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Testata registrata presso il Tribunale di Lucca - ISSN 1592-2855

 
 
Una annata d'oro per i bianchi siciliani

di Luca Bonci

Di nuovo in Sicilia, di nuovo a Palermo, un anno dopo, per la seconda edizione di "Sicilia en primeur". Dice che si abitui alla vita e che questa sfugga sempre più in fretta, che ogni anno scorra più velocemente del precedente. I vividi ricordi della precedente edizione, meravigliosamente ospitata nelle più belle dimore storiche della città, hanno reso ancor più vera questa impressione: quest'anno ci sembra proprio volato. Siamo nuovamente qui, a osservare questo mare azzurro, questa sabbia fine, sfumata di rosa.

Contrapposto al nostro tempo psicologico il tempo immutabile della natura, un nuovo anno, una nuova vendemmia. Quel ciclo sentito così lungo dai vignaioli, che vorrebbero sempre di più dal loro vino e che non possono che fare un solo esperimento all'anno. "Quante vendemmie può fare un vignaiolo fortunato? Cinquanta, sessanta?" è la domanda che sempre aleggia nelle parole di chi il vino lo fa.

L'isola non ha tutti questi anni alle spalle: "venti anni fa la Sicilia produceva solo vino da distillare..." ci dice Attilio Scienza (presente al convegno "Sicilia continente vitivinicolo") da un suo ricordo personale, "ma la Sicilia muore e rinasce, come Dioniso, e nel vino rinasce -da fuori-, con i vini internazionali." Il successo seguito a questa scelta va ora consolidato e, secondo Scienza, si sta consolidando, nella nuova attenzione ai vitigni autoctoni, " -antichi- forse è un termine più corretto. La Sicilia ha la fortuna di avere vitigni che non danno risultato fuori dall'isola, il nero d'Avola, il cataratto, i nerelli, non danno risultati fuori da qui, e questa è la forza dell'isola, quello che ne farà la linea del Piave dell'intera penisola al confronto con i vini internazionali."

Certo, per capire meglio il significato di questa affermazione aiutano i dati forniti dall'organizzazione della manifestazione, uno su tutti quello della percentuale di ettari vitati occupati da un determinato vitigno. Molti dei vini che hanno rilanciato la Sicilia vinicola contengono cabernet e merlot, syrah od altri vitigni internazionali, e così molti dei vini offerti in degustazione nella stessa Sicilia en primeur. Non è così strano quindi chiedersi quale sia la percentuale di vitato occupata dal cabernet sauvignon, tanto per fare un esempio, o dal merlot. Il 10%, il 5%? Macché! I due vitigni rossi più diffusi nel mondo qui non arrivano all'un per cento del vitato! Tra i rossi solo il nero d'Avola supera il 10% e tutto il resto è rappresentato da vitigni autoctoni, con grande prevalenza dei vitigni bianchi.

Si capisce così l'importanza di rilanciare gli autoctoni per una regione che produce tutti i suoi vini al momento più famosi da percentuali decisamente minoritarie delle vigne presenti. Eppoi la varietà di vitigni è ancora più grande, vista la varietà di biotipi presente: solo di cataratto sono stati individuati 392 presunti cloni!!! Per non parlare dei vitigni antichi. dimenticati dagli stessi siciliani, che i nuovi vini della Sicilia potranno sfruttare per il definitivo rilancio del vino isolano. Ricchezza che, d'altra parte, non sta solo nei vitigni, ma anche nei territori: "la Sicilia è un ambiente dilatato, ed ha ancora grandi possibilità, le zone vocate fin'ora utilizzate erano dettate anche dalla facilità di raggiungimento dei porti, ma all'interno ci sono ancora grandissime possibilità, io credo che neppure l'Australia abbia queste possibilità," conclude Scienza.

Insomma, una vera miniera, che comunque non dovrebbe preoccupare solo la concorrenza straniera, ma anche quella nazionale, visti gli eccessi di produzione a cui si sta arrivando con i forsennati reimpianti dell'ultimo decennio, in era ante-crisi.

