Rassegna stampa
22-28 Aprile
 
 

Rassegna 15-21/4

Rassegna 8-14/4

Rassegna 1-7/4

Rassegna 25-31/3

Rassegna 18-24/3

Rassegna 11-17/3

Rassegna 4-10/3

Rassegna 25/2-3/3

Rassegna 18-24/2

Rassegna 11-17/2

Rassegna 4-10/2

Rassegna 28/1-3/2

Rassegna 21-27/1

Rassegna 14-20/1

Rassegna 7-13/1

Rassegna 31/12-6/1

Rassegna 17-23/12

Rassegna 10-16/12

Rassegna 3-9/12

Rassegna 26/11-2/12

Rassegna 19-25/11

Rassegna 12-18/11

Rassegna 5-11/11

Rassegna 29/10-4/11

Rassegna 22-28/10
Rassegna 15-21/10
Rassegna 8-14/10
Rassegna 1-7/10
Rassegna 24-30/9
Rassegna 17-23/9
Rassegna 10-16/9
Rassegna 3-9/9

Rassegna 27/8-2/9

Rassegna 6-26/8
Rassegna 30/7-5/8
Rassegna 23-29/7

Rassegna 16-22/7

Rassegna 9-15/7

Rassegna 2-8/7

Rassegna 25/6-1/7

Rassegna 11-24/6

Rassegna 4-10/6

Rassegna 28/5-3/6 
Rassegna 21-27/5 
Rassegna 14-20/5 
Rassegna 7-13/5 
Rassegna 30/4-6/5 
Rassegna 23-29/4


Rassegna 16-22/4

Rassegna 9-15/4

Rassegna 3-8/4

Rassegna 20/3-2/4

Rassegna 13/19-3

Rassegna 6-12/3

Rassegna 1-5/3

Rassegna 20-29/2

Rassegna 13-19/2

I titoli


Nasce la Disneyland del vino Mondavi, celebre produttore della Napa Valley, ha realizzato un parco a tema

Mauro Remondino
Investiti venti miliardi per insegnare, come in un gioco, i segreti del bere e della buona tavola Nasce la Disneyland del vino Mondavi, celebre produttore della Napa Valley, ha realizzato un parco a tema L' avventura continua. A ottant'anni suonati, Robert Mondavi, padre putativo dei vini californiani, si è alleato con Disney. È nata così l' attrazione enologica Golden Wine Winery, tenuta vigna dorata, quattromila metri quadri di cui un acro di collina piantato a Riesling, dove si far educazio ne al vino e al cibo. Sorge nel Disney' s California Adventure, parco a tema di 22 ettari accanto a Disneyland ad Anaheim in California. Un effervescente puzzle dove l' anziano e dinamico Bob si aggira ripetendo ai curiosi, insieme al figlio Michael: "Avevamo bisogno di liberare il vino dal mistero, mantenendone la magia". Un giocattolo che vale un investimento di venti miliardi e fa da supporto a un accordo di collaborazione di dieci anni. Vino e Walt Disney sono sempre stati lontani. Almeno ne gli intenti. Gli inventori di Topolino hanno snobbato nel tempo tutto quanto riguarda le bevande alcoliche e forse le critiche all'Eurodisney parigino, dove a lungo non è stato servito alcol, hanno fatto da molla all' intraprendente signore della Napa Valley. Bob è riuscito dove in molti hanno fallito. Fare vino non basta, bisogna creare educazione e cultura intorno a questo mondo. Jonathan Smiga, manager di Golden Wine Winery, ribadisce: "Vogliamo che i nostri ospiti celebrino il piacer e della tavola e ripetano la stessa esperienza a casa". Aggirandosi tra i filari, dove trovano posto 310 barbatelle di Riesling da poco piantate, Bob Mondavi aggiunge: "Il nostro obiettivo è sempre stato quello di fare vini di caratura mondiale e di incoraggiare il bel modo di vivere che include vino, cibo, amore per la famiglia, gli amici, l' arte". I sentieri segnano la tenuta e il visitatore pu passeggiare sino alla sala delle botticelle dove un filmato di sette minuti, "stagioni del vigneto", accompagna idealmente nei vari cambiamenti della vigna. Ci saranno sempre ambasciatori del vino, istruiti dallo stesso Bob, che rispondono alle domande degli ospiti. Sette sale di degustazione, ristorante, wine-bar, sala seminari e, naturalmente, il market. In questi anni, Mondavi ci ha abituato ai coup de théatre: l' Opus One, Cabernet Sauvignon creato con la vulcanica Philippine de Rothschild, il Luce, Lucente e Danzante con i toscani Marchesi de Frescobaldi, il Sena, Caliterra e Arboleda con il cileno Eduardo Chadwick nella nota Errazuriz. Ma non è tutto, in progetto c'è una joint venture con l'australiana Rosemount. Bob Mondavi non si ferma, ripete: "Fare vini è come fare figli, ognuno è diverso, avr la sua storia, sono le cose pi importanti della mia vita. Ho nove nipoti e tre hanno espresso il desiderio di lavorare in azienda". Un po' naif e molto sensibile, il re della Napa Valley è l' uomo che fa avverare i sogni. Mauro Remondino


