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Nelle valli dei formaggi lombardi: I, la Valsassina e la Valtaleggio

"Su quel lago sublime dove sono nata, avrò finalmente giorni quieti e contenti". Questo diceva fra sé e sé la contessa Gina Pietranera, la contessa Sanseverina della Certosa di Parma di Stendhal, e non sapeva quanto si sbagliava...

Sì, per una volta non stiamo a scomodare Alessandro Manzoni per celebrare la bellezza del lago di Como, ma le parole di uno dei più bei personaggi femminili della letteratura di tutti i tempi. Il lago dai due bracci, "quello di Como così voluttuoso, quello che va verso Lecco così pieno di austerità" è tale che "di là dei colli, le cui sommità offrono eremi che si abiterebbero tutti volentieri, l'occhio attonito scorge il perpetuo niveo candore delle cime delle Alpi."

Ed è proprio così: il guidatore "moderno" non abbia a stupirsi, se qui sul "ramo di Lecco" qualche curva dopo aver abbandonato la riva del lago si trova ad inerpicarsi per ripide strade di costa. Del resto è naturale, visto che il lago di Como in fine dei conti è un lago alpino, è circondato da quelle montagne che tanto fascino gli conferiscono e che sono attraversate da valli circondate dal verde, anzi immerse nel verde più assoluto, quasi stordente. Un paio di queste valli hanno anche il merito di possedere grande ruolo nel patrimonio gastronomico del nostro Paese, essendo due "valli dei formaggi Lombardi", per richiamare il titolo di questo nostro piccolo tour. Ed è qui che infatti siamo venuti a dare un'occhiata.

Eccoci quindi a Bellano, sulla riva del lago. Bellano, d'estate, ha un aspetto familiare, dal turismo tranquillo, famiglie che mangiano il gelato portando avanti i passeggini, anziane signore che vengono a rigenerarsi nel clima mai troppo caldo. Così diverso dalla vicina Varenna, piccolo gioiello dagli esclusivi hotel e dalle passeggiate lungo il lago di costruita ma comunque bella scenicità. Tutti luoghi accomunati dalla estrema gentilezza di chi è deputato a ricevere clienti, turisti, avventori in generale.

Ma è ora di andare: da Bellano parte quella strada Statale SS36 della Valsassina, che fa un arco partendo dal lago per poi tornarci terminando a Lecco, e la Valsassina (accento sulla seconda "a"!) è la prima delle nostre valli. I primi chilometri sono di salita e sulla vostra sinistra il verde invade tutto il panorama fino all'orizzonte, mentre a destra avete vicinissima la roccia quasi nuda. Poi le pendenze diminuiscono, la strada si allarga, ma rimane sempre circondata da alte montagne verdi.

Nei pressi del primo centro rilevante che c'è sulla strada, Introbio, c'è l'interessante spaccio di formaggi Geri, da produzione propria. Tutti i formaggi più comuni (Latteria, "tipo Bitto") e naturalmente i più strettamente "locali": caprini a pasta molle speziati che qui vengono chiamati "saporotti", e poi, naturalmente lei, la Robiola della Valsassina. È un formaggio a pasta semimolle prodotto in forme quadrate, basse, di 10-15 centimetri di lato e di colore rossiccio in superficie. Il sapore, diciamolo senza fare troppe storie, ricorda quello del Taleggio, anche se ci sembra più delicato. Ma alla signora dello spaccio che taglia inarrestabile, chi glielo va a dire che siamo in viaggio e non abbiamo un frigorifero a disposizione? Nessun problema, per i veri amanti del formaggio l'odore di cui si riempie presto l'auto è niente di meno che una estrema delizia.

Superato Introbio, piccolo detour per raggiungere forse il centro della tipicità per la Robiola della Valsassina, che fa capo al paese di Barzio, 770 metri slm, località dalle quale fra l'altro sembra provenire parte della famiglia di Manzoni. Paese grazioso, con un turismo di montagna che purtroppo ne condiziona un po' l'aspetto attraverso negozi di abbigliamentto sportivo dalle vetrine un po' invadenti. Anche qui un buon punto vendita di formaggi: alla Baita, vicino alla piazza principale, si trovano la Formaggella Pasturo, lo Zola Dolce, il Bergamino maturo, il Latteria Stagionato oltre naturalmente alla Robiola, tutto a prezzi più che accettabili. In questa zona torneremo fra poco per passare alla Valtaleggio: ma prima dobbiamo fare una confessione.

