La Clairette de Die come vino frizzante ancestrale
di Marco Pala
In periodo
festivo come quello di fine anno cresce sempre l'interesse per vini
conviviali e frizzanti come lo Champagne o il nostro Spumante. Risulta
perciò interessante la proposta di una valida alternativa all'elaborata
produzione di vini frizzanti da metodo champenois. Si tratta del metodo
fermentativo detto ancestrale, ancora utilizzato in poche enclavi
viticole come il comune di Die, nel dipartimento francese della Drôme.
Con questo metodo si produce la Clairette de Die, un vino frizzante,
da alcuni considerato come un cugino povero dello Champagne, ma meritovele
di grande interesse per le sue vivaci note fruttate e la sua immediatezza
di bevuta.
Il metodo di vinificazione ancestrale consiste in una leggera pestatura
degli uvaggi, nel caso della Clairette sono uve moscato, in modo da
estrarre i fermenti autoctoni dati dai microscopici funghi presenti
sui grappoli, e poi in una prima fermentazione che avviene a bassa temperatura.
In seguito avviene la seconda fermentazione che dura da 8 a 12 mesi
dove il vino acquista la sua naturale frizzantezza. A differenza del
metodo champenois, o classico, dunque non si ha né un innesto
di lieviti estranei con l'inserzione del liquore di tirage,
né una correzione del grado di dolcezza finale con il liquore
di expédition. Nel caso della Clairette la fermentazione è
completamente naturale e porta a un vino di basso contenuto alcolico
intorno ai 7-8 gradi. Si tratta dunque di un prodotto enologico che
per la sua freschezza dà il meglio degustato come aperitivo o
per brindare a felici avvenimenti.
La Clairette de Die è peculiare sia per l'originale
processo produttivo, che sembra molto simile a quello già conosciuto
dai Romani e narrato anche da Plinio il vecchio, sia per la particolarità
del terroir di Die. Ci troviamo infatti in una valle tra le Alpi e il
massiccio del Vercors, dunque in zona montagnosa con inverni rigidi, ma
con un clima ancora mitigato dal benefico influsso del mare che permette
la coltivazione di specie mediterranee come la lavanda, l'olivo e
appunto la vite.
Abbiamo visitato
una delle più grandi aziende produttrici della regione, la Jaillance
de Die, un consorzio di aziende in realtà, con più
di 1000 ettari di aree coltivate. La Jaillance produce una buona varietà
di vini frizzanti, oltre alla Clairette de Die offre anche la Cremant
de Die, vino ottenuto con metodo classico da uvaggi di tipo Clairette
e il Chatillon AOC, un vino rosso di facile beva. Bisogna qui notare
lo strano gioco di parole, visto che la Clairette è prodotta
con uva moscato, mentre con l'uva clairette si produce la Cremant. Uno
scherzo dovuto a ragioni storiche (una volta si utilizzava uva clairette
per fare Clairette, e ancora oggi lo si fa ma non sempre e in piccola
percentuale) che confonde non poco le idee a chi non è del posto.
Abbiamo trovato molto efficace anche la politica promozionale
dell'azienda che offre ai clienti una visita guidata alla cantina,
dove i metodi vinificatori e le proprietà dei prodotti sono
spiegati in dettaglio e che accompagna l'apprezzamento del vino
che si completa con la degustazione finale.
Tale politica è un ottimo esempio di valorizzazione delle
qualità peculiari del prodotto vinicolo
che ne permette una facile identificazione al consumatore.
Ecco i nostri assaggi:
Clairette Cuvée
Imperiale Tradition
Uvaggio per l'80% di moscato e per il 20% di clairette. Alla vista
presenta un giallo paglierino e una bella effervescenza che promette
gusti facili e sensazioni immediate. Al naso è dolce ed emana
sentori fruttati di pesca e banana, e floreali di tiglio, mentre alla
bocca ripresenta ancora la banana e poi agrumi, come bergamotto, e toni
cosmetici.
Clairette Grand Tradition 2004
100% moscato. Alla vista risulta più chiara
della cuvée imperiale e con bollicine più fini.
Al naso risaltano i petali di rosa, che si riconfermano in bocca
insieme alla mela e all'albicocca. Risulta più acidulo della
cuvée imperiale e in generale meno dolce e più equilibrato.
A un secondo assaggio ripropone anche mango e frutti esotici.
Clairette Tradition Bio
Una Clairette ottenuta da uve biologiche che non ci convince per
problemi nella pulizia del gusto. Alla vista ha una bella effervescenza,
mentre all'assaggio rivela sicuramente la presenza di lieviti diversi da
quelli delle precedenti Clairette e che portano a sapori
non sempre piacevoli.
Cremant Brut Grand Réserve 1999 (12%)
Vino frizzante ottenuto con metodo classico da uve clairette
e da consumarsi entro due anni dall'imbottigliamento
perché dia le migliori
sensazioni. Presenta un bel perlage intenso e
un colore giallo paglierino chiaro. In bocca suggerisce
sapori di lievito e di brioche e aromi floreali di tiglio.
Ha una bella acidità che ne fa un brut di qualità.
Cremant Brut Bio L'Originale (12%)
Ottenuto ancora da uve clairette e metodo classico.
Al naso si presenta meno intenso della Grand Réserve, mentre
in bocca ci appare più acidulo e meno pulito. Si riescono
a identificare ancora il lievito e frutti secchi come la noce.
Chatillon AOC
Vino dal colore rosso vivace, ma dal naso poco intenso.
Riusciamo a identificare ciliegie e frutti di bosco.
In bocca risulta poco vinoso e leggermente tannico,
di facile beva. In generale lascia un'impressione
di un vino giovane, franco.
20 dicembre 2005
immagini tratte dal sito www.jaillance.com