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Periodico di cultura enogastronomica - In rete dal 1999, per amor di terra

Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
E qualcosa rimane......i miei supertuscan dell'anno

di Fernando Pardini

"E qualcosa rimane, fra le pagine chiare e le pagine scure", come quelle che hanno caratterizzato la storia ormai più che venticinquennale dei cosiddetti supertuscan. Sì, qualcosa rimane, almeno per me (naturalmente non ho idea di cosa ne pensi De Gregori al proposito, dal cui immenso repertorio mi sono limitato ad estrapolare, più o meno impunemente, la frase "storica"). Quel che è certo è che è davvero difficile oggi districarsi nella selva di etichette, vecchie e nuove, riconducibili a questo "marchio" oltremodo sintetico ma efficace, che da ogni angolo della Toscana muovono alla volta dei mercati ( peraltro non più concessivi come un tempo).E ciò dal momento in cui anche dalle aree emergenti della viticoltura regionale, nonostante benevoli disciplinari Doc abbiano "prontamente" consentito di tutto di più in fatto di vitigni e loro combinazioni, il fenomeno non ha trovato evidenti flessioni, andando quindi costantemente a rimpolpare lo zoccolo duro della tipologia, rappresentato storicamente dall'areale classico chiantigiano. Insomma, per farla breve, potremo raccogliere nel contenitore supertuscan tutti gli attuali "Indicazione Geografica Tipica", e in modo particolare - se non altro per coerenza con l'assunto originario - quelli che nascono con l'ambizione di distinguersi. Ma non è mia intenzione (ri)aprire qui una discussione storico-sociologica sulle origini, sulle ragioni e sugli sviluppi di questo fenomeno di "costume" enologico, capace come pochi altri di portare i critici a schierarsi in fazioni quasi "politiche", fra chi vede come sabbia negli occhi (o come il diavolo) questa fioritura fantasiosa e fuori dai canoni (regole), e chi resta più conciliante, al punto che non gli dispiacerebbe se questa categoria potesse ispirare ( come in parte ha fatto già) anche i vini più tradizionali e radicati del territorio. Io dico soltanto che c'è una strada (interpretativa) che pur accogliendo le tensioni sperimentali e gli slanci in atto, le tentazioni e le ambizioni, può non disperdere l'obiettivo primario: quello della identità, al riparo da ogni rischio di omologazione. Io dico soltanto che c'è vino e vino, e che qualcosa rimane, anche se si tratta dei nostri amati/odiati supertuscan.

Non mi sento di denigrare per intero una "classe" vinicola, se al suo interno nasconde autentici gioielli. Casomai mi aspetterei che quei vini fossero da stimolo perché i produttori analizzassero oggettivamente (senza dare ascolto a sirene e grilli parlanti) la loro situazione, i loro terroir, le loro pratiche, per trarne le opportune conseguenze, come quella per esempio di non continuare a prendere in giro i consumatori, o cambiare registro. O come quella di non fermarsi solo al lato meramente sfruttabile, di respiro corto peraltro, suggerito da politiche commerciali "assetate" e bizzarre, fatte di prezzi imbarazzanti e molto fumo. Ma mi aspetterei anche maggiore discernimento, non obnubilazione, da parte della benemerita categoria dei critici. So che è più facile a dirsi che a farsi, e so della mia proverbiale ingenuità, attitudine oramai dimenticata in un mondo nel quale scorciatoie ed éscamotages, magari aiutate dal rimbombo massmediologico, appaiono ancora approdi sicuri dell'effimero e del banale, oggi più che mai capisaldi ambìti della ipocrisia imperante.

