Una annata d'oro per
i bianchi siciliani
di Luca Bonci
Di
nuovo in Sicilia, di nuovo a Palermo, un anno dopo, per la seconda edizione
di "Sicilia en primeur". Dice che si abitui alla vita e che
questa sfugga sempre più in fretta, che ogni anno scorra più
velocemente del precedente. I vividi ricordi della precedente edizione,
meravigliosamente ospitata nelle più belle dimore storiche della
città, hanno reso ancor più vera questa impressione: quest'anno
ci sembra proprio volato. Siamo nuovamente qui, a osservare questo mare
azzurro, questa sabbia fine, sfumata di rosa.
Contrapposto al nostro tempo psicologico il tempo immutabile della
natura, un nuovo anno, una nuova vendemmia. Quel ciclo sentito così
lungo dai vignaioli, che vorrebbero sempre di più dal loro vino
e che non possono che fare un solo esperimento all'anno. "Quante
vendemmie può fare un vignaiolo fortunato? Cinquanta, sessanta?"
è la domanda che sempre aleggia nelle parole di chi il vino lo
fa.
L'isola non ha tutti questi anni alle spalle: "venti anni fa la
Sicilia produceva solo vino da distillare..." ci dice Attilio Scienza
(presente al convegno "Sicilia continente vitivinicolo") da
un suo ricordo personale, "ma la Sicilia muore e rinasce, come
Dioniso, e nel vino rinasce -da fuori-, con i vini internazionali."
Il successo seguito a questa scelta va ora consolidato e, secondo Scienza,
si sta consolidando, nella nuova attenzione ai vitigni autoctoni, "
-antichi- forse è un termine più corretto. La Sicilia
ha la fortuna di avere vitigni che non danno risultato fuori dall'isola,
il nero d'Avola, il cataratto, i nerelli, non danno risultati fuori
da qui, e questa è la forza dell'isola, quello che ne farà
la linea del Piave dell'intera penisola al confronto con i vini internazionali."
Certo,
per capire meglio il significato di questa affermazione aiutano i dati
forniti dall'organizzazione della manifestazione, uno su tutti quello
della percentuale di ettari vitati occupati da un determinato vitigno.
Molti dei vini che hanno rilanciato la Sicilia vinicola contengono cabernet
e merlot, syrah od altri vitigni internazionali, e così molti
dei vini offerti in degustazione nella stessa Sicilia en primeur. Non
è così strano quindi chiedersi quale sia la percentuale
di vitato occupata dal cabernet sauvignon, tanto per fare un esempio,
o dal merlot. Il 10%, il 5%? Macché! I due vitigni rossi più
diffusi nel mondo qui non arrivano all'un per cento del vitato! Tra
i rossi solo il nero d'Avola supera il 10% e tutto il resto è
rappresentato da vitigni autoctoni, con grande prevalenza dei vitigni
bianchi.
Si capisce così l'importanza di rilanciare gli autoctoni per
una regione che produce tutti i suoi vini al momento più famosi
da percentuali decisamente minoritarie delle vigne presenti. Eppoi la
varietà di vitigni è ancora più grande,
vista la varietà di biotipi presente: solo di cataratto sono
stati individuati 392 presunti cloni!!! Per non parlare dei vitigni
antichi. dimenticati dagli stessi siciliani, che i nuovi vini della
Sicilia potranno sfruttare per il definitivo rilancio del vino isolano.
Ricchezza che, d'altra parte, non sta solo nei vitigni, ma anche nei
territori: "la Sicilia è un ambiente dilatato, ed ha ancora
grandi possibilità, le zone vocate fin'ora utilizzate erano dettate
anche dalla facilità di raggiungimento dei porti, ma all'interno
ci sono ancora grandissime possibilità, io credo che neppure
l'Australia abbia queste possibilità," conclude Scienza.
Insomma, una vera miniera, che comunque non dovrebbe preoccupare solo
la concorrenza straniera, ma anche quella nazionale, visti gli eccessi
di produzione a cui si sta arrivando con i forsennati reimpianti dell'ultimo
decennio, in era ante-crisi.
Ma
passiamo all'analisi dell'annata, cosa è successo nel 2004? Temperature
nettamente più basse della media dei trenta anni precedenti e
piovosità più elevate. Quindi una annata anomala, ma una
anomalia che deriva anche dal 2003, una annata siccitosa che ha portato
a scarse riserve di zuccheri e che ha rallentato la velocità
dell'invaiatura 2004. Fatica quindi per le scarse riserve, per il clima
diverso e anche per la grande quantità di uva prodotta. Per fortuna
la piovosità ha aiutato la maggior produzione e questo, insieme
a un lungo autunno temperato, ha consentito di arrivare bene a maturazione.
