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La riscossa dei vini pugliesi: il Salento e gli altri

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Il Salento e la riscossa dei vini pugliesi
di Fabio Cimmino

Penisola senza sbocchi tra l'Adriatico e lo Jonio, il Salento è la terra più meridionale della Puglia. Lecce, che ne è il capoluogo, si distingue non solo dal resto della regione ma anche dallo stesso Salento per il suo distacco intellettuale e la sua gentilezza aristocratica. E' chiamata la «Firenze del Sud» ed è considerata la capitale del Barocco (pugliese), che vi ebbe lunga vita tra la fine del secolo XVI ed i primi del secolo XVIII e che vestì chiese e palazzi di capricciosi e fastosi ornamenti senza, però, alterare le preesistenti strutture rinascimentali e, perfino, romaniche come nella Basilica di Santa Croce, nel contiguo Palazzo del Governo (l'ex Convento dei Celestini), nella Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo. Ma la città conserva molti altri monumenti e segni di più antica nobiltà: un Ipogeo messapico del III secolo a.C. nel sottosuolo del giardino di palazzo Palmieri, un Anfiteatro Romano in piazza Sant'Oronzo, resti del Porto di Adriano sulla bellissima spiaggia di San Cataldo, porte e palazzi cinquecenteschi.

Per conoscere il Salento è possibile percorrere due diversi itinerari, tra loro complementari e non alternativi, partendo, però, sempre da Lecce: uno lungo la «Riviera azzurra salentina» verso Otranto, che prosegue, dopo il Capo, dove l'Adriatico finisce e si fonde con lo Jonio, sino a Leuca; l'altro lungo la «Riviera nirentina» sulla costa jonica verso Nardò sino a Gallipoli.

La coltivazione della vite trova condizioni ottimali nel Salento, trattandosi di una zona con clima caldo e secco mitigato dalle brezze marine, condizioni ideali per esaltare al meglio le caratteristiche dei vini. In quest'area la vite prospera su terreni di tipo calcareo e argilloso. In particolare sono le "terre rosse" della penisola salentina che conferiscono ai vini di queste parti, splendidi aromi e profumi intensi. I vitigni da cui derivano i vini più famosi sono il negroamaro, la malvasia nera ed il primitivo, quest'ultimo incontrastato dominatore della viticultura nella vicina Manduria, terra con cui il Salento condivide il primato qualitativo nella produzione. Da queste uve si ottengono i vini locali più tipici e pregiati che sono in genere rossi, corposi, spesso piacevolmente amarognoli (si pensi, in questo senso, al nome stesso del vitigno più rappresentativo: negroamaro).

Notevole, poi e soprattutto, la varietà e la qualità dei rosati dalle sfumature brillanti e che rappresentano da sempre il fiore all'occhiello della produzione salentina. Il Salento è, in questo senso, per i rosati come la regione del Cigales in Spagna o la Provenza in Francia. Ma l'offerta del vino salentino si è, oggi, molto diversificata. Sono ormai lontani (ma non poi così tanto lontani a ben vedere i recenti episodi balzati alla cronaca !!!) i tempi in cui le cisterne cariche di vino, uve e mosti raggiungevano le cantine del centro e del nord d'Italia per tagliare blasonati vini toscani e piemontesi. A fianco a vini dallo straordinario rapporto qualità prezzo si sono affermate, in questi ultimi anni, finalmente, anche qui, alcune bottiglie "da collezione". Accanto ai vitigni autoctoni, ne sono stati introdotti di nuovi, a tutto vantaggio delle diverse richieste del mercato. Oltre ai classici vitigni a bacca rossa primitivo, malvasia nera e negroamaro vengono, infatti, coltivati con successo anche uve bianche come il sauvignon e lo chardonnay. E anche con questi vitigni, cosidetti internazionali, sono stati raggiunti apprezzabili risultati qualitativi.

