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Per conoscere il Salento è possibile percorrere due diversi itinerari, tra loro complementari e non alternativi, partendo, però, sempre da Lecce: uno lungo la «Riviera azzurra salentina» verso Otranto, che prosegue, dopo il Capo, dove l'Adriatico finisce e si fonde con lo Jonio, sino a Leuca; l'altro lungo la «Riviera nirentina» sulla costa jonica verso Nardò sino a Gallipoli. La coltivazione della vite trova condizioni ottimali nel Salento, trattandosi di una zona con clima caldo e secco mitigato dalle brezze marine, condizioni ideali per esaltare al meglio le caratteristiche dei vini. In quest'area la vite prospera su terreni di tipo calcareo e argilloso. In particolare sono le "terre rosse" della penisola salentina che conferiscono ai vini di queste parti, splendidi aromi e profumi intensi. I vitigni da cui derivano i vini più famosi sono il negroamaro, la malvasia nera ed il primitivo, quest'ultimo incontrastato dominatore della viticultura nella vicina Manduria, terra con cui il Salento condivide il primato qualitativo nella produzione. Da queste uve si ottengono i vini locali più tipici e pregiati che sono in genere rossi, corposi, spesso piacevolmente amarognoli (si pensi, in questo senso, al nome stesso del vitigno più rappresentativo: negroamaro). Notevole, poi e soprattutto, la varietà e la qualità dei rosati dalle sfumature brillanti e che rappresentano da sempre il fiore all'occhiello della produzione salentina. Il Salento è, in questo senso, per i rosati come la regione del Cigales in Spagna o la Provenza in Francia. Ma l'offerta del vino salentino si è, oggi, molto diversificata. Sono ormai lontani (ma non poi così tanto lontani a ben vedere i recenti episodi balzati alla cronaca !!!) i tempi in cui le cisterne cariche di vino, uve e mosti raggiungevano le cantine del centro e del nord d'Italia per tagliare blasonati vini toscani e piemontesi. A fianco a vini dallo straordinario rapporto qualità prezzo si sono affermate, in questi ultimi anni, finalmente, anche qui, alcune bottiglie "da collezione". Accanto ai vitigni autoctoni, ne sono stati introdotti di nuovi, a tutto vantaggio delle diverse richieste del mercato. Oltre ai classici vitigni a bacca rossa primitivo, malvasia nera e negroamaro vengono, infatti, coltivati con successo anche uve bianche come il sauvignon e lo chardonnay. E anche con questi vitigni, cosidetti internazionali, sono stati raggiunti apprezzabili risultati qualitativi. Oggi la Puglia, vanta ben 25 D.O.C., di cui ben 10 nel Salento. Dopo anni in cui la Puglia e con essa il Salento hanno rappresentato, quasi ed unicamente, come già ricordato, un serbatoio di uve da taglio per le aziende del settentrione, finalmente stiamo assistendo ad una nuova rinascita, una interessantissima fase di sviluppo ed emancipazione. La crescita qualitativa dei vini salentini è evidente ed è testimoniata dai risultati ottenuti nelle rassegne specializzate dove spesso questi vini si piazzano ai vertici delle classifiche di gradimento. I vini di questa terra sono, infine, famosi per la loro attitudine ad accompagnare ogni tipo di piatto, quali che siano le preferenze personali di ognuno, i vini salentini sono in grado di soddisfarle tutte. Avendo deciso di attingere, per le note di degustazione, dai miei taccuini dell'ultimo anno e mezzo, indicherò, spesso, non le ultimissime annate (quelle attualmente in commercio per intenderci) ma, in compenso, cercherò di prestare maggiore attenzione allo stile dei vini piuttosto che alle caratteristiche contingenti dettate dall' andamento stagionale più o meno favorevole. Cercherò di fornire un quadro, seppur non esaustivo, comunque attendibile, di riferimento, cominciando, naturalmente, dalle aziende considerate storiche.
