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Evoluzione Montrasio
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni

Se nell’esplorazione della vitivinicoltura italiana è fondamentale approfondire la dimensione spaziale, ossia quella geografica, non bisognerebbe trascurare quella temporale. È vero, naturalmente, che è indispensabile battere instancabilmente il territorio, così ricco di realtà profondamente diverse e tutte interessanti. Ma è altrettanto vero che sarebbe interessante controllare come evolvono le aziende, come cambiano nel tempo vignaioli e vini.

Quante volte capita di arrivare e vedere barbatelle appena innestate, cantine in costruzione, vini con un certo carattere, vignaioli con certe idee in mente. E poi? Ci si chiede: quando le vigne andranno in produzione, i vini cambieranno? I produttori la penseranno nella stessa maniera o modificheranno le loro strategie? Quesiti che si ripropongono poi ogni volta che capita di assaggiare vini interessanti di realtà che, visitate solo un paio di anni prima, non avevano acceso nessuna particolare curiosità. Naturalmente, tempo ed energia insufficienti non permettono sempre l’esplorazione di questa dimensione temporale, e il tornare nei luoghi già visitati resta spesso un desiderio inappagato.

Ma ecco l’eccezione alla regola: ecco infatti come è cambiata, in tre anni, l’Azienda Il Colle dei Fratelli Montrasio, situata nella zona delle Colline Lucchesi. Una eccezione dovuta anche al fatto che dai fratelli Montrasio siamo un po' di casa ormai, anche perché è grazie a loro che abbiamo realizzato il "nostro" Ciliegiolo; ma soprattutto, al fatto che nei tre anni trascorsi dall'articolo ad essi dedicato al Colle di cose ne sono cambiate tante e ci sembra proprio venuto il momento di parlarne di nuovo

All'epoca della nostra prima visita Lamberto Tosi, il nostro agronomo, aveva appena iniziato la collaborazione con i fratelli Montrasio, instradandoli nella ricerca qualitativa, una ricerca facilitata dalle basi aziendali già solide. A quel tempo c'erano i due DOC Colline Lucchesi (bianco e rosso) il Farabosco, un blend sauvignon-chardonnay, la prima uscita di un promettente Merlot e il Selvatello, prodotto di punta, realizzato con merlot e cabernet sauvignon. Una discreta gamma di vini ben fatti e, in alcuni casi, di buon interesse.

Da allora il Merlot si era imposto come l'alfiere della azienda, riscuotendo un bel succeso di critica e uscendo anche nella versione affinata in barrique, col nome Fruttuoso. Una bella annata, il 2001, confermava il salto qualitativo aziendale. Ma non tutti i vini erano ancora ben definiti, e ci voleva forse il pessimo 2002 per una svolta che oggi, assaggiando i frutti del torrido 2003 sembra quella decisiva. Infatti un pessimo 2002, in cui tutti hanno sofferto, al Colle ha salutato un ritorno, quello del Selvatello, ora cabernet sauvignon in purezza, visto che il merlot ha trovato la sua naturale destinazione nel Merlot, appunto, e nel Fruttuoso. E il Selvatello 2002 spicca sia per le sue caratteristiche organolettiche, per i suoi profumi delicati ed estroversi, sia per rapporto qualità prezzo.

Ma al piovoso 2002 è seguita una delle estati più calde degli ultimi anni, dunque non facile neppure questa, nella quale chi è riuscito a evitare eccessive sofferenze alle viti e ha scelto i tempi giusti per la raccolta ha beneficiato di una uva dalle ottime qualità. La strada del monovitigno, rivelatasi vincente per Merlot e Selvatello, è stata seguita anche per i bianchi di punta. Eliminato lo chardonnay, e sparito così il Farabosco, Lamberto e i fratelli Montrasio, hanno puntato sul sauvignon in purezza, una scelta già convincente lo scorso anno, quando assaggiammo una prova di vinificazione, e che si conferma più che buona ora. Spillato dal vinificatore in acciaio è leggermente torbido, come deve essere in questo periodo, e sprigiona bei profumi freschi di mela con cenni varietali dalle tendenze dolci. Grasso, e di buona persistenza, non sfoggia particolari complessità che verranno probabilmente col tempo. Già nettamente definite sono le sensazioni finali post-deglutizione.

Il Colline Lucchesi 2003, composto da trebbiano, malvasia, vermentino e un poco di roussane, sfoggia un buon ventaglio aromatico fatto di mela golden, fiori gialli e e infuso d'erbe, con un pizzico di rusticità che lo rende stuzzicante. Al gusto fa sprigionare note salmastre e mentolate, in un quadro franco e sapido; ammandorlato e leggermente amarognolo il finale. Molto immediata anche la sensazione fruttata nel sangiovese, un vino dal rubino violaceo che mescola al lampone e alla frutta rossa matura sensazioni di rovo e cenni pepati. Un sangiovese da battaglia, non austero, ma ben estroverso.

E eccoci al cabernet sauvignon, che costituirà il Selvatello. Violaceo e vivo il suo colore, ha un naso netto e pulito, di nuovo ben fruttato limpido e rotondo (ma che bella annata in questa cantina!) e una struttura in bocca da vino importante. Corpo e sapidità, bel passo e chiusura elegante lasciano ben sperare nella conferma del risultato dell'annata precedente. Un solo appunto per i tannini, forse un tantino amari, ma anche qui bisogna far la tara per la precoce fase di affinamento.

Ci chiediamo se il merlot sarà in grado di mantenere la palma del migliore dell'azienda, respingendo le insidie del Selvatello. Non è facile dire cosa ne verrà fuori a questo momento, ma questo vino è un vero concentrato di frutta! Il rubino tende al porpora, impenetrabile. I profumi sono maturi con lievi cenni vegetali e la bocca è fruttata, sapida, spessa.

Eccoci infine al Ciliegiolo 2003: dal colore impenetrabile, mostra a bicchiere fermo una forte pepatura, alla quale si aggiungono frutta rossa (fragola e lampone), frutta nera e spunti terrosi. Bell'attacco in bocca, dove si nota ancora una decisa impronta del rovere, ma si avverte una stoffa vellutata che, senza raggiungere grandi concentrazioni, si rinfresca fino a diventare succosa e chiude ribadendo un fruttato limpido.

Sì, l'annata 2003 qui dalle parti di Porcari non sembra proprio andata sprecata. Ci resta il dubbio, se vincerà la polposità del merlot o l'eleganza del cabernet sauvignon, ma quel che è certo è che la qualità media di questa piccola azienda è ormai ben oltre la soglia di emersione.

17 luglio 2004

assaggi effettuati nel dicembre 2003

 

  

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