Le rassegne passate

Di Vini Profumi 2005
Grappoli di Spagna
A BianchIrpinia il futuro del Fiano.
Una annata d'oro per i bianchi siciliani
Un lungo vigneto chiamato Cile
Panoramica Val Di Cornia
Gewürztraminer: all'Impruneta e oltre...

Pisa Vini 2004: alla rincorsa del consumatore quotidiano

Dal Barbera Meeting 2004
Barbera d’Asti Superiore Nizza 2001 e Barbera d’Asti Superiore 2001
(prima e seconda parte); Barbera d'Alba


In archivio

 


Panoramica Val di Cornia
di Fernando Pardini

Terra generosa e mai in debito di sole, la Val di Cornia rappresenta la propaggine meridionale della costa livornese, arrivando a comprendere il promontorio di Piombino. Suvereto, Campiglia Marittima, Sassetta, San Vincenzo, Piombino appunto sono i comuni di riferimento, insieme ad una più ristretta propaggine pisana disposta attorno al comune di Monteverdi. Questa, in breve, la geografia. Quanto alla Storia, con la S maiuscola, è storia ricca e antica, per via degli insediamenti etruschi che ne rendono ancor oggi singolare il sito; molto più giovane - per non dire adolescente- quella vinicola, con doti ancor più recenti di raziocinio, qualificazione agronomica e consapevolezza contadina. Gli stimoli a partorire qualcosa di bello in campagna sono derivati, papale papale, dal miracolo Bolgheri, primariamente dal miracolo Sassicaia, e dal suo radicamento nell'immaginario collettivo, ciò che ha attirato in questa zona "vergine" ma potenzialmente significativa interessi, progetti e vocazioni. Così, impianto sopra impianto, siamo arrivati al secolo nuovo con un buon numero di produttori ad innervare un territorio vasto, articolato, pure disomogeneo come uso in Toscana, e con una nuova doc che pare ripercorrere le tendenze delle denominazioni ultime arrivate, a metà strada tra la valorizzazione di peculiarità ipotizzabili come pregresse ( che so, l'uso del sangiovese o del ciliegiolo per i rossi, del vermentino per i bianchi) e l'apertura ( i detrattori direbbero "sbracatura") verso nuove tensioni sperimentali, con occhio di riguardo agli immancabili vitigni "foresti", che d'altronde hanno fatto la fortuna della vicina doc Bolgheri. Una miriade di possibilità racchiuse in un marchio di origine dunque, che ha sortito quale risultato una sostanziale disomogeneità nella proposta, laddove incontri vini dai connotati varietali, quando non di vinificazione, anche molto differenti fra loro. Se unisci questa disuniformità - che in un territorio da farsi ha pure una ragion d'essere - alla recente storia ecco uscir fuori un panorama dal quale è difficile trarne una linea stilistica dominante, con qualche rischio di non comprendere ancora l'idea di territorio che dovrebbe emergere da questi vini, sia pur con i dovuti distinguo, legati a doppio filo, se non al territorio, sicuramente allo stile e alla sensibilità di qualche vignaiolo. Di certo, in Val di Cornia non mancano luce e sole. E di questa generosa, calda impronta, sono sicuramente permeati i suoi rossi. Di certo - in questo caso un plauso alla doc che ne ha colto la valenza - c'è un'enclave che negli anni ha dimostrato la capacità di crescere vini rossi dalla singolare personalità, fatta di strutture possenti, grinta tannica e peculiari umori grafitici, ferrosi e minerali. E' la sotto-zona Suvereto, quella - a parer mio - nella quale dimorano oggi i vigneti migliori e le migliori espressioni vinose per un ipotesi di territorio reale e non idealistica o pubblicitaria. Zone più recenti però non vanno dimenticate. Mi riferisco al promontorio piombinese, dove lo spirito "meridionale" di quei vini - solare, prorompente ed orgoglioso- emerge senza fraintendimenti in più di una etichetta. Più limitata la produzione in bianco, dove non mancano sorprese, in nome soprattutto del vermentino, anche se a volte aiutato dai favori e dalle grazie aromatiche del sauvignon.