(Il Corriere della Sera, 22/4/2001)

Il sagrantino attira i viticoltori friulani

Il vino? Un grande affare. E la zona di Torgiano Montefalco ne è consapevole. Tanto che la seconda strada del vino, finanziata con fondi ministeriali, è proprio quella che si sta costruendo appunto tra Montefalco e Torgiano. E che il vino sia un grande affare e lo diventi sempre pi in futuro è documentato dal fatto che i grandi imprenditori guardano allUmbria con sempre maggiore interesse. LUmbria, e in particolare Montefalco con l'ormai famoso Sagrantino, si conferma ancora terra di grande interesse per gli imprenditori del vino. Dopo Lungarotti dalla vicina Torgiano, e Cecchi dalla Toscana, è arrivato in terra umbra anche il friulano Livon (che possiede a San Giovanni al Natisone un'azienda vinicola da un milione di bottiglie) con l'acquisto di 15 ettari di vigneto a Montefalco, di cui cinque a Sagrantino.
"Abbiamo investito a Montefalco - spiega Valneo Livon, che conduce l'azienda insieme al fratello Tonino - perchè è un territorio molto vocato; il Sagrantino poi è un grandissimo vino di cui c'è grande richiesta sia in Italia ma soprattutto all' estero".
L' investimento a Montefalco sarà completato entro il 2003 con il programmato impianto di altri dieci ettari di vigneto e restauro di poderi e cantina. Non si conosce invece l' entità dell'investimento, anche se i "rumors" parlano di una cifra che si aggira tra 1,5 e 2 miliardi di lire. Sull'Umbria sembrano aver messo gli occhi anche i fratelli Lunelli, della trentina Cantina Ferrari. "Siamo in fase di sviluppo dell'azienda - spiega Giampietro Comolli, responsabile delle relazioni esterne delle Cantine Ferrari - e quindi teniamo gli occhi ben aperti sul mercato. Siamo interessati a nuove iniziative imprenditoriali in prodotti di alto livello, dentro e fuori il vino, anche se il nostro interesse nel mondo del vino non è ancora localizzato, nel senso che non ci sono trattative in corso".
Oltre alle Cantine Ferrari i Lunelli possiedono la grappa Segnana e le acque minerali Surgiva, per circa 120 miliardi di fatturato. Inoltre hanno recentemente manifestato interesse, con altri imprenditori, per l' Ente Tabacchi Italiano.


