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Il ragazzo di campagna. Andrea Cortonesi e la sua Uccelliera. Evoluzione Montrasio Buranco, ovvero dei sogni e della caparbietà A. A. Musella: un agriturismo sontuoso come i suoi vini Di forma e sostanza. Solaria Cencioni a Montalcino A.A. Farnetani: il momento delle scelte Da Poliziano a Lohsa: Federico Carletti torna in campo Villa Matilde tra tradizione e modernità Le anime di Campolungo: Azienda Agricola Pile e Lamole A.A. Ventolaio: verso l'Abbazia, camminando fra i vigneti Hans Terzer, vini di cristallo semplicemente col cuore Masottina e il suo Montesco |
Se
nellesplorazione della vitivinicoltura italiana è fondamentale approfondire
la dimensione spaziale, ossia quella geografica, non bisognerebbe trascurare quella
temporale. È vero, naturalmente, che è indispensabile battere instancabilmente
il territorio, così ricco di realtà profondamente diverse e tutte
interessanti. Ma è altrettanto vero che sarebbe interessante controllare
come evolvono le aziende, come cambiano nel tempo vignaioli e vini. All'epoca della nostra prima visita Lamberto Tosi, il nostro agronomo, aveva appena iniziato la collaborazione con i fratelli Montrasio, instradandoli nella ricerca qualitativa, una ricerca facilitata dalle basi aziendali già solide. A quel tempo c'erano i due DOC Colline Lucchesi (bianco e rosso) il Farabosco, un blend sauvignon-chardonnay, la prima uscita di un promettente Merlot e il Selvatello, prodotto di punta, realizzato con merlot e cabernet sauvignon. Una discreta gamma di vini ben fatti e, in alcuni casi, di buon interesse.
Ma al piovoso 2002 è seguita una delle estati più calde degli ultimi anni, dunque non facile neppure questa, nella quale chi è riuscito a evitare eccessive sofferenze alle viti e ha scelto i tempi giusti per la raccolta ha beneficiato di una uva dalle ottime qualità. La strada del monovitigno, rivelatasi vincente per Merlot e Selvatello, è stata seguita anche per i bianchi di punta. Eliminato lo chardonnay, e sparito così il Farabosco, Lamberto e i fratelli Montrasio, hanno puntato sul sauvignon in purezza, una scelta già convincente lo scorso anno, quando assaggiammo una prova di vinificazione, e che si conferma più che buona ora. Spillato dal vinificatore in acciaio è leggermente torbido, come deve essere in questo periodo, e sprigiona bei profumi freschi di mela con cenni varietali dalle tendenze dolci. Grasso, e di buona persistenza, non sfoggia particolari complessità che verranno probabilmente col tempo. Già nettamente definite sono le sensazioni finali post-deglutizione. Il Colline Lucchesi 2003, composto da trebbiano, malvasia, vermentino e un poco di roussane, sfoggia un buon ventaglio aromatico fatto di mela golden, fiori gialli e e infuso d'erbe, con un pizzico di rusticità che lo rende stuzzicante. Al gusto fa sprigionare note salmastre e mentolate, in un quadro franco e sapido; ammandorlato e leggermente amarognolo il finale. Molto immediata anche la sensazione fruttata nel sangiovese, un vino dal rubino violaceo che mescola al lampone e alla frutta rossa matura sensazioni di rovo e cenni pepati. Un sangiovese da battaglia, non austero, ma ben estroverso.
Ci chiediamo se il merlot sarà
in grado di mantenere la palma del migliore dell'azienda, respingendo le insidie
del Selvatello. Non è facile dire cosa ne verrà fuori a questo momento,
ma questo vino è un vero concentrato di frutta! Il rubino tende al porpora,
impenetrabile. I profumi sono maturi con lievi cenni vegetali e la bocca è
fruttata, sapida, spessa. Eccoci infine al Ciliegiolo 2003: dal colore impenetrabile, mostra a bicchiere fermo una forte pepatura, alla quale si aggiungono frutta rossa (fragola e lampone), frutta nera e spunti terrosi. Bell'attacco in bocca, dove si nota ancora una decisa impronta del rovere, ma si avverte una stoffa vellutata che, senza raggiungere grandi concentrazioni, si rinfresca fino a diventare succosa e chiude ribadendo un fruttato limpido. Sì, l'annata 2003 qui dalle parti di Porcari non sembra proprio andata sprecata. Ci resta il dubbio, se vincerà la polposità del merlot o l'eleganza del cabernet sauvignon, ma quel che è certo è che la qualità media di questa piccola azienda è ormai ben oltre la soglia di emersione. 17 luglio 2004 assaggi effettuati nel dicembre 2003
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