Le suggestioni di oggi quindi vogliono offrire un quadro - intimo vaddassé - della situazione, una panoramica di ciò che si muove in Val di Cornia attraverso 50 bicchieri di vino o giù di lì. L'occasione per giudicare e riflettere sul territorio, una volta ancora, me l'ha offerta la dinamica Strada del Vino Costa degli Etruschi, sceneggiando la degustazione nella piccola, affascinante bomboniera chiamata teatro dei Concordi, in Campiglia Marittima, nel dicembre 2004. "Le Guide Inconcordi", recita, come un gioco di parole, il titolo della rassegna. A bocce ferme, si è inteso proporre all'attenzione della stampa di settore la produzione della zona dopo il vaglio delle amate/vituperate guide ai vini d'Italia, per confrontare, criticare, avallare, confermare, dubitare. Idea molto carina, anche se, per la verità, poco mi hanno interessato i giudizi delle guide (se non per un personale confronto con le valutazioni espresse di già in sede guidaiola dal sottoscritto) e poi, contrariamente alla prima volta, non è stato previsto nessun momento di confronto/scontro tra curatori e collaboratori delle diverse guide. Molto di più mi ha incuriosito, in se per se, il cuore della proposta, tout court. Cosa ne traggo? Sicuramente un fermento, che è sempre buon segno. Poi, la malcelata voglia di usare la mano pesante nelle estrazioni per ottenere vini che, in quanto ad esibizione di densità, muscoli, colore e morbidezza, oltre all'immancabile timbro roverizzato, non sono secondi a nessuno. In più di un caso però, ben aldilà della confezione, c'é una reale, genuina consistenza sotto, a rivelare attributi veri, forti, sostanziali. In altri casi invero ecco spuntare forzature, sbavature, letture di certe annate che avrebbero desiderato più tatto e sensibilità..... Insomma, se oltre all'impatto si comincia - vi sono di già diversi casi in zona, pure eclatanti - a ricercare la profondità, il contrasto, il chiaroscuro, la sfumatura, ecco che le intimità e le verità di un territorio potrebbero emergere con maggiore nitidezza, a dichiarare una appartenenza dai connotati stabili e riconoscibili. Tra una motivata, comprensibile tensione sperimentale ed una sicurezza offerta dai risultati già messi "in cascina", la Val di Cornia affronta il secolo nuovo che è ancor giovane. Come per tanti giovani di sana costituzione, il fermento, la curiosità, l'impegno, la voglia e l'intuizione devono restare elementi portanti per una futura identità.

Qui d'appresso una selezione di vini raccontati, estratta dalle 50 proposte o giù di lì per le quali almeno una delle guide enologiche di riferimento ( Espresso, Gambero Rosso, Veronelli, AIS) ha speso, nell'edizione ultima 2005, simboli e punteggi d'eccellenza o comunque molto buoni. Sono i vini per i quali ho trovato parole da scrivere. Due considerazioni finali ed una precisazione lessicale prima del tripudio di parole: la prima considerazione rinnova il senso di spaesamento di fronte a giudizi tanto contrastanti tra un critico ed un altro, laddove continuo a sostenere che una base oggettiva nella analisi sensoriale di un vino c'é e deve essere, appunto, oggettiva. La seconda tende a sottolineare la significatività dei campioni assaggiati ma non l'esaustività, laddove Tua Rita, azienda leader e conclamata, sceglie la linea scissionista di fronte a tali manifestazioni e laddove di Calzalunga, azienda di recente costituzione dell'entroterra suveretano (vera e propria sorpresa per il sottoscritto) non sono stati reperiti, ahimé, i vini. Infine, puntiglio lessicale, nessun messaggio arcano nell'acronimo VDC, che spesso incontrerete nel testo a descrizione dei vini: significa Val di Cornia. La musicalità del nome e l'importanza sottesa varrebbero di diritto l'estensione sistematica, ma la pigrizia, sapete com'é, a volte prevale.

PODERE SANT'AGNESE

VDC Bianco Lilium 2003 (Trebbiano 70%, Vermentino 30%)

Il giallo acceso e luminoso annuncia un naso di nespola matura ed albicocca, alcolico, ricco, accogliente, artisan, in odor di nocciola. La bocca ti riserva volume e sapore, ed una chiusura quasi tannica, a suggello di una prova di inattesa personalità per un vino forte, che sa di uva, caratteriale e mai scontato, con qualche residuo zuccherino ad arrotondare, e con una seducente scia di erbe aromatiche a conquistare.

