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Hans Terzer, vini di cristallo
semplicemente col cuore
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archivio 
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Hans Terzer, vini di cristallo semplicemente
col cuore
di Mario Crosta
Fa
una strana impressione girare per vigneti in Alto Adige. Siamo in Italia,
ma parlano tutti tedesco, anche le ragazze che diradano i grappoli sotto
le vecchie pergole. E se chiedi a quelli che incontri se si sentono italiani
o austriaci, ti rispondono senza esitare: sudtirolesi.
In effetti, è unaffermazione che firmerei senza esitare.
La nuova Europa sarà lEuropa delle regioni, più che
degli stati. Una volta abolite le barriere ed i confini, che hanno imposto
anche al paesaggio le divisioni riportate sulle carte geografiche, sono
finalmente i territori con la loro omogeneità a caratterizzare
sempre più, insieme con la gente, usi, costumi e tradizioni, ma
anche i prodotti della terra e della cultura. Esattamente come avviene
nel mondo del vino, dove le regioni vinicole, contraddistinte da un comune
senso storico di appartenenza e da una marcata tipicità locale,
non hanno però mai riconosciuto altre differenziazioni che quelle
naturali, cioè quelle tra i fianchi delle varie colline, tra i
terreni, tra i vigneti, tra le singole vigne. Il resto è solo retaggio
di guerre antiche, passate, da non dimenticare, ma che non dovranno più
tornare.
Siamo
venuti da molto lontano ad Appiano per visitare due territori molto famosi
allestero sia per la stupenda bellezza dei luoghi che per la grande
bontà dei vini: il vigneto che abbraccia il lago di Caldaro e quello
che scende dal castello di San Valentino. Qui nascono alcuni dei vini
migliori della Cantina Produttori di San Michele Appiano (Kellereigenossenschaft
St. Michael Eppan), una cooperativa storica e molto grande, cui conferiscono
le uve circa 340 soci sparsi sulle dolci colline di un pittoresco altopiano
ben raccolto e che fa da contrafforte alle montagne che separano la conca
di Bolzano dalla Val di Non, alla quale si accede dal passo della Mendola.
Laria
cristallina ed il clima montano, piuttosto mite per la presenza di numerosi
laghi, favoriscono la coltivazione di frutta molto saporita e di elevato
contenuto zuccherino naturale, come le mele e luva. Qui si fa il
vino fin dalla notte dei tempi, con il sistema tradizionale a pergola
tra filari ben distanziati, che si era sviluppato per far proteggere con
le foglie i grappoli in caso di pioggia molto forte e di grandine.
Oggi si preferisce sostituire questo tipo di allevamento con il guyot,
avvicinando i filari e puntando a maggiori densità di ceppi per
ettaro ed a rese un po più basse, ma con il vitigno Pinot
Bianco il vecchio sistema dà ancora dei risultati eccezionali specialmente
in presenza di siccità e di estati particolarmente torride.
La Cantina Produttori è sulla strada principale, non cè
rischio di sbagliare, ledificio principale è antico ma molto
alto ed a fianco è stata costruita la nuova palazzina degli uffici
con lenoteca aperta al pubblico ed un ampio parcheggio anche sul
porfido sotto le piante. Questa simbiosi tra ciò che è passato
e ciò che è moderno è una caratteristica di questazienda
e mi ha impressionato molto, perchè si vede dovunque. Per esempio
le barricaie dei rossi Sanct Valentin sono state ricavate dentro le vecchie
cisterne, dove lumidità e la temperatura sono pressoché
costanti per tutto lanno, ma che sono state piastrellate per esaltare
ligiene, mentre quella che si usa per alcuni bianchi è in
un locale molto ampio per via del maggior movimento. I tini e le autoclavi
dacciaio inossidabile sono in un locale proprio accanto alle grandi
vasche di cemento vetrificato, ma le hanno sostituite soltanto in parte.
Nellacciaio, infatti, si possono termoregolare le fermentazioni
e la cosa è di indiscusso vantaggio per degli ottimi bianchi, ma
nel metallo si formano delle correnti elettrostatiche che nel cemento
invece non ci sono, assenza necessaria per un buon assemblaggio dei rossi
provenienti da legni diversi prima dellimbottigliamento.