(Il Messaggero, 22/4/2001)

Corvo, offerta da 120 miliardi. La Regione: "Fino all'estate c'è tempo per altri rilanci". Aperte le buste dei concorrenti per l'acquisto della casa vinicola regionale. "È più di quanto ci aspettavamo"

ANTONELLA ROMANO

PIù di 120 miliardi per l'acquisto della Vini Corvo. " questa l'offerta più alta contenuta nelle buste giunte sul tavolo del commissario liquidatore Alba Alessi, aperte ieri pomeriggio. Top secret sul nome del gruppo pronto ad acquistare, a un prezzo giudicato al di sopra del suo valore di mercato, la Vini Corvo, azienda che fattura 50 miliardi l'anno. Un silenzio dovuto al fatto che la gara non è ancora conclusa. La Regione, soddisfatta per l'alta valutazione, non demorde: punta al grande affare e ha deciso di rilanciare sul prezzo per vendere il "gioiello di famiglia" a una cifra ancora più alta. La gara per la privatizzazione della casa vinicola di Casteldaccia, il cui socio di maggioranza è l'Espi, è destinata a riservare altre sorprese. "Chiederemo alle aziende di presentare delle offerte migliorative", afferma la commissaria liquidatrice degli enti economici.
La decisione di procedere al rilancio è stata adottata prima che fossero aperte le buste, e quindi prima che si sapesse l'entità dell'offerta. Il regolamento regionale prevede la possibilità di ben due rilanci: chi giocherà al rialzo (tra i concorrenti già ammessi) dovrà puntare a una cifra che va dai 120 miliardi in su. "Ci sembra utile mantenere viva la gara per ottenere il prezzo più adeguato", aggiunge Alba Alessi, che presiede una giuria composta da due magistrati. "Nei prossimi giorni definiremo i termini per la presentazione delle nuove offerte. Speriamo di concludere la vendita nell'arco dell'estate".
Dodici erano state le aziende che il 16 gennaio scorso avevano risposto, manifestando il loro interesse, al secondo bando per la vendita della Duca di Salaparuta, pubblicato dal governo Leanza. Il 14 marzo scorso poi sono state depositate le offerte preliminari, per la valutazione del profilo qualitativo dei concorrenti. "Abbiamo ammesso tutte le aziende in gara. Ma non possiamo dire se sono quantitativamente le stesse che si erano fatte avanti a gennaio", dice il commissario, unica depositaria dell'elenco assieme alla Sofipa, la società di advisor nominata dalla Regione. Il commissario si limita a ricordare i requisiti richiesti dal bando di gara. "Di sicuro chi gareggia oggi vanta un fatturato pari alla media del fatturato della Corvo in tre anni, ovvero di almeno 45 miliardi di lire, e un patrimonio di 10 miliardi". In gara oggi c'è la metà delle 23 imprese del settore vitivinicolo che inizialmente avevano chiesto di partecipare alla gara con il bando del governo Capodicasa.
L'assessore all'Industria, Giovanni Ricevuto, socialista, rivendica adesso il merito della ripubblicazione del bando, che ha allargato il campo dei partecipanti a tutte le società interessate e non più solo a quelle del settore vitivinicolo. "Non abbiamo sbagliato ad azzerare tutto e a ricominciare. Questa offerta, di poco più di 120 miliardi, è più alta delle previsioni e le procedure di vendita prevedono la possibilità di due rilanci. Il prezzo non potrà che aumentare", dice soddisfatto l'assessore. "Come avevamo previsto, anche se il numero delle aziende si è ridimensionato, la qualità e la solidità dei gruppi in gara sono più che soddisfacenti". A partecipare alla gara ci sono imprese vinicole internazionali, grosse case produttrici di bevande analcoliche ma anche consorzi di imprese e banche d'affari, pronte alla sfida. Tra i nomi circolati nei mesi scorsi quelli di Zonin, presidente della Banca popolare di Vicenza, Marzotto, Campari, Ilva di Saronno, la Caviro, associata alle cantine trapanesi Foraci, la famiglia Biondisanti di Montalcino, la San Benedetto, controllata dalla Nestlé. Di alcuni, come Campari, che aveva presentato un'offerta di 130 miliardi, si sapeva che si erano ritirati. Il conte Paolo Marzotto è ancora uno dei concorrenti: "Decideremo se rimanere in gara. La cifra, certo, à al di sopra delle nostre valutazioni. Vedremo se l'acquisto della Corvo potrà ancora rientrare tra le nostre scelte strategiche".