VDC Sangiovese Rubido 2003 ( sangiovese 85%, merlot 15%)

Qui hai un naso di cerasa e china, pulito, proporzionato, corretto, senza troppe chiavi di lettura o sfumature. Al palato è un po' rigido nello sviluppo per chiudere tannicamente stretto e puntuto. Vino franco, come suol dirsi, a cui mancano uno slancio, una maturità ed un impegno più adeguati.

IGT Toscana Rosso Spirto 2002 (merlot 60%, cabernet sauvignon 40%)

Il naso leggermente compresso soffre qualche indecisione ma ha spirito saldo e sicuro di se, lo sento. La bocca è progressiva, potente, succosa, ricca, innervata da un buon cabernet, con ipotesi di futuro davanti. Qualche amaritudine sulla scia ma buona riuscita davvero per essere un 2002.

GIOMI DANIELA

VDC Rosso Rodantonio 2002 ( sangiovese)

Naso di peso, leggermente alcolico ma con cose da dire, tra umori di ciliegia boschiva ed erbe selvatiche. Bocca che "sente " il rovere e le sue consistenze ma che presenta un finale all'insegna della dolcezza del frutto, forse anche troppa. Vino riuscito, compatibilmente con il millesimo.

GUALDO DEL RE

VDC Vermentino Valentina 2003 (Vermentino)

Naso minerale di buona impronta, sottilmente fumé, con rivoli vegetali; calda la materia ma slanciato al gusto. Non c'è complessità di ordine superiore, questo no, ma dichiarati garbo e sfumatura per contrastare al meglio, tra le altre, l'impronta "calorosa" che il millesimo ha lasciato in eredità ai vini suveretani.

IGT Toscana Bianco Strale 2002 (pinot bianco)

Abito giallo conclamato su naso di frutta esotica, laddove il respiro del rovere, presente, non va a detrimento delle sfumature: spuntano banana e resine boschive in buon accenno. Vino impegnato, di buona dolcezza e calibro, che vorrei soltanto più tonico e contrastato.

VDC Suvereto Merlot 'l Rennero 2002 (merlot)

Naso speziato ed intriso di legni odorosi, di buon impegno e silhouette. Bocca flessuosa, agile, senza estrazioni spinte o tentazioni velleitaristiche, ad interpretare con stile un'annata non proprio benevola. Simpatia, affetto e slancio ci stanno tutte, pur mancando della monumentale presenza scenica del millesimo 2001. Riesce ad intrigare e a convincere per la sua naturale propensione al dialogo.

VDC Suvereto Cabernet Sauvignon Federico Primo 2002 (cabernet sauvignon)

Naso di buona sfumatura, speziato, vegetale di macchia, riflessivo e pacato nello svolgimento, da ascoltare attentamente. Bocca dal gusto originale, mutuata da intriganti trame d'erbe, senza peso superiore ma nitidamente compiuta. Sì, dinamismo e naturalezza vi dimorano.

VDC Suvereto Sangiovese Gualdo del Re 2001 (sangiovese)

Naso umorale e boschivo, solo un po' candito negli effluvi del frutto. Bocca leggermente contratta nello sviluppo, che tende a chiudersi, introversa, su tannini asciutti.

INCONTRI

VDC Vermentino Ildobrandino 2003 ( Vermentino 90%, Pinot bianco 10%)

E' un naso minerale questo, pure mentolato, che ben preserva le doti aromatiche del vitigno principe che lo innerva dalle insidie di un'annata troppo "calorosa". Note di timo, origano e macchia fanno da corredo - e fors'anche di più - ad un frutto giallo leggibile ma non così espanso. La bocca, se da un lato offre buona coerenza, dall'altro non dimostra che una media articolazione, perdendo in sostegno e tonicità lungo il cammino, e rivelando in fondo un'anima fruttata matura ed alcolica.

VDC Rosso Lago Bruno 2002 (Sangiovese 50%, Cabernet Sauvignon 30%, Merlot 20%)

Naso cospicuo, di lacche e rovere, con un frutto di intuitiva presenza sotto ma un po' "spalmato" nella sua espressività. Bocca per fortuna più diretta e chiara nello svolgimento. Fila via con dignitosa freschezza confermando una dote non banale di materia prima. Finale leggermente a corto di energia. Interpretazione "strutturalista" e "decisionista" di un'annata che avrebbe desiderato maggiori cautele cantiniere - leggi rovere - per rendere più nitidi i contrasti interni e più seducenti le intimità.