Epperò, nel nome di una strada che sento esistere - tutto men che banale o effimera - mi permetto soltanto di fare il punto di una situazione in lungo e largo analizzata negli ultimi mesi a suon di assaggi. Ne ho tratto così una personalissima (e criticabilissima, perché no?!) selezione di quanto di meglio sta uscendo sul mercato (o è appena uscito sul mercato), confidando nelle parole (e nei silenzi) delle mie brevi elucubrazioni sensoriali. Certamente vi troverete emblematici supertoscani, alfieri integerrimi del terroir, ma non mancheranno le novità, o i vini teoricamente (apparentemente) più concessivi al "richiamo" extraterritoriale. Teoricamente, appunto, dal momento in cui mi è parso trovare in loro qualcosa che vada aldilà della pura dimostrazione d'attributi, capace di far trasparire un percorso stilistico ad altissima dignità, se non dichiaratamente "marcato" dal territorio comunque oltremodo identificativo. Perché in fondo sta nella personalità di un vino, e nella resistenza agli accomodamenti, il segno che non perdi. Se così è, troverai quel vino farsi un baffo della costituzione varietale, per tentare di inventarsi confini più ampi di uno stesso, preciso territorio. Ecco, da quei confini, sia pur tutti nuovi, è bello accorgersi che la strada non è andata dispersa. Resta un fatto però, che di esempi del genere se ne contano pochini, e questo a parer mio deve far riflettere profondamente sull'argomento e sulla necessità di rincorrere, sempre e comunque, confini diversi.

Avviso ai naviganti: noterete citati non pochi vini del millesimo 2003, dai più dichiarato infausto per la Toscana. Di certo è stato un millesimo "tecnico" e difficile, che ha partorito tutto il peggio e il meglio che c'é. Sicuramente hanno contribuito alla riuscita l'equilibrio dei vigneti, la cura agronomica ( spesso conclamata in questo tipo di vini), il particolare microclima, la selezione effettuata e la "sensibilità" enologica nel trattamento in cantina. Anche la buona sorte. Poi, per certi vini, data la forte struttura e la tipica scontrosità giovanile, un anno di affinamento in più non gli ha fatto che bene, concedendoli all'assaggio in uno stato di forma non solo apprezzabile, ma in certi casi straordinario. Sull'annata 2004 invece nulla da eccepire: una delle migliori dell'ultimo decennio, vista l'integrità del frutto e dei tannini, viste le doti di equilibrio e densità interna. Sul fatto poi che circa la metà dei supertuscan selezionati veda alla base vitigni radicati e/o autoctoni, non so che dirvi. Il fatto è che lì dentro vi ho sentito un genius loci bussare. Non potevo non aprire.

Nota finale: i vini appaiono in stretto ordine alfabetico.

Avvoltore 2004 ( sangiovese, cabernet sauvignon, syrah) - MORIS FARMS

zona di provenienza: Massa Marittima (GR)

Naso "arioso", sfaccettato, leggibile, dalla timbrica selvosa e minerale. Bella bocca, di trama densa ma bilanciata. E' bocca sostenuta, reattiva, dai tannini vivi e grintosi, dalla seducente spezia e dal frutto ben maturo. Lascia un buon sapore nel lunghissimo finale. Nulla da eccepire sulla reale bellezza, ad un livello mai riscontrato negli ultimi millesimi di questo grand cru maremmano.

Bruno di Rocca 2003 ( cabernet sauvignon, sangiovese) - VECCHIE TERRE DI MONTEFILI

zona di provenienza: Greve in Chianti (FI)

Naso forte, caratteriale, profondamente vegetale; sono humus e terra bagnata, sottobosco e ghianda. Sicura nonchalance al palato, palato che fila diritto e in scioltezza; c'é forza scalpitante, sostanza e decisione. Infiltrante e senza peli sulla lingua, sfodera tannini vivi e incisivi, che vogliono tempo e riposo per rendersi più accondiscendenti. Ottima freschezza, tale da far presupporre una bella evoluzione in bottiglia e una non comune longevità.

Castello del Terriccio 2003 (syrah, merlot, petit verdot) - CASTELLO DEL TERRICCIO

zona di provenienza:Castellina Marittima (PI)

Naso molto intenso di eclatante speziatura, su fondo di amarene, prugne e macchia mediterranea; bocca succosa, fruttata, di bell'allungo e dolcezza tannica. Vino anche "studiato" ma con doti certe di forza espressiva. Sicuramente sa farsi desiderare, anche perché qui la modernità si mette al servizio della bevibilità.