Ma passiamo all'analisi dell'annata, cosa è successo nel 2004? Temperature nettamente più basse della media dei trenta anni precedenti e piovosità più elevate. Quindi una annata anomala, ma una anomalia che deriva anche dal 2003, una annata siccitosa che ha portato a scarse riserve di zuccheri e che ha rallentato la velocità dell'invaiatura 2004. Fatica quindi per le scarse riserve, per il clima diverso e anche per la grande quantità di uva prodotta. Per fortuna la piovosità ha aiutato la maggior produzione e questo, insieme a un lungo autunno temperato, ha consentito di arrivare bene a maturazione. Quest'anno non è quindi un anno irruento per i vini siciliani, in un vino di quest'anno sarà particolare l'eleganza, avremo vini più compassati, vini che avranno un futuro. Si ricordano pochi anni come quello passato per fare buoni vini bianchi in Sicilia, e sui rossi ci si aspettano tannini morbidi, rotondi, insomma: un anno di vini particolari. Tutto questo si concretizza in un voto per la vendemmia 2004: 5 stelle (il massimo) per i vini bianchi e 4 stelle per i rossi. Valutazione con cui ci troviamo d'accordo, e a cui, anzi, eravamo personalmente arrivati nella degustazione en primeur precedente il convegno. Ecco i nostri commenti sui 35 vini presentati, che abbiamo assaggiato alla cieca.

Calatrasi
Terre di Ginestra 2004 (cataratto)
Il colore è paglierino, limpido, e il naso di media intensità, pulito, ha profumi minerali e citrini accompagnati da cenni vegetali di sedano e tisane, quadro reso ancor più complesso da note che ci ricordano il tabacco tranciato di fresco. Fresca è anche la bocca, tesa e sapida, chiusa da un finale molto lungo, i cui aromi ci ricordano melone invernale e pesca matura. La conclusione, ammandorlata, è di grande pulizia.

Planeta
Cometa 2004 (fiano)
Vino possente già alla vista. Dorato intenso e limpido, appare denso e solare. l'impatto olfattivo è molto intenso, su registri piccanti, vegetali di peperone fresco e fruttati, esotici e maturi. Un vino grasso all'assaggio, di bella ampiezza e di eccezionale persistenza aromatica. Saporito, teso e leggermente amarognolo il finale.

Rapitalà
Casalj 2004 (cataratto e chardonnay)
Un vino di colore paglierino limpido dai profumi marini e di fiori gialli, vivi e mediamente intensi. Al gusto ha una impostazione asciutta, di buon spessore ma con un po' di terziario in eccesso in chiusura.

Settesoli
Mandrarossa Furetta 2004 (chardonnay e fiano)
Il colore è giallo, tendente al dorato e leggermente torbido, e i profumi sono persistenti e assai dolci, di melone maturo, pesca, ananas e spezie, con cenni balsamici. In bocca è grasso, medicinale, con un apporto del legno importante. Un vino comunque ampio, carico, finanche sciropposo.

Barbera
Piana del Pozzo 2004 (chardonnay)
Che dire? Questo vino in piena fermentazione malolattica appare torbido e poco espressivo olfattivamente. A scavare un po' appaiono nette note di ananas e lieviti. In bocca, nella scompostezza dovuta alla fase fermentativa, notiamo una struttura importante e una certa grassezza, ma non possiamo aggiungere molto di più.

Grottarossa
Eclisse Lunare 2004 (chardonnay)
Il colore è un classico paglierino limpido, poco concentrato, e i profumi, mediamente intensi, sono di fiori e minerali, di roccia bagnata. A un più attento ascolto ecco anche note di frutta esotica e di mela renetta. Un vino pulito e segnato da una buona acidità, aromaticamente fine, di media persistenza e discreta piacevolezza.

Baglio di Pianetto
Piana del Ginolfo 2004 (viognier)
Il vino non è completamente limpido, segno di una qualche evoluzione in atto, ma i suoi profumi sembrano già ben definiti, intensi e caratteriali, di frutta secca ed erbe aromatiche, senza addolcimenti, complessi, fini. Al gusto troviamo un buon frutto, elegante e pulito. La lunga conclusione amarognola, segnata da note vegetali, è assai piacevole.

Donnafugata
Lighea 2004 (ansonica, cataratto, zibibbo)
Il colore è paglierino, di poca concentrazione, e i profumi sono eleganti, di fiori bianchi, mughetto in testa. Un vino aromaticamente profondo, sapido, dal bell'ingresso in bocca e piacevolmente in risalita aromatica nel finale. Aromi sempre molto eleganti, quasi da 'profumo francese' che persistono a lungo

Tasca
Capo faro 2004 (malvasia)
Il colore del vino è dorato, carico, e i suoi profumi, discretamente intensi, spaziano dalle note vegetali a quelle marine. La bocca è dolce, senza stuccare, e chiude con una accentuata speziatura.

