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I
Pinot Nero della Ahr: classe tedesca
Nelle
vere valli del Bitto
La
Valsassina e la Val Taleggio
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e i vini di Franconia
Coast
to coast: Calabria da mare a mare
La distilleria
Pilzer della valle di Cembra
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a Copenhagen e ...
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Un viaggio in Alsazia
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seconda parte
La botte
di Heidelberg
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Nelle valli dei formaggi
lombardi: I, la Valsassina e la Valtaleggio
"Su quel lago sublime dove sono nata, avrò finalmente giorni quieti
e contenti". Questo diceva fra sé e sé la contessa Gina
Pietranera, la contessa Sanseverina della Certosa di Parma di Stendhal,
e non sapeva quanto si sbagliava...
Sì, per una volta non stiamo a scomodare Alessandro Manzoni per
celebrare la bellezza del lago di Como, ma le parole di uno dei più
bei personaggi femminili della letteratura di tutti i tempi. Il lago dai
due bracci, "quello di Como così voluttuoso, quello che va verso
Lecco così pieno di austerità" è tale che "di là
dei colli, le cui sommità offrono eremi che si abiterebbero tutti
volentieri, l'occhio attonito scorge il perpetuo niveo candore delle cime
delle Alpi."
Ed è proprio così: il guidatore "moderno" non abbia a stupirsi,
se qui sul "ramo di Lecco" qualche curva dopo aver abbandonato la riva
del lago si trova ad inerpicarsi per ripide strade di costa. Del resto
è naturale, visto che il lago di Como in fine dei conti è
un lago alpino, è circondato da quelle montagne che tanto fascino
gli conferiscono e che sono attraversate da valli circondate dal verde,
anzi immerse nel verde più assoluto, quasi stordente. Un paio di
queste valli hanno anche il merito di possedere grande ruolo nel patrimonio
gastronomico del nostro Paese, essendo due "valli dei formaggi Lombardi",
per richiamare il titolo di questo nostro piccolo tour. Ed è qui
che infatti siamo venuti a dare un'occhiata.
Eccoci quindi a Bellano, sulla riva del lago. Bellano, d'estate,
ha un aspetto familiare, dal turismo tranquillo, famiglie che mangiano
il gelato portando avanti i passeggini, anziane signore che vengono a
rigenerarsi nel clima mai troppo caldo. Così diverso dalla vicina
Varenna, piccolo gioiello dagli esclusivi hotel e dalle
passeggiate lungo il lago di costruita ma comunque bella scenicità.
Tutti luoghi accomunati dalla estrema gentilezza di chi è deputato
a ricevere clienti, turisti, avventori in generale.
Ma è ora di andare: da Bellano parte quella strada Statale SS36
della Valsassina, che fa un arco partendo dal lago per poi tornarci terminando
a Lecco, e la Valsassina (accento sulla seconda "a"!) è la prima
delle nostre valli. I primi chilometri sono di salita e sulla vostra sinistra
il verde invade tutto il panorama fino all'orizzonte, mentre a destra
avete vicinissima la roccia quasi nuda. Poi le pendenze diminuiscono,
la strada si allarga, ma rimane sempre circondata da alte montagne verdi.
Nei pressi del primo centro rilevante che c'è sulla strada, Introbio,
c'è l'interessante spaccio di formaggi Geri, da produzione
propria. Tutti i formaggi più comuni (Latteria, "tipo Bitto") e
naturalmente i più strettamente "locali": caprini a pasta molle
speziati che qui vengono chiamati "saporotti", e poi,
naturalmente lei, la Robiola della Valsassina. È un formaggio
a pasta semimolle prodotto in forme quadrate, basse, di 10-15 centimetri
di lato e di colore rossiccio in superficie. Il sapore, diciamolo senza
fare troppe storie, ricorda quello del Taleggio, anche se ci sembra più
delicato. Ma alla signora dello spaccio che taglia inarrestabile, chi
glielo va a dire che siamo in viaggio e non abbiamo un frigorifero a disposizione?
Nessun problema, per i veri amanti del formaggio l'odore di cui si riempie
presto l'auto è niente di meno che una estrema delizia.