Oggi la Puglia, vanta ben 25 D.O.C., di cui ben 10 nel Salento. Dopo anni in cui la Puglia e con essa il Salento hanno rappresentato, quasi ed unicamente, come già ricordato, un serbatoio di uve da taglio per le aziende del settentrione, finalmente stiamo assistendo ad una nuova rinascita, una interessantissima fase di sviluppo ed emancipazione. La crescita qualitativa dei vini salentini è evidente ed è testimoniata dai risultati ottenuti nelle rassegne specializzate dove spesso questi vini si piazzano ai vertici delle classifiche di gradimento. I vini di questa terra sono, infine, famosi per la loro attitudine ad accompagnare ogni tipo di piatto, quali che siano le preferenze personali di ognuno, i vini salentini sono in grado di soddisfarle tutte.

Avendo deciso di attingere, per le note di degustazione, dai miei taccuini dell'ultimo anno e mezzo, indicherò, spesso, non le ultimissime annate (quelle attualmente in commercio per intenderci) ma, in compenso, cercherò di prestare maggiore attenzione allo stile dei vini piuttosto che alle caratteristiche contingenti dettate dall' andamento stagionale più o meno favorevole. Cercherò di fornire un quadro, seppur non esaustivo, comunque attendibile, di riferimento, cominciando, naturalmente, dalle aziende considerate storiche.

Nel cuore del Salento, a Salice Salentino, dal 1943 la Leone De Castris produce il celebre Five Roses. Si tratta di uno tra i rosati più famosi, aggiungo io meritatamente, sia in Italia che all'estero. Da qualche anno questo vino è prodotto sotto una duplice etichetta: una semplicemente Five Roses, l'altra, invece, denominata "Anniversario". Facile, purtoppo, confondersi, per l'impostazione grafica molto simile. Pur essendo entrambi vini validi e consigliati, la seconda e più recente edizione risulta qualitativamente superiore e costa, di conseguenza, anche qualche euro in più.

I rosati del salento, nonostante siano una vera e propria delizia per il palato, raramente sono vini costosi e difficilmente deludono le aspettative. Nelle calde sere d'estate, poi, sono da considerarsi un vero e proprio "must". Per quanto mi riguarda, continuo ad essere legato, anche, ad un altro classico prodotto dalla Leone de Castris, il Salice Salentino Donna Lisa Riserva. Il '97 è risultato un negroamaro nobile e austero, un vero e proprio tripudio di frutta e spezie sostenuto da una imponente, ma mai ingombrante, struttura, garanzia di sicura longevità. Ci sono poi il Messapia ed il Donna Lisa tra i bianchi, il Medaglione ed il Salice Salentino Riserva tra i rossi a completare il quadro alquanto ricco e vario della produzione aziendale. Più di recente l'azienda ha ampliato la propria offerta sul mercato con dei nuovi vini rossi, molto interessanti: Illemos e Messer Andrea. Nomi nuovi per vini dall'impostazione più moderna ma che riescono, comunque, a conservare, decisi caratteri di tipicità territoriale ed ampelografica. Illemos 1998 è un blend di primitivo, montepulciano, merlot e negroamaro, affinato in piccole botti di rovere; esprime, al naso, un bella nota fruttata arricchita da una dolce speziatura offrendo, in bocca, tannini e nerbo quanto basta per un finale di lunga persistenza.

Non molto distante, a Guagnano, opera un'altra azienda storica, il cui fondatore, Cosimo Taurino viene, ancora oggi, considerato, tra i padri della viticultura salentina (ma più in generale, potremmo dire, e a giusto titolo, pugliese). Nonostante, in questi ultimi anni, i suoi vini siano stati, piuttosto snobbati dalla critica e non abbiano ottenuto i meritati riconoscimenti, rappresentano, secondo me, anora oggi un importante punto di riferimento. Il Notarpanaro 1995 ed il Patriglione 1995 (entrambi ottenuti da uve negroamaro e malvasia nera, seppur con diverse percentuali e uve provenienti da zone differenti ) sono sicuramente vini di impostazione tradizionale, ma proprio per questo mai banali ed anonimi come sempre più spesso capita di riscontrare nelle nuove produzioni, a sud come a nord. Tannini decisi ed un'acidità sostenuta, se da un lato non incontrano le nuove tendenze del gusto dei consumatori che, invece, prediligono vini morbidoni e ruffiani, dall'altro ci regalano vini di grandissima personalità, dai sapori intensi e complessi. Assolutamente da non mancare per chiunque voglia conoscere e approfondire l'offerta enologica di questa meravigliosa regione.

