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Di forma e sostanza. Solaria Cencioni a Montalcino
di Fernando Pardini

Intanto, di lei, mi è piaciuta l'idea di poterla conoscere. Indirettamente lo avevo già fatto - è stata una lenta circuizione- immedesimandomi a poco a poco nei suoi vini, di crescente e conclamata personalità. Poi, finalmente, sono arrivato a lei e ai suoi luoghi. Dico che è una fortuna, per una terra quale quella di Montalcino, essere ancora oggi innervata da piccoli ed agili vigneron, ma tra questi non possono mancare sensibilità femminili. Beh, Patrizia Cencioni fa sicuramente al caso nostro. Perché donna e perché assolutamente dotata di sensibilità e modi di intendere femminili. Perché Patrizia Cencioni, one woman band di una piccola tenuta chiamata Solaria, incarna alla perfezione le doti di fascino e caparbietà di una donna del vino, plasmate qui in un carattere che risente appieno degli umori, degli slanci, delle ritrosie e della cultura di quella comunità campagnola. Patrizia Cencioni rappresenta oggi una delle colonne della nouvelle vague viticola ilcinese. Trentacinque anni ben portati, agricoltore, manager di se stessa ("in fondo gli studi di segretaria d'azienda alla fine son serviti"), moglie e madre di due belle figlie, Patrizia ha 13 vendemmie consapevoli alle spalle. Le altre, antecedenti, le ha vissute da bambina e da ragazzina, per forza o per amore, essendo lei una autentica autoctonia, nata a Montalcino da una famiglia storica di vignaioli (lo zio Benito ancor oggi significa, per gli appassionati, Capanna Cencioni).

E' pur vero che gli eventi della vita a volte piegano a loro immagine destini e futuro. Nel libro del destino di Patrizia evidentemente stava scritto che avrebbe dovuto continuare a lavorare la terra. La terra per il vino. Non saprei dirvi quale sarebbe stato il suo approdo professionale se a 20 anni non avesse avuto a che fare con un podere tutto nuovo acquistato dal padre e con un padre venuto a mancare troppo presto. Il fatto è che a vent'anni possono accadere delle cose che ti crescono in fretta e che ti comportano di prendere decisioni anzitempo, fuori età. Lei però non si è tirata indietro, e all'idea di rinunciare a quell'impresa che il padre non era riuscito che ad iniziare si oppose, decidendo di abbandonare aspettative altre per iniziare a gestire, da sola, quel podere. Eravamo alla fine degli '80. Venti gli anni. Dalla sua una grande volontà ( "la testardaggine fa parte di me") e i consigli delle persone più amate, tra le quali spiccano lo zio materno -al quale Patrizia dedica costantemente pensieri ed una parte della brochure aziendale- e la madre. Così, in silenzio, senza compagnie cantanti nè marketing oriented, è iniziata la sua avventura nel mondo del vino. Nel 1993 esce il primo brunello targato Solaria Cencioni. Ma lei ci tiene a dire che non fu lasciata sola nel suo lavoro: i tecnici agronomi del consorzio del Brunello e l'enologo Paolo Vagaggini hanno intuito dimorare in quelle terre e soprattutto in quella persona la capacità di far bene, e le hanno assecondate, mettendoci del loro. Ma anche Patrizia -possiamo dirlo alla luce del tempo- ci ha messo del suo. I fatti della vita e le sopraggiunte responsabilità penso ne abbiano temprato il carattere, a suo modo determinato e pragmatico, quasi timido e schivo lì per lì, del quale però non puoi non notare la sensuale, istintiva e raffinata femminilità; la misuri nelle parole e nelle cose che vedi, in campagna come in cantina, quasi fosse alla ricerca costante della perfezione, dell'eleganza, della bellezza, dell'equilibrio, di un'idea fattuale che sappia unire in mirabile abbraccio forma e sostanza. In lei ci stanno una determinazione ed una caparbietà tutte contadine, mai in lei ci sta anche la capacità, o meglio la giovanile intelligenza di non fermarsi di fronte alle difficoltà, anzi di corroborarsi ed acquisire vigore per dare di più, per ottenere di più. Forse sta proprio lì, nella testardaggine di una vignaiola, il segreto di quella terra, capace di tramutarsi, nei vini figli suoi, in solida certezza. In quei vini c'è una linea, una idealità, un percorso che inizia ad illuminarsi strada facendo. In quei vini c'è forma e sostanza. Di Patrizia, non so perché, mi piace la sottile inquietudine che sento crescere in lei quando si trova di fronte alle pubbliche relazioni, alle rappresentanze o alle rappresentazioni. Eppure ama far capire il senso del suo lavoro, ma più di tutte ama guidare il trattore e fare i lavori di campagna. Perché in fondo, dopo trentacinque anni di campagna, non puoi fare a meno di lei. In campagna, tra i filari, i momenti più belli, ben oltre la fatica. In campagna, con i filari, la consapevolezza di fare una cosa importante, da cui derivarne uno stato d'animo sereno.