Quest'anno non è quindi un anno irruento per i vini siciliani,
in un vino di quest'anno sarà particolare l'eleganza, avremo
vini più compassati, vini che avranno un futuro. Si ricordano
pochi anni come quello passato per fare buoni vini bianchi in Sicilia,
e sui rossi ci si aspettano tannini morbidi, rotondi, insomma: un anno
di vini particolari. Tutto questo si concretizza in un voto per la vendemmia
2004: 5 stelle (il massimo) per i vini bianchi e 4 stelle per i rossi.
Valutazione con cui ci troviamo d'accordo, e a cui, anzi, eravamo personalmente
arrivati nella degustazione en primeur precedente il convegno.
Ecco i nostri commenti sui 35 vini presentati, che abbiamo assaggiato
alla cieca.
Calatrasi
Terre di Ginestra 2004 (cataratto)
Il colore è paglierino, limpido, e il naso di media intensità,
pulito, ha profumi minerali e citrini accompagnati da cenni vegetali
di sedano e tisane, quadro reso ancor più complesso da note che
ci ricordano il tabacco tranciato di fresco. Fresca è anche la
bocca, tesa e sapida, chiusa da un finale molto lungo, i cui aromi ci
ricordano melone invernale e pesca matura. La conclusione, ammandorlata,
è di grande pulizia.
Planeta
Cometa 2004 (fiano)
Vino possente già alla vista. Dorato intenso e limpido, appare
denso e solare. l'impatto olfattivo è molto intenso, su registri
piccanti, vegetali di peperone fresco e fruttati, esotici e maturi.
Un vino grasso all'assaggio, di bella ampiezza e di eccezionale persistenza
aromatica. Saporito, teso e leggermente amarognolo il finale.
Rapitalà
Casalj 2004 (cataratto e chardonnay)
Un vino di colore paglierino limpido dai profumi marini e di fiori gialli,
vivi e mediamente intensi. Al gusto ha una impostazione asciutta, di
buon spessore ma con un po' di terziario in eccesso in chiusura.
Settesoli
Mandrarossa Furetta 2004 (chardonnay e fiano)
Il colore è giallo, tendente al dorato e leggermente torbido,
e i profumi sono persistenti e assai dolci, di melone maturo, pesca,
ananas e spezie, con cenni balsamici. In bocca è grasso, medicinale,
con un apporto del legno importante. Un vino comunque ampio, carico,
finanche sciropposo.
Barbera
Piana del Pozzo 2004 (chardonnay)
Che dire? Questo vino in piena fermentazione malolattica appare torbido
e poco espressivo olfattivamente. A scavare un po' appaiono nette note
di ananas e lieviti. In bocca, nella scompostezza dovuta alla fase fermentativa,
notiamo una struttura importante e una certa grassezza, ma non possiamo
aggiungere molto di più.
Grottarossa
Eclisse Lunare 2004 (chardonnay)
Il colore è un classico paglierino limpido, poco concentrato,
e i profumi, mediamente intensi, sono di fiori e minerali, di roccia
bagnata. A un più attento ascolto ecco anche note di frutta esotica
e di mela renetta. Un vino pulito e segnato da una buona acidità,
aromaticamente fine, di media persistenza e discreta piacevolezza.
Baglio di Pianetto
Piana del Ginolfo 2004 (viognier)
Il vino non è completamente limpido, segno di una qualche evoluzione
in atto, ma i suoi profumi sembrano già ben definiti, intensi
e caratteriali, di frutta secca ed erbe aromatiche, senza addolcimenti,
complessi, fini. Al gusto troviamo un buon frutto, elegante e pulito.
La lunga conclusione amarognola, segnata da note vegetali, è
assai piacevole.
Donnafugata
Lighea 2004 (ansonica, cataratto, zibibbo)
Il colore è paglierino, di poca concentrazione, e i profumi sono
eleganti, di fiori bianchi, mughetto in testa. Un vino aromaticamente
profondo, sapido, dal bell'ingresso in bocca e piacevolmente in risalita
aromatica nel finale. Aromi sempre molto eleganti, quasi da 'profumo
francese' che persistono a lungo
Tasca
Capo faro 2004 (malvasia)
Il colore del vino è dorato, carico, e i suoi profumi, discretamente
intensi, spaziano dalle note vegetali a quelle marine. La bocca è
dolce, senza stuccare, e chiude con una accentuata speziatura.