Superato
Introbio, piccolo detour per raggiungere forse il centro della
tipicità per la Robiola della Valsassina, che fa capo al paese
di Barzio, 770 metri slm, località dalle quale fra l'altro
sembra provenire parte della famiglia di Manzoni. Paese grazioso, con
un turismo di montagna che purtroppo ne condiziona un po' l'aspetto attraverso
negozi di abbigliamentto sportivo dalle vetrine un po' invadenti. Anche
qui un buon punto vendita di formaggi: alla Baita, vicino
alla piazza principale, si trovano la Formaggella Pasturo, lo Zola Dolce,
il Bergamino maturo, il Latteria Stagionato oltre naturalmente alla Robiola,
tutto a prezzi più che accettabili. In questa zona torneremo fra
poco per passare alla Valtaleggio: ma prima dobbiamo fare una confessione.
Prima dobbiamo confessare di esserci passati e ripassati davanti. Passati
e ripassati davanti guardandolo ogni volta dal finestrino quando eravamo
in cerca di un ristorante ad un'ora, le due, che qui è già
irrimediabilmente tarda per pranzare. E alla fine ci siamo fermati, alla
"Al.Va". Ci siamo fermati sulla Strada della Valsassina, in corrispondenza
di Colle Balisio, frazione di Ballabio, nonostante i cartelli naif
e poco rassicuranti, ma col senno di poi teneramente ingenui.
Abbiamo
parcheggiato e siamo entrati nella "Al.Va.", che sta per Allevamenti
Valsassinesi, e ci si è aperto un mondo. Due lunghi banconi:
uno pieno di formaggi, dalla Robiola al Taleggio, dai Caprini "Saporotti"
alle Tome, dal Casera al Latteria, al Puzzone. E poi salumi, fra i quali
spiccano delle Bresaole (tremila lire l'etto, vendute anche intere) che
non saranno della zona di tipicità, ma sono assolutamente deliziose.
Dietro l'altro bancone, c'è un forno a legna funzionante ed attivo.
L'atmosfera è familiare, informale, per gente semplice, di passaggio,
e il personale è incantevole. Per novemila lire ti danno: pizzoccheri
o polenta taragna al Taleggio, braciola o salame alla brace, vino. Il
tutto in contenitori di alluminio, vassoietto di carta e bicchieri di
plastica, che può essere portato fuori, in un verdissimo parco
con tavoloni di granito, ci sono persino giochi per i bimbi. E noi, oltre
al "menù", ci portiamo nel parco ampi assaggi di Taleggio, Robiola,
Bresaola e un po' di "sudato" Puzzone. Gli Allevamenti Valsassinesi erano
partiti da un allevamento di maiali e da una "Casera". Ora sono qui, hanno
costruito questa miniera di prodotti locali e non, cercati con intelligenza,
nella quale potrete trovare anche dolcetti, mieli, polente, pizzoccheri.
Stanno nella Via Provinciale 161, tel. 0341/530344.
Ma torniamo indietro, al punto dove avevamo lasciato la strada della Valsassina
per andare a Barzio. Dopo c'è Moggio, si continua a salire, e la
strada diventa sempre più ripida ma allo stesso tempo paesaggisticamente
più suggestiva. Il nostro obbiettivo è il Culmine San
Pietro, 1270 metri, il passo che separa le nostre due valli, quello
in cui finisce (o inizia) la Valsassina e inizia (o finisce) la Valtaleggio.
E al Culmine arriviamo, quando ormai disperavamo, grazie all'incoraggiamento
di due gagliardi e cordiali ciclisti bergamaschi che il passo se lo sono
appena fatto in bicicletta.
E
nel Culmine c'è un Bar-Ristorante, una fontana di acqua freddissima,
e delle mucche (ne vedete una nella foto) che non sanno di pascolare in
una zona di frontiera così significativa. Subito dopo parte una
strada strettissima, con un preoccupante strapiombo a destra, completamente
immersa nel verde, di grande suggestione.
Quando si riallarga, appare il cartello di benvenuto alla Valtaleggio,
e si incontrano i principali centri di produzione, come Vedeseta o lo
stesso Taleggio. Il clima è di grande serenità, anziani
signori fanno lente passeggiate con il bastone in mano o siedono su panchine
godendosi la vista più rilassante che si possa concepire.
Ma
noi proseguiamo e ci avviamo ad uscire dalla Valtaleggio, che ci saluta
con l'ultima sorpresa naturalistica, una serie incredibile di gole altissime
e ripide. Ci fermiamo addirittura a bere acqua che sgorga dalla roccia,
e lo facciamo non senza emozione.
Ma siamo arrivati sulle rive del Brembo, e ci fermiamo a San Pellegrino,
dove riprendiamo fiato e ripensiamo alle "valli dei formaggi lombardi".
Riccardo Farchioni
(15/3/2002)
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