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Verso l'Abbazia, camminando fra i vigneti
di Luca Bonci e Riccardo Farchioni

Ad un sguardo ingenuo il territorio di Montalcino, forte di un vino che è riuscito a guadagnarsi una posizione d'assoluto prestigio dando vita ad una delle denominazioni più forti d'Italia, potrebbe sembrare immobile e cristallizzato da un successo ormai acquisito. E se si è a caccia di scoperte, di solito si guarda altrove, in zone d'Italia, o della stessa Toscana, in passato considerate erroneamente poco vocate o solo di recente avviatesi lungo il percorso della qualità. Nulla di più sbagliato, anche da queste parti tutto è in movimento e si affacciano nuovi soggetti: non a caso siamo qui per visitare proprio una bella novità che sta nascendo nel magico terroir ilcinese.


Percorrendo la strada sterrata che porta all'azienda di Luigi Fanti non è difficile incontrare gruppi di camminatori che si sentono forse anche un po' pellegrini, data la vicinanza con la via Francigena. Il nostro passaggio "motorizzato" non sembra disturbarli più di tanto, tanto sono presi dalla bellezza un po' selvaggia dei luoghi. Il sentiero, che in parte coincide con la strada di accesso alla proprietà, li sta conducendo sulla sommità dello sperone di roccia sovrastante l'Abbazia di Sant'Antimo, gioiello romanico che troneggia nel fondovalle fra Montalcino e il bacino del fiume Orcia.

Arriveranno proprio di fronte al bel complesso appena ristrutturato da Luigi Fanti e Maria Assunta Perugini, un ampio caseggiato ottenuto dall'unione di due vecchi poderi, ora adibiti ad abitazione, cantina e agriturismo. Lì potranno decidere se fermarsi, assaggiare i vini, magari scegliere l'alloggio, per poi scendere verso la valle e visitare l'Abbazia.


Luigi Fanti si aggiunge alla lista dei Fanti vignaioli in Montalcino: lo zio, Filippo Baldassarre detto Sarrino, è l'attuale presidente del Consorzio; Filippo, il fratello, ha una azienda poco lontano. E lui ha piantato le sue vigne nel 1991, ma solo nel 2002 ha deciso di fare il suo Brunello. Certo, un'annata non particolarmente felice per iniziare, ma così - si consola - "non potrò che migliorare".

Ed in effetti la vendemmia 2003 è già tutta un'altra cosa. Anzi, già che siamo qui proprio alla vigilia della raccolta, andiamo ad assaggiare l'uva e ci rendiamo conto come i vinaccioli, schiacciati fra i denti, diano quelle sensazioni di maturità che si trasferiranno nel tannino del vino. E anche il caldo e la siccità che hanno caratterizzato questo 2003 qui si fanno sentire meno, perché siamo nella zona dei Brunello più eleganti, meno possenti ma dai profumi di più spiccata finezza.


Dai 10 ettari di vigna iscritti a Brunello si ottengono anche le uve per il Rosso di Montalcino e per un vino da tavola, il Ventolaio, che ad oggi è l'unico prodotto in commercio. La vinificazione avviene in moderni vasi di acciaio e l'affinamento si situa a metà tra la tradizione delle botti da 30 quintali e l'innovazione delle barrique. Per la precisione il Brunello affina in botte grande e tonneau, il rosso in barrique e tonneau e il vino da tavola in tonneau ma solo per 5-6 mesi.


Spilliamo allora il Rosso di Montalcino Ventolaio 2002 da una barrique e ci accorgiamo subito di uno stile che alla potenza preferisce l'eleganza e, nonostante il legno piccolo, la tipicità. Il colore del vino è rubino di media intensità; i profumi, diradatesi le iniziali influenze del rovere, sono intensi ed ampii, soprattutto floreali, dove ad una fresca violetta si affiancano la rosa e un delicato melograno, poi il mirtillo rosso e qualche sfumatura cosmetica. Certo, al gusto l'impronta del legno è ancora dominante, anche se già si dirada verso il finale lasciando spazio ad una lunga scia fruttata. Una bocca che riesce ad unire freschezza, pastosità, ed una discreta sapidità preannunciano una giusta evoluzione. Tredici gradi e mezzo? Non si direbbe.


Tocca ora al Brunello di Montalcino 2002, dalla botte. Il rubino qui è brillante, di nuovo di intensità solo media ma ben vivo e visivamente denso. Ci piace la notevole purezza olfattiva, l'eleganza degli aromi pervasi di erbe aromatiche e mineraleggianti, con la bacca selvatica ed un fruttato maturo; all'assaggio in bocca è riscontrabile una sapidità che accompagna la bella conferma della finezza dell'impianto, fermi restando i limiti dell'annata che si fanno sentire in un certo deficit di struttura e persistenza finale.

Il fatto di non avere di fronte il prodotto finito, che uscirà sul mercato solo nel 2006, ci spinge ad avere un'idea più completa assaggiando anche un campione prelevato dal tonneau. Vi troviamo maggior ricchezza in sostanza, buona compattezza ed un corredo di frutta rossa che ci fa prevedere cose interessanti in annate migliori.

Infine il Ventolaio 2002, un vino assai comunicativo grazie alle sue folate intense di frutta rossa, che si confermano in un palato agile anche se, ancora una volta, di spessore non trascendentale.

I vini di Luigi Fanti sono già più di una promessa, come saranno una piacevole realtà, per i visitatori dell'agriturismo prossimo venturo, le carni nostrali sapute cucinare con schietta sapidità.


Azienda Agricola Ventolaio
di Luigi Fanti e Maria Assunta Perugini
Visita effettuata il 23 settembre 2003

1 dicembre 2003

 

   

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