|
Il ragazzo di campagna.
Andrea Cortonesi e la sua Uccelliera.
Evoluzione Montrasio
Buranco, ovvero dei sogni
e della caparbietà
A. A. Musella: un agriturismo
sontuoso come i suoi vini
Di forma e sostanza. Solaria
Cencioni a Montalcino
A.A. Farnetani: il
momento delle scelte
Da Poliziano a Lohsa: Federico
Carletti torna in campo
Villa
Matilde tra tradizione e modernità
Le anime di Campolungo:
Azienda
Agricola Pile e Lamole
A.A. Ventolaio: verso
l'Abbazia, camminando fra i vigneti
Hans Terzer, vini di cristallo
semplicemente col cuore
Masottina e il suo
Montesco
In
archivio 
|
|
Il ragazzo di campagna. Andrea Cortonesi
e la sua Uccelliera.
di Fernando Pardini
Quest'anno
- all'Uccelliera - ho conosciuto un ragazzo di campagna. Di quelli che
piacciono a me. E ancor di più da quando frequento la sua di campagne,
e ne apprendo i vini. La campagna, tanto per esser chiari, è quella
di Montalcino. I vini, li immaginerete. Bene, più la conosco è
più mi convinco che l'unica enclave vitivinicola toscana di conclamata
personalità dimora lì. Da quelle terre, l'idea di un privilegio.
Da quei vini, spesso, la vibrazione dell'appartenenza e della singolarità,
al disopra di ogni omologazione imperante. E badate che non ci trovo nulla
di scontato nella affermazione, se solo mi fermo allo stato dell'arte
ilcinese di appena 5-6 anni fa. Uhei, intendiamoci, non son tutte rose
e fiori: scorciatoie, fraintendimenti, furberie, velleitarismi, improbabili
trasmutazioni stilistiche o varietali si fanno sentire anche da queste
parti. Io guardo la campagna, ne conto i sassi e i declivi, rimiro i vigneti,
mi struggo di bellezza e ancor di più mi arrabbio. Ecco, quando
mi arrabbio niente di meglio che andare a trovare Andrea Cortonesi, giù
all'Uccelliera, proprio sotto il borgo antico di Castelnuovo dell'Abate.
Mi serve per sbollire i cattivi pensieri. Lì è come respirare
di nuovo aria pulita, è come riappropriarsi di un senso e di una
ragionevolezza, è capire - una volta di più- che fatica
e sentimento sono parte integrante del lavoro di campagna, è intuire
che un'identità vignaiola si fonda sull'orgoglio, sulla modestia,
sulla curiosità e sul rispetto. Insomma, all'Uccelliera ristabilisco
un feeling con la terra. D'un tratto, tutte le suggestioni belle, di stampo
contadino, che mi porto dentro e che permeano il mio cattivo scrivere,
me le ritrovo davanti: sono gesti, profili, forme, umori per i quali la
parola scritta - evviva!- non basta più. Stanno lì, reali,
davanti e sopra di me. Sono, finalmente, verità.
Ai
piedi del borgo antico c'è un piccolo viaggio da compiere, che
racconta di gesti genuini, caparbietà e giovanile intelligenza.
All'Uccelliera, guarda un po', le arrabbiature si stemperano ed il pensiero
positivo pian piano riprende il sopravvento. La testa si concentra sulla
bellezza dei frutti, sulla saggezza delle viti, sulla potenza suggestiva
dei luoghi, ed il tutto riacquista un respiro più naturale. Sì,
quest'anno - all'Uccelliera - ho conosciuto un ragazzo di campagna. Di
quelli che piacciono a me.