Donnafugata
Moscato di Pantelleria Kabir 2004 (zibibbo)
Un bel paglierino dorato e profumi ricchi e profondi sono la carta d'identità
di questo vino. In un contesto non dolcissimo i profumi sono di uva
matura ma anche elegantemente vegetali. La bocca invece è nettamente
dolce, ampia e dal bel compiacimento. Un palato complesso, ricco di
aromi e non certo mancante di tensione gustativa grazie alla bella acidità.
Un vino completo.
Acate
Frappato 2004 (frappato)
Il vino è rubino, di media intensità ma vivo, come vivi
sono i profumi, franchi e vinosi. Bella bocca fresca, minerale e fruttata,
leggermente segnata da note vegetali di rovo e terrose. Una bocca non
complessa ma ben piacevole.
Benanti
Etna Serra della Contessa 2004 (nerello mascalese, nerello cappuccio)
Il colore è rubino vivo e intenso e i profumi sono di ciliegia
candita, cipria, piccoli frutti rossi. Un vino compatto, un po' sovralcolico
e dal frutto caramellato, ma profondo e complesso. Finale assai vaniglioso,
dai bei tannini.
Rapitalà
Nadir 2004 (syrah)
Il colore è porpora, assai intenso, e i profumi sono vinosi,
vegetali, non molto estroversi. In bocca ci appare acidulo, piacevolmente
minerale, ma stretto, mancante di spunto.
Settesoli
Mandrarossa Syrah 2004 (syrah)
Una massa porpora, talmente intensa da risultare impenetrabile alla
luce. Il naso è fresco, di erbe e frutta, mediamente intenso
ma intrigante. All'assaggio notiamo un buon passo e una bella freschezza,
una media sapidità e un frutto netto, che ci porta a un finale
pulito e dai tannini rotondi.
Baglio di Pianetto
Piana dei Salici 2004 (merlot)
Porpora e impenetrabile, questo vino ci appare olfattivamente segnato
da contributi terziari veramente intensi. Sentiamo caffè, caffè
e ancora caffè. Poi un leggero floreale ce la fa a spuntare dalla
cortina terziaria. Al gusto troviamo un frutto fresco, acidulo, piacevole,
ma nuovamente dominato da un legno prepotentemente presente.
Miceli
Merlot 2004 (merlot)
Il colore di questo vino è un netto porpora, impenetrabile, e
i suoi profumi sono dolci, surmaturi, di confettura di ribes, profondi
e complessi ma un poco stucchevoli, non perfettamente a fuoco. In bocca
il vino non è molto ampio e conclude con un tannino non male
ma un po' asciutto.
Planeta
Merlot 2004 (merlot)
Impenetrabile il color porpora e profumi assai estroversi di frutta,
ciliegia e rovo sono il buon biglietto da visita di questo merlot che
eccede un poco in dolcezza e maturazione del frutto. Buona la sensazione
gustativa, seppure non amplissima e conclusa da tannini ancora robusti.
Settesoli
Merlot Mandrarossa 2004 (merlot)
Il colore, assai fitto, è rubino purpureo e il naso ci appare
penetrante, maturo, segnato da note di peperone abbastanza evidenti.
Un frutto comunque spiccato e molto presente, che anche al gusto risulta
segnatamente vegetale. Il tannino diffuso e rotondo è accompagnato
da sensazioni legnose abbastanza evidenti.
Fatascià
L'Insolente 2004 (merlot e cabernet)
Un taglio bordolese dal colore rubino impenetrabile e dal naso intenso
ed elegante in cui la vaniglia accompagna un frutto ricco e strutturato.
In bocca il vino è teso, persistente e compatto, chiuso da un
tannino di forte presenza.
Barbera
La Vota 2004 (cabernet)
Il vino ha colore rubino fitto e una media intensità olfattiva,
giocata tra il vegetale e il minerale. Al gusto lo troviamo ampio, terziario,
un poco stucchevole nonostante la buona carica acida e i freschi tannini.
Tasca d'Almerita
Contea di Sclafani Cabernet Sauvignon 2004 (cabernet)
Al colore porpora impenetrabile seguono sensazioni vegetali assai evidenti
che ricordano il legno di sambuco. Un naso di media soddisfazione a
cui segue una bocca di piccoli frutti neri e note erbacee, che si fa
ricordare e apprezzare per la buona sapidità e la grande persistenza.
Fatascià
Rosso del Presidente 2004 (cabernet sauvignon e nero d'Avola)
Melange internazional-autoctono dal colore rubino fitto e dai profumi
di frutta caramellata e cipria, assai dolci. Impostazione matura che
ritroviamo all'assaggio. Un vino dal gusto deciso, non elegante.