Cepparello 2003 ( sangiovese) - ISOLE E OLENA

zona di provenienza:Barberino Val d'Elsa (FI)

Note di frutta matura, che richiamano la visciola, si mescolano all'uva fragola e al lampone, poi escono contrappunti di fiori e roccia, infine profumi di erbe aromatiche, mentuccia e mandorla: è Cepparello signori. La bocca, guarda un po', è fresca e sussurrata, agile e delicata, densa e levigata, di un vigore tutto interiorizzato, fatto di chiaroscuro e sfumature, con un finale pervaso da una marea montante di tannini dolcissimi, " cepparelliani" per antonomasia. Notevole l'allungo, ché resta come sospeso nel tempo. Una tensione subliminale. Qui dentro sapidità, armonia e purezza. Qui dentro terra e calore.

Flaccianello 2003 ( sangiovese) - FONTODI

zona di provenienza:Panzano in Chianti(FI)

Naso "scuro" e umorale, potente, selvoso, caratteriale, su scia di liquirizia e rabarbaro. Bocca terragna, di tatto e densità superiori. Con la sua nobile e profonda austerità, la sua grana tannica finissima e la sua reattività, Flaccianello 2003 assume per intero le caratteristiche di un sangiovese armato di tempra e sentimento, forte del suo sole e della sua burbera quanto altisonante presenza scenica.

Fontalloro 2003 (sangiovese) -FELSINA

zona di provenienza: Castelnuovo Berardenga (SI)

Qui hai un naso piccante di pepe, incenso e cannella, corroborato da un frutto rosso maturo -via via in evidenza- da nuances vegetali, da alloro e violetta. Immancabile il tabacco.In bocca profonde la sua rigorosa austerità per poi espandersi in un mare tannico fine e terroso, in cui senti ancora pepe e sale. Vino ancora tutto da farsi, già in grado però di regalare sottigliezze e pertugi nei quali confondersi e immaginare. Da ascolto attento.

Gagliole Rosso 2004 (sangiovese;cabernet sauvignon) - GAGLIOLE

zona di provenienza: Castellina in Chianti (SI)

Qui un naso composito e composto, gentilmente vegetale, di muschio e frutti del bosco, e rimandi floreali. Fin da subito sa farsi invitante, propositivo, suggestivo. Dopo di lui avrai un palato profilato, sapido e trascinante, che costantemente lascerà il segno della sua pervasiva eleganza. Il finale è minerale, compatto, convincente, ancora floreale. Senza ridondanze, con portamento e lealtà, è vino dall'acidità fremente e dalla beva conquistatrice, con il rovere ben assestato e ben digerito, figlio legittimo di un terroir che deluderà soltanto gli amanti dei muscoli e delle sovraesposizioni.

Galatrona 2004 (merlot) - PETROLO

zona di provenienza:Montevarchi (AR)

Naso balsamico, "scuro", importante, "affilato", deciso, speziato su substrato tenuemente vegetale. Bocca di una certa verace ruspantezza, ricca, tonica, mentolata, di bell'allungo e spinta. Sia pur d'animo bordolese, trova nella decisione e nella forza espressiva un quid di personalità in più, e il coté vegetale di cui è pervaso, se da un lato può ledere alla finezza, non lede di certo alla beneaugurante "maschia" umoralità. Finalmente un Galatrona di calibro e giustezza, che fa capire di differenze e impegno, dopo qualche edizione all'insegna del mellifluo/accomodante.

Geremia 2004 (merlot; cabernet sauvignon) - ROCCA DI MONTEGROSSI

zona di provenienza: Monti in Chianti - Gaiole (SI)

Qui hai davanti un esempio di vino potenzialmente ammiccante, ma che invece trova nella reattività, nella inusuale freschezza, nella solidità tannica e nella sapidità, le armi per non somigliare a nulla di scontato, a nulla di ammiccante. Grande succo e vivacità, per un vino chiantigiano fino al midollo, eppure apparentemente così lontano. Il territorio ha ragioni da vendere.

