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Pisa Vini 2004: alla rincorsa del consumatore quotidiano

Dal Barbera Meeting 2004
Barbera d’Asti Superiore Nizza 2001 e Barbera d’Asti Superiore 2001
(prima e seconda parte); Barbera d'Alba


In archivio

 


Pisa Vini 2004: alla rincorsa del consumatore quotidiano
di Luca Bonci


I prezzi del vino erano saliti ben prima dell'euroinflazione. Gli anni dell'euforia, nell'ultimo decennio del secolo, avevano fatto lievitare i costi per i consumatori in maniera più che sensibile. Ma il vino si vendeva bene, la qualità era in indubbio miglioramento, e così sembrava che tutto potesse funzionare. Poi è arrivato l'euro e i timori che i prezzi levitassero a causa di arrotondamenti furbeschi che si sono rivelati del tutto "infondati". Nessun arrotondamento, bensì un vero e proprio scippo perpetrato ai danni dei consumatori, con gli eccessi maggiori proprio nel campo alimentare e della ristorazione. Una rivoluzione silenziosa, che ha arricchito pochi peggiorando le condizioni di vita dei più.

Ma per fortuna, o per sfortuna, il mondo è piccolo, e chiuso, e non sempre si possono fare danni senza alla fine rimetterci un po' tutti. Il vino, che costava già tanto, ha subito altri rialzi e si è così trovato improvvisamente fuori mercato, ovvero fuori dalle possibilità di acquisto della maggior parte delle persone. Le aziende hanno le cantine piene di invenduto e, visto che non si possono calare da un anno all'altro i prezzi delle bottiglie di punta, ecco che l'attenzione di produttori e consumatori si è spostata su vini dal prezzo ragionevole, i cosidetti vini quotidiani.

Questo era il tema di una degustazione bendata organizzata a Pisa dall'Associazione Grandi Cru della Costa Toscana lo scorso 27 novembre, in occasione dell'annuale presentazione dei vini delle aziende pisane. Sedici vini rossi, prodotti nelle province di Lucca, Pisa, Livorno e Grosseto, dal prezzo al consumatore variabile tra i 7 e i 15 euro. Con il limite superiore dei quindici euro, che potrebbe sembrare non così quotidiano, visto come limite massimo e considerato più per prudenza che altro, date le forti variazioni che si riscontrano nei prezzi allo scaffale.

I vini in assaggio erano di due annate diverse, cinque di essi del 2002 e gli altri del 2003, tutti quanti, a parte uno, già in bottiglia se non in commercio. Due annate difficili, con un 2002 infausto e un 2003 talmente caldo da aver reso dura la vita ai produttori situati nelle zone meno fresche o più siccitose. Due annate che comunque hanno dato anche frutti non malvagi tra i settanta produttori della Costa Toscana, probabilmente proprio grazie alle varietà di terroir che l'Associazione comprende, come ci spiegano Ginevra Venerosi Pesciolini, presidente dell'associazione, e Paolo Valdastri: "nel 2002 specialmente le zone aperte e in prossimità del mare si sono giovate di un clima meno piovoso, mentre nel 2003 sono stati alcuni anfratti relativamente freschi nelle zone più interne, come quelle della lucchesia, a salvarsi dal grande caldo."

Gli assaggi, come detto, si sono svolti alla cieca, e i risultati sono poi stati commentati tra i giornalisti e i produttori presenti, con una discreta assonanza di giudizi. Una prova non eccelsa per i vini toscani, seppur segnata da qualche bel risultato, proprio come c'era da attendersi dalle descrizioni delle annate. Tre sono stati i vini che hanno raccolto apprezzamenti quasi unanimi.

Il Chianti Superiore Cerretello 2002, di Pieve de' Pitti (Terricciola) ha spiccato tra i vini più vecchi. Composto da sangiovese al 90%, canaiolo al 5% e da altri vitigni a bacca rossa, questo vino affina senza vedere legno, dopo dieci giorni di macerazione. Si tratta di un vino color rubino vivo dai profumi freschi di legno di sambuco e minerali, non molto intensi, segnati da una lieve componente carbonica iniziale, che poi lascia il campo a un bel floreale e alla tipica violetta del sangiovese. Un prodotto aromaticamente semplice che alla beva dà il suo meglio, con un frutto sapido e dolce e una bocca franca e dinamica, in crescita verso un finale guarnito di bei tannini.

Abbastanza simili tra loro, e diversi dal Cerretello, i due vini del 2003 che meglio hanno figurato. Sono il Morellino di Scansano Bella Marsilia 2003 di Poggio Argentiera (Alberese) e specialmente il Sovana Rosso la Roccaccia della Tenuta Roccaccia (Pitigliano). In una annata calda due vini da zone calde, quindi. Prodotti molto maturi, ma che hanno saputo ben interpretare e sfruttare a loro favore la torrida estate dell'anno passato.