TENUTA DI VIGNALE

VDC Vermentino Campo degli Albicocchi 2003 (vermentino)

Naso reticente, da non concedersi così facilmente. Scorgo felce e minerale nella sottile silhouette. Bocca in odor di mandorla, severa forse, che pur non possedendo l'energia e la tensione degli anni migliori rivela una fiera identità.

VDC Rosso Villa del Mosaico 2003 (sangiovese 80%, ciliegiolo 15%, canaiolo 5%)

Note di amarene sotto spirito evidenziano una sostanziale alcolicità nella proposta aromatica. La bocca, coerentemente calda, di maglia larga, ha un peso discreto e gioca di eteree consistenze senza affondare il colpo su trame più serrate. Vino che pare soffrire il tempo.

JACOPO BANTI

VDC Vermentino Poggio Angelica 2003 (vermentino)

Il suo naso respira in fondo gli umori dell'uva vermentino secondo desinenze fumé ed evoluzioni aromatiche che vorrei più incisive. La bocca invero si fa profilata e leggibile. C'è un'anima minerale dentro, ad innervare una tensione gustativa soltanto media.

VDC Cabernet Sauvignon Il Peccato 2002 ( cabernet sauvignon)

Naso spinto sulle rotte di un frutto stramaturo. Anche il rovere ci mette del suo per rendere marcata questa sensazione di dolcezza. La bocca parte impetuosamente per arrestarsi a mezza via, senza dare continuità alla sua azione. Insomma, vino materico non proprio equilibrato, punteggiato da "sdolcinate effusioni" importate e sue proprie, che sconta forse una maturità ed una integrità della materia non ottimali.

AMBROSINI LORELLA

VDC Rosso Tabarò 2003 (sangiovese, ciliegiolo)

Velature e riduzioni olfattive limitano oggi la finezza di quell'impatto vinoso forte, dalla fruttuosità spigliata. Il palato morbido, di discreto tessuto setoso, istintivamente accogliente, dallo sviluppo certo fino a mezza via e dai tannini civilizzati, rimonta le sorti. Peccato per quel naso.

VDC Rosso Subertum 2002 (Syrah 40%, merlot 40%, sangiovese 30%)

Anche in questo caso, come per il Tabarò, qualche velatura screzia un naso dal frutto boschivo, con richiami di visciola e violetta. La bocca è ben distribuita, precisa, solo leggermente asciutta in chiusura. E' un vino con attributi, questo é, forse di non altrettanta personalità, che fronteggia al meglio un'annata così e così.

IGT Toscana Rosso Riflesso Antico 2002 (Montepulciano)

Al naso esprime ancora rivoli vinosi, laddove ne apprezzi la saldezza, l'unità, la fruttuosità integrata e accorta, senza smancerie od esaltazioni inutili, con solo qualche velatura a screziare. La bocca chiede ed ottiene coerenza, e qualche asciugatura di troppo. In questo vino ci stanno una sicura dignità, un passo lento e riflessivo e - pure se è montepulciano - una toscanità senza fronzoli. Come sempre, il migliore della scuderia.

GIOVANNI GRAZIANI

VDC Rosso Di Ciocco 2003 ( Sangiovese 80%, cabernet sauvignon 15%, ciliegiolo 5%)

Naso di simpatico riflesso e generosità, in cui scorgi in unione effusiva cerasa nera, frutta candita, rosellina del bosco e china. Buona schiettezza al palato, giocato sulla piacevolezza del frutto e su un amichevole, fors'anche consolatorio, abbraccio. Tannini sentiti, senza eccessive asciugature o amaritudini però.

RUBBIA AL COLLE - MURATORI

IGT Toscana Rosso Drumo 2003 (sangiovese)

Colore tenue su naso esplicito ma fuori controllo. Alcol e lacche appaiono "sparati", con sentori vegetali più rassicuranti al contorno, per un'idea globale di incertezza sul da farsi. Bocca più nitida e particolare, soffusa e "leggera", quasi da pinot nero, con rivoli di freschezza. Vino diverso, senza la ciccia dell'annata che conta. Insomma, un sangiovese un po' troppo "passante".