Giorgio Primo 2004 (sangiovese; merlot) - LA MASSA

zona di provenienza: Panzano in Chianti (FI)

Naso di buoni umori chiantigiani (sì, chiantigiani), su sottili rivoli vegetali e morigerata timbrica boisé; bella bocca, elegante e solida allo stesso tempo, di sorprendente nitidezza e limpida articolazione, con chiosa tannica di mirabile maturità ed integrazione. Un Chianti moderno (anche se Chianti non lo è più), equilibrato, senza ostentazioni e sovrastrutture.

Giusto di Notri 2004 (cabernet sauvignon, merlot, cabernet franc) - TUA RITA

zona di provenienza:Suvereto (LI)

Naso seducente, colloquiale, definito, di frutti neri e grafite, legno di sandalo e liquirizia; grande melodia gustativa al palato, che è palato denso ed equilibrato, quanto mai accattivante, dotato di una impalcatura tannica di rango superiore. Godibilissimo, sensuale, "accordato" in ogni sua fase, è difficile resistergli. Per una volta un Giusto di Notri più aperto e pronto al dialogo rispetto ai suoi fratelli Redigaffi e Sirah pari annata. Succede anche questo, e il vino vola.

Il Caberlot 2003 (caberlot) - PODERE IL CARNASCIALE

zona di provenienza: Mercatale Valdarno (AR)

Naso estroverso ed accattivante, "ciarliero" e dinamico, di quelli che non scordi: molte spezie, e pepe bianco, poi erba tagliata, terra, per un affresco singolare quanto riconoscibile. Bocca calda, bordolese nell'anima, di finezza indiscussa e grande sincerità espressiva; invitante, reattiva, godibilissima, ti ammalia sul cammino per poi rapirti con quel finale dolce e sentimentale, lungo e irradiante. Eclatanti mi appaiono freschezza e beva, tali da disegnare i contorni di un vino diverso e circuitore che sposa da sempre, in modo efficace, complessità ed immediatezza, dote quest'ultima appannaggio esclusivo dei grandi vini.

Il Corzano 2003 (cabernet sauvignon, sangiovese, merlot) - CORZANO E PATERNO

zona di provenienza: San Casciano Val di Pesa (FI)

Naso ampio, pimpante, serioso, di grafite ed erbe fini. Ne intuisci fin da subito la trasparenza espressiva. Bocca di caratura e felpa, setosa, lunga e profilata. Lontane le note fumé, bellissima la reattività e il nervo. Ottimo l'equilibrio e sincero il componimento.

La Gioia 2003 (sangiovese) - RIECINE

zona di provenienza: Gaiole in Chianti (SI)

Già il naso ti inchioda: ferroso, austero, intrigante, selvoso, personale, limpido e complesso. Sono pirite e fiori, e piccoli frutti rossi. La bocca è ben tessuta, tesa, inarrestabile, di classe sopraffina. Sapido, minerale e lunghissimo, è una "gioia" confondersi con lui. Per inciso, nei miei ricordi non ho una Gioia di tal livello.

 

Le Pergole Torte 2003 ( sangiovese) - MONTEVERTINE

zona di provenienza:Radda in Chianti (SI)

Da quel naso "sangiovesoso" forte e flemmatico, l'iniziale introversione tipica della prima gioventù lascia pure spazio a profondi aromi di terra, alloro e minerale, secondo un coté evoluto di gran fascino, sposando per intero i crismi della canonica classicità chiantigiana. La sua bocca è ben tessuta, solida e pragmatica, e solo in quel finale dolce e avvolgente lascia cogliere di lei un aspetto di più candida tenerezza, la tenerezza che verrà. Nel frattempo però hai già appreso di contrasto e razza, austerità e rigore. Nella sua fiera compostezza , è vino questo che non bada ai cliché e ai convenevoli. Giovane giovane, è ancor da attendere per l'esplosione armonica, circostanza del tutto plausibile se solo pensiamo al cru, al vitigno e al millesimo in gioco.