La cantina, ricavata in un enorme locale sotterraneo, contiene in un bellordine,
adatto al minor movimento durante i travasi, delle grandi botti di rovere
di Allier dalle capacità tra i 40 ed i 70 ettolitri, oltre a tre
colossi di capienza anche tripla e che ospitano sul frontale delle vere
e proprie opere darte scolpite nel legno. Ma si è trovato
alloggio anche per un grande ascensore a norma di sicurezza, che rende
molto meno faticoso tutto il lavoro che prima invece doveva passare dalle
grandi scale. Sono quindi molto più veloci e leggere tutte le operazioni
di cantina, cosa fondamentale per un maggiore rispetto delligiene
degli ambienti, della sicurezza degli uomini e della tranquillità
del vino. Cooperazione, in questo caso, non è soltanto una forma
di società dagli indubbi vantaggi fiscali, ma rappresenta proprio
un programma di miglioramento della qualità globale, tra cui anche
quella del prodotto.
È
raro trovare delle Cooperative con questo livello di qualità dei
vini e per tutti i vini in gamma. Le uve provengono da vignaioli diversi,
ognuno col suo carattere, ognuno con la sua mentalità e con i suoi
sistemi. Fare lenologo con materie prime che arrivano da centinaia
di mani diverse è già unimpresa. Eppure Hans Terzer,
scuola di San Michele allAdige, enologo dellanno 1998, un
uomo di grande umiltà e poche parole, ma dal cuore grande almeno
come ledificio in cui abita (sopra la cantina, in cui scende diverse
volte al giorno), con la serafica calma che lo contraddistingue e che
sa trasmettere ai vini che crea, la semplifica in due concetti: andare
spesso nei vigneti e provare gioia insieme con chi beve il tuo vino. Questo
enologo non è un alchimista, le tecniche e le tecnologie di cui
potrebbe parlare per ore non sfiorano nemmeno il suo pensiero, è
un uomo che da bambino vive con il vino e il suo vino ne sente la mano
delicata, la bontà dei sentimenti, la semplicità del modo
di agire.
Decidiamo di degustare solo due tipologie di rossi, Pinot Nero e Cabernet
(70/80% sauvignon e 30/20% franc secondo lannata), e cinque di bianchi,
Pinot Bianco, Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon e Traminer Aromatico,
ma in versioni diverse, per vedere sia cosa succede con differenti rese
per ettaro, sia con un uso diverso dei legni.
Pinot
Nero e Cabernet sono vinificati secondo tre
modelli. Il tipo classico deriva dai vigneti con una sensibile resa di
uve per ettaro e matura nelle botti grandi, il tipo Riserva proviene dai
vigneti con la resa intermedia (circa 60 ettolitri) e matura una metà
in botti grandi e laltra metà in barrique, il tipo Sanct
Valentin nasce nei vigneti con la resa minima (circa 48 ettolitri),
matura tutto in barrique e, prima di essere imbottigliato, riposa un paio
di mesi in vasche di cemento. La sosta in legno è di 12 mesi per
i Pinot e 15 mesi per i Cabernet. Tre vini diversi da ogni vitigno, in
modo da non sbilanciare la cantina a scegliere secondo teorie e mode tra
botti grandi e botti piccole, ma affidando invece la scelta alla clientela,
per accontentare tutti gli appassionati di questi grandi vini (veramente
notevole il Pinot nero, la cui Riserva mi è particolarmente piaciuta,
e non solo qui), ciascuno dei quali trova nella bottiglia esattamente
quel vino che il proprio gusto cerca.
Per i bianchi degustiamo due versioni di ciascuna tipologia: quella con
il vino in maggior parte o al limite tutto maturato in acciaio ed in piccola
parte per breve tempo in legno, e quella Sanct Valentin, dove invece il
vino in maggior parte o al limite tutto matura in barrique per circa 11
mesi, ma qui ogni vitigno ha un suo percorso sensibilmente differenziato
dagli altri e nemmeno perfettamente uguale in tutte le annate. Si sente
che non si va a cercare una regola, ma la miglior espressione del territorio,
delle uve, dellannata e della piacevolezza alla beva in entrambe
i casi.