A Copertino, oltre ad una cantina cooperativa che produce dei gran bei rossi a prezzi veramente eccezionali, si trova, l'azienda Masseria Monaci fondata solo pochi anni or sono, nel 1995. L'ultimo nato Le Braci è il top wine dell'azienda ma è, purtroppo, disponibile sul mercato in quantità limitate (stiamo parlando di circa 10.000 bottiglie!) e a prezzi non proprio accessibili (oltre i 35 euro !!!). Ho dovuto, dunque, ripiegare, si fa per dire, sul Simposia, un negroamaro, con una piccola percentuale di montepulciano, che offre tutte le caratteristiche tipiche di questo vitigno: dai profumi netti ed inconfondibili, al gusto pulito e ben strutturato, il tutto condito da una buona dose di irruenza giovanile che fa ben sperare per il futuro.

A Leverano, poco distante, opera un cantina cooperativa, che produce vini dall'incredibile rapporto qualità-prezzo. La Cantina, nonostante i grandi numeri, negli ultimi anni, è riuscita, anche, a raggiungere un discreto livello qualitativo. Il rosato Vecchia Torre è un vino dal prezzo piccolo ma dalla grande piacevolezza di beva. E' particolarmente indicato in estate, per le sue doti rinfrescanti e di facile abbinamento. Interessanti i rossi targati 1999, sia il Salice Salentino rosso (4 euro !!!) che il Primitivo (5 Euro !!!).

Nella piccola Leverano ha sede anche un'altra azienda storica, la Conti Zecca che, da qualche anno, si è imposta, con il Nero, nell'elite della produzione enologica italiana e straniera. Il Nero 1999, ottenuto da un uvaggio di negroamaro (70%) e cabernet sauvignon (30%), è un vino impressionante per intensità sia dei colori che dei profumi. Frutta, spezie ed una lieve nota vegetale danno vita ad vino ampio e complesso, dai tannini ancora graffianti ed un ritorno post gustativo veramente molto lungo. A fianco alle 13.000 bottiglie dell'annata 2000 di Nero (contro le 20.000 del '99), che lo rendono piuttosto difficile da reperire, l'azienda produce numerose altre etichette, in quantitativi più cospicui e a prezzi più umani. Il Donna Marzia, sia in versione bianca, da uve malvasia e bombino in prevalenza, sia rossa, da uve negroamaro, malvasia nera, montepulciano e sangiovese, così come gli altri vini di riferimento, il Cantalupi, il Vigna del Saraceno ed il rosato Santo Stefano, pur senza particolari ambizioni, si lasciano comunque apprezzare per contenuto e per il buon rapporto qualità-prezzo.

Ma il Nero non è l'unico vino cult prodotto in queste zone, vini ormai noti come "superpugliesi". Il più premiato e ricercato è, infatti, probabilmente, il mitico Graticciaia di Vallone, ottenuto da uve negroamaro 100% con la stessa tecnica usata per l'amarone. Le uve raccolte a piena maturazione e lasciate ad appassire 40 giorni, seguono 12 mesi in barrique e ben 36 mesi in acciaio. Il risultato finale è un vino dai profumi di ampiezza straordinaria che in bocca mostra grande morbidezza ed equilibrio. Il prezzo di 38 euro pur non essendo proibitivo, induce, sicuramente, però, in più di un attimo di riflessione prima dell'acquisto. Più abbordabile il Vigna Flaminio, un rosso meno strabiliante ma non di meno ricco in personalità. L'Agricola Vallone produce, anche, un vino bianco dolce, il Passo delle Viscarde, da uve sauvignon 80% e malvasia bianca 20%, incensato dalla critica ma che, personalmente, non ho ancora avuto occasione di provare!

A Scorrano la famiglia Guarini dell'azienda agricola Duca Carlo Guarini produce un sauvignon blanc 100%, che, di anno in anno, sta, qualitativante, gradualmente, crescendo. L'annata 2000 del Murà non mi aveva, a dir il vero, entusiasmato, pur avendo dato origine ad un vino elegante e di buona struttura ma a quanto pare il 2001 ha raggiunto livelli ancor più elevati.

