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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
La Clairette de Die come vino frizzante ancestrale
di Marco Pala

In periodo festivo come quello di fine anno cresce sempre l'interesse per vini conviviali e frizzanti come lo Champagne o il nostro Spumante. Risulta perciò interessante la proposta di una valida alternativa all'elaborata produzione di vini frizzanti da metodo champenois. Si tratta del metodo fermentativo detto ancestrale, ancora utilizzato in poche enclavi viticole come il comune di Die, nel dipartimento francese della Drôme. Con questo metodo si produce la Clairette de Die, un vino frizzante, da alcuni considerato come un cugino povero dello Champagne, ma meritovele di grande interesse per le sue vivaci note fruttate e la sua immediatezza di bevuta.

Il metodo di vinificazione ancestrale consiste in una leggera pestatura degli uvaggi, nel caso della Clairette sono uve moscato, in modo da estrarre i fermenti autoctoni dati dai microscopici funghi presenti sui grappoli, e poi in una prima fermentazione che avviene a bassa temperatura. In seguito avviene la seconda fermentazione che dura da 8 a 12 mesi dove il vino acquista la sua naturale frizzantezza. A differenza del metodo champenois, o classico, dunque non si ha né un innesto di lieviti estranei con l'inserzione del liquore di tirage, né una correzione del grado di dolcezza finale con il liquore di expédition. Nel caso della Clairette la fermentazione è completamente naturale e porta a un vino di basso contenuto alcolico intorno ai 7-8 gradi. Si tratta dunque di un prodotto enologico che per la sua freschezza dà il meglio degustato come aperitivo o per brindare a felici avvenimenti.

La Clairette de Die è peculiare sia per l'originale processo produttivo, che sembra molto simile a quello già conosciuto dai Romani e narrato anche da Plinio il vecchio, sia per la particolarità del terroir di Die. Ci troviamo infatti in una valle tra le Alpi e il massiccio del Vercors, dunque in zona montagnosa con inverni rigidi, ma con un clima ancora mitigato dal benefico influsso del mare che permette la coltivazione di specie mediterranee come la lavanda, l'olivo e appunto la vite.

Abbiamo visitato una delle più grandi aziende produttrici della regione, la Jaillance de Die, un consorzio di aziende in realtà, con più di 1000 ettari di aree coltivate. La Jaillance produce una buona varietà di vini frizzanti, oltre alla Clairette de Die offre anche la Cremant de Die, vino ottenuto con metodo classico da uvaggi di tipo Clairette e il Chatillon AOC, un vino rosso di facile beva. Bisogna qui notare lo strano gioco di parole, visto che la Clairette è prodotta con uva moscato, mentre con l'uva clairette si produce la Cremant. Uno scherzo dovuto a ragioni storiche (una volta si utilizzava uva clairette per fare Clairette, e ancora oggi lo si fa ma non sempre e in piccola percentuale) che confonde non poco le idee a chi non è del posto.

Abbiamo trovato molto efficace anche la politica promozionale dell'azienda che offre ai clienti una visita guidata alla cantina, dove i metodi vinificatori e le proprietà dei prodotti sono spiegati in dettaglio e che accompagna l'apprezzamento del vino che si completa con la degustazione finale. Tale politica è un ottimo esempio di valorizzazione delle qualità peculiari del prodotto vinicolo che ne permette una facile identificazione al consumatore.

Ecco i nostri assaggi:

Clairette Cuvée Imperiale Tradition
Uvaggio per l'80% di moscato e per il 20% di clairette. Alla vista presenta un giallo paglierino e una bella effervescenza che promette gusti facili e sensazioni immediate. Al naso è dolce ed emana sentori fruttati di pesca e banana, e floreali di tiglio, mentre alla bocca ripresenta ancora la banana e poi agrumi, come bergamotto, e toni cosmetici.

Clairette Grand Tradition 2004
100% moscato. Alla vista risulta più chiara della cuvée imperiale e con bollicine più fini. Al naso risaltano i petali di rosa, che si riconfermano in bocca insieme alla mela e all'albicocca. Risulta più acidulo della cuvée imperiale e in generale meno dolce e più equilibrato. A un secondo assaggio ripropone anche mango e frutti esotici.

Clairette Tradition Bio
Una Clairette ottenuta da uve biologiche che non ci convince per problemi nella pulizia del gusto. Alla vista ha una bella effervescenza, mentre all'assaggio rivela sicuramente la presenza di lieviti diversi da quelli delle precedenti Clairette e che portano a sapori non sempre piacevoli.

Cremant Brut Grand Réserve 1999 (12%)
Vino frizzante ottenuto con metodo classico da uve clairette e da consumarsi entro due anni dall'imbottigliamento perché dia le migliori sensazioni. Presenta un bel perlage intenso e un colore giallo paglierino chiaro. In bocca suggerisce sapori di lievito e di brioche e aromi floreali di tiglio. Ha una bella acidità che ne fa un brut di qualità.

Cremant Brut Bio L'Originale (12%)
Ottenuto ancora da uve clairette e metodo classico. Al naso si presenta meno intenso della Grand Réserve, mentre in bocca ci appare più acidulo e meno pulito. Si riescono a identificare ancora il lievito e frutti secchi come la noce.

Chatillon AOC
Vino dal colore rosso vivace, ma dal naso poco intenso. Riusciamo a identificare ciliegie e frutti di bosco. In bocca risulta poco vinoso e leggermente tannico, di facile beva. In generale lascia un'impressione di un vino giovane, franco.

20 dicembre 2005

immagini tratte dal sito www.jaillance.com

 
 
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