Coast to coast:
Calabria da mare a mare

 
 

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Emulare Calvino e il suo celebre viaggio da costa a costa nel nuovo mondo? Molto, molto di meno, e non solo per l'irraggiungibilità letteraria del grande scrittore, ma anche perché le coste congiunte da questa escursione calabrese sono assai vicine e i due mari, lo Ionio e il Tirreno assai meno diversi dei due oceani divisi dalle americhe. Nonostante ciò non è certo piccola la varietà di terre che si attraversa percorrendo in orizzontale la punta dello stivale italico, la Calabria è un vero universo che offre paesaggi unici. Esiste addirittura un luogo, Montalto d'Aspromonte, da dove, nelle giornate più limpide, è possibile godere della vista contemporanea dei due mari.

Tutto inizia al mattino, sulla costa ionica di fronte a Sibari. La pineta orla la spiaggia amplissima e dorata, il mare è di un dolcissimo turchese. Ci troviamo esattamente al centro del golfo che va da Capo Spulico a Capo Trionto, possiamo abbracciarlo tutto con lo sguardo. Bel mare, ma anche celebri resti archeologici della città la cui eleganza è entrata a far parte del linguaggio: Sibaritica si dice di cosa elegante e raffinata e gli abitanti di Sibari, sfruttando la fertilità della piana seppero assicurarsi una vita immersa nel lusso e nell'ozio, a cui si accompagnarono eccessi e stravaganze tali da renderli odiosi ai contemporanei. Un segno concreto di tali stravaganze sembra fosse la costruzione di tubature che portavano il vino direttamente dalle campagne alle abitazioni in città, un enodotto! Oggi non ci resta che immaginarci tali sofisticati gusti osservando gli oggetti di uso quotidiano conservati nel Museo della Sibaritide.

Dal mare ci spostiamo verso l'interno per una breve sosta nella Sibari moderna, che ben esemplifica la dantesca legge del contrappasso: tanto fu bella l'antica città, tanto questa è deludente, anzi di più, inesistente. Una serie di case sparse, senza centro e senza eleganza alcuna. Fuggiamo veloci dopo un succo di frutta, tra file ordinate di agrumeti, diretti ad ovest.

Dopo pochi chilometri la piana scompare e iniziamo a salire su tonde colline, un po' brulle, con sparsi oliveti e campi di frumento già mietuti. Gli insediamenti urbani sono i tipici del sud della penisola, grossi paesi separati da zone assai poco popolate, se non nel fondovalle che gode di una certa rinomanza turistica per la presenza di stabilimenti termali. Paesi isolati e assai eterogeni, a testimoniare antiche colonizzazioni di una zona che evidentemente era ancora meno popolosa nel passato. Ecco infatti che incontriamo numerosi paesi albanesi, dove il dialetto, ancora vivo, è una lingua non così diversa da quella oggi parlata in albania e dove non è difficile fermarsi incuriositi ad ascoltare un dialogo a noi completamente incomprensibile. Incontriamo quindi Spixana (Spezzano Albanese) e Ungra (Lungro), paesi che sembrano isolati ma che sono ben popolati e vivi, specialmente se ci capitate durante lo struscio serale, assai meno durante la siesta postprandiale! A testimonianza della passata colonizzazione non solo lingua, ma anche le tradizioni culinarie e l'abbigliamento arbëresh (con questo nome si indica la cultura albanese della zona). Ma gli albanesi non furono gli unici a popolare questa regione, e infatti eccoci a Guardia Piemontese (antica colonia di Valdesi che conservano l'antico dialetto occitano) o Altomonte, paese con chiari influssi toscani. E' qui che facciamo la prima sosta, attirati dal ristorante dell'Hotel Barbieri, consigliatoci da amici calabresi e dove andremo a gustare un bel pranzo.

Altomonte, che si dice toscana, presenta alcune caratteristiche architettoniche che ricordano i paesini senesi e fiorentini, le finestre bordate di bianco e forse la scelta dei colori, ma è la Chiesa della Consolazione, in cima al paesino, che veramente rivela gli influssi alloctoni. E non solo toscani, come ci dice anche la targa sulla facciata, che definisce la costruzione "gotico-angioina con influssi franco-senesi". Una definizione talmente complessa che non spiega granché, mentre è molto più convincente il gran rosone, quasi sproporzionato rispetto alla facciata, che con il portale decorato abbellisce la chiesa; questo sì, ci ricorda decisamente le nostre terre. All'interno notiamo l'ambiente pulito e rigoroso, il bel coro ligneo, e una bambolona di porcellana adorata come Madonna.

Smaltito il lauto pranzo a base di delizie e vini calabresi ripartiamo verso ovest, salendo verso San Sosti e poi Sant'Agata d'Esaro, attraversando rigogliosi boschi di castagni, ontani, faggi, querce... una vegetazione veramente ricca e quasi inaspettata a queste latitudini, ma ricordiamo che siamo ai piedi del parco del Pollino. Ancora un milione di curve e infine scollettiamo, al passo dello Scalone, 740m slm, e dopo poche centinaia di metri, riappare il mare, scompaiono i boschi e torna la tipica flora mediterranea: radi gruppi di pini, ciuffi di ginestre, e vigne uliveti case sparse. Una rapida discesa fino al mare che tocchiamo quasi, arrivando ai piedi di un ripido cucuzzolo sulla cui cima si trova Belvedere, bel borgo cresciuto intorno al castello normanno. Ci fermiamo solo un attimo, per poi proseguire a nord, verso Diamante, città di murales e peperoncini.

La cittadina è assai turistica ma nelle stretto dedalo di stradine del centro notiamo quella cura che testimonia l'esistenza di un buon accordo tra turismo e vita degli abitanti. L'ambiente è ben pulito e ordinato e ovunque abbondano piante e bellissimi fiori. Rigogliosissimi sono gli alberi di cedro, a fine agosto religiosi ebrei provenienti da ogni parte del mondo giungono a Diamante per raccogliere i piccoli cedri da utilizzare nella festa dei Tabernacoli (Sukkot - le capanne). Le profumatissime foglie dell'albero sono invece utilizzate per avvolgere i "panicelli di uva passa", dolce tipico del posto. Sui muri i dipinti che, da poche decine d'anni, sono diventati un'attrazione turistica supplementare, opere più o meno belle,di stili svariati, dal sacro, al figurativo, dalle poesie alla recente satira (numerose le opere di famosi vignettisti realizzate lo scorso anno). Un bel centro, uno splendido mare e, a far capolino negli ingressi, o a seccare sui terrazzi, o in vendita in trecce vermiglie, ovunque...peperoncini! Perché sì, saranno famosi i murales, ma Diamante è soprattutto la sede dell'Accademia del Peperoncino, autorità assoluta per quanto riguarda il piccante alimento.

Siamo di fronte al mare, ma la vera fine del viaggio ancora ci attende: da costa a costa, ma specialmente da mare a mare! Poco sopra Diamante troviamo una lunghissima spiaggia (libera!) e un mare azzurro a cui non sappiamo resistere, e ci immergiamo nel Tirreno. La spiaggia è di fine sabbia e sassolini e degrada rapidamente; pochi metri di ghiaia e poi un fondale sabbioso in un mare di una trasparenza e luminosità impossibili da dimenticare.

Luca Bonci e Francesca Z.
29 agosto 2001

 

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