Livernano 2003 (cabernet sauvignon, merlot, sangiovese) - LIVERNANO

zona di provenienza:Radda in Chianti (SI)

In quel naso espressivo e tenuemente vegetale vi cogli la maturità del frutto rosso, il calore di un abbraccio amico, la misurata "selvosità", la suadenza esotica delle spezie. Al gusto una bella dolcezza, una sostanziale eleganza e una carnosità tenera e irresistibile. Muovendosi agilmente secondo una silhouette sensuale e interiorizzata, ti regala un finale limpido e godibile. Contrappunto, contrasto, slancio e gaudente bevibilità: caratteri che richiamano senza indugi allo stile e al territorio di appartenenza. I recenti avvicendamenti ai vertici di questa tenuta chiantigiana sembrano non intaccare per il momento la fisionomia elegante e misurata del vino simbolo, capace anche in questo millesimo difficile di trasmettere i segni della sua intrigante personalità.

Luce 2003 (merlot, sangiovese) - LUCE DELLA VITE

zona di provenienza: Montalcino (SI)

Naso di rovere e spezie, e frutto rosso maturo; succoso, serio, accordato, solare. Bocca soffice, coinvolgente, slanciata, forte ma bel profilata, modulata nella esposizione e nei sapori che non lesina, dotata di afflato vegetale integratissimo e accorto, ispirata da mano sicura in cantina, con un finale leggermente amaricante e vivace tannicamente, ma lungo lungo. Non sono un amante del Luce, ma è difficile trovare di meglio in Toscana, del millesimo 2003, se mi parli di vini a base merlot. Veramente ben fatto.

Merla della Miniera 2004 (merla, merlot, tintoretto) -PODERE TERENZUOLA

zona di provenienza: Fosdinovo (MS)

Naso di piccoli frutti rossi, ribes e macchia, inchiostro e balsami fini. Bocca candida e succosa, godibile e sincera, di naturale espressività, senza forzature e accomodamenti. C'è calibro e misura, e una quieta pacatezza nell'esposizione. In lei sento ordine, istintività, sapore, carezzevole sofficità e bella intensità. Un vino-testimone, sottile e circuitore, che ci racconta di un percorso stilistico e di una ricerca, e che trova nella curiosità del vignaiolo, Ivan Giuliani, così come nelle potenzialità di un terroir ( di un vitigno) mai troppo approfondito, la sua ragion d'essere. Da seguire con attenzione.

Montevertine 2003 ( sangiovese; canaiolo, colorino) - MONTEVERTINE

zona di provenienza:Radda in Chianti (SI)

Velature e riduzioni iniziali passano volentieri in secondo piano da quando ne intuisci la purezza espressiva: un frutto candido e "ciliegioso", un sottofondo di terra calda, pietra, china, una sferzata di agrumi e giaggiolo..... è un tappeto aromatico di seducente malinconia quello che ti si para dinnanzi. Dalla sua bocca poi avrai naturalezza conclamata, grande souple, nervosa acidità, snellezza e beva assicurata, per un incontro che si farà via via più intimo e amico. Rinfrescante, avvolgente, maturo, old fashioned: le ragioni di un privilegio stanno tutte in un bicchiere, un bicchiere di gioiosa quanto fiera identità.

Nectar Dei 2004 (merlot, sirah, altri) - NITTARDI

zona di provenienza: Maremma grossetana(GR)

Ottimo profilo aromatico, fuso, limpido, espansivo, di frutto, rovere, pirite e terra; bocca di nobile tessitura, bel passo e bella sostanza, di succosa e melodiosa dolcezza, laddove il coté torrefatto appare quasi defilato. Vino di incredibile compiutezza e personalità, se solo pensiamo alla gioventù dei vigneti. Sorprende per la sostanziale eleganza dei tratti, per la misura e il calibro, pur provenendo dalla generosa, "calorosa" Maremma.