A Tuglie, un piccolo centro agricolo nel cuore della penisola salentina, incontriamo l'azienda Michele Calò & Figli. Il bianco Mjere 2000 è ottenute da uve verdeca; pur nella sua estrema semplicità, rivela notevoli doti di piacevolezza e bevibilità. E' però il Rosato 2000, da uve nergroamaro 80% e malvasia nera leccese 20%, ottenuto dopo 16-18 ore di permanenza sulle bucce con il recupero di solamente il 25-30% (!!!) di prodotto, a catalizzare l'attenzione del degustatore: i profumi sono avvolgenti, di fiori e di frutta, al gusto è mobido ma, al contempo, fresco e lungo nel finale.

Tra le aziende emergenti da segnalare i recenti exploit di Ca'ntele e Castel di Salve. L'azienda vinicola Ca'ntele, ancora per qualche mese, opererà tra Lecce e San Pietro Vernotico, successivamente, nel corso del 2003, si trasferirà in quel di Guagnano, concentrando così le varie attività in un unico, a quanto pare avveneristico, impianto. Lo Chardonnay Teresa Manara 2000 mostra al naso sentori di frutta matura, fiori ed erbe aromatiche, il tutto fuso a note balsamiche; in bocca rivela grandissimo equilibrio, nonostante i 14 gradi di alcol. L'Amativo '2000, da uve negroamaro e primitivo, è un vino di impostazione fruttata ma che riesce ad evidenziare, al contempo, eleganti note minerali e speziate, tannini saldi ma ben levigati. Un vino già bevibilissimo adesso ma a cui il tempo non potrà che giovare ulteriormente.

A Depressa di Tricase, invece, troviamo l'altra novità rappresentata da Castel di Salve, un'azienda che apparteneva, fino a due anni fa, alla "scuderia" dell'Accademia dei Racemi e che ha deciso dall'annata 2000 di "correre da sola". Scelta confortata dai successi che i vini, del nuovo corso, stanno, oggi, riscuotendo. Il Lama di Tenente 1998, frutto di un assemblaggio di primitivo, montepulciano e malvasia nera, è leggermente sbilanciato su note terziarie mentre di frutta solo ricordi. Il Volo di Alessandro 2000 è, sorprendentemente, un sangiovese 100%. In questo caso le note speziate sono meno invadenti e più rispettose di un frutto ancora vivo ed intenso, la trama tannica è di tutto rispetto ma lascia trasparire una favorevole futura evoluzione. Altri vini di spicco della produzione aziendale sono il Priante ed il Santi medici Rosso, entrambi ancora alla ricerca di una loro più precisa personalità eppure già molto interessanti.

Ad Alezio, infine, l'azienda Rosa Del Golfo produce, con il nome aziendale, un altro ottimo rosato, da uve negroamaro 100%, in cui emergono, prepotentemente, i profumi caratteristici del vitigno, sia floreali (rosa canina) che fruttati (di frutta matura) ed, in sottofondo, note balsamiche. In bocca felice la progressione: ampia, morbida ed equlibrata. Ancora tanta morbidezza, combinata con una fresca nota sapida, ritroviamo nel bianco Bolina 1999 da uve verdeca 100%. Da questo vitigno autoctono che veniva, un tempo, utilizzato come base nei vermouth, oggi si ottengono bianchi intressanti come questo. Il boquet floreale con sfumature fruttate ben si coniuga ai saporiti piatti di pesce della cucina locale. E, a proposito di quest'ultima, mi permetto di consigliarvi, a Lecce, il ristorante San Carlino dove, oltre a gustare degli ottimi piatti di pesce preparati secondo le più classiche ricette salentine, avrete modo di conoscere il grande Giancarlo, personaggio inimitabile, anima e animatore di questo piccolo locale nel cuore del centro storico a due passi da Porta Rudiae. Se invece il vostro tempo a disposizione non è abbastanza, due miei carissimi amici napoletani, Maurizo e Paolo, sempre lì a pochi passi, vi delizieranno, oltre che con la loro naturale simpatia mediterranea, con pizze e panini di originale e pregevole fattura.

Salento felix a tutti!

(10/12/2002)

foto: Basilica di Santa Croce (da web.tiscalinet.it/tuttolecce)

 

   

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