(La Repubblica - Palermo, 25/4/2001)

La Barbera "Nizza" arriverà sulle tavole dal 2002

Soddisfatti i produttori della Barbera d'Asti (nella foto), che nello scorso fine settimana hanno tenuto a battesimo la nuova denominazione "Nizza" durante la Fiera del Santo Cristo. Migliaia di visitatori hanno degustato i vini di 53 aziende e altre specialità gastronomiche (formaggi e olio di oliva in un inconsueto gemellaggio Piemonte-Liguria). La Barbera d'Asti "Nizza" arriverà sui mercati a luglio 2002, dopo un affinamento in legno. Si calcola che se ne produrranno 373 mila bottiglie. Per chi ama i vini, prossimo appuntamento nel Sud Astigiano è per sabato e domenica ad Agliano con "Le giornate della Barbera".


(La Stampa, 26/4/2001)


Città del Vino, un appello al ministro dopo le gelate

Dopo le gelate che hanno colpito duramente i vitigni della Toscana, Umbria e dell'area dell'Etna in Sicilia, il presidente dell'Associazione Nazionale Città del Vino che ha sede nella nostra città. lancia un appello al ministro per le politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio, affinché sia valutato il danno
possano essere presi provvedimenti a sostegno delle attività agricole maggiormente colpite.
"Sembra proprio - dice Salvatore Lombardo - che la Toscana, con alcune zone dell'Umbria e della Sicilia siano le aree più colpite dal gelo tanto che alcune aziende hanno subìto persino la perdita del 95 per cento di giovani impianti vitivinicoli. Per la Toscana la situazione è critica e ci stiamo attivando anche con le associazioni di categoria per fare il punto della situazione. L'associazione chiederà al ministro Pecoraro Scanio di valutare se vi sono i presupposti per aiuti ai territori colpiti, non escludendo lo stato di calamità. Siamo in attesa di ricevere i dati precisi dei danni e li trasmetteremo al ministero. In questo contesto si inseriscono i problemi dei ritardi delle polizze assicurative".

(La Nazione, 27/4/2001)

Il vino è un piacere, uno status

Il vino è un piacere, uno status symbol, un'occasione per scoprire territori, e sulla scorta di questo cambiamento una grande regione vitivinicola mondiale, la Toscana, chiama a raccolta in una delle capitali mondiali del vino, Montalcino, i produttori dell'Italia Centrale per trovare l'occasione per un confronto diretto nel quale venga tracciato lo stato attuale e le prospettive future dell'enologia e dei territori del vino, in particolare di Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio.
L'occasione è l'incontro, in forma di talk show , in calendario domani sabato 28 aprile, nella cittadina del Brunello (il territorio che, forse, più di altri, in questi anni, ha contrassegnato in Italia la 'comunicazione' sul vino), nel piccolo e suggestivo Teatro degli Astrusi, che vedrà in platea e sul palco - Donatella Cinelli Colombini, Guido Sodano della SaiAgricola, Jacopo Biondi Santi, Giancarlo Pacenti, Enrico Viglierchio della Castello Banfi, per la Toscana; Marco Caprai per l'Umbria; Massimo Bernetti della Umani Ronchi, per le Marche; Riccardo Cotarella della Falasco, nonché winemaker di livello mondiale, per il Lazio; Gianni Masciarelli e Dino Illuminati, per l'Abruzzo; i due famosi enologi Ezio Rivella e Carlo Ferrini - tanti protagonisti del vino delle regioni del Centro Italia, che 'firmano' bottiglie ormai famose in tutto il mondo.
"L'idea del talk-show 'Vino, viaggio al centro dell'Italia', oltre a restituire la cortesia ad alcuni territori che mi avevano invitato per illustrare le caratteristiche del 'fenomeno vino in provincia di Siena', è un importante momento - spiega Vittorio Galgani, il presidente della Camera di Commercio che ha organizzato l'evento - per accomunare la nobiltà enoica antica e quella più recente e/o acquisita delle regioni del Centro Italia. Ovunque, la parola d'ordine è 'rinnovamento': in vigneto, in campo, prima di tutto, ma anche e soprattutto nei territori del vino. Ed anche nei disciplinari, in cantina, nelle metodologie di proposta del prodotto sul mercato e negli indotti (turismo del vino in testa)".