Prima dobbiamo confessare di esserci passati e ripassati davanti. Passati e ripassati davanti guardandolo ogni volta dal finestrino quando eravamo in cerca di un ristorante ad un'ora, le due, che qui è già irrimediabilmente tarda per pranzare. E alla fine ci siamo fermati, alla "Al.Va". Ci siamo fermati sulla Strada della Valsassina, in corrispondenza di Colle Balisio, frazione di Ballabio, nonostante i cartelli naif e poco rassicuranti, ma col senno di poi teneramente ingenui.

Abbiamo parcheggiato e siamo entrati nella "Al.Va.", che sta per Allevamenti Valsassinesi, e ci si è aperto un mondo. Due lunghi banconi: uno pieno di formaggi, dalla Robiola al Taleggio, dai Caprini "Saporotti" alle Tome, dal Casera al Latteria, al Puzzone. E poi salumi, fra i quali spiccano delle Bresaole (tremila lire l'etto, vendute anche intere) che non saranno della zona di tipicità, ma sono assolutamente deliziose. Dietro l'altro bancone, c'è un forno a legna funzionante ed attivo.

L'atmosfera è familiare, informale, per gente semplice, di passaggio, e il personale è incantevole. Per novemila lire ti danno: pizzoccheri o polenta taragna al Taleggio, braciola o salame alla brace, vino. Il tutto in contenitori di alluminio, vassoietto di carta e bicchieri di plastica, che può essere portato fuori, in un verdissimo parco con tavoloni di granito, ci sono persino giochi per i bimbi. E noi, oltre al "menù", ci portiamo nel parco ampi assaggi di Taleggio, Robiola, Bresaola e un po' di "sudato" Puzzone. Gli Allevamenti Valsassinesi erano partiti da un allevamento di maiali e da una "Casera". Ora sono qui, hanno costruito questa miniera di prodotti locali e non, cercati con intelligenza, nella quale potrete trovare anche dolcetti, mieli, polente, pizzoccheri. Stanno nella Via Provinciale 161, tel. 0341/530344.

Ma torniamo indietro, al punto dove avevamo lasciato la strada della Valsassina per andare a Barzio. Dopo c'è Moggio, si continua a salire, e la strada diventa sempre più ripida ma allo stesso tempo paesaggisticamente più suggestiva. Il nostro obbiettivo è il Culmine San Pietro, 1270 metri, il passo che separa le nostre due valli, quello in cui finisce (o inizia) la Valsassina e inizia (o finisce) la Valtaleggio. E al Culmine arriviamo, quando ormai disperavamo, grazie all'incoraggiamento di due gagliardi e cordiali ciclisti bergamaschi che il passo se lo sono appena fatto in bicicletta.

E nel Culmine c'è un Bar-Ristorante, una fontana di acqua freddissima, e delle mucche (ne vedete una nella foto) che non sanno di pascolare in una zona di frontiera così significativa. Subito dopo parte una strada strettissima, con un preoccupante strapiombo a destra, completamente immersa nel verde, di grande suggestione.

Quando si riallarga, appare il cartello di benvenuto alla Valtaleggio, e si incontrano i principali centri di produzione, come Vedeseta o lo stesso Taleggio. Il clima è di grande serenità, anziani signori fanno lente passeggiate con il bastone in mano o siedono su panchine godendosi la vista più rilassante che si possa concepire.


Ma noi proseguiamo e ci avviamo ad uscire dalla Valtaleggio, che ci saluta con l'ultima sorpresa naturalistica, una serie incredibile di gole altissime e ripide. Ci fermiamo addirittura a bere acqua che sgorga dalla roccia, e lo facciamo non senza emozione.

Ma siamo arrivati sulle rive del Brembo, e ci fermiamo a San Pellegrino, dove riprendiamo fiato e ripensiamo alle "valli dei formaggi lombardi"
.


Riccardo Farchioni
(15/3/2002)

 


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