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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855 |
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Pinchos e Tapas,
gioielli gastronomici per veri intenditori
di Claudio Mollo Chi
li definisce gioielli gastronomici non sbaglia affatto, come anche chi
li paragona addirittura a veri e propri strumenti di seduzione del palato.
Stiamo parlando dI Tapas e Pinchos
aperitivi culinari, inventati il primo a Siviglia, capitale dellAndalusia,
e laltro nei Paesi Baschi. La loro fama, insieme alle tecniche di
realizzazione, in poco tempo è stata esportata in tutta la Spagna.
Ma cè da dire che nelle zone di origine la preparazione di
questi piccoli capolavori riesce a raggiungere una maestria senza pari
in quanto a varietà e qualità. La
parola tapa deriva dal verbo tapar, ossia coprire;
questo perché anticamente nelle locande andaluse veniva servito
il boccale di vino tapado, ovvero coperto con una fetta di
prosciutto, salame o formaggio, per evitare, fra le altre cose, che vi
potessero cadere dentro insetti o altro. La tradizione imponeva la visita
di 14 tra bar e taverne, alluscita del lavoro, prima dei pasti,
e il consumo di altrettante tapas. Nei Paesi Baschi, invece, sono i Pinchos a dominare la scena, sempre con le stesse caratteristiche di appetitosi assaggi. Qui i pinchos si consumano nelle tascas, tipiche taverne basche, che allora giusta si animano di vassoi colmi di delizie, accompagnate dal tradizionale vino bianco al sidro chiamato chacolie. Le tappe sono svariate, e non si limitano mai ad un solo locale. In questa singolare via crucis gastronomica si muove un esercito imponente che si ritrova nei vari locali delle più importanti città spagnole, e si trattiene in amabile conversazione concedendosi il gustoso aperitivo. È un rito che, dal tardo pomeriggio, si spinge fino alle 20.30 della sera, costringendo così gli spagnoli ad iniziare la cena verso le 22.30 circa, che però visti gli stravizi precedenti non è mai abbondante. Tapas
e Pinchos si mangiano con le mani, come succede per il famoso prosciutto
Pata negra, tagliato sempre con il coltello in piccoli pezzi
e proposto ai commensali che lo consumano, appunto, rigorosamente con
le mani. Anche nelle serate di gala, per degustare il Real Iberico
letichetta viene sempre messa da parte senza la minima esitazione
Ma riguardo ai due nomi di questi assaggi, cè da fare una
considerazione di forma più che di contenuto: pincho significa
spiedo, identificando così tutto ciò che viene
pinchado, cioè infilzato. Mentre le tapas sono preparazioni,
praticamente uguali o molto simili, che non prevedono nessun tipo di bastoncino
o altro arnese. Le due cose, però, ormai da tempo si confondono,
nel senso che di bocconcini infilzati se ne trovano pochi, mentre la parte
dominante è fatta dalle tapas, chiamate indifferentemente con tutti
e due i nomi. Anzi, pinchos è il termine più usato un po
dovunque.Il formato in generale è quello di un canapè monoporzione, frutto però di un complesso lavoro di elaborazione di prodotti di tutti i tipi, dalle verdure, alla carne, al pesce, salse, marinature, formaggi, salumi... e chi più ne ha più ne metta. Il mar Cantabrico, in particolare, offre un pescato freschissimo che comprende pesci, molluschi, crostacei, e preparazioni sottolio e sottaceto. Senza considerare tutta una serie di affumicati veramente degni di attenzione. Nelle
contrade delle città basche i pinchos hanno costituito da sempre
lelemento intrinseco e più caratteristico del chiquiteo (da
chiquitos, bicchierini) lequivalente basco dellandaluso
ir de tapas. Il momento e il piacere della preparazione di pinchos e tapas,
come occasione di rilevanza sociale, sono alla radice delle famose Società
Gastronomiche Basche, tradizionali associazioni locali riservate ai
soli uomini, che tanta fortuna hanno avuto e continuano ad avere in un
tessuto sociale con un forte senso delle tradizioni.Nella preparazione di pinchos o tapas, si sono evidenziate negli ultimi decenni due differenti scuole di pensiero, ciascuna delle quali si caratterizza non solo per una specifica tecnica di elaborazione, ma anche per la ricerca e luso dei singoli ingredienti. Anche attraverso questi assaggini alcuni cuochi ritengono infatti di voler difendere e meglio interpretare le peculiarità della cucina basca tradizionale, robusta e ricca di sapori. Nomi noti della gastronomia internazionale come Juan Mari Arzak, Pedro Subijana ed altri grandi dei fornelli non sono immuni da questa febbre. Anzi, loro per primi si confrontano quotidianamente con preparazioni virtuosistiche che, alla fin fine, ricordano molto pinchos o tapas e offrono alla clientela, soprattutto nei menù degustazione, veri e propri capolavori in miniatura ricchi di sapore e di arte nellinterpretare un alimento e nel riproporre questa antica tradizione con entusiasmo e fantasia. 23 settembre 2005 |
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