Paleo Rosso 2003 (cabernet franc) - LE MACCHIOLE

zona di provenienza: Bolgheri (LI)

Naso serio e volitivo, forte e sicuro di sè, selvoso e selvatico, di carne e minerale, macchia mediterranea e bacca, menta e oliva. Bocca ricca e fiera, in grande spolvero, arcigna ma affascinante. Con il suo coté salmastro, di sottile inquietudine, fondata su umori terrosi e solcata da rivoli di cacao e caffé, sfodera un allungo perentorio quanto melodioso, placandosi a fatica nel mare dolcissimo dei suoi tannini. Raro conseguimento di un vino simbolo in una annata non così prodiga di meraviglie per la costa Bolgherese, forse reso possibile dalla costituzione stessa del vino, a base esclusiva di cabernet franc.

Syrah Case Via 2003 (syrah) - FONTODI

zona di provenienza: Panzano in Chianti (FI)

Quel naso di bella sensualità, carnoso di amarene e umido del bosco, piritico e speziato, da odorare senza stancarsi, fa da prezioso pendant ad una bocca articolata, elegante e sostenuta, senza smargiassate, dove naturalezza e succosità realizzano un intrico di umori ineludibile, e quel finale lunghissimo, cosparso di note affumicate e pepe, ti fa intuire i privilegi e la razza. Ispirato, maturo e realmente saporito, resistergli mi appare come un forzatura dello spirito.

Rosso di Sera 2004 (sangiovese; colorino) - FATTORIA POGGIOPIANO

zona di provenienza: San Casciano Val di Pesa (FI)

Sia pur lento nell'aprirsi (ché è ancor giovane), se saprai aspettare svelerà profumi ampi e sensuali di amarena, humus, spezie e minerali, per donarti un affresco aromatico seducente, nel quale il frutto emerge senza mai rompere l'ottimale equilibrio instaurato con le seduzioni di un rovere di qualità. Irresistibile per profondità e setosità, di grande ampiezza gustativa (che ancor di più comprendi e sfiori ad un giorno dalla stappatura) , è un vino questo in cui innegabili si fanno polpa, avvolgenza e sapore. Il suo finale è incessante. Da un frutto di splendida maturità, grazie all'equilibrio e al millesimo benevolo, ecco un Rosso di Sera di rara compiutezza.

Solare 2001 (sangiovese, malvasia nera) - CAPANNELLE

zona di provenienza: Gaiole in Chianti (SI)

Naso complesso e viscerale, pieno ed intrigante, sensuale di terra umida e spezie, profondo di frutti neri e bosco, pelliccia e piccole infiorescenze. Bocca setosa, densa, raffinata, sontuosa, cesellata da un apparato tannico di suggestiva eleganza. Assoluta delizia tattile, carnosità (carnalità) e sapore.

Testamatta 2004 ( sangiovese; colorino, canaiolo) - BIBI GRAETZ

zona di provenienza: Fiesole (FI)

Naso intensissimo, di spezie e frutti rossi, giovane e fremente, con rovere ben integrato. La bocca è concentrata, densa, serrata. Bell'equilibrio e buon succo, non c'è che dire; il frutto spinge e il tatto sa farsi setoso. Nel mio bicchiere di oggi ci stanno profilatura, naturalezza e ottima qualità tannica. E' vino di ineludibile interiorità. Qui freschezza e futuro; qui la ritrovata felicità espressiva (dopo qualche edizione all'insegna della sovraestrazione); qui la confezione moderna che fa sue, finalmente, misura e sentimento.

Note: assaggi effettuati nei mesi di luglio e agosto 2006

L'etichetta del Pergole Torte non si riferisce all'annata 2003, ma è stata estratta dall'archivio storico. In particolare trattasi del Pergole 1982.

5 ottobre 2006