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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Verticale di Trebbiano
d'Abruzzo di Edoardo Valentini
di Andrea Gabbrielli
È stato levento clou della Regione Abruzzo allultimo
Vinitaly, lassaggio di cinque annate di Trebbiano dAbruzzo
di Valentini. Allappuntamento, fortemente voluto dallAssessore
allagricoltura Marco Verticelli e pazientemente organizzato
dal collega Massimo Di Cintio, ha partecipato un selezionato gruppo
di una trentina di giornalisti che ha potuto compulsare annate come il
2001, 1998, 1995, 1992 e 1987. Insomma un evento che, come tutte quante
le cose che riguardano Edoardo Valentini, aveva il crisma delleccezionalità.
Per chi conosce il nostro sa che difficilmente sarebbe stato presente alla degustazione, e infatti così è stato, ma stavolta invece di farsi sostituire, come ha fatto per molto tempo, dal suo psichiatra (una trovata geniale, assolutamente geniale, per stile ed ironia !) ad illustrare i vini è toccato a Francesco Paolo Valentini, che figlio di cotanto padre, ha sbrigato lincombenza in scioltezza affiancato nei commenti da Daniele Cernilli. Lazienda di Edoardo e Francesco Paolo Valentini a Loreto Aprutino, in provincia di Pescara, si estende per 200 ettari dei quali 64 sono vitati e altri 50 sono impiantati ad oliveto. I Valentini producono principalmente Trebbiano dAbruzzo e in misura minore Montepulciano e Cerasuolo. Per anni lo sport preferito da innumerevoli giornalisti è stato quello di cercare di capire quale fosse il misterioso sistema di vinificazione impiegato dal nostro per ottenere i suoi splendidi vini e ad onor del vero, almeno inizialmente nemmeno io sono sfuggito a questa tentazione. Lui da parte sua ha sempre svicolato con alcune risposte ormai entrate a far parte del mito che lo circonda. Come quella volta che alle insistenti domande di un produttore, che voleva sapere quale tecnica utilizzasse, rispose che per capire bisognava «leggere i presocratici». Per chi se lo fosse dimenticato con questo termine si indicano i filosofi greci anteriori a Socrate vale a dire, tanto per citare i più noti, Talete, Pitagora, Parmenide, Zenone o Eraclito i quali descrivono la natura come un insieme vivente che include un po tutto, dall'universo alle particelle subatomiche, compresi gli animali, le piante, i minerali, ecc. Dopo un po il produttore, che nel frattempo aveva rispolverato i libri del liceo, si rifece vivo protestando perché dalla lettura dei testi non ne aveva ricavato grande costrutto, comera logico che fosse. Quello che Edoardo Valentini voleva dire, è che fare il vino è un processo naturale e che luva prima e il vino poi vanno rispettati perché sono una cosa viva che con il tempo evolve. Non a caso i suoi vini sentono la primavera e lautunno. Le effervescenze del suo Trebbiano sono leggendarie e fanno alzare le sopracciglia a diversi enologi che nei loro saperi paludati non riescono a digerire né il rispetto che circonda Edoardo né il successo che riesce ad ottenere, bollando quellanidride carbonica come il sintomo di un vino difettoso. Ma i presuntuosi passano e i vini di Valentini rimangono, oltretutto per molti, moltissimi anni sfoderando una longevità che suona come una sfida. Una resistenza al passar degli anni che sembra faccia parte del patrimonio di conoscenze di personaggi dotati di grande personalità e di convinzioni controcorrente. Come non paragonare, quando si parla di classe e di longevità, il Trebbiano dAbruzzo Valentini allaltrettanto straordinario Semillon o al Fiorano Bianco che il principe Alberico Boncompagni Ludovisi produceva nella sua tenuta di fronte allaeroporto di Ciampino a Roma sino a qualche anno fa? Strano che nessuno abbia mai pensato a paragonare questi vini con una apposita degustazione parallela. Se ne potrebbero sentire delle belle. Francesco Paolo Valentini che si definisce «un animale da vigna » sostiene che « il vigneto è una malattia che si trasmette» e infatti non è sfuggito a questa patologia. Una vigna allevata a pergola abruzzese con una densità variabile tra i 1200 e i 1400 ceppi per ettaro che potata corta consente una maturazione ottimale delle bacche, ideale per le zone calde e poco piovose, e dove è possibile controllare lacidità totale insieme alle altre componenti. Il vitigno è il Trebbiano dAbruzzo, un clone quello coltivato dai Valentini che vanta un secolare adattamento a queste terre e a cui si deve uno dei vini italiani maggiormente dotato di classe e personalità. P.S. Potrei evocare per ognuno dei Trebbiani assaggiati le sensazioni che ricordano rispettivamente Chablis Premier Cru di grande annata, Chassagne-Montrachet, Corton-Charlemagne et alia, ma è un gioco che non mi appassiona più di tanto pertanto mi limiterò alla sola citazione. Trebbiano dAbruzzo 2001 Ha colore paglierino carico con riflessi platino, intensi e brillanti e profumi molto netti, integri con note di frutta (leggero lananas) e di fiori (ginestra). In bocca è pieno e strutturato, fresco di acidità, con finale molto lungo e piacevole di frutta esotica. Trebbiano dAbruzzo 1998 Ha colore dorato brillante con vividi sprazzi verdolini. I profumi sono di grande intensità e pulizia con accenno di minerale alla fine. In bocca è pieno anche se più smilzo del precedente, equilibrato, fresco e delicatamente ammandorlato in fondo. Piacevole ma ancora in corso di maturazione. Trebbiano dAbruzzo 1995 Ha colore dorato con nettissimi riflessi verdolini. I profumi sono molto intensi e floreali con caratterizzazione di menta romana molto spiccata. In bocca ha una struttura e un equilibrio di classe superiore con una sapidità degna di nota ed eleganti toni minerali. Persistenza lunghissima. Trebbiano dAbruzzo 1992 Ha colore dorato con una punta di oro antico. I profumi sono riccamente speziati e hanno una gradevole nota di fiori di camomilla. In bocca i sentori minerali sono in evidenza così come la sapidità, armonico, strutturato, di gran classe, dotato di lunga persistenza. Trebbiano dAbruzzo 1987 Ha un colore giovanissimo fermo nel tempo tanto da non essere diverso dal 1992. I profumi sono tenui, molto fini ed eleganti, con note minerali. In bocca è pieno, strutturato, intenso, di classe superiore, armonico, lunghissima persistenza, sapido e delicato amarognolo nel finale. È impressionante la sua capacità di mantenersi giovane e fresco. 19 aprile 2006 |
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