(La Nazione, 27/4/2001)

Alba. Bottiglie sequestrate. Vino e politica, il sindaco sta con gli albesi

ALBA. "Caro Bartolo, Le scrivo per significarle la mia totale solidarietà per la vicenda non edificante della bottiglia di Barolo che i giornali hanno definito "ulivista". Io non credo che il barolo - specie se di qualità e storia eccellenti come il Suo - siano di destra o di sinistra. E credo che in questo Paese ognuno abbia ancora il diritto di esprimersi liberamente come Ella ha fatto. Si vede che anche qui si è perso il senso della misura e dell’ironia! Chi Le parla è uno che è di centro-destra, non di sinistra, ma che si onora di "abitare" vicino ad un grandissimo che ha reso grandi Alba e la Langa! Grazie". E’ il testo della lettera che il sindaco, Giuseppe Rossetto, ha spedito ieri sera a Bartolo Mascarello, il produttore delle bottiglie di barolo esposte nella vetrina della centrale eno-libreria di Gigi Marchisio con l’etichetta "No barrique no Berlusconi". Le bottiglie sono finite negli scaffali interni, su intervento delle forze dell’ordine per violazione alle norme della legge elettorale che impedisce la propaganda fuori dagli spazi. Si ritiene che l’intervento sia avvenuto su protesta di un simpatizzante della Casa delle Libertà. Bartolo Mascarello, raggiunto per telefono nella sua casa di Barolo, ha commentato: "Non ho ancora ricevuto la lettera del sindaco. Apprezzo il gesto, ma non cambio il mio giudizio su Berlusconi e sulla politica di destra. Hanno condannato agli "arresti domiciliari" una bottiglia di vino e questo per me è ridicolo". Continua il patriarca del barolo: "I telefoni di casa oggi sono rossi. Abbiamo ricevuto telefonate di continuo da parlamentari, intellettuali e anche da molta gente comune che ha espresso solidarietà. Tra gli altri ricordo le telefonate di Emanuele Macaluso e Corrado Vivanti".
Il sindaco ha scritto anche al titolare dell’eno-libreria. Un messaggio più breve: "Caro Gigi, voglio esprimerti il mio personale rincrescimento per la vicenda della bottiglia di Bartolo Mascarello. E’ evidente che qualcuno ha perso davvero il lume della ragione e il senso di misura della realtà. Nel confermarti la mia personale solidarietà ed amicizia colgo l’occasione per salutarti". Marchisio commenta: "Mi ha fatto piacere. Per quanto riguarda le bottiglie di barolo era una semplice provocazione intellettuale. Abbiamo sostituito l’etichetta con "Censura" e devo dire che sto raccogliendo molte prenotazioni. Ho ricevuto tante telefonate da amici e da persone che non conosco, desiderose di fare commenti e di prenotare le "sovversive" bottiglie di barolo 1996".


(La Stampa, 27/4/2001)

Corvo, bilancio da 51 miliardi ma negli Usa non si vende più. Oggi la relazione agli azionisti. Utili in calo, crescono i crediti verso i clienti. E scende la quota di export