Andrea Cortonesi è un "giovincello" di 40 anni, ancora
single (forse impenitente), sicuramente "autoctono". Lì
è nato e cresciuto. Lì ha odorato i mosti ed imparato i
mestieri di campagna. Lì ha dato vita ai suoi sogni di vignaiolo,
lì - come dice lui stesso- ha commesso i suoi errori. Da quindici
anni ha preso in mano le redini della azienda familiare. Pian piano ma
inesorabilmente, il temperamento ed il richiamo terragno di quei vini
hanno fatto nascere un caso attorno a questa piccola realtà senese,
un caso che chissà perché non è passato da subito
per le voci declamatorie dei potentati critico-enologici imperanti ma
da quelle, assai più dinamiche e avide di verità, dell'underground.
Un fitto vociare che si è basato sulla conoscenza diretta, sull'esperienza
reiterata di una beva amica. Insomma, vini per chi conosce la Toscana
ed il sangiovese. Meglio, vini per chi vuol conoscere la Toscana ed il
sangiovese. Bene, nei rossi e nei brunello di Andrea hai ciò che
ti aspetti da un sangiovese ilcinese: in loro c'è forza, carattere,
spigoli, orgoglio ma anche eleganza e profondità; in loro terrosità,
solidità, sapidità, ghianda e sottobosco, idea di territorio.
Grazie al loro colloquiare schietto si è creata così una
fitta schiera di appassionati e la fama ha rapidamente oltrepassato i
confini della sua terra.
Andrea
è una persona che parla di tutto e men che meno si autoincensa.
Molto critico sul proprio operato, ascolta volentieri le opinioni altrui
ma soprattutto cerca di individuare le cause, il significato dei gesti,
il perché di una decisione, fino ad arrovellarsi. Molto esce dalla
sua testa, per questo rischia in proprio. Non ha preclusioni mentali in
merito alle vinificazioni, dal momento che porta avanti , con metodo,
sia vinificazioni tradizionali che vinificazioni in barrique, ma la sua
unica strada - lo vedi- sta nella ricerca spasmodica dell'anima del suo
sangiovese. Cerca di farlo nei suoi sei ettari di vigna, dislocati in
diversi appezzamenti nel versante meridionale della denominazione. Dall'Uccelliera
ricca di scheletro, argilla e sabbia alle argille de Le Lunghe; dai galestri
del Poggio di Sotto fino alle terre rosse de La Fornace. Tutte le sue
vigne sono censite a Brunello; il suo Rosso, quindi, è un declassamento
volontario da vigne che gli consentirebbero di ottenere un vino di categoria
superiore. Prima vera vendemmia 1993. Dal 1995 vinificazione di tutte
le uve in proprio. Realtà giovane quindi, ma non per questo meno
singolare od elettiva di altre più "radicate".
Di Andrea, oltre che i vini, mi piacciono la spigliatezza e la genuinità
del carattere, il forte radicamento alla tradizione contadina, costante
fonte di ispirazione per le cose nuove che ha in testa. Di Andrea mi piacciono
la curiosità e l'umiltà, nonché la correttezza nel
non fare mai nomi. L'ultima volta, era domenica, stava in tuta a lavorare.
Un impegno grosso quello di ristrutturare la vecchia magione familiare,
da toglier le feste ai giorni. Quel giorno sono stato bene. Per me, una
festa. Nella vigna attorno all'azienda Andrea mi ha spiegato come, sia
pur nello stesso unicum, la qualità di un filare possa discostarsi
sensibilmente da quella di un filare piantato solo qualche metro più
in là; di come cioè la terra parli. E di come i suoi sforzi
siano tesi alla ricerca dell'equilibrio vegetativo e ad assecondare senza
storture la generosa personalità, quasi scalpitante, di quei frutti.
E di come il maggior pericolo per la vigna sia l'uomo. Poi ne ho assaggiato
i vini, quanto mai somiglianti alla vulcanica genuinità del personaggio.
Il suo Rosso di Montalcino 2002 , figlio di un'annata minore, mi
ha accolto con un naso sfumato, aromatico di macchia, ed un frutto rosso
di sincera e precisa esposizione. La sua bocca franca e modulata, pulita
ed equilibrata, oltremodo morbida ed accogliente, mi ha offerto una beva
rigenerante e spensierata.