I rosati del salento, nonostante siano una vera e propria delizia per il palato, raramente sono vini costosi e difficilmente deludono le aspettative. Nelle calde sere d'estate, poi, sono da considerarsi un vero e proprio "must". Per quanto mi riguarda, continuo ad essere legato, anche, ad un altro classico prodotto dalla Leone de Castris, il Salice Salentino Donna Lisa Riserva. Il '97 è risultato un negroamaro nobile e austero, un vero e proprio tripudio di frutta e spezie sostenuto da una imponente, ma mai ingombrante, struttura, garanzia di sicura longevità. Ci sono poi il Messapia ed il Donna Lisa tra i bianchi, il Medaglione ed il Salice Salentino Riserva tra i rossi a completare il quadro alquanto ricco e vario della produzione aziendale. Più di recente l'azienda ha ampliato la propria offerta sul mercato con dei nuovi vini rossi, molto interessanti: Illemos e Messer Andrea. Nomi nuovi per vini dall'impostazione più moderna ma che riescono, comunque, a conservare, decisi caratteri di tipicità territoriale ed ampelografica. Illemos 1998 è un blend di primitivo, montepulciano, merlot e negroamaro, affinato in piccole botti di rovere; esprime, al naso, un bella nota fruttata arricchita da una dolce speziatura offrendo, in bocca, tannini e nerbo quanto basta per un finale di lunga persistenza.
A Leverano, poco distante, opera un cantina cooperativa, che produce vini dall'incredibile rapporto qualità-prezzo. La Cantina, nonostante i grandi numeri, negli ultimi anni, è riuscita, anche, a raggiungere un discreto livello qualitativo. Il rosato Vecchia Torre è un vino dal prezzo piccolo ma dalla grande piacevolezza di beva. E' particolarmente indicato in estate, per le sue doti rinfrescanti e di facile abbinamento. Interessanti i rossi targati 1999, sia il Salice Salentino rosso (4 euro !!!) che il Primitivo (5 Euro !!!).
A Scorrano la famiglia Guarini dell'azienda agricola Duca Carlo Guarini produce un sauvignon blanc 100%, che, di anno in anno, sta, qualitativante, gradualmente, crescendo. L'annata 2000 del Murà non mi aveva, a dir il vero, entusiasmato, pur avendo dato origine ad un vino elegante e di buona struttura ma a quanto pare il 2001 ha raggiunto livelli ancor più elevati.
Ad Alezio, infine, l'azienda Rosa Del Golfo
produce, con il nome aziendale, un altro ottimo rosato, da uve negroamaro
100%, in cui emergono, prepotentemente, i profumi caratteristici del vitigno,
sia floreali (rosa canina) che fruttati (di frutta matura) ed, in sottofondo,
note balsamiche. In bocca felice la progressione: ampia, morbida ed equlibrata.
Ancora tanta morbidezza, combinata con una fresca nota sapida, ritroviamo
nel bianco Bolina 1999 da uve verdeca 100%. Da questo vitigno autoctono
che veniva, un tempo, utilizzato come base nei vermouth, oggi si ottengono
bianchi intressanti come questo. Il boquet floreale con sfumature fruttate
ben si coniuga ai saporiti piatti di pesce della cucina locale. E, a proposito
di quest'ultima, mi permetto di consigliarvi, a Lecce, il ristorante San
Carlino dove, oltre a gustare degli ottimi piatti di pesce preparati
secondo le più classiche ricette salentine, avrete modo di conoscere
il grande Giancarlo, personaggio inimitabile, anima e animatore di questo
piccolo locale nel cuore del centro storico a due passi da Porta Rudiae.
Se invece il vostro tempo a disposizione non è abbastanza, due
miei carissimi amici napoletani, Maurizo e Paolo, sempre lì a pochi
passi, vi delizieranno, oltre che con la loro naturale simpatia mediterranea,
con pizze e panini di originale e pregevole fattura. Salento felix a tutti! (10/12/2002) foto: Basilica di Santa Croce (da web.tiscalinet.it/tuttolecce)
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