ENRICO DEL MERCATO

FINO a qualche anno fa il marchio compariva - grazie a un contratto pubblicitario - in quasi tutti i film che raccontavano di italo americani. Erano tempi in cui la vini Corvo vendeva sul mercato statunitense dai 2 ai 3 milioni di bottiglie. Dall'anno scorso, però, la casa vinicola di Casteldaccia non esporta negli Usa neppure una goccia di vino. Tutto scritto nella relazione di accompagnamento al bilancio dell'azienda che il presidente del cda, l'avvocato Roberto Merra, presenterà stamattina agli azionisti. Potrebbe essere - quello in discussione oggi - l'ultimo bilancio dell'era pubblica della vini Corvo. La vendita del gioiellino di famiglia della Regione è ormai alla stretta decisiva: in lizza per acquistare la casa vinicola sono rimasti 4 gruppi (la CocaCola, la Santa Margherita, la Ilva di Saronno e la Opera, una finanziaria alla quale partecipa anche Fininvest) e l'offerta presentata al commissario liquidatore degli enti economici è di 120 miliardi. Adesso, si andrà ai rilanci e - nelle intenzioni di Alba Alessi, la donna chiamata a chiudere la stagione della regione imprenditrice - c'è quella di chiudere la pratica "entro la fine dell'estate". Di mezzo, però, ci sono le elezioni regionali. E, prima di tutto, c'è il bilancio che va in discussione stamattina. Accompagnato dall'annuncio di battaglia di Silvio Ruffino, uno degli azionisti di minoranza della Corvo. "Chiederò che si faccia chiarezza - dice Ruffino - su alcuni aspetti oscuri di questo bilancio".
Un bilancio sul quale pesa anche la scomparsa del vino Corvo dal mercato statunitense. Le vendite all'estero sono scese dai 13 miliardi e 268 milioni del 99 ai 12 miliardi e 321 milioni del 2000. Una perdita che - spiega la relazione di accompagnamento al bilancio - "è riconducibile ad una unica circostanza: praticamente nel corso del 2000 non sono state effettuate vendite negli Usa". Dietro il flop ci sarebbe un contenzioso tra la Corvo e l'importatore statunitense. Nonostante lo stop alle vendite verso gli Usa, però, il bilancio della Corvo ha fatto registrare un lieve incremento del fatturato che è passato dai 50 miliardi e 205 milioni del 99 ai 51 miliardi e 170 milioni del 2000. Un fatturato, però, sul quale pesa il valore dei crediti verso terzi che ammonta a 29 miliardi e 348 milioni, dei quali 21 miliardi sono crediti verso i clienti. Se il fatturato ha tenuto, l'utile di esercizio si è ridotto passando dai 5 miliardi e 972 milioni del 99 ai 3 miliardi e 949 milioni dello scorso anno. Questo il bilancio che sarà offerto stamattina alla valutazione degli azionisti e, nei confronti del quale, Silvio Ruffino - piccolo azionista che è stato anche presidente della casa vinicola di Casteldaccia - annuncia battaglia. Puntando il dito contro alcune voci contenute nel documento contabile. A partire da quella sul compenso per i componenti del cda per il quale è stata stanziata la somma di 295 milioni, nonostante una legge regionale fissasse in 80 milioni il tetto massimo complessivo. Nella relazione al bilancio si spiega che le somme sono state rivalutate. Non si spiega, invece, che perdita abbia prodotto l'acquisto - operato un paio di anni fa - di olio che, comprato a 10 mila lire al litro, è stato iscritto per un valore molto inferiore: intorno alle 3 mila lire al litro.


(La Repubblica - Palermo, 27/4/2001)

Fra Antinori e i frati benedettini "guerra" per l' affitto delle cantine

Il pregiato vino "Solaia" sotto sfratto: si preannuncia una battaglia legale, tra i benedettini di Badia a Passignano (Firenze) e il marchese Piero Antinori, che ha in a ffitto la cantina del convento. Scaduto il contratto, i frati hanno chiesto un aumento del canone, finora di 2 milioni e mezzo mensili. E affermano che la controfferta è stata "minima". Secondo Albiera Antinori, figlia di Piero, la richiesta è stata di "150 milioni l' anno: metteremo la cosa in mano all' avvocato, e se insistono su quella cifra, cambieremo cantina".


(Il Corriere della Sera, 28/4/2001)


 

Prima pagina | L'articolo | L'appunto al vino | Rassegna | In dettaglio | Sottoscrivi | Collaboriamo