Nel Pinot Bianco 2001 del vigneto Schulthauser
il bouquet degli aromi si sviluppa con mele golden, acacia, pera kaiser,
yogurt ed una nota minerale di selce che ne fa il mio favorito, 220.000
bottiglie per questo ottimo vino da pesce dai riflessi paglierini e di
tenore alcoolico 13,5%. La dolomite è il primo profumo dello Chardonnay
2001 del vigneto Merol, poi note di frutta tropicale e di fieno al sole,
colore con riflessi luminosi e alcool 13%. Il Pinot Grigio 2001
del vigneto Anger ha dei bei riflessi verdolini, nel
bouquet trovo il melone bianco dalla buccia verde, note di miele, pera
conference ed un bel finale di mandorla, tenore alcoolico 13%. Il Sauvignon
1998 (ebbene sì, proprio cinque anni!) è la sorpresa del
giorno, fresco come una delicata tea, la rosellina gialla che fa primavera,
con pronunciati aromi di mela golden matura e lievito di pane, farebbe
felice mezzo mondo come aperitivo. Il Gewurztraminer 2002
(annata ottima quassù), maturato in acciaio al 100%, è una
dolcezza con i suoi profumi delicati di banana, miele e toast.
Comunque, tutti questi bianchi sono di una qualità decisamente
superiore, fatto eccezionale per una cooperativa di produttori, tanto
che concordiamo nel giudizio finale e cioè che le versioni in barrique,
che abbiamo assaggiato successivamente, non hanno apportato miglioramenti,
ma soltanto un gusto diverso che non tutti apprezzano perchè la
nota di vaniglia proveniente dal legno ed il mezzo grado di alcool in
più si sentono, anche se in modo delicato. Questi non sono certo
dei vini da cucina mediterranea e secondo il mio parere sarebbe il caso
di applicare una retroetichetta con lindicazione del tipo di maturazione,
in modo da non riservare sorprese a tavola lungo le coste della penisola
per chi non li conosce e non dispone di un sommelier.
Scendiamo nelle cantine ben ventilate e senzalcuna muffa e notiamo
che almeno qui cè un bellesempio di divulgazione, una
barrique con una parete trasparente ed illuminata dallinterno per
far vedere fisicamente al pubblico che cosè il processo di
maturazione sui lieviti. Ma preferiamo entrare nellantro del mago,
davanti alle grandi botti con la facciata scolpita da veri artisti, sopra
una delle quali cè la data di nascita di Michal Jancik, lamico
campione dei sommelier polacchi che ci accompagna. Ecco allora che il
cuore di Hans Terzer riemerge e ci porta due ottime bottiglie di rosso,
un Lagrein (dunkel) ed uno Schiava Grigia
non barriccati, e qui cominciamo davvero a divertirci bevendo (e non solo
degustando) qualcosa di fenomenale. Il Lagrein (dunkel)
è un vero capolavoro, fruttato, vivo, scoppiettante, mette allegria,
ridiamo e scherziamo per mezzora e così allora del
vespro decidiamo di andare nei vigneti del castello, sopra Appiano, un
paesino meraviglioso immerso tra vigneti e frutteti, dove si possono passare
delle ferie riposanti, molte case sono dei piccoli castelli, con dei mobili
coloratissimi.
Unaquila volteggia sulle nostre teste, in lontananza un arcobaleno
che si sposta con lumidità rimasta nellaria dopo una
breve pioggia estiva, vediamo da questo grande terrazzo elevato tutto
larco delle Dolomiti che circondano la piana di Bolzano e cominciamo
a camminare fra i filari ben ordinati, scoprendo nidi duccelli,
piante di rose, insalata selvatica e perfino patate.
Hans Terzer arriva con un cestino di vimini pieno di panini imbottiti
(scusate, ma ho sentito dire che non avete mangiato nulla per tutto
il giorno) e una bottiglia di rosso chiaro Lago di Caldaro del vigneto
Sattel. Tutto ribes rosso, ciliegina da torta gelato e fragolina di bosco,
un vino che rimarrà impresso nella mia memoria molto a lungo, almeno
quanto labbraccio che ho dato a questuomo, a questo grande
enologo, che è davvero tanto genuino proprio come il suo vino.
Nelle immagini:
Il vigneto St. Valentin
Il vigneto Nofnerhof
Coltivazione a pergola
Coltivazione a guyot
Hans Terzer
Il vigneto Gleif
14 novembre 2003
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