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L'anteprima dei bianchi campani 2002 (II parte)
di Fabio Cimmino

Non tutti i vini presentati al castello di Caiazzo lo scorso 30 Marzo appartenevano all'annata 2002. E' il caso ad esempio dei vini dell'azienda Venditti. Si tratta di un azienda biologica che presentava Bacalat 2001 e Vandari 2001 non ritenendo pronte per il pubblico le versioni dei medesimi vini annata 2002. L'azienda ha, da tempo, sviluppato all'ossesso il concetto di cru scegliendo di riportare in retroetichetta tutti i dati catastali relativi allla particella, dunque al vigneto dalle cui uve si ottengono i vini. Scelta lodevole che potrebbe essere da esempio per molti altri produttori. I vini, naturalmente, hanno trovato giovamento dall'ulteriore anno di affinamento in bottiglia presentandosi più equilibrati e godibili. Il Vandari 2001 è una falanghina in purezza che abbina struttura e fresca piacevolezza di beva, il Bacalat 2001 è invece un blend di falanghina e greco e mostra un passo superiore grazie alla felice interazione dei due vitigni, da un lato i profumi e la semplicita' della falanghina dall'altro il maggior corpo e la nerboruta acidità del greco. Azienda da annotare e seguire per il futuro!

Dal Cilento invece ho provato i vini dell'azienda Marino di Agropoli. Non avevo felici ricordi di precedenti assaggi ma questi dell'annata 2002 mi sono parsi vini veramente ben riusciti. Il Cilento bianco 2002 è un assemblaggio di fiano e malvasia, segnato, quasi esclusivamente, dalla spiccata aromaticità di quest'ultima. Molto più interessante il Fiano 2002 in purezza, molto caratteristico, elegante e di buona persistenza.

Dell'azienda Grotta del Sole ho provato diversi vini. L'Asprinio d'Aversa Vigneti ad Alberata rimane uno dei riferimenti per la tipologia (vale a dire nella versione ferma, tenendo presente che i migliori risultati con questo vitigno si hanno dalla spumantizzazione). Acidità ben bilanciata dalla pienezza. Stessa linea di interpretazione per la Falanghina 2002 improntata alla semplicità ed all'immediatezza. Saliamo invece di livello con la falanghina Coste di Cuma 2002, una selezione particolare affinata in legno. Leggermente sottotono rispetto a ricordi passati ma comunque tra le migliori falanghine in circolazione insieme a Vigna Carracci di Villa Matilde. Molto invogliante anche il prezzo! Infine ho provato il Lacryma Christi 2002 che rispecchia abbastanza fedelmente le caratteristiche varietali della coda di volpe sia per quella ricorrente nota caseica (di formaggio) al naso che per la morbidezza al palato.

Molto buona l'intera gamma di bianchi presentata dall'azienda Terredora di Walter Mastroberardino: la Falanghina 2002 e i due Greco di Tufo: il Loggia della Serra 2002 ed il Terre degli Angeli 2002 . La Falanghina, come al solito più profumi che bocca, si è, comunque, distinta per la correttezza dell'esecuzione. Tra i due greco in degustazione ho invece preferito il meno blasonato, vale a dire il Terre degli Angeli che mi è sembrato più consistente e deciso rispetto al Loggia della Serra, leggermente più diluito e sfuggente.

In conclusione di questa estenuante carrelata di bianchi ho provato la Falanghina 2002 di Orazio Rillo, un produttore che nonostante i premi ed i riconoscimenti, viene troppo spesso dimenticato e trascurato dagli addetti ai lavori. Questa Falanghina è stata sicuramente la migliore di quelle in degustazione ed infatti dimostra, pur senza strafare nè entusiasmare, di avere un altro passo. Peccato, invece, per l'assaggio mancato del Facetus, che in passato, pure, mi aveva favorevolmente colpito, ma che al momento del mio arrivo al banco di degustazione risultava già terminato. Sarà per la prossima volta.

Prima di congedarmi, vorrei trarre qualche conclusione di carattere generale su questa notevole "session" di assaggi. Innanzitutto l'assenza di molte aziende di prestigio se da un lato,sicuramente, penalizza il quadro di insieme dall'altro consente di tirare le somme e focalizzare l'attenzione sui progressi di molte piccole aziende che hanno voglia di emergere e di imporsi agli occhi di critica e pubblico anche fuori dai confini regionali. La strada da percorerre mi sembra ancora lunga anche se i segnali sono incoraggianti. La moda dei vitigni autoctoni premia i vari vitigni campani: falanghina, greco di tufo, fiano di Avellino, asprinio di Aversa, ma è un arma a doppio taglio. Le aziende non possono e non devono pensare di vendere solo un nome in etichetta ma soprattutto ricordarsi di quello che c'è nella bottiglia che nasce da attenta gestione della vigna e amorevoli cure di cantina. Annate come questa, che non è stata particolarmente felice, purtroppo, dimostrano che non è possibile abbassare mai la guardia e che l'impegno deve essere mantenuto costante. Così come continui devono essere gli investimenti non solo in vigna ed in cantina ma anche in promozione. La conocorrenza, italiana e straniera, è sempre più forte sia a livello qualitativo che nei prezzi. E' bene non dimenticarlo mai!

Campania Felix a tutti

1 giugno 2003

 

   

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