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In campo enologico assistiamo ad una costante crescita dell'attenzione e della curiosità verso nuove zone di produzione vinicola come il Sud Africa, l'Australia, il Cile od altre ancora. I vini di questi paesi, ottenuti da uve quasi sempre di origine francese, hanno interessato gli importatori nazionali sempre di più rendendoli pressoché abituali nei ristoranti, nelle enoteche e nella grande distribuzione. L'idea che ognuno di noi si è fatta su ciò che è il vino, in tutti i suoi aspetti, ci fa confrontare nei modi più disparati con questi eno-parvenus: l’impatto può essere, a volte, di diffidenza. Le possibili cause? Non è rarissimo trovare dei buoni risultati organolettici, ma a ben vedere favoriti da leggi che permettono pratiche enologiche di cantina da noi vietate. La linea di partenza tra noi e loro non è la stessa, le fatiche dei nostri vignaioli per ottenere il massimo della qualità possibile non sono rispettate: ciò non può essere visto con occhio benevolo, può portare ad una pregiudiziale diffidenza. Poi il gusto di alcuni di questi nuovi vini spesso risente di una eccessiva permanenza in piccole botti che soffoca le peculiari note distintive dei vitigni o del territorio, portando spesso ad un effetto sensoriale omologato, "globalizzato" (che a ben vedere non è mica colpa dei contenitori, bensì delle uve che vi si immettono, insomma è colpa dell'uomo!). Ma è bene ricordare che ovunque vi sono e vi saranno i vini mediocri e i vini eccellenti; solo conoscendo meglio le specifiche realtà si potranno scoprire, perché vi sono, prodotti interessanti che servano da confronto e da stimolo, o addirittura vini di qualità indiscussa e grandissima che facciano da portabandiera per i rispettivi Paesi. Un fatto è certo, l'entrata in scena di molti vini dai Nuovi Mondi ha aperto nuovi orizzonti e nuovi fronti di discussione per tutti noi appassionati del vino, dal neofita all'Indiana Jones dei "vins de garage". Sappiamo ormai da tempo che il Vino -con la maiuscola- non è solo Mediterraneo: scoprire ed allargare i personali confini del conoscere è sempre e comunque stimolante ed istruttivo. Questa curiosità e questa attenzione rivolte al "nuovo che avanza" ci possono portare, a casa nostra o in viaggio in giro per il mondo, ad interessarci a bottiglie di paesi che fino a qualche anno fa avremmo evitato con altezzosa diffidenza o con un malcelato sorrisetto di superiorità, sbagliandoci alla grande. Ora, se la nostra curiosità fa bene ad essere stimolata dalle nuove realtà d’oltreoceano, altrettanta attenzione deve essere riservata però ai vini di paesi a noi vicini, di cui si stenta a parlare con adeguato riguardo ma che esprimono a livelli indiscussi una secolare, perpetuata cultura della vite. Sono paesi che producono vini eccellenti con caratteristiche peculiari, di quelle zone e di quelle uve: la Germania, l'Austria e la Svizzera dimorano molti di questi esempi, che è di sommo fascino scoprire, magari in posti dove il lavoro del vignaiolo è esasperato ed ammirevole per il poco sole o per le stagioni rigide che rendono tutto un po’ più difficile; oppure dove il microclima crea -guarda un po’- una miracolosa ed inaspettata culla per l'uva, che vede sole, freddo, neve ... senza marcire!!
Come accade per altre zone della Germania, vedi la Mosella ed i suoi inarrivabili Riesling, l'attenzione è concentrata su un solo vitigno e non su molti, come è più comune da noi. La ricerca del connubio vitigno-terroir è quindi molto più sentita ed il produttore ci stupisce con varie selezioni giocate in base alla posizione del vigneto e alla natura dei suoi suoli, al grado di maturazione dell'uva, alla raccolta di grappoli selezionati con ripetuti passaggi in vigna - indimenticabili i "mitici" Trockenbeerenauslese - e al livello di affinamento in legno o in acciaio che le uve hanno subito. Un piccolo e caratteristico paesino -ma non lezioso, non finto- di nome Ahrweiler, circondato da splendidi vigneti che regalano un soffio di magìa alla vallata tutta, ospita le cantine Adeneuer, produttore storico nella zona. Mentre percorri le sue colline ti accorgi come tutto ciò che gli occhi possono scoprire riconduce al vino: la bellissima cura nel mantenere i vigneti, la luce che colora le viti; insomma, il paesaggio ti cattura e parla di vino. Arrivati da Adeneuer la bella sala di degustazione ti consente poi una divertente ed approfondita serie di assaggi, guidati dal produttore stesso. La lista delle proposte è ampia: dal succo d'uva, per astemi e non, si passa al Brut "Blanc de Noir", al Brut Rosé, alle versioni secco -trocken- e abboccato -halbtrocken- per i pinot nero vinificati in bianco, fino ad arrivare alle varie selezioni di Spatburgunder per i vini rossi. Poi la grappa -scritto proprio così- per la passione personale del proprietario verso il distillato italiano, ed il Brandy, con le suddette uve. Altro che verticale: basta una orizzontale a soddisfare e turbare il nostro palato!
Ho assaggiato solo alcune delle proposte ed alcune di queste le ho trovate veramente interessanti: il Neuenahrer Sonnenberg Fruhburgunder Spatlese 1999 ha un color rosso rubino brillante abbastanza scarico, un naso molto fine e pulito con sentori di piccoli frutti neri maturi e tabacco leggero a cui si associa un'eleganza non comune al palato. Il Fruhburgunder è un tipo particolare di Pinot Nero. L'affinamento è esclusivamente in barrique.
Il J.J.Adeneuer N°1 Spatburgunder Auslese 1999 è un gran bel vino: i profumi d'intensità e finezza rilevanti fanno da tappeto ed apripista ad una bocca di grande morbidezza, cosparsa di frutta matura, di fiori, di spezie con leggero gusto ammandorlato sul finale; il legno si integra e non predomina nonostante l'affinamento avvenuto in botti piccole.
Il J.J. Adeneuer N°1 Spatburgunder Auslese Trocken Goldkapsel 1999 è un ordigno di finezza! Può sembrare impossibile, tipo l'agricoltura antartica di Jacopo Belbo, ma è proprio così: il colore è caratteristico di questi vini, rubino leggermente scarico, ma l'olfatto offre sensazioni inequivocabili di raffinata esposizione. E' un piacere poi quando i sentori del naso ritornano coerenti al palato, là dove l'alcool (14,7° assolutamente non coprenti, incredibile no?!) trova la tannicità e l'acidità appropriate, in giusta armonia. Non la struttura bensì l'eleganza e la scorrevolezza al palato colpiscono rendendo tanto piacevole e caratteristico questo bicchiere. Deriva da una selezione di vigne di circa 80 anni con circa 5000 piante per ettaro ed una resa di 70 ql. Da ricordare inoltre, una versione affinata in acciaio, il Walporzheim Garkammer Spatburgunder Auslese Trocken 1999. Ah, dallo stesso vigneto è stata prodotta una selezione Trockenbeerenauslese annata 1994 a 12,2° con ben 104 di residuo zuccherino. Ahinoi l'esiguità della produzione non l'ha resa disponibile all'assaggio: vista la personalità espressa dalle non tardive, se tanto mi da tanto, questo vino potrebbe emozionare!
Eh sì, cari pinot nero
della Ahr: armonia e classe non si dimenticano.
Vincenzo Ramponi
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