VDC Suvereto Rosso Olpaio 2002 (Cabernet sauvignon 50%, Merlot 42%, cabernet franc 7%, syrah 1%)

Naso dolce e stucchevole per gli aromi apportategli dai legni. Bocca invero piuttosto affaticata, che chiude rigida su tannini severi. Vino dagli equilibri incerti e piuttosto alcolico, che risolve in conflitto le benedizioni di un rovere aggressivo.

MONTEPELOSO

IGT Toscana Rosso Eneo 2002 ( sangiovese 85%, merlot&colorino 15%)

Naso non proprio ciarliero ma piuttosto attendista, sottilmente venato da intriganti speziature. Bocca di bella polpa ed equilibrio. Ci sta uva buona sotto, e ragione, anche se manca il carattere dei migliori.

IGT Toscana Rosso Nardo 2002 (sangiovese 85%, Montepulciano e cabernet sauvignon 15%)

Naso importante e ancora in trattenere. Molta potenza implosa ed elettivo rigore, li senti emergere tra note di china, grafite ed erbe campestri. Bocca progressiva, diffusiva, potente ed irradiante fino al lunghissimo finale, laddove si rivela in tutta la sua profondità e giustezza. Vino molto personale, impressionante se pensi al millesimo ( che comunque nel suveretano non è stato mediocre come in altri lidi) e che si colloca di prepotenza tra i migliori rossi della denominazione, per non dire della Toscana tutta.

IGT Toscana Rosso Gabbro 2002 (cabernet sauvignon, cabernet franc)

Naso compresso per cotanta materia, ma senza ostentazioni ne velleitarismi. Nasconde gustose vegetalità ed una coda liquiriziosa, insieme ad una matrice varietale certa, matura. Ha solo bisogno di tempo per espandersi ed armonizzarsi. Bocca di seta e sentimento, da cabernet di razza, succosa, sensuale, potente e con grinta da vendere, a svolgimento lento, riflessivo, flemmatico ed aristocratico. Il più bel Gabbro dei ricordi miei, al punto da non temere insulti nel definirlo uno tra i migliori cabernet italiani dell'anno, uno di quelli che sanno piegare le sorti a favore di una prepotente territorialità.

LE PIANACCE

IGT Toscana Diavolino Rosso 2003 ( sangiovese 70%, cabernet sauvignon 20%, giacomino 10%)

Naso da cui trapelano umori eterei su base fruttata semplice ed accogliente, sicuramente calda ma non fuori registro. Bocca corretta, più fresca di quanto non ti aspetti, dalla chiusura tannica terrosa e assai slanciata.

RUSSO - PODERE METOCCHINA

VDC Rosso Riserva Barbicone 2002 ( sangiovese 80%, ciliegiolo&colorino& canaiolo&giacomino 20%)

Naso umorale e viscerale, di macchia, china e grafite, suveretano ch'è tutto dire. Bocca concentrata, succosa, ricca, di sana costituzione. Tannini ben vestiti e maturi. Buon carattere davvero.

IGT Toscana Rosso Sassobucato 2002 ( merlot 70%, cabernet sauvignon 30%)

Naso che fatica ad espandersi e resta un po' lì, su tracce di riduzione. La sostanza eppure pulsa sotto, lo senti, con intimità vegetali di bel rigore. Bocca invero più chiara e ciarliera. Bell'attacco e buona modulazione tattile, fino a quel finale polposo e ben vestito. Qui si riprende appieno dalle incertezze aromatiche.

TERRA DONNA'

VDC Rosso Okenio 2002 (cabernet sauvignon)

Naso di cerasa, espansivo, dolce, sentitamente caldo. Bocca larga, a trama non proprio serrata, semplice e discorsiva. Si disperde lungo il cammino pur conservando una spensierata piacevolezza. Cabernet alquanto alleggerito e svagato.

PODERE SAN MICHELE

IGT Toscana Rosso Allodio 2002 (sangiovese 60%, syrah 35%, cabernet sauvignon 5%)

Naso in ritardo di focalizzazione, come se provenisse da un imbottigliamento troppo recente. Bocca coerente, senza quell'amalgama e quel ritmo che attengono ai vini in bottiglia da un po'. Se invece dimorasse in bottiglia da un bel po', beh, aumenta il senso di spaesamento. Mi mancano gli scarti, gli spigoli e i contrasti. La materia eppure sotto c'é.

