del cru Cerretta. Tanto per essere chiari, Cerretta 2001 uscirà al mercato solo quest'anno, con un anno di ritardo rispetto al main stream langarolo. Tanto per essere chiari, mi appare saggia la decisione.

Barolo Cerretta 1999

Substrato ricco, terroso, volitivo e minerale. Bella l'impronta che lascia, su dominante fruttata già diffusa e toni lievemente fumé. Bocca fresca, ritmata, spedita, di ineludibile forza tannica, che astringe e lievemente asciuga.

Barolo Cerretta 2000

Naso umbratile e ridotto, selvoso e umorale, autentica forza che pulsa; ciò che senti per intero al palato, dove ricchezza, alcol e tannini -ben vestiti- si compenetrano e rendono personale l'abbraccio e l'eloquio.

Barolo Cerretta 2001

Le velature olfattive non bastano a nasconderne l'evidente caratterialità e lo spessore, come di una forza implosa che scalpita. La bocca dimostra palesemente la sua gioventù, eppure qui si lascia penetrare, ben più che quel naso "grosso" e ancora poco mobile. In quel finale severo, intenso ed ammonitore, esprime tutta la forza selvatica del cru di appartenenza, concedendosi quasi amaricante con ovvia esuberanza compressa. In questo vino, a ben vedere, ci leggo tensione nervosa, salmastra inquietudine, malcelata resistenza agli accomodamenti, verità.

Franco Boasso

Nella sua vecchia cantina in contrada Gabutti vi respiri un'aria antica, genuina, là dove il tempo sembra scorrere più lento, come un orologio perennemente indietro nel misurare le ore, quasi a volerle trattenere. Vi respiri la Langa rurale di ieri, che ormai fatichi a trovare altrove. Dagli occhi azzurro mare di Franco Boasso ci puoi pescare la genuinità nei gesti e nei modi, l'amore grande per la sua famiglia, il dolore per un figlio perduto anzitempo, la volontà di renderti partecipe di una storia contadina sudata e lavorata. Dai suoi vini la ruspante certezza di un lavorio artigianale finanche ingenuo, eppure struggente per la capacità di renderti la sincretica bellezza del terroir. Prendi il suo Barolo Gabutti per esempio: mai incline agli accomodamenti, tantomeno ad espressioni fruttate più o meno consolatorie e conclamate, ti regala nella ritrosia aromatica della prim'ora, nella terrosa quanto rustica consistenza tattile, tutta l'energia di una terra. Sì, c'è ancora strada da fare in merito a pulizia, precisione, disegno, uso dei legni, eppure qui hai la sensazione bella che nel mondo si producano ancora vini "resistenti" di orgogliosa nudità, con tutto ciò che ne deriva, quale la circostanza di incontrare una bottiglia incerta e subito dopo, nella bottiglia accanto d'egual nome, l'integro richiamo della autenticità la più pura.

Barolo Gabutti 1999

Il fondo vegetale rende nervoso e ruvido il quadro, ma terrosità e slancio aromatico fanno tanto territorio. Bocca reattiva, sapida, profilata, per un finale accorto, asciutto e flemmatico, di liquirizia e terriccio.

Barolo Gabutti 2000

Naso dolce, rigoroso, scontroso; bocca non troppo tonica negli aromi che ti lascia. E' selvatico umore, è bruta espressività di commovente sincerità, è indubbia naturalezza dietro una fattura approssimativa, è inevitabile rispondenza ai moniti di un'annata calda.

Barolo Gabutti 2001

Insistono le velature olfattive, a portare via gli aromi, che quasi mi arrabbio. Eppure sento al palato la tonicità degli anni buoni, e la reattività, il contrasto, la voglia di emergere nella sua nuda essenza serralunghina. Una intelaiatura tannica solida e forte contorna una bocca che non puoi dimenticare, e ancor di più bestemmio per le costrizioni perduranti di quel naso imperfetto.

Incontri ed assaggi effettuati in Serralunga nel mese di aprile 2006, in compagnia dei vignaioli e di due compagni di viaggio "d'eccellenza": Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, curatori della Guida dei Vini d'Italia de L'Espresso.Un ringraziamento particolare, per la pazienza ad organizzare e l'accoglienza, vada a Sergio Germano e alla Cascina Schiavenza, quest'ultima pure meta gastronomica di fulgida, dirompente territorialità.


6 luglio 2006

 
 
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