Donnafugata
Moscato di Pantelleria Kabir 2004 (zibibbo)
Un bel paglierino dorato e profumi ricchi e profondi sono la carta d'identità di questo vino. In un contesto non dolcissimo i profumi sono di uva matura ma anche elegantemente vegetali. La bocca invece è nettamente dolce, ampia e dal bel compiacimento. Un palato complesso, ricco di aromi e non certo mancante di tensione gustativa grazie alla bella acidità. Un vino completo.

Acate
Frappato 2004 (frappato)
Il vino è rubino, di media intensità ma vivo, come vivi sono i profumi, franchi e vinosi. Bella bocca fresca, minerale e fruttata, leggermente segnata da note vegetali di rovo e terrose. Una bocca non complessa ma ben piacevole.

Benanti
Etna Serra della Contessa 2004 (nerello mascalese, nerello cappuccio)
Il colore è rubino vivo e intenso e i profumi sono di ciliegia candita, cipria, piccoli frutti rossi. Un vino compatto, un po' sovralcolico e dal frutto caramellato, ma profondo e complesso. Finale assai vaniglioso, dai bei tannini.

Rapitalà
Nadir 2004 (syrah)
Il colore è porpora, assai intenso, e i profumi sono vinosi, vegetali, non molto estroversi. In bocca ci appare acidulo, piacevolmente minerale, ma stretto, mancante di spunto.

Settesoli
Mandrarossa Syrah 2004 (syrah)
Una massa porpora, talmente intensa da risultare impenetrabile alla luce. Il naso è fresco, di erbe e frutta, mediamente intenso ma intrigante. All'assaggio notiamo un buon passo e una bella freschezza, una media sapidità e un frutto netto, che ci porta a un finale pulito e dai tannini rotondi.

Baglio di Pianetto
Piana dei Salici 2004 (merlot)
Porpora e impenetrabile, questo vino ci appare olfattivamente segnato da contributi terziari veramente intensi. Sentiamo caffè, caffè e ancora caffè. Poi un leggero floreale ce la fa a spuntare dalla cortina terziaria. Al gusto troviamo un frutto fresco, acidulo, piacevole, ma nuovamente dominato da un legno prepotentemente presente.

Miceli
Merlot 2004 (merlot)
Il colore di questo vino è un netto porpora, impenetrabile, e i suoi profumi sono dolci, surmaturi, di confettura di ribes, profondi e complessi ma un poco stucchevoli, non perfettamente a fuoco. In bocca il vino non è molto ampio e conclude con un tannino non male ma un po' asciutto.

Planeta
Merlot 2004 (merlot)
Impenetrabile il color porpora e profumi assai estroversi di frutta, ciliegia e rovo sono il buon biglietto da visita di questo merlot che eccede un poco in dolcezza e maturazione del frutto. Buona la sensazione gustativa, seppure non amplissima e conclusa da tannini ancora robusti.

Settesoli
Merlot Mandrarossa 2004 (merlot)
Il colore, assai fitto, è rubino purpureo e il naso ci appare penetrante, maturo, segnato da note di peperone abbastanza evidenti. Un frutto comunque spiccato e molto presente, che anche al gusto risulta segnatamente vegetale. Il tannino diffuso e rotondo è accompagnato da sensazioni legnose abbastanza evidenti.

Fatascià
L'Insolente 2004 (merlot e cabernet)
Un taglio bordolese dal colore rubino impenetrabile e dal naso intenso ed elegante in cui la vaniglia accompagna un frutto ricco e strutturato. In bocca il vino è teso, persistente e compatto, chiuso da un tannino di forte presenza.

Barbera
La Vota 2004 (cabernet)
Il vino ha colore rubino fitto e una media intensità olfattiva, giocata tra il vegetale e il minerale. Al gusto lo troviamo ampio, terziario, un poco stucchevole nonostante la buona carica acida e i freschi tannini.

Tasca d'Almerita
Contea di Sclafani Cabernet Sauvignon 2004 (cabernet)
Al colore porpora impenetrabile seguono sensazioni vegetali assai evidenti che ricordano il legno di sambuco. Un naso di media soddisfazione a cui segue una bocca di piccoli frutti neri e note erbacee, che si fa ricordare e apprezzare per la buona sapidità e la grande persistenza.

Fatascià
Rosso del Presidente 2004 (cabernet sauvignon e nero d'Avola)
Melange internazional-autoctono dal colore rubino fitto e dai profumi di frutta caramellata e cipria, assai dolci. Impostazione matura che ritroviamo all'assaggio. Un vino dal gusto deciso, non elegante.