Il Morellino di Scansano BellamarsiliA 2003 (composto da sangiovese, alicante e un poco di syrah e maturato in acciaio e cemento) si presenta di color rubino limpido e profuma di fiori, carne tagliata di fresco e leggero vegetale. Un naso pulito, di media intensità, arricchito da cenni minerali e da note di lacca. Molto bella la frutta al gusto, in un contesto assai dolce, che pur favorendo la facilità di beva, alla lunga potrebbe stancare. Un vino in cui ci pare di percepire persino un lieve residuo zuccherino e che comunque ci offre anche un bel tannino morbido e, anch'esso, dolce.

Il Sovana Rosso la Roccaccia contiene anch'esso alicante, a fianco di sangiovese (in prevalenza) e ciliegiolo. E' di color rubino vivo e non subito decifrabile al naso per via di una intensità non eccessiva. Teniamo pero' conto che questi sono stati i due ultimi vini assaggiati e quindi hanno risentito di una lunga permanenza nel bicchiere. Una bella rotazione ed ecco che il vino si svela, regalando un bel naso, di buona eleganza, giocato tra la frutta nera sottospirito, l'etereo e il minerale. Nuovamente assai dolce la bocca, quasi zuccherina, morbida e lunga, con una evidente struttura e un bella tensione gustativa.

Subito dopo questi tre vini abbiamo apprezzato un altro vino sudista, il Montescudaio Rosso 2003 della Fattoria di Sorbaiano, nato da sangiovese 80%, montepulciano e malvasia nera. Un vino dal rubino limpido e dal naso franco, penetrante, etereo, di frutta rossa matura. Floreale e vivace al gusto, dove ci sono piaciuti il buon tono acido ed il passo garbato.

 

Prima di proseguire è necessario un commento. La quaterna appena vista ha in comune un paio di aspetti. Intanto si tratta di vini a denominazione di origine, quasi che sui vini quotidiani la DOC desse una garanzia di maggior piacevolezza, e poi tutti e quattro i vini sono di prezzo basso, sotto i dieci euro e anzi, con l'eccezione del Bella Marsilia, vicini al limite inferiore dei 7 euro: un bel bere!

Concludiamo quindi questa rassegna con gli altri vini, in ordine di presentazione, che ci hanno lasciato un buon ricordo.

Monteregio di Massa Marittima Rosso Lentisco 2002 - Serraiola
Sangiovese, merlot e, sperimentalmente, vermentino, danno un vino di colore rubino chiaro, dai profumi un po' nascosti di ciliegia e macchia mediterranea. Beverino, senza grossa struttura, morbido, chiude amarognolo e un poco caldo. (11€)

Colline Lucchesi Rosso 2003 - Colle di Bordocheo
Sangiovese, canaiolo, ciliegiolo e moscato d'Amburgo, un uvaggio tipicamente lucchese che affina in inox e botte grande al 30%. Il colore è rubino intenso e al naso regala spunti vinosi, freschi, ciliegia e un delicato floreale. In bocca più semplice, non grasso, aromaticamente simile, con in più una nota liquiriziosa che si allunga nel finale. (7€)

Montecarlo Rosso 2003 - Fattoria del Bonamico
Un vino rubino chiaro che fa inox e barrique di secondo passaggio. Espressivo al naso, dove un piacevole sentore di sottobosco affianca un fruttato di mora di rovo e cenni minerali. Lo troviamo franco e un po' rusticheggiante al gusto. Non lungo, anche a causa di un tannino leggermente asciutto che taglia il finale. (7€)

Montecarlo Rosso 2003 - Fattoria del Teso
Il rubino sfuma nel porpora e i profumi di questo vino (ottenuto da sangiovese per 3/4 e poi canaiolo, syrah, merlot e cabernet sauvignon) sono fini e penetranti, di media intensità e marcati da sentori di piccoli frutti neri e leggere note vegetali. Ampia la bocca, dove prevale la frutta rossa, un po' aspra, e si nota un buon tannino. (8€)

Montescudaio Rosso Ligustro 2003 - Podere la Regola
Un vino dal rubino poco concentrato ma vivo e dal naso semplice, in cui prevale una nota di liquirizia. Miglior soddisfazione al gusto, dove lo troviamo morbido e piacevole. Un po' caldo nel finale. (9€)

Belcore 2003 - I Giusti e Zanza
Questo vino, composto da sangiovese per l'80% e merlot, affina in tonneaux di rovere e da lì proveniva il campione assaggiato, visto che era l'unico prodotto non ancora imbottigliato. Il colore è rubino impenetrabile, che sfuma nel porpora. Presenta un naso molto maturo, dolce e luquirizioso, di frutta confetturata e polvere nera. Si percepisce una nota legnosa non eccesiva. Pieno al gusto, dove forse eccede in concentrazione. Si allunga su toni ferrosi e conclude caldo e marcato da una certa aggressività tannica. (11€)

Zingari 2003 - Petra
Un IGT prodotto con giovanissime viti di merlot, petit verdot, syrah e sangiovese. Vino ottenuto con microossigenazione, come rivela anche la concentrazione del color rubino violaceo che ci appare nel bicchiere. Toni un poco rustici di roccia e minerali precedono una bocca di buona freschezza, semplice, che ricorda il sottobosco. (prezzo non dichiarato)

6 dicembre 2004

  

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