Cusumano
Noà 2004 (nero d'Avola, merlot e cabernet sauvignon)
Tre sono i vitigni che compongono questo vino dal colore rubino intenso
e dai profumi poco appariscenti. Cenni vegetali e di frutta, in un contesto
fresco e poco sapido sono quanto ci dice la bocca, insieme a un chiusura
ferrosa.
Calatrasi
Terre di Ginestra 651 2004 (Inero d'Avola e merlot)
Un nero d'Avola e merlot dal colore porpora fitto e dai profumi di caffè
e ciliegia caramellata. Una carica terziaria imponente che al gusto
accompagna il frutto in modo troppo preponderante. Note decise di polvere
pirica.
Benanti
Top Pachino 2004 (nero d'Avola e altre uve)
La base di questo vino è nero d'Avola, ma accompagnato da altre
varietà non dichiarate. Il colore è rubino fitto e i profumi
sono di frutta, ma poco intensi. Netta la ciliegia al gusto, in versione
sottospirito, che ci accompagna nel lungo finale.
Tasca d'Almerita
Contea di Sclafani Rosso del Conte 2004 (nero d'Avola e poche
piante di perricone)
Quasi tutto nero d'Avola e un tocco di perricone per un vino rubino
purpureo che profuma di erbe e fiori. Un buon naso di sicura eleganza
seguito da una bocca armonica e importante, dai tannini rotondi e dal
contributo terziario comunque evidente.
Acate
Tanè 2004 (nero d'Avola e syrah)
Nero d'Avola e syrah danno un vino rubino intenso dai profumi minerali,
di roccia e di rovo, fresco. Bocca acida, tonica e viva, chiusa da un
buon robusto tannino. Sapido e beverino.
Rapitalà
Nuhar 2004 nero d'Avola e pinot nero)
Rubino vivo questa inconsueta miscela di nero d'Avola e pinot nero (due
"neri" che crediamo abbiano ispirato il nome). I profumi sono
floreali, di non particolare intensità e media è anche
la sapidità. Un vino semplice e fresco, di impostazione dolce
al gusto.
Abbazia
Sant'Anastasia
Abbazia Sant'Anastasia 2004 (nero d'Avola)
Il colore di questo nero d'Avola in purezza è porpora violaceo,
di consistenza impenetrabile e i suoi profumi sono un poco confusi,
pieni di frutta ma anche di note grafitose e di legno. Bocca segnata
da sentori di cuoio e chiusa da tannini un poco rustici.
Acate
Il Moro 2004 (nero d'Avola)
Vino di colore rubino purpureo intenso. I profumi giocano tra il minerale
e il vegetale, e non mancano lievi note di caffè. Un vino assai
vivace al gusto, dalla discreta finezza tannica e fornito di un frutto
vivo, non complesso, franco.
Benanti
Morsentini 2004 (nero d'Avola)
Il vino di Benanti è rubino vivo e il suo naso è ancora
nascosto ma si riescono a percepire eleganti frutti rossi e un buon
floreale. Non complesso né ampio, lo troviamo pulito, acido,
di beva semplice e piacevole.
Cusumano
Sàgana 2004 (nero d'Avola)
Vino rubino purpureo dalla media intensità olfattiva e dalla
bocca non complessa, di frutti rossi, ma fresca e beverina. Chiusura
floreale, persistente, tannicamente delicata.
Donnafugata
Sedara 2004 (nero d'Avola)
Il rubino di questo vino è assai fitto e i profumi sono di ciliegia,
guarniti da cenni minerali. Buona in bocca la presenza del frutto, su
toni sapidi, e discretamente persistente il finale, segnato da una buona
massa tannica.
Firriato
Harmonium 2004 (nero d'Avola)
Il rubino è intenso e tende al purpureo. Buona la compattezza
olfattiva e il dolce impatto al gusto dove il vino mostra un bel corpo.
Un nero d'Avola dal lungo finale, ma un po' tabaccoso.
Planeta
Santa Cecilia 2004 (nero d'Avola)
Il nero d'Avola di Planeta ha colore porpora intenso e emana penetranti
aromi di frutta rossa. L'impostazione è assai dolce, sia al naso
che in bocca dove una certa freschezza alleggerisce il quadro. Bella
la tannicità, soffusa e prolungata.
11 maggio 2005
Foto: la spiaggia e lo stabilimento balneare Charleston
di Mondello, momenti della degustazione