Il
Rapace 2001 ( sangiovese 70%, merlot 20%, cabernet sauvignon 10%)
invece ha un naso complesso, arioso, pieno, ancora in trattenere, elegante
nelle nuances speziate, solido nelle note di sottobosco. La sua è
una bocca fresca, sapida, tesa, diritta e senza fronzoli, di fascino discreto
ed arcigna verità, dove bella mi appare la tensione ed elettiva
l'accoglienza: un vino maschio insomma eppure aristocratico, quanto mai
piegato agli umori della sua terra, senza nulla concedere alle stravaganze
international di un cabernet o di un merlot, che pure contiene.
Il
Brunello di Montalcino 1999 si presenta oggi con un naso scorbutico
e terroso in una veste rosso melanzana dai riflessi aranciati. Note classiche
di liquirizia, prugna, sigaro e goudron ne decretano lo stato piuttosto
evoluto al primo ascolto, mentre maggior conforto me lo riserva la bocca:
decisa, potente, mascolina, diretta, riconoscibile e vera nell'impronta.
Da rivedere più in là negli assetti e negli sviluppi, è
un vino forse leggermente al disotto delle sue proverbiali performances
ma pur sempre figlio della sua terra, e di un vignaiolo vero, che non
ama compromessi o scorciatoie nel nome della sincerità. In cantina,
nel frattempo, ho appreso di differenze, assaggiando dalle varie botti,
grandi e piccole, il futuro liquido dell'Uccelliera. Posso annunciarvi
di già che un superlativo Brunello Riserva 1999 si affaccia
all'orizzonte: flemma e spessore, profondità e terrosità,
razza e contrappunto, continuità e sentimento, contrasto e vibrazione,
tutte le sfumature della terra in un bicchiere. Uno degli esempi più
alti dei miei ricordi vinosi recenti, da stagliarsi netto nella memoria.
E sorprendente ho trovato lo stato di forma del caldo 2000, impressionante
e luminoso il futuro del 2001 , piacevole e rinfrancante la prova di botte
del 2002.
Due
suggestioni, fra le tante, mi ricordano ancora quel giorno: una l'ho lasciata
all'Uccelliera ed ha il volto di una anziana donna, quanto mai vitale,
che prepara con maestria i pici alla castelnovese. E' mamma Rina. In quei
gesti una sapienza che non ti immagini, ispiratrice anch'essa di visioni
contadine. L'altra è qui accanto a me. E' la struggente eleganza
del Brunello di Montalcino 1995. Che mi fa compagnia e mi spinge
a scrivere. Umori di ghianda, muschio, cuoio, liquirizia, erbe aromatiche
sono contrappunti aerei nel mio bicchiere, che assume oggi un colore tonico
e rubineggiante, denso e sicuro di sé. La bocca ha una freschezza
rimbombante, una rara finezza tannica, una beva traditrice. Garbo, continuità
e dedizione. Non un cedimento, solo un procedere soave, felpato, dalla
invitante sensibilità tattile. Un Brunello meno monumentale e viscerale
di altri sfornati da Andrea, ma che rivela con sentimento un aspetto ineludibile
del sangiovese "vero": il supplemento d'anima.
Eh sì, sono proprio vini per coloro che vogliono conoscere la
Toscana ed il sangiovese. Quanto alle persone, beh, sono quelle che ci
vogliono per chi cerca, da viandante, barlumi di ruralità consapevole
in ogni angolo del mondo.
Qui all'Uccelliera ho incontrato un ragazzo di campagna, di quelli che
piacciono a me
. il barlume, nel frattempo, si è fatto calda
luminosità, la terra ha cominciato ad odorare di buono, i cattivi
pensieri solo un ricordo lontano.
Azienda Agricola Uccelliera di Andrea Cortonesi
53020 Castelnuovo dell'Abate (SI)
Tel/fax : 0577.835729
www.uccelliera-montalcino.it
Visita in azienda effettuata nel mese di maggio 2004.
20 agosto 2004
|