Cusumano
Noà 2004 (nero d'Avola, merlot e cabernet sauvignon)
Tre sono i vitigni che compongono questo vino dal colore rubino intenso e dai profumi poco appariscenti. Cenni vegetali e di frutta, in un contesto fresco e poco sapido sono quanto ci dice la bocca, insieme a un chiusura ferrosa.

Calatrasi
Terre di Ginestra 651 2004 (Inero d'Avola e merlot)
Un nero d'Avola e merlot dal colore porpora fitto e dai profumi di caffè e ciliegia caramellata. Una carica terziaria imponente che al gusto accompagna il frutto in modo troppo preponderante. Note decise di polvere pirica.

Benanti
Top Pachino 2004 (nero d'Avola e altre uve)
La base di questo vino è nero d'Avola, ma accompagnato da altre varietà non dichiarate. Il colore è rubino fitto e i profumi sono di frutta, ma poco intensi. Netta la ciliegia al gusto, in versione sottospirito, che ci accompagna nel lungo finale.

Tasca d'Almerita
Contea di Sclafani Rosso del Conte 2004 (nero d'Avola e poche piante di perricone)
Quasi tutto nero d'Avola e un tocco di perricone per un vino rubino purpureo che profuma di erbe e fiori. Un buon naso di sicura eleganza seguito da una bocca armonica e importante, dai tannini rotondi e dal contributo terziario comunque evidente.

Acate
Tanè 2004 (nero d'Avola e syrah)
Nero d'Avola e syrah danno un vino rubino intenso dai profumi minerali, di roccia e di rovo, fresco. Bocca acida, tonica e viva, chiusa da un buon robusto tannino. Sapido e beverino.

Rapitalà
Nuhar 2004 nero d'Avola e pinot nero)
Rubino vivo questa inconsueta miscela di nero d'Avola e pinot nero (due "neri" che crediamo abbiano ispirato il nome). I profumi sono floreali, di non particolare intensità e media è anche la sapidità. Un vino semplice e fresco, di impostazione dolce al gusto.

Abbazia Sant'Anastasia
Abbazia Sant'Anastasia 2004 (nero d'Avola)
Il colore di questo nero d'Avola in purezza è porpora violaceo, di consistenza impenetrabile e i suoi profumi sono un poco confusi, pieni di frutta ma anche di note grafitose e di legno. Bocca segnata da sentori di cuoio e chiusa da tannini un poco rustici.

Acate
Il Moro 2004 (nero d'Avola)
Vino di colore rubino purpureo intenso. I profumi giocano tra il minerale e il vegetale, e non mancano lievi note di caffè. Un vino assai vivace al gusto, dalla discreta finezza tannica e fornito di un frutto vivo, non complesso, franco.

Benanti
Morsentini 2004 (nero d'Avola)
Il vino di Benanti è rubino vivo e il suo naso è ancora nascosto ma si riescono a percepire eleganti frutti rossi e un buon floreale. Non complesso né ampio, lo troviamo pulito, acido, di beva semplice e piacevole.

Cusumano
Sàgana 2004 (nero d'Avola)
Vino rubino purpureo dalla media intensità olfattiva e dalla bocca non complessa, di frutti rossi, ma fresca e beverina. Chiusura floreale, persistente, tannicamente delicata.

Donnafugata
Sedara 2004 (nero d'Avola)
Il rubino di questo vino è assai fitto e i profumi sono di ciliegia, guarniti da cenni minerali. Buona in bocca la presenza del frutto, su toni sapidi, e discretamente persistente il finale, segnato da una buona massa tannica.

Firriato
Harmonium 2004 (nero d'Avola)
Il rubino è intenso e tende al purpureo. Buona la compattezza olfattiva e il dolce impatto al gusto dove il vino mostra un bel corpo. Un nero d'Avola dal lungo finale, ma un po' tabaccoso.

Planeta
Santa Cecilia 2004 (nero d'Avola)
Il nero d'Avola di Planeta ha colore porpora intenso e emana penetranti aromi di frutta rossa. L'impostazione è assai dolce, sia al naso che in bocca dove una certa freschezza alleggerisce il quadro. Bella la tannicità, soffusa e prolungata.

11 maggio 2005

Foto: la spiaggia e lo stabilimento balneare Charleston di Mondello, momenti della degustazione


 
 
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