|
Il ragazzo di campagna. Andrea Cortonesi e la sua Uccelliera. Evoluzione Montrasio Buranco, ovvero dei sogni e della caparbietà A. A. Musella: un agriturismo sontuoso come i suoi vini Di forma e sostanza. Solaria Cencioni a Montalcino A.A. Farnetani: il momento delle scelte Da Poliziano a Lohsa: Federico Carletti torna in campo Villa Matilde tra tradizione e modernità Le anime di Campolungo: Azienda Agricola Pile e Lamole A.A. Ventolaio: verso l'Abbazia, camminando fra i vigneti Hans Terzer, vini di cristallo semplicemente col cuore Masottina e il suo Montesco |
E' stato così che recentemente ho potuto rivivere le suggestioni chiantigiane, e in esse scorgervi anime nuove. Di Pile e Lamole conservavo di già dei ricordi, dei flash. Tra questi il silenzio, il vento sottile , il regale isolamento, la sensazione d'altura, la purezza dovuta alle pochissime contaminazioni, il calore consolatorio di una trattoria chiantigiana. Erano visioni sfumate ma ferme nella memoria, frammenti di felicità condivisa, piccoli stimoli, sicurezze di un passaggio. A distanza di parecchi anni, qualche mese fa, sono approdato di nuovo lì, grazie alle attenzioni e alla compagnia di Santa Margherita, l'importante gruppo vitivinicolo che di Pile e Lamole azienda agricola è proprietario. Pile e Lamole sono due infinitesimi borghi nascosti su in alto tra le colline grevigiane. Per arrivarci, devi salire fino a 500 metri d'altitudine. Lì c'è la sede della azienda agricola. Lì la terrazza su un mondo. Lì il quartier generale dell'uomo squadra che mi ha accompagnato e fatto letteralmente immergere nelle cose attorno, in una due giorni verde e contagiosa vissuta direttamente nel cuore del Chianti.
Ugo Pagliai è il responsabile tecnico dell'azienda. Cura ogni particolare che parli di vigna e, naturalmente, di vino. Alla luce della sua lunga esperienza, consumata qui fin dalla gioventù post-studentesca, si può dire conosca ogni angolo di quelle terre: 47 ettari vitati, non proprio uno scherzo. Insieme a queste ne governa altre di terre, legate alla Fattoria Vistarenni, già in odor di Siena, anch'essa proprietà di Santa Margherita. Ogni creatura vinosa qui è un pò figlia sua, lo capisci dal rispetto, dalle attenzioni, persino dal timore a parlarne o sparlarne. Eppure mi è parso di notare un particolare trasporto verso una di esse (l'ho notato dal brillare dei suoi occhi); sapete, si tratta di un piccolo gioiello d'altura, che deriva le sue uve dal vigneto Campolungo, proprio sotto la cantina. A Pile e Lamole ne traggono da molti anni una Riserva di Chianti Classico che posso affermare essere un paradigma del terroir. Incontrarla oggi ha significato toccare con mano, una volta di più, che questa parola non è un concetto astratto.
Il Chianti Classico Riserva Vigneto di Campolungo 1995 per esempio mi ha accolto con un rubino granato dai fitti cromatismi su un naso intenso, caratteriale, di erbe e tabacco, ciliegia nera e china, molto sangiovesista. La bocca poggia le sue basi su un attacco deciso, peperino, di spinta acida quanto basta a decretarne l'origine, sviluppandosi poi secondo una trama diretta e forte nell'impronta tannica, oggi finalmente ammansita ma che in gioventù ho immaginato ostica. Con l'aria, se ne esce ancor di più il carattere forte e maschile dell'annata, con qualche cupezza di troppo ed una introversa chiusura al dialogo liberatorio. Non puoi non trovarlo comunque affascinante, perché anche il Campolungo ha risposto, a suo modo, alle sollecitazioni di un'annata diversa. Il Chianti Classico Riserva Vigneto di Campolungo 1997 acquisisce invece la voce propria degli anni migliori: il rubino ben sgranato precede un naso raffinato, amabilmente fumé, suadente e bilanciato nel porgersi. Qui hai ancora erbe, e frutto d'altura. La bocca è charmante, di tessitura calibrata, carezzevole e dolcemente cantilenante , con i tannini che sfumano e confondono, offrendola così espansiva e definita, leggiadra e singolare.
Infine, ultimo figlio partorito al mercato, il Chianti Classico Riserva Vigneto di Campolungo 2000 mi è apparso aromaticamente raffinato e dolce, espressivo e caloroso, con la confettura di ciliegia e di ribes in prima linea e tanta, tanta violetta nei dintorni, poi ancora erbe fini e cioccolato, per concedersi secondo un quadro nitido, diretto, aperto e comunicativo. Presenta un palato modulato, espressivo, netto, morbido e mai smaccato. Senti il frutto maturato dall'annata calda, temperato qui da una altitudine che ne ha riequilibrato gli eccessi, ciò che è servito a preservarne integra la personalità ed il carattere discreto che gli appartiene e, nello stesso tempo, mantenerlo nei canoni di una felpata eleganza espositiva. Quella maggiore insistenza sull'aspetto fruttato, se volete, cede inevitabilmente qualcosa sul piano della complessità ma il nostro, pur mancando dei picchi di profondità e delle sfumature sfumate delle annate migliori, leggi 1999 e 1997, si lascia ancora desiderare con istintivo trasporto. Le ultime due immagini che conservo di questo viaggio sono
legate inevitabilmente alla terra, e alla sua interpretazione. La prima
vede una piccola comunità post-hippy, con i furgoni variopinti,
le chitarre e la fantasia, letteralmente appollaiata in mezzo al silenzio
e ai vigneti d'altura concedersi il riposo dopo la vendemmia. L'ho invidiata
perché vivere la natura in quel modo è come avere l'illusione
della libertà, e so quanto è importante avere illusioni.
Nella seconda c'è lui, il Vigneto Campolungo, in quei giorni interessato
da imponenti scassi. Un mare di sassi, enormi, un lavoro immane che Ugo
definisce da pazzi, per favorire nuovi impianti e una risistemazione ambientale
alle regole dell'arte. In questo modo si amplierà di un pochino
l'estensione del glorioso vigneto per concedergli un pezzetto di futuro;
un futuro che, ancora una volta, dovrà offrirsi a mezzogiorno.
Ugo ride, perché in fondo ama alla follia quel lavoro così
come faticare per il meglio. Guardando quei grandi sassi e l'impegno che
ancora lo attende, in cuor suo -lo so- non ha dubbi: e' un onore che al
Campolungo non si può negare.
S.M. TENIMENTI PILE E LAMOLE Loc. Vistarenni - 53013 Gaiole
in Chianti (Siena) santamargherita@stmargherita.com
|
|||
|
prima
pagina | l'articolo |
l'appunto al vino | la
parola all'agronomo | in
azienda |
||||