Il podere Solaria oggi te lo ritrovi in bella vista alla tua sinistra se stai percorrendo la strada che unisce Montalcino a Torrenieri, nel versante orientale della denominazione. Il vigneto è pressoché un unicum che quietamente si rivela all'occhio in ondeggiante, leggero declivio, esposto a sud-sud est su un pianoro sassoso e rosso, a 350 metri slm. Otto gli ettari vitati , per una produzione di circa 32000 bottiglie: Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino ne rappresentano il cuore e l'essenza, Solarianne (cabernet in purezza) la prova di forza ed il gioco, ricavato da viti ora sedicenni piantate dal padre subito dopo aver acquisito il podere.

La magione in pietra, di stampo antico, che è poi la sua casa, possiede una deliziosa corte rinascimentale, una bellissima cisterna e gli interni riattati con sentimento. Seminterrata, la nuovissima cantina di affinamento - grande la prevalenza di barrique- rivela molte curve nelle sue geometrie architettoniche (" gli spigoli, nelle cose come nel vino, non mi piacciono") insieme ad una soffice, calda luminosità. A se stante, la precisissima cantina di vinificazione, composta da vasi d'acciaio. Sì, Solaria è un piccolo, elegante paradiso campagnolo, con viste a perdere da far bene agli occhi e al cuore.

Di quel giorno conservo il ricordo dei colori -struggenti ed invernali- e delle pietre -calde- del casolare, così come il silenzio delle viti spoglie eppure così piene di aspettative. Di quel giorno ricordo la precisione, la cura, la bellezza tutta femminile negli oggetti e nei particolari. Di quel giorno l'essenza e la personalità, una volta ancora, di quei vini: dal nuovo Rosso di Montalcino 2002 un frutto dichiarato, una sapidità ed una dolcezza tal da lasciarsi desiderare con istintivo trasporto, ad occhi chiusi, per un incontro sorridente e piacevolissimo. Dal Rosso di Montalcino 2001 l'umore di una terra fremente colta in un'annata equilibrata e forte, che si rivela arcigna e dedicata nel bicchiere, riflessiva e boschiva, incisiva e compatta nell'impronta tannica, nel suo orgoglio territoriale. Dopo di loro un cabernet in purezza, Solarianne (dedicato al nome del podere e delle figlie) che nell'annata 2000 mi è apparso ineludibilmente toscano nell'afflato e nel vigore che non lesina, nel cipiglio e nella fierezza, non troppo propenso alle sfumature e ai chiaroscuro, ma che fa del volume e della fittezza tannica un marchio. Infine lui, il grande brunello, il vino bello della mia immedesimazione, io che ho adorato il 1998 dichiarandolo - senza pentirmene - il miglior brunello della denominazione tutta. E' una summa, il Brunello di Montalcino 1999. Sì, del percorso e della crescita, finanche dei sogni di questa piccola vigneronne toscana, perché ti dichiara, pure lui, forma e sostanza. Grasso e volumico così come elegante e sinuoso, esprime un carattere a suo modo elettivo, fatto di tensione, calor buono, densità e vigore. In bocca si allarga e si diffonde con dedizione ed impegno, coinvolgendo. Resta a lungo, muovendosi a suo agio in modo naturale, liquido figlio di una grande annata magistralmente interpretata da un animo femmina contadino, intriso pur esso di sensualità e determinazione.

Ancora, di forma e sostanza.

Solaria- Az. Agr. Cencioni Patrizia -
Podere Capanna,102 - Montalcino (SI) -
tel/fax (+39) 0577.849426

7 maggio 2004
Visita in azienda effettuata nel febbraio 2004

 

  

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