IL FALCONE

IGT Toscana Vallin de' Ghiri 2002 (syrah)

Toni canditi ed evoluti lasciano il segno in quel naso leggermente speziato. Il gusto inevitabilmente ne risente: trama calda, larga, senza quella profilatura e quella tensione tipiche del vino di stampo superiore. Equilibri da assestare insomma, nella produzione de Il Falcone, non dimenticandoci però del millesimo in gioco, che qui pare abbia inficiato e parecchio, se solo ripenso alla sorpresa e alla meraviglia gioiosa suscitata dal fratello maggiore, targato 2001.

IGT Toscana Rosso Boccalupo 2001 ( sangiovese 33%, cabernet sauvignon 33%, merlot 33%)

Trapela calore da quel naso, ed una sottile trama aromatica alla ricerca di un'amalgama. Bocca di discreto peso ma a corto di equilibri, con alcool in sovrappiù che se potesse smaltire....... Mi rincuora una certa, aggraziata profilatura nella matrice tannica.

PETRA

IGT Toscana Rosso Petra 2001 ( merlot 60%, cabernet sauvignon 40%)

Naso contratto e a trama larga. Piuttosto semplice la sua lettura. Bocca che attacca quasi vinosa, per poi impuntarsi sulla via. Non fa dell'eleganza la sua insegna ma conserva un certo ardore nello sviluppo. Finale asciutto senza ripensamenti. Un vino che ha da trovare ancora la sua strada.

IGT Toscana Rosso Quercegobbe 2001 (merlot)

Naso di buona riflessione, assai nature, anche se indeciso. Bocca di trama toscaneggiante, anche se in versione sussurrata, che sa conservare slancio e freschezza in un quadro tutto mezze tinte e sapidità, senza ricorso ad inutili ostentazioni, con il piccolo rischio di scadere nella troppa esilità ed introversione. Un pizzico di forza in più e ci troveremmo davanti ad un bel vino.

BULICHELLA

VDC Rosso Coldipietrerosse 2001 ( cabernet sauvignon 70%, merlot 30%)

Un rovere generosamente dosato e sentori di lacche segnano inevitabilmente il quadro olfattivo. Bocca invero più ordinata e civilizzata, a cui manca quel quid di naturalezza. Molto rovere anche qui, a ben vedere, e morbidezza consolatoria sulla via, per un vino di buon frutto a cui manca la tensione dei migliori. La crescita dei vigneti ed una maggiore attenzione nell'uso dei legni potrebbero farne un vino di grande dignità.

SAN GIUSTO

IGT Toscana Rosso degli Appiani 2001 ( sangiovese 70%, montepulciano 30%)

Un naso spremuto, forte, volumico ed appariscente, senza la tensione e la nitidezza delle migliori edizioni, annuncia una bocca grossa, dall'incedere un po' appesantito e contratto. Finale asciugato dal rovere. Ancora una volta attributi in primo piano, per il solare, estroverso e caloroso Appiani, ma con una motilità interna inferiore alle attese.

PODERE SAN LUIGI

IGT Toscana Rosso Fidenzio 2001 (cabernet sauvignon 85%, cabernet franc 15%)

Torrefazione certo, ma anche garbo ed intuizioni in quel naso, laddove erbe e frutto si vanno ora componendo in amalgama più sentimentale rispetto alle indecisioni e alle presupponenze di qualche mese addietro. Bocca profilata, lunga, felpata, finalmente fusa ed elegante, fresca nell'impronta tannica, con un rovere che insiste e che andrà smaltito. Niente timori, ché questo Fidenzio ha la forza per farlo. Vino tradizionalmente ricco ed energetico, forse l'annata generosa e la mano del vignaiolo lo hanno indirizzato verso marcate ostentazioni muscolari a discapito di qualche beneaugurante contrasto in più. Nonostante queste "tentazioni", nel panorama costiero di Toscana resta a mio vedere uno dei rossi più emblematici. Di Piombino il re.

5 febbraio 2005

Assaggi effettuati in Campiglia Marittima nel dicembre 2004

Si ringraziano Paolo Valdastri ed il suo staff de La Strada del Vino Costa degli Etruschi per le attenzioni, la disponibilità, l'affetto e l'ospitalità.


  

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